martedì 27 ottobre 2026

Lo sciopero del teatro

Giusto e sacrosanto rivendicare il rinnovo del contratto nazionale, fermo al 2018, per aumenti di stipendio dignitosi che tengano conto del costo della vita salito alle stelle e per il riconoscimento di maggiori tutele.

Lo sciopero, è oggi,  è indetto dai sindacati confederali, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil.

Bene.

Tuttavia devo osservare:

1. I sindacati sbagliano tattica: perché scioperare di martedì? E' il giorno meno visto della settimana, anche se sì ci sono prove e via discorrendo. Lo fate per questo? Diventa una scoperino se si pensa all'impatto sul pubblico; molto meglio a partire dal giovedì. O un bel venerdì, perché no,  Anche la manifestazione nazionale sarà di martedì, 9 novembre.

2. I sindacati mancano di fantasia: perché non utilizzare i teatri stessi e coinvolgere il pubblico in qualche bella protesta inscenata prima o dopo lo spettacolo? O all'ingresso. Santi numi! In piazza, sempre in piazza. Ma dentro il teatro, con la sala piena è molto più efficace. 

3. I sindacati mentono sapendo di mentina? Perché non indire una protesta sciopero sulle questioni politiche che soffocano tutti i teatri (e che poi sono alla base dei magri stipendi), sulla gestione, sul potere che vi si esercita, su come vengono fatte le nomine, sui meccanismi a cui gli scritturati sono soggetti, che sono spesso di asservimento. Sulle scelte culturali, sul sistema del finanziamento pubblico.

L'aria dei teatri italiani è irrespirabile e ferma, paludosa. Sabbie mobili. Priva di originalità, di rinnovamento. Al massimo il rinnovamento lo prendono da fuori, mai nasce da dentro. Sono tutti cauti e guardinghi per paura di perdere le posizioni, le nomine, le cariche. Tutti teatri senza coraggio, e le proteste, anch'esse sono quelle codificate e concesse.

E' necessario un rinnovamento: il nostro teatro è fermo, in sostanza,  al 1943, è di impianto fascista, fatto ad usum propaganda, lo sanno i sindacati che prima della riforma mussoliniana il teatro italiano era completamente diverso?

Ma di questo ai sindacati cosa importa?

Ieri mi ha chiamato una giornalista dalle Marche e mi chiedeva se per caso mi potesse intervistare su questa questione dello sciopero: pensate, non ha trovato nessuno che manifestasse una parolina di protesta fuori dai belati delle frasi fatte. Siamo a questo punto.

Ma io non faccio parte dei teatri pubblici, che mi negano l'accesso (a parte qualche eccezione ogni tanto),  perché non sono teleattrice o influenzante o ganza ad usum biglietto. E non servo per la propaganda. Sono una outsider del teatro, anzi forse non faccio parte di questo teatro confederato ad usum potere visto che mi trattano da sempre come una appestata:  stanno le cose l'ho detto tante volte e non ho infiorettato il cuculo a chicchessia, e questo in teatro, dove non esiste democrazia o meritocrazia ma solo consorteria e così solo vi si entra, si paga: ecco perché non nasce protesta se non organizzata  e protetta dalla sigla sindacale o dal partito o dall'Amico,  ancora non l'hanno capito.

Solo se si scardina il sistema si potrà avere un teatro significativo e paghe dignitose.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Male fai, Maila, a suggerire gratis et amore Dei tutta una serie di punti di una protesta programmatica che coloro che protestano o fingono di farlo non meritano!

Maila Ermini ha detto...

Lo so che mi copiano, lo so.... Ma non hanno né palline né ovoline, questi qua. Grazie.

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