Un candidato parla di voler creare "centri per il lavoro" e addirittura di "residenze artistiche" naturalmente in periferia:
«Coworking e residenze artistiche condividono la stessa idea di fondo: riconoscere il lavoro come valore sociale, creare luoghi di produzione e non solo di consumo, rendere i quartieri vivi, aperti e attraversabili».
Peccato che noi, che siamo residenza artistica periferica da tanti anni, questi signori non li abbiamo mai visti. Anzi, chi fa politica e abita qui vicino, e ama così tanto parlare di periferia, proprio ci evita, come il fumo agli occhi e non è mai venuto a vedere al Teatro La Baracca quello che facciamo!
Peccato anche che le residenze artistiche organizzate da Fulvio Silvestrini, la Bottega d'Arte Comune a Iolo (ve la ricordate, o "dimentecatti"?), o le sue carovane culturali, sono state, la prima distrutta letteralmente dopo anni di "Giugno con l'Arte", e le altre non prese in considerazione! Per anni Fulvio ha cercato una sede culturale, andando a chiederla a destra e a sinistra. Qui più a sinistra che a destra per ovvi motivi.
Vi siete dimenticati anche di Fulvio Silvestrini, nonostante la targa che avete messo alla Biblioteca Lazzerini (e l'avete messa solo grazie a me e alla mia raccolta firme, anche per rendere inoffensivo il mio impegno) con tanto di fanfara per farvi belli, o forse per cancellare il ricordo dei vostri continui no, che a me però Fulvio raccontava per filo e per segno!
E poi chi le gestirebbe queste residenze comunali? Qualche altra associazione che tiranneggia sul territorio con le sue conventicole e privilegiati come funziona per tutti i circuiti culturali regionali?
Non resta che sperare che queste fantasticate residenze artistiche del futuro incerto siano più frequentate da chi le propone e dispone e con animo più democratico di quello che finora s'è visto in città, e altrove.

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