domenica 8 aprile 2018

L'acropoli di Gonfienti

L’acropoli di Gonfienti e gli antichi villaggi della dorsale orientale della Calvana
di Giuseppe Alberto Centauro

Per la città degli Etruschi sul Bisenzio l’esistenza di un’acropoli a Poggio Castiglioni, là dove con lo sguardo si domina tutta la piana (fig. 1), riapre la questione di quale fosse stata la relazione dell’insediamento etrusco arcaico di Gonfienti  con i preesistenti villaggi disseminati sulla dorsale orientale dei Monti della Calvana (cfr. G.A. Centauro, Ipotesi su Camars in Val di Marina. Dalla città etrusca sul Bisenzio all’identificazione di Clusio, NTE 2004). Essendo venuta meno in questi ultimi anni l’attribuzione, tanto fuorviante quanto a lungo accreditata dagli autori del secolo scorso, che stirpi Ligures si fossero insediate a queste latitudini nel IV sec a C., resta in piedi solo l’origine di popolamenti protovillanoviani e villanoviani  (quindi proto etruschi). Questa circostanza è resa pienamente plausibile dagli evidenti anacronismi cronologici da rapportare anche alla scoperta nel 1934 della necropoli  (oggi riconosciuta come etrusca) di Casa al Piano in Calvana: “un sepolcreto a cremazione con urne ovoidali in terra cotta” (cfr. Claudio Pofferi nell’antologica collettanea “Presenze Etrusche in Calvana, Siti e Necropoli”, a cura di G.A. Centauro, NTE 2008, pp. 51-55). Fin dalla media età del Bronzo possono dunque farsi risalire i resti di poderosi castellieri bastionati sorti intorno ai terrazzamenti megalitici (in particolare quello di Val di Cigoli presso Casa al Piano), come pure le sostruzioni pelasgiche di Cavagliano, Sottolano e Ciarlico ed altri stazionamenti recinti in pietra (Aiacciaia, Sant’Anna Vecchia, Villanova ecc.) ancor oggi usati dai pastori. Si tratta di un’ininterrotta sequenza seriale di  muraglie che s’incontrano nella boscaglia e sulle spianate cacuminali dei poggi Camerella e Trini, lungo tutta l’arcuata dorsale orientale che si congiunge a Poggio Castiglioni fino a raggiungere il maggiore di questi siti, nel luogo detto “La Bucaccia”. Tutto ciò rende incontrovertibile testimonianza di millenarie frequentazioni umane  dal II mac  in avanti. L’acropoli di Gonfienti viene a saldarsi proprio con il sito della Bucaccia il cui sviluppo diacronico è facilmente osservabile per la diversa tipologia delle muraglie perimetrali, ora in opus antiquum (poligonale) “a doppia cortina”, ora in opera quadrata con fondazione “a scasso”. L’insediamento in alto dunque precede, accompagna e segue l’evoluzione stessa della città bisentina, ben oltre la sua scomparsa fino alla romanizzazione. Le dimensioni del sito sono ragguardevoli, sviluppandosi con un perimetro di oltre 2500 metri (fig. 2): le varie aggregazioni si mostrano senza soluzione di continuità con addizioni anulari rispetto al nucleo terrazzato centrale, fino a congiungersi ad est con la vera e propria fortezza (qarittum), posta in cima al poggio al disopra di un rialzo artificiale dalla forma trapezoidale. Il disegno a terra della roccaforte è però solo osservabile attraverso la foto aerea, segnata dalla morfologia a scarpa dei terreni.  L’altra peculiarità della Bucaccia è quella di essere “inforrata” lungo l’asse mediano che segue il corso artificiale del fosso omonimo, scivolando lentamente a valle per poi gettarsi a cascata, non appena oltrepassato l’ultimo recinto murario, per confluire a valle nel torrente Camerella. L’acquidoccio centrale rappresenta anche uno straordinario sistema  idraulico realizzato con un ingegnoso insieme di canalizzazioni, chiuse e vasche, in parte pensile  e in parte ipogeo che sgorga direttamente dallo “sprofondo” di una dolina, oggi conosciuto con il nome di Grotta del Drago posta sulla dorsale collinare, protetta da un doppia cortina muraria e da sistemi bastionati esterni al perimetro principale. Fuori dal contesto fortificato del sito e della fortezza cacuminale vi è un imponente cavea gradonata, “a ferro di cavallo”, orientata a valle in direzione SE. In assenza di saggi archeologici niente di più di questo è dato sapere di questo grande stazionamento che per secoli fino a pochi decenni or sono è stato utilizzato ai soli fini agricoli per le particolari e favorevoli condizioni geomorfologiche microclimatiche. Non un nome, non un ricordo che vada al di là della storia medievale e moderna. In attesa di riscontri epigrafici e documentali noi abbiamo ipotizzato trattarsi della mitica Camars (da Camerella, l’odierno oronimo e idronimo) che, come vuole la tradizione rinascimentale, era stata fondata dal leggendario Re Camerio, sovrano d’Etruria,  della progenie Etrusca e Umbro Camerte.

fig. 1 - In rosso l’area visibile da Poggio Castiglioni (dis. David Fastelli, 2018)

fig. 2 – La ricostruzione planimetrica  del sito di Poggio Castiglioni/ La Bucaccia (dis. David Fastelli, 2013)

Fig.1

Fig.2

Fig.2a


Articolo pubblicato su Cultura Commestibile, n. 257, cfr.

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