lunedì 31 agosto 2026

Sulle Pro Loco, i circoli, le associazioni e il loro uso politico

Naturalmente io amo tutte le proloco e tutti i circoli, e questo articolo non vuole in nessun modo deprezzare l'ottimo lavoro di certi gruppi di persone sul territorio.

Tuttavia, potendo osservare da vicino il loro comportamento e la gestione, posso affermare che l'uso politico delle Pro Loco, dei circoli e delle associazioni è un fenomeno diffuso in molti comuni italiani. 

Per statuto sono associazioni di promozione sociale, private, apolitiche e apartitiche, ma in sostanza,  essendo  molto addentro nel territorio con la gestioni di fondi e visibilità pubblica, le pro loco sono un terreno di scontro o di consenso per la politica locale. 

Queste le dinamiche principali attraverso cui avviene la strumentalizzazione politica:
1. Trampolino di lancio elettorale
La presidenza o la partecipazione al consiglio direttivo di una Pro Loco offre una visibilità pubblica  a livello locale. Organizzare sagre, eventi culturali e mostre permette di stringere relazioni dirette con i cittadini. Molti esponenti politici locali iniziano la propria carriera o consolidano il proprio bacino di voti proprio partendo dal direttivo di queste associazioni.
2. Controllo dei fondi e patrocini comunali
Le Pro Loco dipendono fortemente dai finanziamenti pubblici, dai contributi regionali e comunali e dalla concessione di spazi e patrocini. Questo crea un legame di interdipendenza con le amministrazioni: un sindaco tende a favorire una Pro Loco guidata da persone vicine alla propria giunta e garantisce risorse e logistica per eventi che di fatto promuovono l'operato dell'amministrazione stessa.  Invece, se il direttivo della Pro Loco è espressione dell'opposizione o non è allineato, possono nascere conflitti che si traducono in tagli ai fondi, revoche delle sedi (sfratti) o richieste di commissariamento.  (Quello che accadde, per chi lo ha conosciuto, a Fulvio Silvestrini a Prato, anche se lui non gestiva proprio una pro loco).
3. Gestione del consenso e braccio operativo
Molti piccoli comuni non hanno le risorse economiche o il personale interno per organizzare eventi culturali, come per esempio nei piccoli paesi montani.  La Pro Loco diventa così il braccio operativo gratuito della giunta in carica. I politici locali usano le manifestazioni dell'associazione per salire sul palco, tagliare nastri e fare propaganda, o facilitare l'erogazione di fondi, intestandosi indirettamente il merito del lavoro svolto dai volontari. In qualche caso si erogano fondi proprio dopo la riuscita elettorale, come a compenso del sostegno ottenuto.
4. Il tesseramento "pilotato"
In teoria nelle Pro Loco vige il principio democratico e quindi l'assemblea dei soci elegge il presidente e il consiglio.   Però in prossimità dei rinnovi delle cariche associative, si assiste a campagne di tesseramento massiccio orchestrate da partiti o liste civiche.
In qualche caso, pur raro, ho osservato che le proloco sono come dei presidi di potere arbitrari che gestiscono concretamente terreni, aree a giardino o simili che invece dovrebbero essere pubblici e non lo sono perché appartengono proprio alle proloco che pure le spacciano come pubbliche.  Con le loro attività monopolizzano il territorio.
Nello stesso modo può accadere con  circoli o associazioni nelle città, in particolare dove non si hanno più le circoscrizioni o i quartieri.  I circoli in questo caso funzionano come delle emanazioni di parte o partito, proprio come ho descritto per le pro loco.
La diretta azione politica sul territorio, sempre più rara, è da preferirsi a tutte le associazioni o gruppi, ché presenta una gestione strutturalmente più "oggettiva" e controllabile,  anche se è espressione di maggioranza politica come avviene per esempio con le circoscrizioni, e costituisce una barriera più efficace contro infiltrazioni e storture, finanziamenti, favoritismi o persecuzioni occulte (di cui tratterò presto)  e, soprattutto, contro la gestione pilotata del voto e del controllo sul territorio.

giovedì 20 agosto 2026

Come creare l'alluvione: l'esempio di Prato




La Regione Toscana ha appena diramato allerta arancione per stanotte e domani, ed ecco come lasciano le strade a Prato, dopo aver ripulito i marciapiedi ( la ripulitura è stata eseguita solo a seguito di varie telefonate da parte dei cittadini)

L'erba tagliata - se piove come prevedono e non la tolgono - non finirà  nei tombini e non li occluderà?

Questo a Prato, località Casale, Via Montessori. Ma tutta la zona è stata lasciata nella stessa condizione.

Si aggiungerà anche il vento a completare l'opera. Almeno secondo le previsioni.

Scrivo questo post nella speranza che provvedano entro stasera. (In realtà dovevano provvedere entro le 15).

Altrimenti sarà mostrato come si può creare, e anche con poca pioggia, una alluvione in città.

(Ore 17,30. Strada ripulita, anche se in alcune vie le macchine sono state riparcheggiate dopo le 15 e quindi la pulizia non è stata compiuta a dovere).







Il meterologo etrusco

Non è un intervento contro le previsioni del tempo.  Siamo nati e cresciuti nelle previsioni del tempo, nelle trasmissioni  - e non quelle di oggi - sul tempo che farà.

Come fare a parlarne male? Non ne sarei capace. Non consulto anch'io le sentenze del meteorologi?

Voglio però ricordare che la parola meteorologia ha in sé la radice del discorso, in questo caso del parlare intorno al tempo. Non è una scienza, pur ben supportata dalla tecnologia. E necessariamente sbaglia. E meno male che spesso ci azzecca.

In questi anni è un gran parlare del tempo che farà, se pioverà o meno e del caldo che è diventato ossessivo come fino a qualche tempo fa, negli anni '70 si prevedeva un periodo di glaciazione (vedi il film Quintet). Le previsioni, con l'aggiunta oggi il sistema della propagazione delle informazioni e delle "mappe rosse",  indubbiamente sono diventate un buon diversivo e controllo, hanno fatto spuntare e proliferare i soliti esperti-guru, (ognuno ha il suo metereologo di fiducia), che riescono in modo pulito e fintamente scientifico ad allontanarci da molte problematiche, non solo quelle legate all'aggressione del territorio e di sua poca cura - anche grazie a lavori demandati a cooperative spesso poco scrupolose e a una nessuna cultura ecologica di gran parte di noi -, ma anche dal sistema della cura collettiva che spetta a tutti noi, singolarmente.

Non c'è più nessun comune che investe nella cultura ecologica, tanto per fare un esempio.

Con la scusa del nostro bene, per la nostra incolumità - ma certo c'è anche quello - in realtà la previsione meteo, che si presenta come certa e presuntamente scientifica, influenza ormai le nostre scelte, le direzioni, i pensieri, gli umori e rende - oh, ma quanto sono poetessa! -sempre più arida l'azione e l'immaginazione.

Io non sono faccio parte dei laudatores temporis acti,  ma quanta saggezza e osservazione popolare se n'è andata con questa meteorologia, quanta mancata osservazione del cielo affidata agli esperti, che tra l'altro sono in concorrenza feroce fra loro, aspri combattenti per il trofeo delle previsioni migliori.

Io, è noto, sono a mio modo un'etruscologa e quindi non vi sorprendete se dico che i meteorologi di oggi mi ricordano sempre di più gli aruspici etruschi, usati a piene mani dalle varie fazioni nella Roma antica. 

A noi non ci resta che alzare la testa in su e osservare le eclissi quando ce lo dicono, come è accaduto qualche giorno fa. E aspettare il tanto annunciato nubifragio per stanotte.

mercoledì 12 agosto 2026

Il laboratTorio

Oltre agli spettacoli e alle interviste, alla Baracca terrò un corso che ho chiamato il 

IL  LABORATTORIO


Sarà un percorso teatrale  tecnico e pratico, didattico e culturale. Età minima 20 anni, ma aperto a tutti. Questi gli argomenti, che elenco non in ordine di trattamento:

 

1.     I modi teatrali (classico, avanguardia, dialettale, futurista, ecc.).

2.     Tempi e ritmi scenici.

3.     Le narr-azioni.

4.     Scrittura e non scrittura teatrale.

5.     Movimento, geometria, schemi e danza libera.

6.     Voce, suoni e silenzi.

7.     Dizione e dialetti, le contaminazioni linguistiche.

8.   La donna fa l'uomo e l'uomo fa la donna.  Recitazioni e     personaggi. 

9.     Economia del teatro.

10.   Educazione e rivolta alla teatralità


Il laboratTorio inizia martedì 6 ottobre 2026 e si svolge ogni 

martedì dalle ore 21 alle ore 23 e si protrarrà fino a martedì 27

marzo 2027. 

Solo se ci saranno le condizioni si potrà passare a un

allestimento scenico o saggio o quello che potrà essere.

Per altre informazioni e sapere quanto costa si può scrivere 

teatrolabaracca@gmail.com.

martedì 11 agosto 2026

Caro Sem, ora tocca a te

Ringrazio La Nazione per questo articolo uscito oggi, che annuncia i prossimi spettacoli alla Baracca.

Approfitto per confermare già da ora il primo spettacolo (gli altri di volta in volta), ossia Maila Ermini racconta Sem Benelli, il cui debutto sarà venerdì 25 e sabato 26 settembre prossimo...

Eh, sì, caro Sem, ora tocca a te!


giovedì 6 agosto 2026

Malaparte versus Sem Benelli



Caro Malaparte,
non certo per farti dispetto ma per malapartare, debutterò presto e con piacere con uno spettacolo piuttosto scandaloso su Sem Benelli. Scandaloso in senso politico e letterario.
Ricordi? ai tempi del primo fascismo tu consideravi Benelli così poco fascista, anzi sospetto di antifascismo, e lo sbeffeggiavi...

E vedremo perché.

A quei tempi tu eri "solo' un giornalista o poco più e scrivevi articolacci; quello su Sem fece addirittura arrabbiare l'allora sindaco di Prato. 

Poi, dopo l'assassinio di Matteotti il giudizio nei confronti del tuo concittadino si fece ancora più aspro ...

E vedremo perché. 

Ora tu vai celebrato, rivalutato, riletto e riportato in scena, e anche da me, mentre Benelli né legge né rappresenta nessuno; e alla tua tomba tutti portano fiori e bandiere,  inerpicandosi sulla collina sopra Prato che porta il tuo nome, mentre la tomba di Sem pochi sanno dove a Prato sia. 

E vedremo perché.

Sarà insomma uno spettacolo un po' malapartesco,  e più politico che letterario chissà, con i giusti raffronti col presente.

E vedremo perché.

E pensa che tutto è nato dal mio solito ripulisti primaverile, quando sommersa dai libri mi son capitate fra le mani quelle ristampe anastatiche dei drammi benelliani che una funzionaria della provincia mi regalò con sollievo, ché non sapevano che farne..., E che ho riletto con sorpresa, anzi meraviglia.

Malaparte, siete così diversi, ma alla fine ho trovato cosa ti accomuna a Sem, ossia la mania delle ville maestose, forse imitando entrambi D'Annunzio: Sem sul golfo del Tigullio, e tu poi a Capri.

Altri tempi, durante il fascismo e anche prima, quando i poeti sì illudevano di essere potenti e liberi,

Ora non ci illudiamo più. E vedremo perché.

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Le foto della villa del Benelli (stile eclettico, architetto Giuseppe Mancini, ora proprietà inaccessibile di una immobiliare), sono mie. 



Io Malaparto...con Benelli

Caro Malaparte,  dopo tanto parlare di te,  ecco che, come ti avevo preannunciato, mi dedico a un altro pratese, Sem Benelli: i nsomma  dopo...