Come ho detto anche qualche giorno fa al pubblico della Baracca, dietro una replica di uno spettacolo ci sono diversi motivi, i principali sono però o una ripresa fuori o una necessità che mi impone il testo, una sua evoluzione, un arricchimento.
Cimiteri è uno spettacolo popolare che, a dispetto dell'argomento, non definirei triste. Nelle repliche precedenti al pubblico è capitato di ridere, che è anche un modo tutto italiano di confrontarsi con la morte.
Rispetto alla prima edizione ho inserito, fra altre piccole novità, una mia canzone che potrei definire - quasi un ossimoro ritmico ma non culturale - galego-messicana: nella Galizia spagnola ho vissuto diversi anni fa quando da ragazza sognavo il mondo, e allora - so che oggi non più - si coglievano ancora aliti di antichi culti celtici. Studiai la lirica galega istruita da un amoroso, cupo come il finis terrae. Altri tempi, ma che resuscitano a volte, se non nella carne nell'anima, proprio come i morti di casa. La canzone è messicana appunto nel ritmo, e nella fonetica. In Messico non ci sono mai fisicamente stata,
ma all'Università di Firenze con Oreste Macrì e Roberto Paoli - pace alle loro anime - ebbi modo di andarci in altro modo.
P.S. Nella foto di scena sono io accanto a una lanterna. Le lanterne non sono soltanto un elemento scenografico "da paura", ma hanno un senso preciso, e lo spiegherò.
Chi ha già visto lo spettacolo e torna, paga un biglietto ridotto, ma solo con prenotazione.
https://primaveradiprato.blogspot.com/2022/11/alcuni-commenti-su-cimiteri-scritti.html
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In data 31 ottobre 2026, La Nazione pubblica questa ottima presentazione della 5a replica alla Baracca. Grazie.


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