lunedì 13 marzo 2017

Utili utili, non meno rifiuti o inquinamento!

ASM, che si occupava della gestione dei rifiuti di Prato, non c'è più. E nemmeno la Quadrifoglio e CIS, partecipate che gestivano le altre zone della Piana, da Montale a Sesto Fiorentino; tutte ora, insieme a Publiambiente, fanno capo alla società ALIA.

Firenze avrà, nella società, una maggioranza di quasi l'80%, mentre Prato solo il 16%...Continua la 'metropolizzazione', tutta sbilanciata verso la 'grande' Firenze. (Non è questa la città metropolitana che avremmo immaginato, che riduce la città di Prato a una brutta damigella o nanerottola che tiene il velo della sposa...).

Sono finiti per sempre i tempi di Lupo Alberto e delle campagne per educare la cittadinanza al 'rifiuto' o a produrne di meno, e il matrimonio di interesse fra le varie società partecipate deve produrre utili, non tanto meno rifiuti.  Al riguardo c'è un disinteresse totale, e di campagne educative proprio non se ne parla. Anzi! Prato, come si legge nelle cronaca di questi giorni, è sommersa dagli scarti tessili delle ditte cinesi, che si presentano nella forma di grandi sacchi neri sparsi un po' ovunque. (Non che i pratesi o chi per loro non siano capaci di fare altrettanto, e lo abbiamo visto per anni con l'amianto sparso ovunque per la campagna, tanto per citare un materiale, o con i calcinacci...).

Sul tavolo di questa 'aziendona' c'è ancora l'inceneritore (io lo chiamo ancora così) di Case Passerini e, a Prato, il Digestore Anaerobico (oltre all'impianto Revet di via Paronese).

A proposito del Digestore Anaerobico, che Comune di Prato e GIDA vogliono costruire alle Pantanelle, zona Ovest di Prato, nei pressi del Depuratore del Calice, ecco come erano, poche ore fa, le acque che fuoriescono da quel depuratore e che vanno a finire nell'Ombrone pistoiese.


sabato 11 marzo 2017

I governi sono per lo sport

In questi tempi si parla tanto di stadi: a Roma, per la squadra di calcio della Roma; a Firenze, per la Fiorentina..

Quando ieri ho sentito il sindaco Nardella pronunciare la frase: "Ora è l'ora dei fatti", e aggiungere che si tratterà di un "Rinascimento Viola", e si riferiva a progetto del nuovo stadio, con tanto di zona commerciale e di museo della Fiorentina, mi son tornate in mente le parole dello scrittore austriaco Thomas Bernhard:

"Chi è per lo sport ha le masse al suo fianco, chi è per la cultura ha le masse contro. Per questo tutti i governi sono per lo sport e contro la cultura".

venerdì 10 marzo 2017

In tournée...alla faccia dei tromboni del teatro

Mi dispiace per il lor signori, i tromboni del teatro che campano a nostre spese e rifiutano sempre e sempre noi, miseri professionisti, che non andiamo in giro con i TIR per le scene, che non siamo 'amici' di nessuno, che non siamo figli di, che non andiamo in televisione, e che non facciamo spendere fior di 'euroni' per uno spettacolo alle comunità, che non siamo servitori nemmeno di un padrone, ma noi siamo in giro in una fortunata tournée, e senza scene, con un baule, alcuni oggetti e una 'chitara'. Con solo la nostra arte e con un testo che dice e comunica. Credo che anche Ronconi avrebbe gioito.



A dimostrazione che il teatro funziona ancora molto, può entusiasmare e con poco, segno qui solo alcuni commenti scritti dal pubblico per queste ultime repliche del fortunato "Il bignamino delle donne".

"Sempre più sorprendente. Bravissima". (Grazia M).

"Brava, bravissima. Ti auguro una carriera folgorante. Fai sapere dove possiamo ritrovarti". (Maria G.)

"Interessante e simpatico. Andrebbe portato nelle scuole" (Ada C.)

"Arguzia, intelligenza, piacevole, nuovo, innovativo. Brava!" (Fabrizio F.)

"Stupefacente. Da riproporre" (Fam. Grandi).

"Siamo nate donne o lo siamo diventate? Eccellente, 'raffrescante'! (Firmato da un gruppo di donne).

"Espressiva, interpretazione spontanea" (Barbara S.)

"Sentimento e professionalità. Spettacolo di livello nazionale. Grazie". (?)

"Complimenti per la grande capacità espressiva e per gli spunti di riflessione" (Agnese).

"Complimenti all'attrice che con maestria ha dato una visione perfetta della donna..." (Franca R.)

"Spettacolo intelligente, recitato in modo davvero magistrale" (Sandra P.).

giovedì 9 marzo 2017

Politeama

Sono un po' lontana da Prato per occuparmi delle sue vicende, tuttavia il grido della signora Betti per i soldi di cui avrebbe bisogno il teatro Politeama di Prato, merita un commento.
Breve però, ché la signora, tanto osannata da tutti per il suo amore sviscerato nei confronti di quel teatro, non si occupa troppo degli artisti e anzi, alcuni li snobba ampiamente.

Dico per inciso: i soldi comunali vanno in massa  al Teatro Metastasio, e tutto il resto che è teatrale viene lasciato morire o poco più. Il Comune dà comunque 70 mila euro di soldi pubblici al Politeama, che però non ha più quelli della Provincia.

A mio avviso, dato che lo pago anch'io posso commentare, no?,  la programmazione del Politeama è debole, anche musicalmente parlando. Ci sarebbe bisogno, oltre di soldi, di aria nuova, di idee, fantasia.

Ma non è facile. Gestire un teatro è impresa titanica ormai, e pochi riescono a reggere l'urto del 'mondo nuovo' e della tecnologia.

Eh, sì, punto cari signori del teatro, senza soldi pubblici, cioè di tutti, i teatri che dirigete con così tanta superbia e spocchia, sarebbero già in bolletta domani.

Forse bisogna voltare pagina, anche se il rischio è che il teatro trovi vuota la sua pagina dopo.

martedì 7 marzo 2017

Un po' di pioggia e la 'bella Toscana' crolla...

Un po' di pioggia intensa fa crollare il muro della Villa Medicea di Poggio a Caiano (patrimonio Unesco, e poi non hanno i soldi nemmeno per tenerla aperta!); e fa crollare il tetto  della bella abbazia di San Giusto a Pietramarina, a Carmignano, sul cui abbandono -lo so che è antipatico dirlo, ma è così - avevo già detto due anni fa. Ci crescono gli alberelli, sopra, con tanto di radici nel tetto... Era evidente che senza un rapido intervento di restauro, il tetto sarebbe crollato, così evidente che bastava alzare la testa; come, quando son cadute le mura di Prato, a Porta San Leone, era ugualmente evidente che il muro sarebbe andato giù, da anni era spanciato verso la strada...Ora per fortuna, il muro è stato restaurato.

La Toscana crolla. La cura dei monumenti e del territorio non esistono più. Per intervenire, bisogna che ci sia il crollo, con un costo maggiore e danni spesso irreversibili.
Ministro Franceschini, Soprintendenze e compagnia cantando, che ci state a fare?

Vergogna.

Il titolo dell'articolo di due anni fa era: Scopri Carmignano e vedi l'abbandono:

Foto del 2014

lunedì 6 marzo 2017

Fanno bene le italiane a fare pochi figli

I giornali scrivono gridando l'allarme per la bassa natalità delle donne italiane.

Fanno benissimo, le italiane, a fare pochi figli.

Primo perché nel mondo siamo troppi, e quindi è da auspicare che anche altrove le donne seguano questo esempio.

Secondo perché le italiane si sobbarcano quasi tutto, generalmente, il carico della maternità e della cura, con il solo aiuto delle proprie madri o dei nonni in pensione.

Terzo, legato al precedente,  perché i maschi italiani sono in maggioranza allevati nella pratica della violenza e del dominio (imitati sempre più dalle donne) e, in particolare, all'indifferenza nei confronti della cura dei figli e della casa.

Quarto perché in Italia non ci sono sostegni economici, strutture pubbliche sufficienti e significative per le donne che scelgono di diventare madri, ma nello stesso tempo non vogliono restare seppellite dalla propria maternità.

Zona archeologica di Gonfienti, nessuna fantasia



Copio qui un articolo della "Domenica" de Il Sole 24 Ore di ieri, che racconta che a Marino, in provincia di Roma, è stata inaugurata una galleria museale sotterranea che mostra una strada di epoca romana, visitabile gratuitamente anche dall'adiacente ristorante MacDonald's che,proprio per il restauro dell'antica strada, ha deciso di investire 300 mila euro.  Nonostante la scoperta della via del II secolo a.C. abbia costretto la famosa 'catena' a rivedere il progetto per la costruzione del ristorante stesso. 
Ma gli americani hanno capito che la strada sarebbe stato un valore aggiunto.
Beninteso che l'accesso all'area archeologica è gratuito e indipendente dal ristorante, non bisogna entrarci per forza.

Invece Interporto SpA della Toscana Centrale, che ricordo è una partecipata e quindi è anche nostra e viene gestita tramite rappresentanti politici, ha sempre vissuto come fastidio la scoperta della città etrusca, e non ha mai pensato di valorizzarla a suo vantaggio. 

Certo, un conto sono i TIR e un conto è la 'svizzerina'.  Però, che mancanza di fantasia, che mancanza di vera progettualità, soprattutto per un ente che subito ha mostrato, dalla sua nascita, segni di debolezza. Si sono fermati alla dicitura 'Interporto Etrusco', che suona davvero ridicolo. Per il resto, etruschi, coppette e kylix sono visti come il fumo agli occhi.


Intanto tutto sprofonda nell'indifferenza e nella mota e la strada etrusca di dieci metri di larghezza è stata seppellita sotto il piazzale dove sostano i TIR.

domenica 5 marzo 2017

Il bignamino delle donne, ovvero dar felicità


In una Baracca stracolma (qualcuno è stato mandato indietro e mi dispiace) ho replicato, con qualche piccola variante e miglioria rispetto alle repliche precedenti, Il bignamino delle donne.

Devo ammettere che un pubblico così determinato e acclamante non l'avevo mai avuto nel mio piccolo teatro, se non raramente, anche se in altre occasioni si era potuti entrare a ingresso libero (questa volta grazie a un piccolo contributo del Comune per questo spettacolo).
Aggiungo poi che, nonostante la crisi, nonostante la mancanza di finanziamenti e quindi l'impossibilità di ospitare compagnie da fuori, da circa due anni l'andamento degli spettatori è in deciso aumento.

C'è stato un piccolo incidente alla chitarra, che poi ha dato, come accade a volta con gli inciampi, i suoi buoni frutti: con la pioggia fuori e la folla dentro, due corde della chitarra si sono allentate irrimediabilmente. Ho cantato a cappella, senza musica la prima canzone, ed è andata anche meglio. Poi è arrivata la chitarra di sostituzione, e tutto è filato liscio. Il pubblico ha gradito il piccolo incidente, e si è divertito.

Dare felicità, come Fulvio mi ha scritto e altri mi hanno detto a voce, quale altra gioia per una artista di teatro?
E ora, via...in tournée!

Commenti del pubblico


Ottimo, Maila.  (Diego).
Bravissima  (Cosetta).
Bellissimo spettacolo (Firma non leggibile)
Spettacolo interessantissimo e sempre tanto attuale (purtroppo).  Bravissima l'interprete. (Michela C.).
Sinceri complimenti (Ilaria C.).
Spettacoli come questi ti fanno pensare e ridere, e forse ti lasciano anche un po' di amaro in bocca. Complimenti all'attrice! (Senza firma).
Complimenti, è stato veramente un bello spettacolo. Bravissima! (Senza firma).
Complimenti e soprattutto...grazie! (Elena F.).
Bravissima come sempre, mai una delusione, ma sempre una certezza. (Dania).
Complimenti, bravissima (Giusy).
Semplicemente straordinaria 'Stand innovation'! (Antonella A.).
Semplicemente bravissima (Francesca).
Veramente bellissimo strepitoso (Sylva).
Dopo l'astronave, l'altra metà del cielo Grazie. (PIero).
Maila! Grazie troppo...Straordinaria, felicità! (Fulvio S.).



giovedì 2 marzo 2017

L'umiliazione e lo scarto

Ripubblico qui un post, prima pubblicato e tolto, su un incontro con un direttore di un teatro. L'ho in parte riscritto, dopo aver ripensato a quanto era accaduto e aver 'focalizzato meglio'. In questi incontri con direttori o rappresentanti vari delle cosiddette istituzioni, ho spesso provato la sensazione di essere umiliata, tenuta distante, lontana. La cifra con cui mi hanno trattata è stata ironica, con malcelato disprezzo e diffidenza.
Con la mia sola presenza, franca e diretta, ho causato fastidio, scandalo; con il mio lavoro,  se non trattato con indifferenza, noia o invidia.
Ogni incontro è stato condito con gentilezza, formalità, apparente attenzione sì, anche quando è stato frettoloso,  ma la menzogna ha dominato su tutto.
Ho capito subito, entrando nelle varie stanze, che il mio lavoro sarebbe stato scartato, perché non 'funzionale' non adatto non 'strumentalizzabile', e così è  avvenuto per la maggioranza dei casi, ma ho tentato e ritentato, ché ho nutrito speranze umane, oltre che di lavoro.
Quello che è raccontato qui non è altro che una ripetizione di ciò che, mutatis mutandis, ho vissuto diverse volte: l'umiliazione e lo scarto.
Per questo non è importante capire chi sia il protagonista della vicenda, ma il senso generale della testimonianza.
Con così tanti anni di esperienza, vita di studio e teatro, di varie attività culturali, essere offesa, anche senza utilizzare parole o modi apparentemente offensivi, o umiliata con toni ironici, sarcastici, stupidi inganni o pretesti, da burocrati, organizzatori, cosiddetti politici, giovinastri o vegliardi che siano, non è più tollerabile. E quindi credo che questo, dei diversi incontri, e conseguenti racconti che ho reso al mondo sulle epifanie di 'generali e generalesse' della cultura, sia davvero l'ultimo.

Ho incontrato un direttore artistico di un teatro. E si è ripetuto quello che altre volte ho vissuto.

Mi dico sempre cosa ci vado a fare da questi signori delle istituzioni, che vivono con i nostri soldi per gestire il potere, e poi chiaramente venirne gestiti e utilizzati proprio perché distruggano, deliberatamente o meno che importa, ogni alterità. Sarà l'ultima volta? Sì.

Questo direttore, come altri, non conosce il territorio dove opera il suo teatro, non conosce il suo pubblico, eppure l'hanno messo a decidere le sorti del palcoscenico cittadino.

Durante il nostro incontro squilla più volte il telefono e lui mostra di essere gentile con me, alludendo con fastidio alle persone che lo cercano, e a cui non risponde.

Fa finta di essere lì davvero per ascoltarmi, ma mi guarda come se io fossi di un altro tipo di uomo. E non perché sono donna. Ma davvero ho capito che io sono un altro tipo di uomo.

E in realtà, anche se non lo rivela, sa perfettamente chi sono.

E mi chiede, letteralmente: -Perché è qui?-

Già: perché una donna di teatro, una professionista diciamo, parla con un direttore di un teatro? La domanda!

Sono gentile e tento di parlare come se lui mi potesse capire; e capisce, infatti, ma derubrica. E' indifferente.
Ma incalza, per mettermi in difficoltà. E si contraddice nel cercare scuse assurde per dirmi di no e togliermi di mezzo. Ci riesce.

"Dobbiamo trovare un senso del suo spettacolo all'interno del nostro teatro".
E poi: ho idea che quello dove vorrei andare a recitare ospita il 'teatro-kolossal'? (lui non lo definisce così), con tante scene, con TIR che portano le scene e tanti operai e tanti soldi che girano girano girano...?

Il teatro importante gira su quel palco.  Il teatro finanziato e finanziante calca quelle scene.

Non il mio, che viene allestito su un piccolo palco, con una scenografia semplice, artigianale. E  che per giunta vuole essere artigianale.
Non c'è posto per il teatro artigianale,  autonomo,  senza finanziamenti, lì.

"Viene a veder quello che facciamo, la nostra stagione? Non faccio promozione, però...così capisce cosa facciamo".

"Ma io la sera lavoro, e in particolare il fine settimana...Davvero non ho modo facilmente".

Un incontro fallimentare, dove mi è subito chiaro non ne verrà fuori niente. Tantomeno considerazione per la 'poetica' del teatro...La poetica?!

Mi saluta con la frase burocratica, che ho sentito tante volte quando lavoravo - mille anni fa - con la polizia e i suoi capi: "Dottoressa, ci riaggiorniamo!".

(Ma i poliziotti, vice questori, questori eccetera erano più sinceri, o più curiosi, e chiedevano dove, dopo il lavoro del mattino, andassi a recitare la sera. Anche per controllarmi, magari chi lo sa. Ma, da bravi piedipiatti amavano lo spettacolo, tutto, e qualcuno davvero me lo ritrovavo fra il pubblico la sera).

Capisco  che la fine del teatro, quella vera, non quella annunciata da tanti anni (almeno dalla nascita del cinema), ma la fine assoluta, per cui i teatri dovranno pagare gli spettatori e non viceversa, è dovuta anche alla presenza di questi astuti personaggi.

In molti, troppi teatri solo la recita è vera.

E quindi, al termine della conversazione, mi rispondo che io li incontro perché, ancora una volta, mi renda conto di quanta distanza ci sia fra il mio teatro (e di molti altri, non ne dubito!), che è essenziale in entrambi i sensi,  urgente e politico, e quello che certi direttori amano far circuitare. Di cui, sia fatta chiarezza in merito, a molti di questi non importa nulla.

La prima cosa è fare circuitare sé stessi.

mercoledì 1 marzo 2017

Prossime storie alla Baracca

Finalmente un giornale, qui La Nazione di oggi, dà notizia del concorso di poesia che abbiamo organizzato. Insomma, si organizzano a spese e fatiche nostre serate 'libere' per belle storie e versi, e si viene ignorati.
Attenzione: lo spettacolo di sabato alla Baracca, Il bignamino delle donne, è a ingresso libero (nell'articolo non è scritto), perché in collaborazione con l'Assessorato alle Pari Opportunità. Però prenotate, per favore, non fate come al solito che arrivate in massa e protestate se non c'è posto. E non mi scrivete chiedendo se Il Bignamino è per sole donne, per favore, perché non vi rispondo. 
Ha ragione chi dice che sono fotogenica; e infatti appaio molto meglio in foto che nella realtà.



Far sul serio: nota sul sottopasso del Soccorso

Questa volta è quella buona per risolvere il problema della 'strozzatura' sulla Declassata a Prato in zona Soccorso? Mah!
Anche quando il sindaco era Cenni, a Prato, tutti pensavano che lo fosse, ma per il...viadotto!
Io sono sempre stata a favore del sottopasso, all'unica condizione essenziale che esso venga costruito bene, diciamo...all'olandese!, visto che in zona ci ritroviamo l'acqua ovunque appena piove un po'.  Vedi i mini sottopassi che, proprio sulla Declassata vengono chiusi appena si presenta un signor acquazzone. Ridicolo e penoso.

Questa giunta, che si caratterizza per gli annunci di magica trasformazione dell'assetto urbano (vedi solo le mille ciclabili annunciate!), ci regalerà anche questo sogno che rimarrà tale? O... farà sul serio?

Ma far sul serio è sopra e innanzitutto costruire seriamente.


"SOCCORSO SI PARTE
Via agli espropri. Cantieri a Natale

IL COMUNE questa volta fa sul serio. Otto privati hanno infatti ricevuto le lettere che ufficializzano l’inizio della procedura d’esproprio delle aree necessarie per l’interramento e il raddoppio della declassata al Soccorso. Si tratta di un immobile, di alcuni terreni e di una porzione del piazzale di un’azienda. I privati potranno presentare delle osservazioni che si oppongono a questa decisione ed eventualmente adire le vie legali. La spesa complessiva messa in preventivo dalla giunta Biffoni è di 2,5 milioni di euro, che però permetterà al Comune di realizzare le ormai celebri complanari: cioè la viabilità di servizio che diventerà fondamentale per il traffico cittadino quando sarà chiusa la declassata.
IL PROGETTO preliminare firmato dagli uffici tecnici di piazza Mercatale prevede la realizzazione di una nuova strada a due corsie e doppio senso di marcia che nasce dal collegamento fra via Panziera, via Tasso (che non sarà più senza sfondo) e via Nenni. Le complanari, appunto. Quando la declassata sarà chiusa, le automobili, circa 50mila veicoli al giorno, passeranno da qui. Il costo complessivo per la realizzazione di questo intervento è di 2,5 milioni di euro, a cui va aggiunto un altro milione per costruire un parco lungo oltre 400 metri che nascerà dove adesso c’è la declassata fra via Nenni e via Marx.
«LA STRADA è ormai tracciata – spiega il presidente della commissione urbanistica, Massimo Carlesi, che ieri ha svolto un sopralluogo lungo la declassata – Il 9 marzo ci sarà l’adozione della variante in consiglio comunale. Entro l’estate invece si procederà con la gara. Per Natale saremo pronti con l’inizio del cantiere per costruire le complanari».
I tempi previsti per portare a termine la costruzione della nuova strada sono di circa sei mesi. Poi si potrà procedere con la chiusura della declassata. E qui cominceranno i problemi per gli automobilisti, che dovranno fare i conti con inevitabili disagi per circa un anno.
L’AREA di intervento sarà suddivisa in due macro-cantieri. Il primo riguarda il punto in cui via Roma passa sotto la declassata, il secondo è quello dove c’è il sottopasso di via del Purgatorio. Questi due tratti saranno chiusi in maniera alternata per circa sei mesi l’uno. E le ripercussioni sul traffico cittadino saranno pesantissime. Anche se il Comune cercherà di trovare soluzioni alternative per ridurre i disagi. Una volta completata tutta l’infrastruttura avremo la declassata interrata, una nuova strada, una rotonda a raso su via Roma e il parco.
«Questa scelta la portiamo avanti da anni – conclude Carlesi – Adesso manteniamo le promesse elettorali». Perplesso invece il consigliere d’opposizione Emanuele Berselli. «Si è scelto la strada più complessa – conclude – con criticità difficili da superare, che si scaricheranno sui cittadini. E tutto questo solo per differenziarsi rispetto alla giunta Cenni».
Stefano De Biase, La Nazione

lunedì 27 febbraio 2017

"L'operosa assenza delle istituzioni"

Voglio condividere questa riflessione di uno dei pochi intellettuali che stimo, Silvano Agosti.
Un artista del tutto marginalizzato, in particolare nel mondo confezionato a non-arte del cinema.
Se penso a lui, per contrasto, mi viene drammaticamente da considerare che i film sono TUTTI uguali, e tutti sfarzosamente POVERI e MEDIOCRI, almeno quelli che la grande mangiatoia della assurda distribuzione dei cinematografari italiani e di tutto il mondo occidentalizzato mostra.
In questo scenario carnivoro uno come Agosti non può esistere.
Vivo, artisticamente, la sua stessa condizione a margine, in un paese che fa di tutto per uccidere la creatività, che invidia chi la possiede, che perseguita chi tenta di pensare (ma è ancora possibile?), con la propria testa.

In questo ultimo tempo, inutilmente presente, si osservano soprattutto esseri ormai come ombre vuote, grasse solo di sé, aggressive, pronte a distruggersi a vicenda in un fondale egotico e scialbo; e senza luce né bellezza. E' con gioia allora che si riescono ancora a trovare queste tracce di umanità in questi giovani vecchi saggi.

"Quando sembra che stia accadendo di tutto, ci si accorge che la sensazione era solo l'aspetto simbolico del nulla perenne che si fa in questo Paese e per questo Paese. La indistruttibile preziosità dell’insieme, degli esseri umani, infatti, è data solo da innumerevoli, sparse e mai premiate iniziative a livello individuale o di piccoli gruppi, che tentano senza alcun mezzo di dare risposta alla propria dignità e alla propria creatività, ambedue sistematicamente negate attraverso un’implacabile burocrazia e l’operosa assenza delle istituzioni.

Un abbraccio a tutti questi, anche se non li incontrerò mai, affinché anche voi proviate lo stesso sentimento". (Silvano)

Pasticceria Betti: un altro...Prato, addio!

La storica Pasticceria Betti se ne va dal centro storico di Prato. "L'affitto è troppo alto, e in questa via non ci passa più nessuno... Il centro non è più commercialmente fruibile, siamo in mezzo al nulla...". 

Il nulla è via del Serraglio. Un tempo una delle vie più vivaci di Prato; ora, la morte civile. 

La pasticceria si trasferisce a...Bagnolo, a Montemurlo.
Certo, le cose cambiano, il mondo muta, ma a Prato, molto in peggio.

Il centro storico sembra ormai l'ombra di sé stesso, e il vuoto e lo smarrimento la fanno da padrone. Quanti negozi hanno chiuso! Pezzi di attività e  memoria cadono senza che nulla si costruisca per il presente o il futuro.

La classe politica non riesce ad arginare il disastro, anche perché troppo affannata a salvare sé stessa o utilizzata come mezzo per sopravvivere e fare un minimo di carriera.

Dentro le sue mura Prato appare una città vuota e sciatta; basta vedere gli hotel del centro di Prato, come sono ridotti, danno la misura del 'turismo' in città!

Sono presenti solo una miriade di localini 'mangia e bevi' (in piedi e in mezzo al sudicio della strada), che assediano quattro vie del centro il venerdì e sabato sera, punto. In realtà il centro è luogo passivo, non più nemmeno commerciale. Men che meno produttivo-artigianale!

Al momento la fuga dal centro di Prato sembra non arrestarsi, e tanti anche dei vecchi residenti.

La vogliono far passare come città dell'arte contemporanea, del Museo Pecci; ma qui di contemporaneo si osserva soprattutto la fuga dei residenti e delle attività commerciali. 

domenica 26 febbraio 2017

"Le ragazze delle fabbrichina" al Teatro La Baracca: una recensione


Ieri sera, a La Baracca, ha debuttato Le ragazze della fabbrichina (nel nuovo allestimento), tratto dall'omonimo racconto di Dunia Sardi (dalla raccolta di suoi racconti La bambina con la farfalla sulla testa, Attucci Editore, prima edizione 2010),  con adattamento e regia di Maura Salvi, e con Elena Cianchi, che recita con Maura, de La bottega delle maschere di Agliana.

Il pubblico era, come non di rado accade alla Baracca, popolare. E con ciò voglio dire composto di persone che solitamente non hanno l'abbonamento agli spettacoli de La Pergola o del Metastasio.

Erano venuti per rievocare un mondo che non c'è più, il mondo della fabbrica, quando il lavoro, dopo la guerra, diventò una certezza, e pur tra mille difficoltà, tutelato.

Quando a Prato, e anche la 'fabbrichina' della vicina Agliana del longevo imprenditore pratese Lorenzo Tempesti, le fabbriche inquinavano senza pietà l'aria e le 'gore', e i giovani erano soliti scommettere di quale colore l'acqua si sarebbe tinta la sera.  Le gore erano tenute bene, qualcuno ha ricordato, ché servivano all'uso!

Il testo rievocava la passione che legava molti operai al proprio lavoro di fabbrica, e addirittura al telaio, nonostante i molti aspetti negativi.

Si potrebbe dire che allora la gente era 'schiava' felice, mentre oggi, con il lavoro precario incerto e ancor meno tutelato, è 'schiava' infelice, e non ama il proprio lavoro, ché non può amare ciò che è incerto, volatile, brutale.

Era una vita che si adattava, che si poteva ancora adattare alle ingiustizie, ché le poteva combattere, perché, esistendo certezze, si potevano coltivare le illusioni e le speranze.

Una bella operazione nostalgia, che ha meriti anche teatralmente parlando.

Infatti, il teatro popolare oggi, realizzato soprattutto dalle compagnie amatoriali o filodrammatiche, è comico, sguaiato, vuole far ridere, vuol riempir la sala (e ci riesce), è vanitoso e, ahimè spesso sciocco. Tanto che, ad alcuni attori che diventano professionisti tramite questa strada, rimane addosso questa specie di volgarità 'amattoriale', come si osserva anche in divi televisivi.

Le ragazze della fabbrichina, invece (come il testo d'origine di Dunia Sardi che ho letto stamani), è una fine opera teatrale popolare, con cui Maura Salvi  offre un esempio, una riflessione 'verace', spontanea e intelligente su un mondo che non c'è più, che, se pure mostra momenti di ilarità, non intende far ridere, non ammicca, non è 'piaciona', non lusinga.

Cosa rarissima, appunto, nel teatro popolare, ormai diventato irrimediabilmente, da popolare, popolano.

Grazie a Maura, Elena (brava, intensa, la Cianchi!), Dunia, e a tutto il pubblico che ha reso 'vera' la serata nel piccolo teatro La Baracca. Come, ha notato Gianfelice, una sera dei vecchi tempi a raccontare, ricordare, rivivere accanto 'a i' foco'. 

Ma i' teatro anche a questo e' serve.

M.E.

giovedì 23 febbraio 2017

Abortire in Italia

Più volte mi sono occupata della legge 194, che viene periodicamente attaccata dalla Chiesa di Roma.
Questa volta il caso vuole che la Regione Lazio abbia fatto una selezione per cercare medici non obbiettori, per garantirne la legge.

La catto-ministra Lorenzin subito ha gridato che la selezione non è prevista dalle norme, e la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, i vescovi insomma, le hanno fatto eco

Continua il lungo inesorabile assedio alla laicità dello Stato da parte della Chiesa Cattolica.
Altro che dire 'eh, ma ora c'è Francesco!: la Chiesa di Roma non cambia, nemmeno con Papa Francesco (è solo un cambiamento di superficie, semmai),  e averla nel cuore dello Stato è un continuo scontro, ché si intromette senza sosta nella politica italiana.

Questo è uno dei problemi irrisolti di questo paese, da sempre.

Le ragazze della fabbrichina














Sabato 25 febbraio ore 21  al TEATRO LA BARACCA

La Bottega delle Maschere presenta

LE RAGAZZE DELLA FABBRICHINA

Adattamento e regia Maura Salvi - Tratto dal racconto pubblicato nel libro “La bambina con la farfalla sulla testa” di Dunia Sardi - Editore Attucci

Con Maura Salvi ed Elena Cianchi       Riprese video Francesca Lenzi


Il testo presenta uno spaccato di vita della popolazione aglianese dopo la seconda guerra mondiale, visto attraverso l’esperienza di alcune ragazze che nell’immediato dopoguerra iniziano a lavorare in una fabbrica. L’evento segna una svolta economica ed evolutiva,l'apertura al mondo del lavoro fuori dalle mura domestiche soprattutto per le donne.
Un periodo difficile ma gioioso di una realtà locale molto simile a quella di tante altre città o paesi italiani, ma è storia vera, specchio di un periodo pieno di solidarietà e speranze, di doveri e responsabilità, di lavoratori-studenti.
Lo spettacolo aveva debuttato nel 2008, ha vinto un premio alla regia nel 2011 e viene riproposto in un adattamento a due voci, inserito nel progetto  “Quando battevano i telai”, che prevede anche spettacoli nelle fabbriche. E’ “aperto” a confronti, speranze per il futuro, accompagnate da un’armonia del nostro passato: il suono dei telai!
In scena due donne di epoche diverse, che raccontano all’unisono la storia della fabbrica, guardano al passato mirando al futuro, consapevoli di come tutto sia mutabile: il confronto è sul mondo giovanile di allora con il momento attuale, dove non solo non ci sono più le fabbriche, ma il lavoro sembra appartenere a un mondo scomparso e i giovani vivono nell'incertezza e nella paura del domani, come se combattessero una guerra che ha però un nemico invisibile.
La messa in scena, oltre al confronto con l’autrice, prende corpo anche attraverso le interviste fatte alle ex operaie della "fabbrichina": ancora oggi raccontano il lavoro con gioia e ne parlano con il volto illuminato da una luce che non vediamo più brillare sul volto di molti giovani che, purtroppo, non hanno nulla da evocare nei confronti del lavoro, poiché non l’hanno vissuto!
L’idea di dare un tributo all’indotto del tessile, non nasce per guardare indietro con retorica o nostalgia, vuole accentuare il valore di quegli anni, è un elogio a tutti quelli che si sono impegnati per costruire un futuro nuovo e a quelli che oggi tenacemente resistono!
Vuole non dimenticare tutte le fabbriche, i magazzini, gli stanzoni e tutti coloro che hanno fatto crescere l’indotto del tessile: imprenditori, artigiani, operai, terzisti.
Il suono del telaio, un sottofondo musicale che ha accompagnato varie generazioni, che gioia sentirli battere, se la musica si fermava c’era da preoccuparsi: e ora che si fa?
Un suono rassicurante ma scomparso, forse anche a causa delle evoluzioni elettroniche, che li hanno sicuramente resi più efficienti e meno rumorosi, ma anche una forte crisi, un mutamento economico e sociale che ha caratterizzato l’ultimo ventennio.
Non dimenticare ciò che è stato per me significa attingere nuove forze per andare avanti, consapevoli che se quelle ragazze ce l’hanno fatta a risollevarsi dal dolore, dalla fame, dalla miseria, perché non dobbiamo farcela noi!
Il teatro è denuncia, riflessione, incontro e confronto diretto con la gente: uno spettacolo non può dare risposte ma apre sicuramente a nuove domande. Con questo auspicio vi aspettiamo al Teatro La Baracca, uno dei pochi luoghi rimasti “laboratorio artigiano di cultura”! Un posto dove si lavora e produce molto per creare occasioni di arricchimento e confronto su temi di attualità, storici e poetici!  (Maura Salvi)


mercoledì 22 febbraio 2017

Premio di Poesia


Il 18 marzo al Teatro La Baracca celebriamo il quinto anno della Festa della Poesia, ma con una novità: oltre che la consueta carrellata di poeti, è previsto un concorso poetico a tema libero. Il premio è dedicato, come il nostro teatro, a un grande poeta e drammaturgo, Federico Garcia Lorca. Il nostro teatro, col suo nome, s'ispira al teatro "La Barraca" da lui fondato.

Questo il regolamento:

1. Il tema è libero.
2. E' possibile inviare soltanto una poesia;
3. La poesia non può superare due pagine in formato A4.
4. Le poesie possono essere inviate via e-mail, al teatrolabaracca@gmail.com, indicando nome e cognome, e un riferimento, oppure via posta a Teatro La Baracca, via Virginia Frosini 8, 59100, Prato. E' gradito un brevissimo curriculum. Si prega di inviare la poesia in un documento allegato al messaggio in caso di invio elettronico.
5. La partecipazione è libera e nulla è dovuto. 
6. Il termine per l'invio delle poesie è il 15 marzo.
7. Il vincitore sarà proclamato sabato 18 marzo, alle ore 21, nell'ambito della Festa della Poesia.

Si ricorda che l'ingresso alla Festa della Poesia è libero, ma è gradita la prenotazione.

Seguiranno aggiornamenti.

La Sinistra, dove e come?

Nello spettacolo in tournée in questi giorni dal titolo  'Dissoluzione PD', mi chiedo chi e come ricostruiranno in Italia un partito che rappresenti i tanti smarriti della Sinistra, che al momento non c'è.

E poi, quale Sinistra? Sarebbe il caso che qualcuno si mettesse seduto (ma non ai soliti 'tavoli') per chiarirsi le idee su quale partito gruppo movimento di Sinistra vuole.

La Sinistra che vuole l'economia sociale di mercato,  quella pianificata o la nazionalizzazione dell'economia? Posto che ancora, nell'economia globale, si possa ragionare in questi termini.

Glielo vogliamo chiedere, per esempio, a qualcuno dei nostri consiglieri regionali, che idee hanno al riguardo?

Una Sinistra moderata riformista (quella che è o che era la Sinistra italiana) o tendente al massimalismo, la cosiddetta estrema? Su questo punto vedo altre scissioni...

Una Sinistra che abbia le idee chiare su quali rapporti con chi (per esempio la Chiesa Cattolica); su quale cultura intenda promuovere...

Glielo vogliamo chiedere, per esempio, ai nostri parlamentari?

Cosa ne pensano gli 'scissionisti' che intendono fondare un nuovo partito, per esempio l'ancora presidente della Regione Toscana Rossi?

Per costruire una eventuale nuova forza politica a Sinistra di qualche significato in realtà mancano le figure, i personaggi di spicco, di ordine morale e politico, che possono incarnare una qualche idealità, passo essenziale per far convergere più persone in un gruppo. Molti, troppi personaggi ambiziosi, ma senza alcun spessore, testimonianza di politica e vita vera, vissuta. Solo politici di carriera e d'intrigo, e che carriera!

Io ora voglio ricordare alcune, solo alcune, caratteristiche 'storiche' della Sinistra, così, tanto per fare un breve ripasso:

1. Uguaglianza degli individui, in opposizione alle gerarchie.
2. Ripudio della guerra, e quindi fraternità fra i popoli.
3. Stato come produttore di beni pubblici e assistenziali.
4. Controllo del capitale in quanto produttore di ingiustizie.
5. Tutela del lavoratore e della lavoratrice.
6. Parità donna uomo.
7. Tutela e sviluppo del patrimonio artistico e culturale.
8. Tutela dell'ecosistema (concezione più recente, ma ugualmente valida, e fatta propria anche dalla Destra)...


martedì 21 febbraio 2017

La nuova mega-stazione elettrica a Vaiano

Qualche giorno fa Terna ha dedicato un giorno, il 10 febbraio, per spiegare il suo progetto della nuova stazione elettrica alla cittadinanza di Vaiano.

In realtà i cittadini di Vaiano non ne hanno nessun bisogno, bensì Prato e zone limitrofe, e anche Firenze con il prossimo futuro aeroporto.

Costruiranno, insomma, un altro mega elettrodotto.
Ma c'è davvero tanto bisogno di questa energia?

Sulla Calvana, invece della Torre del Vento, ormai progetto tramontato, si vedranno svettare gli elettrodotti?

Mi aspetto che tutto coloro che protestarono contro la Torre del Vento, protesteranno contro le Torri dell'Elettricità, molto più pericolose e nocive.

Per quanto mi riguarda, io che sento da lontano il rumore e gli effetti sulla mia pelle degli elettrodotti (non posso tollerare nemmeno il cosiddetto 'effetto corona'), passeggiare come ho fatto per i colli di Vaiano, sarà proibitivo.

Leggete il documento, se avete un po' di tempo:
https://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/dialogoconicittadini/stazioneelettricadivaiano.asp

Il mondo è pieno di automobili

Ieri sono andata in bici a Prato. Vado sempre in bici a Prato, che c'entra,  sono abituata al traffico, ma ieri m'è sembrato che sia...