sabato 19 maggio 2018

La finzione diventa realtà: ecco come andato il debutto di "A che ora è la rivoluzione?"

C'è stata davvero ieri sera, un piccola rivoluzione durante il debutto di "A che ora è la rivoluzione?".
Sembrava che la storia che si rappresentava andasse oltre il palco, per conto suo, e si svolgesse attorno, fuori:
una festa dei ragazzi nel prato della parrocchia accanto al teatro, stile anni '60, e un black out, che poteva davvero sembrare un effetto voluto, perché era in tema con la recita, e che ci ha costretto a interrompere per continuarla fuori, per capire cosa era successo.
Ma sembrava che recitassimo, io stessa ancora non ci capivo molto, e il confine fra realtà e finzione, per qualche minuto, è stato confuso...

Quello di cui si rappresentava, insomma, accadeva nella realtà, intorno a noi.

Credo che gli spettatori siano stati fortunati, perché hanno vissuto un'esperienza unica, una doppia emozione: insomma la confusione dei ragazzi - tra l'altro diciamolo, molto più educati di tanti adulti - e il black out non abbiano fatto altro che valorizzare e palesare il senso dello spettacolo.

Un piccolo miracolo che non accadrà un'altra volta.
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I commenti:

"Ancora una volta bravi. Anche a luci spente". (Sauro)

"Interessante questa rivoluzione ai tempi della badante; chissà perché Armena... ".
"La sorpresa non mi ha dato la parola, resto in riflessione" (Fulvio).

"Spettacolo molto interessante e appassionante" (Dunia Sardi).

"Grazie per darci ancora la possibilità di riflettere, di pensare. Bravi" (Maura Salvi).

"...Nonostante i numerosi problemi tecnici, lo spettacolo di venerdì mi è davvero piaciuto. Il testo è come sempre interessante e ricco di spunti: non dà giudizi ma presenta uno spaccato della realtà di oggi, divisa tra velleità rivoluzionarie virtuali e una sincera ma vaga esigenza di cambiamento. Oltre al riferimento a Buzzati che uno spettatore ha colto, ci ho visto anche un po' di "Aspettando Godot". Anche la messinscena è stata molto efficace, nella sua quasi totale immobilità. I leggii erano uno strumento in più di cui i due protagonisti potevano servirsi nella loro "cabina" di osservazione (non sembrava affatto che voi leggeste); idea vincente quella dei binocoli puntati verso il pubblico. Ho trovato surreali e anche divertenti le voci registrate che recitavano gli slogan sessantottini; la vecchia mamma poi strepitosa. Insomma, complimenti a te e a Gianfelice per questa ultima impresa rivoluzionaria!" (Eloisa Pierucci). 

1 commento:

Massimo Freschi ha detto...

la rivoluzione vista col binocolo... solo così in Italia riusciamo a farla? bravi e molto coinvolgenti come al solito, interruzione che sembrava parte integrante dello spettacolo; sempre un gran piacere vedervi

Oh, come è bello vivere incastrati dentro un ponte!

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