domenica 18 novembre 2018

Capomastro, com'è andata

Poca gente al debutto di Capomastro. Il tema del lavoro e della sicurezza del lavoro non interessa? Poco. Forse a causa della partita come qualcuno ha detto? C'è chi si è dimostrato rammaricato per questo, ma a me era tutto molto chiaro. E pure c'è stato chi è venuto da Pisa…

Questa volta non ho voluto 'sollecitare' il pubblico. Basta. Da qui in avanti sarà così: si informa come s'è sempre fatto, e poi chi vuol venire, viene.

Certo se fosse stato presentato "pompato" da qualche teatro, o Comune Sindacato Partito, la storia sarebbe stata diversa. 
Ma quando si va a trattare certi temi dal basso, senza alcuna benedizione dall'alto, allora c'è il vuoto attorno. Questa è una regola. Solo chi deve parlare può parlare.
In realtà il pubblico - che non si ribella alla robaccia che viene culturalmente propinata a teatro, per esempio! e prende tutto come oro colato - ha perso un'occasione per un punto di vista davvero diverso. E banalmente, per divertirsi.
Ma poi alla gente cosa interessa? Fa l'abbonamento a un teatro spesso come occasione mondana, per 'esserci'. Il teatro è vissuto soprattutto con questo spirito, non criticamente.
I risultati sono sotto gli occhi di chi ha ancora nel cervello qualche barlume di autonomia mentale.

Capomastro è nato come opera indipendente, è nato 'così'. Non è un'opera su commissione, o d'occasione. E' nato dai ricordi di famiglia,  da mio padre, dall'argomento  'cantiere' di cui parlava ogni sera, e dove il tema della sicurezza era frequente.

Qualche mese fa Anmil mi ha contattato per rappresentare un'opera sul lavoro eccetera, che avrebbe voluto rappresentare nelle scuole per sensibilizzare i giovani sull'argomento, e allora io ho detto  che avevo scritto questa commedia. Che però non era la 'solita' opera teatrale sul lavoro. In realtà non è un tema per niente teatrale, nel senso che ce ne sono pochissime. Le uniche drammatizzano racconti tragici di incidenti accaduti veramente sul lavoro. Magari recita qualcuno che lo  ha vissuto in prima persona.

La mia è una commedia.  La difficoltà per me era questa. Che su un tema così drammatico mi era venuto  qualcosa di comico, un comico amaro e dolente, ma pur sempre comico. Era un'opera che poteva ricordare Aristofane o, nel cinema, la commedia all'italiana…E, allo stesso tempo, una commedia con tratti distopici (la costruzione di una città del futuro…).

Un'altra difficoltà ha riguardato la messa in scena. Mettere in scena un cantiere, farlo vivere, complicato. Non avevo punti di riferimento, ecco. E poi, non avevo lo spazio adatto, né i soldi, né i tecnici.

Alla fine la mia commedia ha convinto il pubblico, che ha molto apprezzato anche l'allestimento scenico. La commedia è amaramente divertente; forse per qualcuno - è stato detto-, molto più pungente di una recita seria.

Per chi poi non c'era e invece ci doveva essere (la commedia si è presentata alla Baracca per loro, per mostrare cosa andavano a "comprare"!), beh, dispiace. E dispiace che ci sia comunque una indifferenza generale su temi così importanti.

Preciso, come ho detto anche al pubblico, che l'articolo pubblicato su La Nazione di mercoledì scorso, e che io ho pubblicato, era frutto di un comunicato stampa non mio (a parte credo la frase finale). In questo il sapore della commedia non era detto chiaro, e come poteva essere diversamente?  (infatti c'è chi mi ha detto che quello che hanno letto e poi visto son due cose ben diverse!), ma  ringrazio lo stesso. 

A teatro, e non solo, è consigliabile prima vedere, o quanto meno consultarsi, poi scrivere.

1 commento:

Gianfelice D' Accolti ha detto...

Ieri sera a recita finita durante il dibattito mi sono comportato male. Mi sono lascato trasportare dal disappunto e dal disgusto per certe assenze e nella mia foga, temendo che non si comprendesse chi era in difetto, o, almeno, chi pensavo lo fosse, ho investito anche Maila con una protervia e una grossolana rozzeria che erano fuori luogo. Chiedo scusa a Maila pubblicamente: era un atto d'amore espresso male e guidato da una cieca volonta' di rivalsa che ha finito per colpire lei, che non aveva colpa e che aveva tanto lavorato a questa messinscena con il valore che segna tutta la sua opera. Mea culpa sincero per aver dato luogo a uno spettacolo che alla Baracca non si dovrebbe vedere. Ne' mi scusano la grande stanchezza e le condizioni particolarmente ardue delle giornate che hanno preceduto la messinscena; ho perduto un'occasione ieri per comportarmi con quello stile e distacco che Maila insegna col suo sapiente, instancabile, prezioso fare da grande formica del Teatro italiano. E chiedo scusa ai pochi ma validi e intelligenti spettatori che ci conoscono da anni o che erano la' per la prima volta. Portate pazienza e siate indulgenti con me. Grazie.

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