Sono perplessa.
Ci lamentiamo di una società sempre più delinquenziale, inorridiamo davanti a uomini che buttano donne dai cavalcavia, sì invoca la sicurezza cittadina, eppure non ci basta: accorriamo in massa ai festival del crimine, con personaggi di grido a spiegarci perché siamo così cattivi, come se da loro potessimo ricevere soccorso e soluzioni.
E sono tutte spiegazioni psicologiche, nessuna sociale politica o economica, così che nulla cambi nei cardini dello status quo che finanzia e ospita.
È come tornare al vecchio teatro dei ruoli fissi, con il narcisista al posto del malfattore, del drogato o dell' ubriacone.
Sì tratta della vecchia morbosità da fumetto Diabolik o è finalmente realizzato quel teatro di massa che qui da noi vagheggiava Mussolini?
E tanto riscuotono successo, questi festival (che nome squalificato!) con file impazienti e bramose di spettatori, che qualche amministratore se ne congratula, e promette séguiti.
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