venerdì 25 maggio 2018

Di turismo si muore

All'inizio il Ministero del turismo non esisteva.
Il primo fu il Ministero dei Beni Culturali e l'Ambiente, istituito da Moro nel 1974.

Però parlare di 'ambiente', così, seccamente, forse fece paura. E quindi diventò Ministero dei Beni Culturali e  Ambientali, dove l'ambiente diventò un aggettivo.

Poi Prodi ci mise la parolina turismo, che prima era una materia che, forse più giustamente, stava al Ministero dello Sviluppo Economico.

Infine, dopo una serie di passaggi nacque il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, (MiBACT) e l’ambiente diventò un ministero (oltre che un mistero) a parte, e anche le maiuscole furono eliminate.

Nei titoli dei giornali in questi giorni di fervore post elettorale e di governo, e si decide chi comanderà cosa,  le attività culturali sono scomparse e rimane soltanto la dicitura 'turismo'.

Talmente la propaganda è stata forte e insistente sulle sorti magnifiche del turismo, che le attività culturali non esistono nemmeno più nella testa della gente e non attraggono più, non invitano alla lettura.

Il Ministero del turismo, questo diventerà e basta, è un mostro, una aberrazione, è il degno ministero del paese dei balocchi e dei tarocchi, il Paese del Turismo!, del mondo falso, il mondo della vetrina, quello che in piazza San Marco conduce le mega navi e che, se praticato in massa come si fa oggi, distrugge proprio l'ambiente.

La dicitura che fu del governo Moro era giusta e accettabile, perché l'ambiente e i beni culturali sono legati indissolubilmente insieme. Ma ormai, chi lo capisce più?

Il martellio è costante e la gente ormai è pazza per il turismo.
Quest’anno dove si va?
Quell'idea di turismo alla Goethe, quel viaggio culturale oggi non è più possibile. E' un inganno che toglie il fiato. 

Si fa, si va, ma dobbiamo saperlo. La società massificata, industrializzata, semper comunicans, non può praticare il turismo se non come aberrazione. E da tanti anni, ormai.
Ma come le nostre vite sono tutte firmate sotto la dicitura inganno, anche questo del turismo salvifico, che l'Italia può vivere di turismo! lo sottoscriviamo volentieri.

E anche se fosse possibile, se fosse vero, se si potesse vivere di turismo, di questa scenografia, questo fondale a vita, alla fine sarebbe mortifero, noioso, rimbecillente, oltreché falso.

Quello che ha prodotto Piazza San Marco, Santa Croce e tutto il resto era una società ingiusta e ben poco democratica, ma non così minutamente gestita dal capitale come la nostra.

Insomma, allora il patrimonio culturale non era distribuito democraticamente (il museo apre alle 8 e  chiude alle 20...) a fini di consumo!

In realtà questo turismo ci impoverisce, anche se i giornali non fanno altro che snocciolare numeri in positivo: perché?
Faccio l'esempio che può sembrare fuorviante, ed è quello che accade a Prato, nella mia città: 
i cinesi l'hanno invasa e soffocata con il loro sistema produttivo semi-illegale. In realtà appaiono portatori di ricchezza (nonostante siano detestati): pagano affitti e comprano i piccoli locali lasciati vuoti da un mondo produttivo - quello del tessile - che è finito. Loro lavorano in modo seriale, giorno e notte, anche il fine settimana, e in modo molto più massiccio (in alcuni casi siamo allo sfruttamento umano vero e proprio) che non i pratesi una volta, che invece ora passano i fine settimana alla movida, a bere e mangiare nei locali… Non sono più produttivi, sono passivi.  Subiscono il sistema produttivo ipercapitalista cinese non opponendo, tra l'altro, un altro sistema produttivo o culturale. Opporre un sistema alternativo significherebbe uscire dal sistema, il che oggi è impossibile, si rischierebbe la fame.

Tra l’altro, e lo dico per coloro che pensano di rendere le China Town attrazione turistica, i cinesi non lasceranno alcuna traccia culturale significativa del loro passaggio, proprio perché il sistema capitalistico è uniformante e uniformato!, e, nel caso appunto delle China Town, per giunta degradato e degradante, ché questi lavoratori, nella maggioranza dei casi, non sentendosi appartenenti al territorio, lo usano e gettano senza alcuna cura o atto creativo non condizionato, e così in tutti i luoghi dove abitano e lavorano...

Insomma, non lasceranno, come per esempio fecero i longobardi, i più o meno lugubri castelli a testimonianza del loro passaggio...

Così è il turismo: un'attività passiva che, se praticata massivamente, porta all'impoverimento e alla insensatezza dell'uomo-affari che mira solo a ricevere i soldi dell'affair turistico, e non crea nulla per il futuro, che lo cristallizza.  Anche il turismo che facciamo noi è un puro sfruttamento del territorio, non un investimento e non lascerà che l'altrettanto nulla ai posteri…Per questo è da considerare mostruosa e mortifera l'idea politico-economica del turismo salvifico di massa. Assolutamente da contrastare!

Aggiungo che culturalmente il turismo fa il paio, si sposa con il cinema (che è appunto l'attività che più si ama, insieme al turismo, al MiBACT!), cinema che è ormai passato e quasi subito dopo la sua nascita, come denunciava Majakovskij, a pura industria industriale, ad affare, calcolo e intrattenimento volgare.
Anche il cinema è passivante e non certo o non solo perché usa la 'macchina'!
Tutte le emozioni che vivete su Netflix, come quelle di cui ci si illude a Piazza San Marco, sono volute e studiate a tavolino. Non avete più scampo davanti a una serie tv, non potete che reagire come vogliono loro!

Informazioni minute e divertimenti addomesticati, diretti. Ecco il nostro presente, e futuro...turistico letale.



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