mercoledì 24 giugno 2026

Mari-Murgia

Scena: pulmino pieno di scrittori candidati allo Strega. Scrittori in tour come attori. Erano in Puglia. 
Trama: all'interno del pulmino "stregato", e forse per questo motivo, lo scrittore Michele Mari candidato al premio - che deriva il suo nome da una bevanda alcolica, non lo dimentichiamo ! - avrebbe commentato di Michela Murgia:
«Michela Murgia era intransigente e violenta, perché era brutta. E sfogava così la sua rabbia» e «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza». 
Scandalo, grida contro Mari. Ma la concorrente al premio Ciabatti ha subito comunicato al mondo quella scemenza.

Esito: dello Strega nessuno si interessava. Ora è il grande pettegolezzo culturale.

(Io non conosco Mari, ma ho letto la coraggiosa Murgia, e ve la consiglio).

Ora, che gli uomini snocciolino commenti sul fisico delle donne, che vecchia storia.  E la maggioranza degli uomini sono sempre lì,  sulle offese che lanciano alle donne come coltelli, ma non solo alle Murgia, alle donne nella vita di tutti i giorni. E non solo nei corpi.  Usanza diffusa e condivisa, come si vede anche gli intellettuali scrittori.

La  maggioranza delle donne non rivelano il disprezzo di cui sono spesso oggetto. Non lo vanno a dire al La Repubblica. Se lo tengono dentro. E se lo dicono, La Repubblica non pubblica niente. La casalinga non ha scritto un libro per la casa editrice Pincopallo.

Detto questo, la rivolta delle donne contro lo scrittore Mari, ultimo maschilista scovato della lunga serie (ma sarà infinita?), tuttavia non si dirige nemmeno un po', non intacca punto il sistema culturale che lo Strega rappresenta, tutti lo accettano supinamente, e ancor più le scrittrici - e qui Lonzi insegna - che bramano di farne parte, che lo sostengono paradossalmente con queste diatribe, certamente utili alle case editrici e a tutto quel mondo in cui le donne continuano, e silenziosamente,  a ricevere violenze verbali a casa loro, quasi sempre da mariti e compagni.

Detto questo, copio quello che della diatriba scrive lo psicologo Recalcati, che sposta la questione sulla maldicenza, che riguarda tutti, ma proprio tutti. Anche lui è stato criticato dal popolino dei social, ma a me quello che scrive sembra molto interessante e vero. 

Uh, quante volte  hanno parlato male di me senza nemmeno conoscermi, senza nemmeno avermi visto.  Ancora di più certo perché io sono una femminuccia che ha sconfinato nel mondo maschile del teatro come - orribile dictu- come drammaturga! (Vedi quel santo di Carmelo Bene che sosteneva che nel teatro le donne non significano nulla ecc.).
Non so voi, ma io ho la casa piena di maldicenze che, anche se sono state bisbigliate in mia assenza, lentamente mi hanno seguito tutte e raggiunta.


L’ipocrisia del rispetto

Massimo Recalcati

La Repubblica – 23 giugno 2026

 

Trovo profondamente ipocrita il dibattito che si è sviluppato intorno alle frasi oggettivamente oltraggiose che Michele Mari ha pronunciato in riferimento a Michela Murgia. Queste frasi non sono state scritte o dichiarate pubblicamente ma sono state pronunciate in una conversazione tra scrittori.

È quello che accade normalmente in qualunque gruppo sociale. Il giudizio tagliente e ingiustamente violento, la diagnosi selvaggia o la condanna spietata su persone che neppure conosciamo personalmente sono una tragica prerogativa dell’essere umano.

Sarebbe del tutto ipocrita non volerlo riconoscere. In qualunque ceto sociale o professionale l’esercizio della denigrazione del proprio simile è un fatto quotidiano.

Alzi la mano, si potrebbe chiedere ai nostri lettori, chi di noi non si è macchiato almeno

una volta di questo genere di cattiveria meschina?

Sappiamo bene che c’è addirittura chi ne ha fatto una vera e propria professione: dire male, parlare male, criticare a prescindere, condannare, diffamare, sentenziare sistematicamente, ecc. Si tratta di un’attitudine umana – indubbiamente non tra le migliori – che si infiamma particolarmente, come già riteneva Aristotele, all’interno di gruppi omogenei. Raramente ho sentito uno scrittore parlare bene dei suoi amici e colleghi. Ma vale, ovviamente, anche per gli psicoanalisti che almeno loro dovrebbero garantire una certa imparzialità e neutralità bonaria nei loro giudizi e che invece si distinguono per una peculiare attitudine all’esercizio della malalingua. Ma vale ovviamente per ogni insieme umano: cantanti, avvocati, commercialisti, idraulici, panettieri, giornalisti, ecc.

Nessun codice deontologico potrà mai sanare questa attitudine a parlare male dei propri simili o dei propri colleghi, all’utilizzo del giudizio sprezzante o della diagnosi selvaggia esercitato con intenzioni malevole. Sarebbe del tutto ipocrita misconoscere questo fatto. Come sarebbe altrettanto ipocrita invocare la dignità di chi è colpito perché anche chi viene colpito non è mai esente – tolto Gesù Cristo – dalla piaga della maliziosa attitudine al parlare male dell’altro. Soprattutto, ripeto, se questo altro fa il nostro stesso mestiere. Allora scatta qualcosa di pressoché irresistibile. Subentra non

solo l’aspetto diabolicamente ludico della passione critica, ma anche una forte dose di robusta invidia.

Lo sappiamo non solo perché la psicoanalisi lo ha spiegato con dovizia di particolari, ma anche per esperienza diretta: l’invidioso colpisce nell’invidiato quello che vorrebbe essere e non è. Può ricorrere volentieri anche alla diffamazione per colpire chi costituisce il proprio Io ideale irraggiungibile. E tutto questo può anche accadere senza che si conosca nulla, letteralmente nulla, della vita dell’invidiato. Quello che conta è solamente la natura maligna del pregiudizio.

Sarebbe necessario un esercizio di ascesi singolare per ciascuno di noi per provare a sottrarsi alla tentazione della condanna sommaria, della demolizione critica, della veemente passione di gettare fango sull’altro. Nella vita privata questo esercizio di ascesi risulta assai più difficile perché si allentano i freni inibitori. «Scrive come un cane e pensa solo al denaro», disse impunemente uno scrittore di una certa fama di un altro scrittore mio amico in mia presenza. Sarebbe stato il caso di dichiarare pubblicamente tale misfatto? Sarebbe come pretendere di svuotare il mare avendo tra

le mani un secchiello d’acqua. La tendenza al giudizio perfido nei confronti dei propri simili è inemendabile. Sono certo che nemmeno i premi Nobel per la letteratura possano dirsi del tutto esenti da questa attitudine che è la stessa che permea la vita delle famiglie, dei gruppi amicali, dei partiti, delle congregazioni religiose e di qualunque dir si voglia formazione umana. Basta girare le proprie spalle che il commento acido è in agguato. Con l’aggiunta che più uno si distingue dagli altri più cattura fatalmente la critica astiosa.

Da questo punto di vista, se non si vuole negare ipocritamente questa verità “umana troppo umana”, la sola cosa possibile è quella di discriminare il piano privato da quello pubblico. Se il privato è una giungla, una gara tra chi colpisce il proprio nemico-amico il più duramente e malignamente possibile, il giudizio, quando invece diventa pubblico, acquista un peso specifico differente. Ma non mi pare il caso di Michele Mari. Il quale resta ai miei occhi innanzitutto un notevole scrittore. Nemmeno sarebbero state necessarie le sue scuse visto che quello che ha fatto è quello che tutti tendiamo

irresistibilmente a fare.

martedì 23 giugno 2026

Scaramànzia a Palazzo Datini

L'articolo che La Nazione dedica a Scaramànzia che replico domani mercoledì 24 giugno a Palazzo Datini nell'ambito di Pratoestate. Grazie per l'attenzione che mi dedicate.

domenica 21 giugno 2026

A teatro ti pagano per non far niente!

Uffa. Quella che il teatro sarebbe una pacchia. Che vecchia storia. Ora che anche il vecchio attore Giannini si lasci andare a questi sproloqui da intervista corrieresca, e quindi in vendita di libro (vedi il riferimento sotto) , risulta abbastanza fastidioso per chi invece a teatro fatica e tanto, e studia e si applica. 

E poi...quanto teatro ha fatto Giancarlo Giannini? All'inizio della sua carriera certo sì, ma poi, soprattutto cinema. 

Mi è sembrata una intervista volgare, da persona superficiale e me ne dispiace per lui, senza poesia, senza vigore intellettuale né politico.

Ma non è stato lui a dire che l'attore se ne deve stare zitto e buono e non si deve occupare di politica? E' così che si fa carriera, oltre che per bravura?

Io mi trovo al suo opposto, e non solo perché contrariamente a quanto è successo a lui a teatro faccio molto e mi pagano poco: per me ogni messa in scena è un atto politico, e questo mi salverà dal vedermi premiata con la stellina di cui lui va tanto fiero.

https://www.corriere.it/cronache/26_giugno_21/giancarlo-giannini-intervista-623b7bd1-6b2d-4f7c-8b6f-4456fc7c0xlk.shtml


venerdì 19 giugno 2026

Le toppe di Gonfienti

L'Assessore Manetti (vedi l'articolo sotto) annuncia nuovi scavi a Gonfienti; ma dimentica di dire che:

1. i lavori di scavo vengono fatti da volontari, a cui si concede solo vitto e alloggio.

Ma non si è svolto recentemente uno sciopero sulle condizioni di fame in cui devono lavorare i cosiddetti operatori della cultura? Perché non dirlo?

2. Che il risultato dello scavo va a Campi Bisenzio al cosiddetto Museo di Gonfienti, e non a Prato che, nelle condizioni affondate in cui si trova, avrebbe tanto bisogno di un rilancio culturale.  La zona di scavo e il museo sono del tutto scollegati e l'uno non beneficia dell'altro.

3. Che non c'è un progetto di ampio respiro sugli scavi. Che ancora a Prato molti non sanno dove si trovano. I cartelli che li indicano non ci sono,  e certo non li possono mettere, perché nessuno apre gli scavi se non temporaneamente; insomma non c'è ritorno alcuno sul territorio, nessuna opportunità turistica.

Le solite misure-toppa e propaganda rispetto a errori del passato che difficilmente potranno essere risolti con questi annunci.


L'articolo è di oggi, su la Nazione. 


 

Incontro su Cafiero Lucchesi

Una foto dell'incontro di ieri sera su Cafiero Lucchesi, rievocando la sua triste vicenda. 

Grazie all'Associazione Filippo Buonarroti e al Circolo di Viaccia, La Libertà. Ottima l'organizzione del piccolo spazio nei Giardini di Elisabetta, e anche l'accoglienza.

Nella foto io sul palco con Francesco Innocenti della Filippo Buonarroti e Francesco Venuti di Anrc (Ass.Nazionale Reduci e Combattenti).

Il dramma Cafiero Lucchesi, vita e morte fra Mussolini e Stalin è inserito in Tutto il teatro pubblicato dal "Fondo Nazionale Pittori Scultori Scrittori Musicisti Drammaturghi" nel 2020 e che si può trovare alla Baracca.


giovedì 18 giugno 2026

Un articolo su Cafiero Lucchesi (2026)

Avrò solo 20 minuti circa per parlare all'incontro di stasera su Cafiero Lucchesi a Viaccia (Prato), ma credo che racconterò un bel po' di cosette sulla genesi e struttura del dramma... (E meno male che l'associazione Buonarroti è venuta da Livorno per invitarmi a Prato!).

Sulla storia di Cafiero - come su tanti che ebbero lo stesso inizio e fecero la stessa fine - era stesa la coltre del silenzio. Fu grazie al dramma che se ne ricominciò a parlare.

Molti pratesi e non solo mi telefonarono, anche persone "importanti", e furono scritte recensioni. 

Su questo blog trovate (quasi) tutto. Altri aneddoti, se potrò, stasera.

Perché gli spettacoli storici che ho scritto hanno generato forti reazioni, alcune e non poche ostili contro di me. 

Ringrazio chi mi ha voluto dedicare (e anche a Cafiero!) questo bell'articolo. 


 

martedì 16 giugno 2026

Ancora su Cafiero Lucchesi

 

Il dramma "Cafiero Lucchesi (Vita e morte fra Mussolini e Stalin)" debuttò nel 2012 alla Baracca. In realtà, più che un dramma, è una sceneggiatura e fu messo in scena in una forma ibrida, se così si può dire. Poi replicammo a Officina Giovani e al Teatro Magnolfi, sempre a Prato. Fino ad allora nessuno, se non i cosiddetti specialisti, conoscevano la triste ed emblematica vicenda del pratese Cafiero Lucchesi, simile a molti oppositori in Italia, fuggiti dalla dittatura fascista e finiti giustiziati da quella di Stalin. Come a suo tempo fu per la vicenda dei Celestini e dei Concubini di Prato, anche questa ci portò diversi problemi e ostilità. (Perché, se la censura è ufficialmente morta, essa si esplica e dirige ancora in molti modi, molto più subdoli e pelosi, e noi ne sappiamo qualcosa!). Gianfelice D'Accolti interpretò il protagonista, io gli altri personaggi. Questo e più, e insieme ad altri, racconterò giovedì 18 giugno al Giardino di Elisabetta di Viaccia a Prato.

lunedì 15 giugno 2026

Festa nei boschi


“In certe notti serene, con la luna grande, si fa festa nei boschi. È impossibile stabilire precisamente quando, e non ci sono sintomi appariscenti che ne diano preavviso. Lo si capisce da qualcosa di speciale che in quelle occasioni c’è nell’atmosfera. Molti uomini, la maggioranza anzi, non se ne accorgono mai. Altri invece l’avvertono subito. Non c’è niente da insegnare al proposito. È questione di sensibilità: alcuni la posseggono di natura; altri non l’avranno mai, e passeranno impassibili, in quelle notti fortunate, lungo le tenebrose foreste, senza neppur sospettare ciò che là dentro succede”.  (Dino Buzzati, Il segreto del bosco vecchio).



giovedì 11 giugno 2026

Eccellenza sarà Lei!

Dopo che la parola "eccellenza" è stata derubricata come titolo onorifico  e definitivamente sepolta come appellativo anche per i ministri,  ecco che è tornata sulla bocca dei politici qua e là in Italia e non più come appellativo ma indicante qualità, e si ascoltano molti sproloquiare delle eccellenze del territorio, e con questo sostantivo disgustoso vogliono indicare luoghi fatti situazioni culturali di alto livello delle nostre rovinate città e campagne.

In realtà nei territori non si mostrano se non i traffici e il malaffare.

Come fu per Gonfienti, che doveva essere una eccellenza dell'archeologia toscana e poi è passata a emergenza e infine è scomparsa nelle visitine organizzate a spot.

Diffido di tutti coloro che si beano e si sciacquano la bocca con questo fonema-colluttorio, che lascia sempre una patina di servilismo e di accondiscendenza.  Usare il filo interdentale.

martedì 9 giugno 2026

Torna Cafiero Lucchesi

Giovedì 18 giugno ore 21,30, al Giardino di Elisabetta di Viaccia (Prato) sarò presente a questo incontro su Cafiero Lucchesi, su cui ho scritto e rappresentato il dramma CAFIERO LUCCHESI, Vita e morte fra Mussolini e Stalin e che dà il titolo all'incontro stesso.  

L'incontro è organizzato dal Centro Filippo Buonarroti di Livorno, che ringrazio (in particolare Ezio Mecacci) e di cui troverete, in fondo a questo articolo, il comunicato dell'iniziativa.

Pubblico anche l'estratto video del dramma rappresentato con Gianfelice D'Accolti con la locandina. Per l'occasione "smontammo" tutta la Baracca e allestimmo una scena totale. Il dramma fu rappresentato 10 volte, di cui due a Officina Giovani (2013) e al Teatro Magnolfi (2015).



 

 COMUNICATO

Dal 4 giugno al 13 luglio torna il Viaccia Festival al Giardino di Elisabetta, ex lavatoi di Viaccia (Via Valdingole, Prato). In programma incontri, spettacoli, musica, cineragazzi. La rassegna, curata dal Circolo Arci “La Libertà del 1945” fa parte del cartellone della Prato Estate 2026 promossa dal Comune di Prato. 
Tra le iniziative in programma, ti invitiamo a partecipare 

GIOVEDI' 18 GIUGNO - ore 21.30
all'incontro - dibattito
"CAFIERO LUCCHESI. Vita e morte fra Mussolini e Stalin"

Cafiero Lucchesi nasce a Prato nel 1897. A quindici anni aderisce alla Gioventù socialista. Chiamato alle armi nella Prima Guerra Mondiale, diserta e viene arrestato. Aderisce al Partito Comunista d'Italia nel 1921 ed entra a far parte degli Arditi del Popolo. Nel 1922 si oppone al dilagante squadrismo fascista, uccidendo un caporione locale. Ripara in URSS, dove trova lavoro come operaio e si forma una famiglia. Ben presto si schiera su posizioni internazionaliste fra gli emigrati del PCdI. Per questo viene schedato come bordighista dagli stessi stalinisti italiani e finirà fucilato il 4 giugno 1938 nel poligono di  Butovo, alla periferia di Mosca, seguendo lo stesso destino di migliaia di oppositori al capitalismo di stato russo. Sarà ufficialmente “riabilitato” dalle autorità sovietiche il 31  dicembre 1959. 
Il titolo dell'iniziativa è ripreso da uno spettacolo teatrale scritto e messo in scena da Maila Ermini (direttrice artistica del Teatro La Baracca), andato in scena per la prima volta nel 2012. 

Partecipano:
FRANCESCO VENUTI - Storico ANCR Prato
MAILA ERMINI - Drammaturga e attrice
FRANCESCO INNOCENTI - Centro Filippo Buonarroti Toscana

 

domenica 7 giugno 2026

Seminare conformismo

Torno sui festival, perché stanno soffocando culturalmente l'Italia.

Ho già scritto più volte qui che i festival sono una congerie di cultura conformista asfissiante, ma voglio specificare meglio o diversamente.

E non c'è bisogno di guardare al Festival di Salerno per confermarlo, il caso più eclatante di Erri de Luca tolto dal programma perché accusato di posizioni sioniste eccetera, ma basta guardare al programma di Seminare idee di Prato, che io puntualizzo non vedo perché sono in montagna (come si vede dalla foto). E che non vedrei nemmeno se fossi a Prato dove si svolge.

Perché i festival sono conformisti?

1. Perché chiamano a raccolta solo nomi di grido, esemplari di case editrici (che spesso finanziano i festival per vendere i libri, il serpente che si mangia saporitamente la coda) e questi nomi di grido sono

2. gli anticonformisti del conformismo.

Capisco che la gente si senta lusingata nell'assistere alle prolusioni di tanti personaggi famosi, che ci fanno sentire anticonformisti da poltrona come sono parecchi di loro, ma la cultura che feconda NON è questa, perché  quello che si semina in realtà frutta solo interessi per lo status quo.  I personaggi invitati, pur esperti in campi diversi e "tanto bravi", in realtà sono nella sostanza identici, in quanto devono fare da specchio alla conformità.

3. Perché i temi sono scontati, ottimistici, stimolanti ma in realtà sterili. Sono operazioni di marketing!

4. Perché il ritorno di immagine sulla città è lo stesso per tutte: dopo i pochi giorni di "gesta" e "tutto esaurito" si ritorna ad intonare il "de profundis" ecc.

Insomma: ai festival si premia il consenso e il politicamente corretto e si emarginano le voci considerate scomode o divisive, non adatte agli standard organizzativi. In tutti i festival.

Per questo, invece di seminare idee, i festival seminano conformismo e anzi bloccano le energie culturali delle città, le soffocano letteralmente. Creano degli standard anche estetici pericolosi. Dopo tanto festival tanti nomi, organizzare diversamente è difficile, può sembrare ridicolo, ci vogliono soldi, ci vogliono sponsor, ci vuole l'Ente! E quindi, e può sembrare un paradosso, sono anche negativi per l'economia della città perché non creano continuità e non sviluppano vere opportunità e ricchezza. (Ah, lo sviluppo!).

Si potrebbe al limite tollerare l'operazione festival se fosse creato un antidoto, ma ci si guarda bene, e si fa di tutto questa epidemia della stupidità, del divismo, dell'acquiescenza socio-culturale si diffonda.

venerdì 5 giugno 2026

Le seggiole di Sudd-Cobas

A Casale di Prato qualcuno non è d'accordo con quanto fanno i sindacati Sudd-Cobas: accipicchia,  dopo aver difeso i lavoratori dallo sfruttamento, lasciano le seggiole davanti alle fabbriche! Questi sindacati inquinano, oltre a tutto il resto.

(Non si legge però, sul cartello "arrabbiato", il numero di riferimento per il ritiro...).



giovedì 4 giugno 2026

Tienanmen, 37 anni fa

Tanto per non dimenticare quello che abbiamo realizzato. E del disprezzo di cui siamo stati vittima per aver messo in scena quest'opera storico-politica sul massacro di Tienanmen, accaduto 37 anni fa.

Vedo ancora i cinesi di Prato che scappavano impauriti quando mettevamo le locandine dello spettacolo in via Pistoiese, che avvicinandosi temevano di essere considerati complici.

Sui cinesi di Prato è stato detto e scritto molto: forse quello che non è stato ancora studiato a fondo è la relazione fra l' "occupazione", lo sfruttamento del lavoro con riduzione in stato di semi-schiavitù dei lavoranti e il regime politico in Cina. Il tema è tabu assoluto.

https://new.hrichina.org/


mercoledì 3 giugno 2026

Appuntamenti di giugno 2026


Per gli amici pratesi e zone vicine indico due appuntamenti per questo mese: nell'ambito di Pratoestate il ritorno
 di Scaramànzia che rappresenterò il 24 giugno alle ore 21,15 a Palazzo Datini  e con ingresso libero. 

Dopo Prato lo spettacolo girerà in altri luoghi estivi.

L'immagine scelta dal Comune per la replica di Pratestate è tratta da una foto di scena in cui indico il cinque:  preciso che  non allude al "give me five", dammi il cinque gesto che incarna il "successo", la riuscita e la conformità- nato nell'ambiente del baseball e pare casualmente - , ma vuole recuperarne il senso di buon auspicio per libertà, curiosità/cambiamento, sensibilità/sensualità (cinque sensi), ribellione/rischio, musica/pentagramma, e per me anche, arte mancina ecc.

E ancora: per giovedì 18 giugno ai Giardini di Elisabetta di Viaccia, sempre a Prato, segnalo un appuntamento che riguarda Cafiero Lucchesi, su cui ho scritto il dramma Cafiero Lucchesi (vita e morte fra Mussolini e Stalin), e che alcuni anni fa ho rappresentato a Prato (e solo lì perché l'argomento era tabu) insieme a Gianfelice D'Accolti. L'associazione di Livorno Filippo Buonarroti mi ha chiesto di partecipare a un incontro sull'anarchico pratese e, per la serata, di utilizzare il titolo dello mio stesso dramma. Nella locandina potete leggere i dettagli.

Infine voglio far notare che nella locandina del dramma su Cafiero Lucchesi era stampato il logo di SIPARIO APERTO, Circuito dei Piccoli Teatri della Toscana, che la Regione Toscana provvide frettolosamente a distruggere (il circuito visse una decina di anni e forse meno, il 2012 fu l'ultimo anno), badando solo a mantenere quei teatri che "avevano importanza" o su cui ci si poteva infilare le manine (a proposito del cinque).  

Cafiero Lucchesi, vita e morte fra Mussolini e Stalin fu rappresentato alla Baracca in ben otto repliche nel 2012 e 2013, e poi due repliche fuori, una a Officina Giovani (2013) e un'altra al Teatro Magnolfi  (2015).

 

 (Tra non molto pubblicherò anche il programma della prossima stagione alla Baracca).

Mari-Murgia

Scena: pulmino pieno di scrittori candidati allo Strega. Scrittori in tour come attori. Erano in Puglia.  Trama: all'interno del pulmino...