Torno sui festival, perché stanno soffocando culturalmente l'Italia.
Ho già scritto più volte qui che i festival sono una congerie di cultura conformista asfissiante, ma voglio specificare meglio o diversamente.
E non c'è bisogno di guardare al Festival di Salerno per confermarlo, il caso più eclatante di Erri de Luca tolto dal programma perché accusato di posizioni sioniste eccetera, ma basta guardare al programma di Seminare idee di Prato, che io puntualizzo non vedo perché sono in montagna (come si vede dalla foto). E che non vedrei nemmeno se fossi a Prato dove si svolge.
Perché i festival sono conformisti?
1. Perché chiamano a raccolta solo nomi di grido, esemplari di case editrici (che spesso finanziano i festival per vendere i libri, il serpente che si mangia saporitamente la coda) e questi nomi di grido sono
2. gli anticonformisti del conformismo.
Capisco che la gente si senta lusingata di assistere alle prolusioni di tanti personaggi famosi, che ci fanno sentire anticonformisti da poltrona come sono parecchi di loro, ma la cultura che feconda NON è questa, perché quello che si semina in realtà frutta solo interessi per lo status quo. I personaggi invitati, pur esperti in campi diversi e "tanto bravi", in realtà sono nella sostanza identici, in quanto devono fare da specchio alla conformità.
3. Perché i temi sono scontati, ottimistici, stimolanti ma in realtà sterili. Sono operazioni di marketing!
4. perché il ritorno di immagine sulla città è lo stesso per tutte: dopo i pochi giorni di "gesta" e "tutto esaurito" si ritorna ad intonare il "de profundis" ecc.
Insomma: ai festival si premia il consenso e il politicamente corretto e si emarginano le voci considerate scomode o divisive, non adatte agli standard organizzativi. In tutti i festival.
Per questo, invece di seminare idee, i festival seminano conformismo e anzi bloccano le energie culturali delle città, le soffocano letteralmente. Creano degli standard anche estetici pericolosi. Dopo tanto festival tanti nomi, organizzare diversamente è difficile, può sembrare ridicolo, ci vogliono soldi, ci vogliono sponsor, ci vuole l'Ente! E quindi, e può sembrare un paradosso, sono anche negativi per l'economia della città perché non creano continuità e non sviluppano vere opportunità e ricchezza. (Ah, lo sviluppo!).
Si potrebbe al limite tollerare l'operazione festival se fosse creato un antidoto, ma ci si guarda bene, e si fa di tutto questa epidemia della stupidità, del divismo, dell'acquiescenza socio-culturale si diffonda.

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