giovedì 23 luglio 2009

Visual news from Gonfienti, the etruscan town




We publish some photos, we have token them today, so that everybody in the world can see what the Italian administration and people is able to do.


Please, help us, despite our gloriuos Past, they are ignorant, indifferent and corrupt.


One of the most important archaeological site of the Etruscans, Gonfienti, near Florence, is now covered, sealed, neglected, because it has been more convenient to build over an useless shunting centre, Italians call it Interporto, with monster-buildings. They have received a lot of money for it; nothing has been given to the ancient town, to continue the excavations and to make the site visitable.


Interporto has sealed the archaeological site, but it has been an illegal action.


We have videos and photos and documents to demostrate what happened. If you want to contact us, please write to primaveradiprato@alice.it


L'assessore etrusco


Esprimo preoccupazione per quanto affermato dall'assessore Nesi, della Cultura, riguardo agli etruschi. Afferma che 'cultura e impresa' sono simbolo della pratesità. Cosa significa? Che Interporto e Parco Archeologico possono convivere in qualche progetto markettaro uscito dal cappello di qualche manager bravissimo di multinazionale farmaceutica?

L'assessore afferma di essersi recato a Gonfienti? Ha visto che l'area archeologica è stata recintata o s'è svegliato or ora folgorato dal soffitto affrescato di Palazzo Buonamici? Si è reso conto in che condizioni sono gli scavi mentre l'ecomostro si staglia sul profilo azzurro-verde di Poggio Castiglioni? E i reperti dove sono, dove li mettono? E la kylix, gliel'hanno fatta vedere, all'assessore, la kylix?
Chieda alla signora Poggesi della Soprintendenza, forse lei sa dov'è.
Perché, invece di fare roboanti, retoriche dichiarazioni e fare operazioni-lancio di libri, non cominciate a ripulire il sito archeologico?
Assessore, forse lei è nuovo a queste cose, ma noi siamo stanchi di essere presi in giro.


Maila Ermini



DA IL TIRRENO, GIOVEDÌ, 23 LUGLIO 2009

«Voglio cominciare dagli etruschi»

Nesi anticipa le sue idee: archeologia e interporto insieme, simbolo della città


Coinvolgerò gli amici più cari Veronesi, Baricco e Colzi un manager bravissimo E su ogni progetto parleranno i cittadini

PRATO. «Ho capito che mi piace. E non era affatto scontato. Mi piace lavorare per una città e non solo per me stesso o per la mia famiglia, come è accaduto fino a ora. E’ una sensazione che mi prende piano piano. E’ l’orgoglio di chi lavora per gli altri». Edoardo Nesi, scrittore-assessore, è nel suo nuovo studio nel palazzo Buonamici, sede della Provincia. E’ lui il “colpo d’ala” della giunta Gestri ed è entrato subito in attività. Computer acceso, tavolo di cristallo già pieno di carte, grafici aperti, la segretaria che entra ed esce. Guarda il soffitto altissimo affrescato, la finestra antica che affaccia su via Ricasoli. «E’ bello» dice. Assessore come è stato il primo approccio a questa nuova attività? «Ho sentito una chiamata supplementare. Lavoro in una città che adoro e che ho capito essere in una situazione difficilissima solo entrando qui dentro. Ho parlato con tante persone e mi si è aperto un universo sconfinato. Il problema economico è già terribile, ma è aggravato dal fatto che quello di buono che hanno fatto i padri, non è di aiuto ai figli che si trovano in un mondo completamente diverso. E’ un problema di identità, di riconoscersi. E c’è un’altra questione: la velocità con la quale il cambiamento è venuto. Solo dieci anni fa i sogni di Prato erano potentissimi. Si lavorava senza porsi limiti, la crescita era pazzesca e c’era la convinzione che mai si sarebbe arrestata. Era un movimento di popolo, dove le fasi di lavorazione dei filati avvenivano ciascuna in un’azienda diversa e tutti guadagnavano: l’orditore, come il filatore, i rifinitori come quelli che trasportavano le materie prime. Funzionava tutto alla perfezione». Cosa si è rotto? «La grande Prato era tutta vera. Ma c’era anche una parte di retorica: che noi fossimo i migliori del mondo era una convinzione. Abbiamo vissuto una condizione di privilegio. Il mondo libero con il quale noi facevamo affari, protetti dai dazi, era dentro un grande cerchio che conteneva America da una parte e il Giappone dall’altra, nulla ovviamente oltre cortina, il blocco contrapposto. Poi i confini si sono dilatati, con la globalizzazione e l’orizzonte è diventato il mondo. E i nostri privilegi sono scomparsi». Di globalizzazione si parla anche nel suo ultimo libro “La storia della mia gente” in uscita tra settembre e ottobre. «Il libro è un saggio autobioagrafico, una cosa particolare, dove parlo anche del percorso imprenditoriale della mia famiglia. Mi chiedo perchè, in Italia, il concetto di globalizzazione non sia mai stato messo in discussione, né dalla destra né dalla sinistra. E’ stato indiscutibilmente un processo negativo ma il dubbio non ha mai sfiorato chi i trattati li firmava». Prato tutte le contraddizioni della globalizzazione le ha fuori porta Pistoiese. «Non bisogna confondere le cose. La produzione cinese non ha mai fatto danni a quella pratese. Sono state cose diverse, è come se i cinesi avessero prodotto computer. Però i conti con quel mondo Prato li deve fare. Certo i cinesi vivono in dodici in uno stanzone, hanno ritmi di lavoro impensabili per noi. Ma vengno da un mondo per noi sconosciuto, che è molto peggiore del nostro, qui stanno bene. Credo non si possa continuare a non avere rapporti con i loro rappresentanti. Bisogna venire a patti e non usarli come argomento elettorale». Che giudizio dà sulla Chinatown di Prato? Le piace? «Non mi piace. Dico però che se in tanti sono venuti da noi, qualcosa, questa città, deve pur aver dato alla comunità cinese. Ecco, è arrivato il momento di aprirsi e restituire altrettanto a Prato in termini di contatti e di integrazione, altrimenti non si va avanti. Potrebbero cominciare acquistando qualche pezza di tessuto che produciamo noi. E’ più cara, certo, ma anche i cinesi di Prato dovranno fare il salto nel prodotto di qualità: la concorrenza con la madre patria la sentono anche loro». Dopo l’analisi, i progetti: ha individuato una via d’uscita? «Sono qui alla ricerca di una via di sviluppo che vedo anche nella cultura, che significa fare economia. E’ un equivoco pensare alla cultura come una cosa per la quale si paga, pensare che la cultura è un costo. E’ vero solo se si fa diventare vero. Abbiamo esempi di città, anche a pochissimi chilometri di distanza, nelle quali la cultura è diventata un volano dell’economia. Non mi riferisco solo a Firenze, penso a Umbria Jazz, per esempio o ad altre manifestazioni in Italia e all’estero, attraverso le quali la cultura diventa uno straordinario accesso allo sviluppo economico». Ha già in mente qualcosa? «Gli etruschi, voglio portare gli etruschi a Prato. Come, è un progetto che ho in testa, ma bisogna che mi confronti con un altro paio di persone. Il concetto però è che bisogna valorizzare ciò che c’è. In questo caso la civiltà etrusca è la nostra storia vera, e sta solo sotto terra. Ho visitato l’area di Gonfienti all’Interporto. L’ho trovata straordinaria. E la vicinanza con la piattoforma logistica la rende un simbolo della pratesità: cultura e impresa. Coinvolgerò gli amici più cari, persone straordinarie: Sandro Veronesi, Alessandro Baricco, Alberto Colzi che è un manager bravissimo di una multinazionale farmacentica che ha fatto il Cicognini con me. Perchè c’è bisogno di idee, soprattutto quando i soldi sono pochi». Ha qualcosa da dire alla città? «Che avrò bisogno del contributo di tutti. E che nulla verrà dato per scontato: i progetti che proporrò dovranno essere sottoposti al vaglio dei cittadini. Mi metto a disposizione per qualsiasi giudizio».Cristina Orsini

martedì 21 luglio 2009

L'archeo-teatro-logia aberrante, ovvero Laris Pulenas non c'entra niente

La Soprintendenza dei Beni Archeologici della Toscana e altri enti-potere dei beni culturali toscani (tra cui la Fondazione Toscana Spettacolo emanazione di Partito Regionale) organizzano l'Archeologia Narrante (per noi più proprio ABERRANTE) che vede in passerella alcuni dei teatrantucoli più collusi col potere regionale, e anche più scadenti, i più esteticamente confusi, ideologicamente falsi e ambigui, quelli che troveranno comunque sempre udienza presso le teste sciocche, ma soprattutto nelle stanze 'alte' ; per questo possono gestire teatri e varie altre pubbliche entità .

Laris Pulenas, dramma etrusco, simbolo teatrale della battaglia per la città etrusca di Gonfienti, non poteva entrare in questa rassegna, perché l'autrice del testo ha avuto l'ardire di chiedere le dimissioni di una 'intoccabile', l'ispettrice della Soprintendenza Poggesi; perché considera la Fondazione Toscana Spettacolo un ente teatrale inutile, anzi dannoso, sia al teatro in quanto tale (la direzione fa circuitare solo 'certi' artisti e opere secondo diktat, conoscenze e ricatti), sia alle casse regionali. Insomma, è organismo funzionale soltanto al potere che rappresenta.
E poi Laris Pulenas parla di corruzione. Di potere, religioso e politico, corrotto.

Nella foto sopra, l'attore Gianfelice D'Accolti nella parte di Laris Pulenas, il giorno del debutto a Poggio Castiglioni, l'8 luglio 2008.

giovedì 16 luglio 2009

"Gonfienti muore" alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

Con piacere comunichiamo che il documentario

GONFIENTI MUORE

di Maila Ermini

sarà proiettato alla 20ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto

dal 5 al 10 ottobre 2009

presso la Sala Convegni del Museo Civico di Rovereto.

Il documentario-denuncia mostra la drammatica condizione in cui versa il sito archeologico di Gonfienti, la Città Etrusca sul Bisenzio.

Per informazioni
http://www.museocivico.rovereto.tn.it/

martedì 14 luglio 2009

La stagione teatrale 2009-2010 a La Baracca

TEATRO LA BARACCA

“SIPARIO APERTO” - Circuito regionale dei piccoli teatri della Toscana

IL TEATRO INTESO COME MILIZIA
STAGIONE TEATRALE 2009-2010
Rassegne: La memoria scomoda - Le marzocomiche - Teatro ragazzi

LA MEMORIA SCOMODA

Sabato 10 , Domenica 11 ottobre 2009
L’infanzia negata dei celestini
E’ il racconto del tristemente famoso orfanotrofio di Prato, fondato nel 1934 da padre Leonardo e chiuso nel 1966, il cui processo costituì il primo scandalo nazionale sulla triste condizione di molti orfanotrofi italiani.
scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 17, Domenica 18 ottobre 2009
Dramma intorno ai concubini di Prato
Era il 1956. Mauro Bellandi e Loriana Nunziati furono definiti ‘pubblici concubini e peccatori’ dal vescovo di Prato Pietro Fiordelli per essersi sposati col solo rito civile. Gli sposi lo denunciarono per diffamazione. Il vescovo fu condannato in primo grado e poi assolto in appello. Il processo vide l’Italia spaccata in due: chi difendeva il vescovo, sostenendo che egli aveva compiuto il suo dovere religioso, chi invece lo voleva punito, perché nella censura del prelato vedeva una crociata della Chiesa contro i matrimoni civili, tutelati dalla Costituzione.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti
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Sabato 24, Domenica 25 ottobre 2009
Vita restante di carnefice
Vita immaginaria e reale di Karl Laqua, il ‘boia di Figline’
Del ‘boia di Figline’ di Prato conosciamo la data e il luogo di nascita, che era un maggiore della Wehrmacht; la sua esistenza ‘scompare’ dopo l’eccidio. Il dramma ripercorre i fatti di Figline, e si inventa la vita del carnefice proprio sulla base di quella vicenda, studiata sui fascicoli processuali, sulle testimonianze e gli scritti. E anche ricordando la storia di chi, con quei tedeschi ultimi e terribili occupanti di Prato, venne casualmente a vivere.
Scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 7 , Domenica 8 novembre 2009
Laris Pulenas
Il sarcofago di Laris Pulenas, magistrato e forse anche aruspice, è esposto al Museo Nazionale di Tarquinia. Qui si immagina uno squarcio della sua vita, a Roma, in un periodo di completo romanizzazione dell’Etruria. Un tempo, come il nostro, carico di problematiche morali e civili con cui il sacerdote si confronta.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti
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Sabato 21, domenica 22 novembre 2009
SPETTACOLO IN VIA DI DEFINIZIONE E PRIMA NAZIONALE


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Mercoledì 31 marzo, Giovedì 1 aprile 2010
Cattivo ladrone
Il cattivo ladrone, il personaggio più dimenticato del racconto evangelico, il reietto per eccellenza, si rivolge dall'aldilà al Papa (e a tutti i potenti) rivelando un esito inaspettato della sua storia.
scritto e interpretato da Gianfelice D’Accolti
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LE MARZOCOMICHE
Sabato 27, domenica 28 febbraio 2010
Cenerentola è andata via
Una rivisitazione della vecchia favola in chiave comica e attuale. Cenerentola, ormai sposata col Principe Azzurro, stanca del suo lavoro e di essere maltrattata, decide di morire per una settimana. Attraverso un buchino, dall’Aldilà, guarda il marito e i figli, vede e registra quello che accade nella sua casa senza di lei. Dal lunedì alla domenica.
Scritto e interpretato da Maila Ermini
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Sabato 20, domenica 21 marzo 2010
La Chisciotta (e Sancio Panza operaio)
Prima nazionale
Versione moderna e al femminile del classico cervantino, dove la Chisciotta, assistita da un Sancio Panza ex-operaio tessile pratese, va in giro per il mondo a tentar di vivere i suoi ideali.
Scritto e interpretato da Maila Ermini, con Gianfelice D’Accolti.
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TEATRO RAGAZZI - PERIODO NATALIZIO
13 dicembre 2009
Pagliaccia Secca e l’albero di Natale*
Pagliaccia Secca ha il compito di costruire alberi di Natale...Ne ha tanti da costruire, di qua e di là, e il direttore Assoluto le dice di far veloce, sempre più veloce!...Ma a Pagliaccia non riesce di far presto, perché le piace stare con i bambini...Alla fine è sempre in ritardo, ma il suo albero è specialissimo, le palline contengono alcune storie e qualche sorpresa. Naturalmente ne combina di tutti i colori!
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26,27,28 dicembre 2009
Grosso...colpo della strega! (Ma è la Befana che piglia i regali a Babbo Natale?)*
Uno scherzo della Befana, oppure questa volta è accusata ingiustamente? La mattina che Babbo Natale deve partire per portare i regali, chissà perché si sveglia tardi e…non trova più i pacchetti che aveva preparato! Chi glieli ha rubati? Qualcuno accusa la Befana, sarà vero?
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1,2,3 gennaio 2010
La Befana Barbagianna
Un classico del repertorio. La Befana Barbagianna insieme alla sua assistente Miccichina, che preparano le calzette: ma qualcosa va storto a causa di qualche ospite inatteso, fra cui il Fantasma Thoperduto e la Luna. Divertentissima.
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TEATRO RAGAZZI - LE DOMENICHE A COLORI
17 e 24 gennaio
Dina, la vespina *
Dina è una vespa decisa a difendere tutte le vespe contro cui gli uomini lottano in continuazione. Gli uomini distruggono i loro alveari, mentre di notte loro dormono. E allora Dina è mandata dagli uomini a parlare. E’ una difficile missione , quella di Dina. Le cugine api sono amate, loro no, perché non producono il miele. Ma allora, a qualcosa serviranno le vespe, no? (Dai 4 anni)
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31 gennaio e 7 febbraio 2010
Pagliaccia Secca, ‘prof’ d’educazione civica *
Pagliaccia è ‘prof’ di educazione civica. Farà lezione all’Uccello Cacatone, che, indisciplinato e dispettoso com'è, sarà il primo scolaro di Pagliaccia. Ma arriveranno anche altri personaggi, come il Signor Assoluto, direttore del Circo dove lavora Pagliaccia che deve imparare le buone maniere; il Signor Spesa-Grande, che pretende addirittura di parcheggiare la sua automobile in classe, e l'incredibile curiosissimo albero Pero Però, che non vuole proprio esser di meno degli altri...Ne vedremo delle belle! (Dai 4 anni).
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14 e 21 febbraio 2010
Baco Gigi Scio’ *
Novità 2010
Baco Gigi vive nella sua mela. Un giorno però, siccome raccolgono la mela che è casa sua, finisce al mercato. Dal mercato, dove comprano la mela rossa, finisce insieme ad altri frutti. Alla fine finisce in un piatto e sta per essere mangiato…quando…E’ qui che inizia il vero BACO GIGI SCIO’! (Dai 4 anni).


Gli spettacoli contrassegnati con l’asterisco sono presentati anche in matinée per le scuole.
Costo dei biglietti Spettacoli 10 Euro; spettacoli teatro ragazzi 6 Euro.
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Teatro La Baracca via Virginia Frosini 8 - Prato
Telefoni 0574-812363 ; 3332713136
labaracca@tin.it; www.teatrolabaracca.com

domenica 12 luglio 2009

Laris


L'8 luglio 2008, ormai un anno fa, mettemmo in scena il Laris Pulenas a Poggio Castiglioni. Per non dimenticare Gonfienti.

Anche quest'anno l'abbiamo riproposto, ma l'amministrazione comunale ci ha punito severamente, come ogni amministrazione comunale punisce ormai tutti coloro che osano portare avanti qualcosa di diverso dalla linea politica ed economica convenuta (e conveniente).

La nostra battaglia per Gonfienti va avanti, a dispetto di tutte le punizioni.

E anche per sostenere un'idea di cultura che non sia televisiva, fatta di grandi nomi, di eventi spettacolari fini a se stessi, roboante segno del nulla.

Questa non è cultura, è immagine, è moda, è affari.

Perché, cari amministratori, non pensiate che abbiamo deciso di mandare al macero il nostro cervello.

giovedì 9 luglio 2009

A Prato la giunta comunale s'insedia


Ag-giuntine

Nella neo-giunta comunale pratese ci sono tre donne. E tutt'e tre con ruoli squisitamente femminili, qualcuno maligna da 'badanti'. Al personale, alla pubblica istruzione e alla comunicazione. (Quest'ultimo incarico potrebbe dar l'idea più di un'assessore-segretaria, se non fossero, alla comunicazione 'giunte' la cultura e il turismo. Quanta fatica, eh?)
Insomma come i maschi vedono le donne in politica.


Isolina Ciacci

martedì 7 luglio 2009

Denuncia per Gonfienti

Il 6 giugno 2009 un gruppo di cittadini pratesi ha presentato denuncia per lo stato dell'area archeologica di Gonfienti presso la Stazione dei Carabinieri di Prato.
La denuncia scritta è presentata nei confronti di responsabili da meglio identificare per danneggiamento, deturpazione di bellezze naturali, paesaggistici e archeologici. (Denuncia di danneggiamenti antropici ed abbandono di custodia per aree già sottoposte a provvedimenti di tutela ai fini archeologici e paesaggistici- ex D.Lgs 22/01/2004 n.42).
La denuncia è corredata da foto, rilievi, e da una memoria storica dei fatti relativi all'area archeologica di Gonfienti.

Gonfienti: a che punto è la notte.

Durante la campagna elettorale abbiamo assistito alla corsa di chi parlava per primo di Gonfienti.
Ora, dopo le elezioni, i neoeletti, sembrano correre nella stessa direzione.

Intanto tutto crolla nel più sostanziale disinteresse, nell’abbandono.

Servono misure immediate. Serie.
Non ci interessano neo-eletti-vetrina, ‘eccellenze’ che sono da politica-rotocalco. Tutto già visto.

Per questo non ci lasceremo ingannare, non crederemo a nessuno finché non riprenderanno gli scavi, non sarà messo mano a un progetto di vera riqualificazione dell’area archeologica, almeno di quel poco e triste che rimane, schiacciato fra edifici violentemente enormi e senza senso. Senza futuro.

Maila Ermini

giovedì 2 luglio 2009

Una ronda non fa primavera

RIASSUNTO DEL DECRETO SICUREZZA APPROVATO OGGI IN VIA DEFINITIVA DAL SENATO

REATO DI CLANDESTINITA': lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato violando la legge, è punito con l'ammenda da 5mila a 10mila euro e l'espulsione.

IDENTIFICAZIONE: nel provvedimento si stabilisce che il periodo massimo complessivo di trattenimento per l'identificazione non può essere superiore a 180 giorni. Il questore, in ogni caso, può eseguire l'espulsione e il respingimento anche prima della scadenza del termine, dandone comunicazione al giudice di pace.

Nel ddl sulla sicurezza, approvato in via definitiva dal Senato, troviamo anche:

RONDE 'SENZA ARMI': via libera alle 'ronde', ovvero alle associazioni volontarie dei cittadini 'a guardia' dei quartieri. I 'volontari per la sicurezza' (così sono chiamati nella legge) non potranno girare armati e svolgeranno attività di segnalazione alle forze dell'ordine, ma non di presidio del territorio. Le associazioni saranno iscritte in un apposito elenco tenuto dal prefetto e tra esse avranno la precedenza quelle costituite da ex appartenenti alle forze dell'ordine, alle forze armate e agli altri corpi dello stato. I requisiti per l'iscrizione delle associazioni negli elenchi saranno definiti con provvedimenti successivi del Viminale.

'ZONE DI SICUREZZA': un altro pacchetto di norme riguarda i reati che destano allarme sociale, prevedendo aggravanti per l'estorsione, la rapina e la truffa. L'inasprimento di pena scatta nel caso in cui gli illeciti siano compiuti in alcuni luoghi particolarmente frequentati dai cittadini come stazioni, banche, uffici postali, parchi e giardini pubblici e fermate di autobus. Si crea così una sorta di 'zone di sicurezza'. Vengono anche aggravate le pene per chi commette violenza contro i minori all'interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o formazione.

SINDACI 'SCERIFFI': più poteri ai sindaci nei casi di indebita occupazione di suolo pubblico, o quando ricorrono motivi di sicurezza pubblica. I primi cittadini potranno ordinare l'immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese dei colpevoli. Se si tratta di venditori ambulanti viene predisposta la sospensione dell'attività commerciale fino all'adempimento dell'ordine e del pagamento delle spese, o la chiusura per motivi di igiene e decoro urbano.

Sempre nel ddl sulla sicurezza, che col voto finale dell'aula Palazzo Madama è legge, ci sono:

PIU' RIGORE CONTRO LE STRAGI DEL SABATO SERA. Si inaspriscono le pene per gli automobilisti ubriachi o drogati. Il 'Fondo contro l'incidentalità notturna' servirà per l'acquisto di materiali e mezzi per le forze di polizia oltre che per campagne di sensibilizzazione. Le auto sequestrate ai proprietari fermati per eccesso di alcol e uso di droga potranno essere assegnate in custodia giudiziale agli organi di polizia, prioritariamente per la prevenzione della sicurezza della circolazione stradale.

TASSA PERMESSO SOGGIORNO: la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al versamento di un contributo il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro. Sono esclusi i casi di richiesta d'asilo e di protezione per motivi umanitari.

FONDO RIMPATRI: è istituito presso il ministero dell'Interno un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri.

CARCERE PER CHI AFFITTA A CLANDESTINI: chiunque, a titolo oneroso al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno al momento della stipula o del rinnoivo del contratto di locazione, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Ancora, tra i punti qualificanti del ddl sicurezza, che con il voto del Senato è legge, ci sono pure:

TRASFERIMENTO VALUTA: si intensificano i controlli sul trasferimento di valuta per contrastare il riciclaggio anche ai fini del finanziamento del terrorismo.

OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE: viene reintrodotto il reato abrogato nel 1999. La pena massima, per chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offende l'onore e il prestigio di un pubblico ufficiale, è di 3 anni. Vengono previste cause di non punibilità se l'incaricato di un pubblico servizio eccede i limiti delle sue attribuzioni con atti arbitrari.

REGISTRO DEI CLOCHARD: si istituisce, presso il Viminale, il Registro nazionale dei senza fissa dimora. Per i clochard viene stabilito anche l'obbligo di dimora. In base alla nuova norma i senza tetto che non avranno comunicato un domicilio all'anagrafe comunale non saranno 'in regola'.

ALBO DEI BUTTAFUORI: nasce l'albo degli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento o di spettacolo. Non ci sono pubbliche qualifiche ed è vietato l'uso di armi o di oggetti atti ad offendere e di qualunque strumento di coazione fisica. Il personale è iscritto in apposito elenco, tenuto dal prefetto competente per territorio.

DECORO URBANO E 'STRETTA' SUI WRITER. Arriva una 'stretta' per chi sporca le città o imbratta i muri. Multe fino a 500 euro per chi getta rifiuti mentre passeggia per strada. La sanzione sale fino a mille euro se i rifiuti vengono gettati da un'auto in movimento o in sosta. Per i writer che sporcano o deturpano monumenti o palazzi storici, carcere fino a un anno e multa fino a 3 mila euro. Se ad essere imbrattate saranno cose non di valore storico o artistico (come una saracinesca o un cavalcavia), sarà il giudice a decidere, a seconda dei casi, se infliggere una pena pecuniaria (fino a mille euro) o detentiva (fino a sei mesi). Multe fino a mille euro anche a chi vende bombolette spray con vernici ai minori.

Tra le altre misure, il ddl sicurezza, che con il voto del Senato oggi è legge, contiene:

CHIUSURA CENTRI ISLAM SOSPETTI. Si estende la legge Mancino sulla P2 ai centri sospettati di fare attività o propaganda terroristica. Le associazioni, i gruppi, le organizzazioni o i movimenti sospettati potranno essere sciolti. In via cautelativa, previo l'ok della magistratura. Se i reati saranno accertati il ministro dell'interno disporrà lo scioglimento definitivo.

INASPRIMENTO 41 - BIS PER BOSS PIU' ISOLATI. Per impedire che dalle carceri i boss mafiosi possano esercitare il loro potere sul territorio, i detenuti sottoposti al 41 - bis saranno destinati all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, preferibilmente in aree insulari, o comunque all'interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria. Stretta anche sui colloqui con parenti e avvocati e sull'ora d'aria.

GIRO DI VITE SU AUTISTI BUS DROGATI. Giro di vite anche per i conducenti di bus che, in servizio, verranno trovati drogati. Viene previsto che, nel caso di guida sotto l'effetto di stupefacenti, scatti la sospensione del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneita' alla guida di ciclomotori, o divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni.

SPRAY AL PEPERONCINO. Viene liberalizzata la vendita di bombolette spray urticanti per l'autodifesa. Le caratteristiche tecniche e il contenuto degli spray saranno definiti da un regolamento del Viminale di concerto con il ministero della Sanità.

Altri punti qualificanti del ddl sicurezza, diventato legge con il via libera definitivo del Senato, riguardano infine:

BAMBIBINI 'INVISIBILI'. Gli stranieri avranno l'obbligo di esibire agli uffici della pubblica amminitstrazione il permesso di soggiorno ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni e altri provvedimenti, ma anche per atti di stato civile o per accedere ai pubblici servizi. Questo provvedimento secondo l'opposizione rendera' impossibile l'iscrizione all'anagrafe per i figli dei clandestini che rischiano di diventare 'invisibili'.

STOP AI MATRIMONI DI COMODO. Lo straniero può acquistare la cittadinanza italiana quando dopo il matrimonio risieda legalmente in Italia da almeno due anni oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio, se residente all'estero. I tempi sono ridotti della metà in presenza di figli anche adottivi. Lo straniero che si vuole sposare in Italia dovrà inoltre presentare il permesso si soggiorno all'ufficiale di stato civile, oltre al nulla osta del Paese di provenienza.

NORMA ANTI - RACKET. Viene introdotto l'obbligo per gli imprenditori titolari di commesse pubbliche di denunciare le estorsioni. Se non lo fanno verranno esclusi dalla possibilità di partecipare alle gare di appalto. Per prevenire infiltrazioni nei pubblici appalti il prefetto potrà fare ispezioni nei cantieri.

NORME ANTI - ACCATTONAGGIO. Carcere fino a tre anni per chi sfruttta i minori sotto i 14 anni e decadenza della patria potestà del genitore.

RESIDENZA SOLO A CHI HA CASA 'PULITA' E 'A NORMA'. L'iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica possono dar luogo (a discrezione quindi dei competenti uffici comunali) alla verifica delle condizioni igienico - sanitarie dell'immobile in cui il richiedente intende alloggiare.

martedì 30 giugno 2009

VIA-REGIS, VIA-CRUCIS

Gelido e agghiacciante questo resoconto, come in un mosaico del tardo-impero bizantineggiante, vi si vede la teoria dei potenti che svolgono, mostrandosi in posa frontale, il loro gioco delle parti.
Lungo le ferrovie abita e muore sempre gente povera, semplice, extra-comunitaria.
DA LA REPUBBLICA, 30 giugno 2009
ROMA - Silvio Berlusconi arriva nel pomeriggio a Viareggio, la città colpita dal disastro. Accolto dalla contestazione di un gruppo di persone, con fischi e urla di "buffone". Una protesta che coinvolge alcune centinaia di persone; ci sono anche momenti di tensione coi la gente che invece lo sostiene.

La protesta contro il premier. "Sono stato al telefono finora con Bertolaso - aveva detto Berlusconi in mattinata, da Napoli - abbiamo già provveduto a trasferire i feriti più gravi negli ospedali e poi subito andrò a Viareggio a prendere in mano la situazione". Ma al suo arrivo le cose si fanno difficili. Un gruppo di cittadini presenti nella zona dell'incidente, in largo Risorgimento, non gradisce la sua presenza e gli grida a lunfo "vergogna", "vai a casa" e frasi simili. Dopo momenti di tensione tra contestatori e sostenitori, il presidente del Consiglio riceve anche degli applausi, e si dirige poi al Municipio. La visita dura circa 15 minuti. "Nel prossimo Consiglio dei ministri dichiareremo lo stato d'emergenza", annuncia il capo del governo.

Maroni elogia i soccorsi. Il ministro dell'Interno, anche lui presente sul luogo del disastro, sottolinea l'opera "dei soccorritori, e la collaborazione tra vigili del fuoco e volontari. I lavori continueranno finché non sarà completata la messa in sicurezza: credo che in giornata si comincerà il travaso del gpl". Il capo del Viminale aggiunge che "la zona è completamente in sicurezza, e costantemente controllata per evitare conseguenze". Domani, comunque, il governo riferirà alla Camera.

Il cordoglio di Napolitano. Il presidente della Repubblica in una telefonata al sindaco di Viareggio Luca Lunardini esprime i suoi sentimenti di partecipazione al dolore delle tante famiglie colpite e di vicinanza all'intera cittadinanza.

Il cordoglio del Papa. "Appresa la notizia - recita una nota del Vaticano - il sommo pontefice esprime profonda partecipazione al dolore che colpisce l'intera città e mentre assicura fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti invoca dal signore la pronta guarigione per i feriti". Il cardinale Angelo Bagnasco, numero uno dei vescovi italiani, interviene sulla vicenda: "La Chiesa è vicina, i vescovi e le comunità cristiane assicurano la preghiera per i morti i feriti e le loro famiglie. Auspico che simili episodi nn si ripetano, ma in questo momento occorre stringersi gli uni gli altri".


L'iniziativa dell'Idv. Dall'opposizione, arriva la richiesta di un approfondimento sulle cause di un incidente così devastante. Il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi, annuncia: "Chiederemo l'immediata convocazione dei vertici delle ferrovie, per un'audizione in commissione Trasporti alla Camera. Su questo disastro dovrà essere fatta piena luce".

Le altre reazioni. Per il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl), "ora bisogna evitare inutili polemiche in attesa di accertare cause e responsabilità. E' necessario fare ogni possibile sforzo per migliorare la sicurezza dei cittadini e l'efficienza del servizio ferroviario sulla strada intrapresa in questi anni". Un altro vicepresidente della Camera, la democratica Rosy Bindi, dichiara che ''è ssolutamente doveroso dare il massimo sostegno alle persone coinvolte nella tragedia. Ma occorre anche individuare con rapidità le cause e accertare le responsabilità dirette e indirette''.

L'Unione europea. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, esprime "profonda tristezza".

venerdì 26 giugno 2009

Come riempire i vuoti

A Prato il governo del Centro-Sinistra è stato punito, oltre che per la nota questione cinese, anche per alcune sue piccole scelte che testardamente ha difeso: sensi unici imposti e non discussi, uscite stradali mancate, in particolare in alcune periferie, da dove invano i cittadini inviavano firme e petizioni. Piccolezze ma che sono state determinanti. Un Centro-Sinistra non corrispondente alla realtà, duro e protervo l'ha pagata cara.
Per non parlare di politici, amministratori assenti, in alcuni casi arroganti, che mai si sono visti e uditi de visu, se non costretti dalle urgenze e chiamati a confrontarsi a furor di popolo.
Ora il nuovo potere si insedia e promette che cambierà le cose. A un primo sguardo, e certo non approfondito per mancanza di dati, i giochi appaiono quelli di sempre e a un nome si rischia di vederne sostituito un altro o poco più. Dietro il nome 'nuovo' del sindaco, s'affaccendano altri conosciuti e lavoranti invece da gran tempo, insomma affatto 'nuovi'. Vedremo nella sostanza.
I cinesi, intanto, se ne stanno più nascosti, almeno dalle mie parti, a vedere se quanto si minaccia sia burrasca o temporale.
E se, pungolati dalla nostra presunta legalità, 'finalmente' se ne andassero? Come farebbero i proprietari di tanti immobili, cosa saremmo capaci di inventarci, noi, come riempiremmo i vuoti?
Perché la legalità, che ci fa costruire capannoni e Macrolotti e Interporti, ben finanziati, al momento non sembra reggersi se non con 'quella' illegalità.
Allora come fare? Ci abbiamo pensato?
Maila

Domenico Finiguerra: sindaco a crescita zero

Ricevo da Riccardo Bonajuti e pubblico.
Vi proponiamo l’intervista a Domenico Finiguerra, sindaco virtuoso di Cassinetta di Lugagnano (MI), primo e finora unico Comune “a crescita zero” d’Italia. Un comune che non ha previsto un’estensione urbanistica del piano regolatore, e che in un contesto iper-edificato ed iper-cementificato come quello lombardo, ha deciso di anteporre il benessere dei suoi cittadini e del suo territorio ai soldi facili che l’edilizia può procurare. Un simbolo della campagna “Stop al consumo di territorio”.

di Andrea Bertaglio


Il comune di Cassinetta di Lugagnano è primo e finora unico Comune “a crescita zero” d’Italia. Gentile Domenico Finiguerra, innanzitutto grazie per la Sua disponibilità. Che cosa l’ha portata, come sindaco, a decidere di rendere Cassinetta di Lugagnano il primo comune “a crescita zero” in Italia?

Per me è stato l'amore. Si, l'amore per mio figlio. Ma non è stata una decisione solo mia. Bensì dell'intero gruppo che si è riconosciuto nella lista civica Per Cassinetta. Fermare l'espansione urbanistica e il cemento era ed è tuttora uno dei pilastri della nostra Politica. Il motivo principale sta nell'aver preso coscienza di un fatto: il territorio non è infinito e non è
riproducibile.

Una volta preso atto di questo, abbiamo adottato l'unica decisione che può concretamente contrastare il fenomeno della cementificazione selvaggia che comincia a soffocare non solo l'ambiente, l'agricoltura e il paesaggio, ma anche i cittadini. Nelle nostre discussioni, è sempre presente un interlocutore mai considerato: le generazioni future, i nostri figli.

Il consumo di territorio ha assunto nell’ultimo decennio proporzioni molto preoccupanti. Seguendo un modello di sviluppo funzionale ad una sommatoria di interessi singoli e per nulla orientato al soddisfacimento e alla salvaguardia del bene comune, il nostro Paese ha cavalcato un’urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate ad edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità).

Dinamiche complesse che però sono il risultato di un dato di fatto molto semplice: la cementificazione, oggi, non è considerata un’emergenza. Nonostante dati allarmanti e fatti concreti, il consumo di territorio non è considerato un problema.

Così, da un minuscolo comune lombardo, abbiamo deciso di lanciare un sasso nello stagno del grande dibattito italiano. Si è deciso di dire stop al consumo di territorio. Ed è stato fatto, appunto, con un’azione concreta. L’adozione di un Piano Regolatore che non prevede nessuna nuova espansione urbanistica, ma che punta tutto sul recupero dell’esistente. Una decisione che ha suscitato grande interesse, forse eccessivo.

"Occorreva ed occorre prendere atto che la terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Così, noi abbiamo cominciato a curarla. A partire dalla porzione di terra da noi amministrata". E l’adozione di un Piano Regolatore battezzato a “crescita zero”, ha fatto emergere con chiarezza l’incompatibilità e l’avversità della scelta operata rispetto al modello di sviluppo dominante. Soprattutto nella provincia di Milano.

Quali pensa che siano i vantaggi di una tale scelta, considerando il fatto che l’espansione del territorio nei piani regolatori è vista generalmente come fonte di guadagno per le casse comunali?

Il vantaggio sta nell'ipotizzare e praticare un modello alternativo. E il venir meno di ingenti introiti per oneri di urbanizzazione ci ha fatto trovare un’ Altra Politica.

Oggi i comuni versano in condizioni economiche precarie. Entrate in diminuzione e uscite in aumento producono bilanci in forte squilibrio. In assenza di una reale autonomia finanziaria, per un sindaco e la sua giunta, è sempre più difficile far quadrare i conti.

Se poi l’attività amministrativa è ispirata da manie di grandezza (molti amministratori vogliono e promettono oltre misura: palazzetti, piscine, centri civici, bowling, rotonde, eventi e appuntamenti autoreferenziali), diventa ancora più difficile trovare le risorse necessarie.

Così, grazie al combinato disposto di una legge, che consente di applicare alla parte corrente dei bilanci gli oneri di urbanizzazione e della disponibilità di territorio i comuni praticano la monetizzazione del territorio.

Un circolo vizioso che, se non interrotto, porterà al collasso intere zone/regioni urbane. Un meccanismo deleterio, che permette di finanziare i servizi ai cittadini con gli oneri di urbanizzazione, con l’edilizia, la quale produce nuovi residenti e nuove attività e quindi nuove domande di servizi, e così via, con effetti devastanti. Un meccanismo che di fatto droga i bilanci comunali, finanziando spese correnti con entrate una tantum, che prima o poi finiranno, perchè ripeto il territorio non è infinito.

"Bisogna recare beneficio alla terra data la scarsità di risorse con le quali dobbiamo misurarci tutti i giorni". Quindi il primo vantaggio, sta nell'aver interrotto questo circolo vizioso. Risparmiando la terra. Ma questa scelta oltre a recare beneficio alla terra, ha messo in moto, data la scarsità di risorse con le quali ci dobbiamo misurare tutti i giorni, sobrietà e austerità. Virtù amministrative che, dati i tempi, è sempre più
urgente reintrodurre nella pratica politica quotidiana.

Come è riuscito a convincere, se ce ne è stato bisogno, il Consiglio Comunale?

La mia maggioranza è un “monocolore”. Un monocolore per la terra. La nostra politica urbanistica ha passato tre esami. Il primo nel 2002, quando ci siamo presentati per la prima volta ottenendo il 51% dei consensi. Il secondo prima dell'approvazione del piano regolatore nel corso di un lungo processo partecipato. Il terzo nel 2007, quando dopo aver approvato il piano regolatore, gli elettori ci hanno premiato con il 62%.

Gli elettori li abbiamo convinti parlando. Illustrando e spiegando che questo modello di sviluppo non va. E che è necessario invertire la rotta. Perchè il futuro non può stare in un centro commerciale dove riversarsi nei fine settimana. Non può stare su una tangenziale. Non può stare in periferie anonime, dove le relazioni sociali sono ai
minimi termini e i rapporti umani sono come gelati: una leccata e via.

Presso Cassinetta di Lugagnano è stata presentata a livello nazionale la campagna “Stop al consumo di territorio”. Pensa che possa davvero avere successo una tale iniziativa in un Paese come l’Italia, così soggetto a cementificazione, speculazione edilizia ed abusivismo?

Me lo auguro e i segnali che ci arrivano vanno in quella direzione. Sono ormai più di diecimila gli aderenti ed oltre 200 le associazioni che promuovono iniziative sul territorio. La campagna si propone di affermare il diritto al territorio non cementificato.

“L'Italia è un paese meraviglioso” recita il manifesto nazionale. Viviamo seduti su una miniera d'oro. Ma la stiamo usando come latrina. La campagna vuole essere quel tale che arriva e dice: “Scusi, può evitare. Mi da fastidio...

Cosa pensa del “Piano casa” ideato dall’attuale governo?

Rischia di diventare l'ennesimo condono mascherato.
"Il nostro Piano Regolatore, non ha fermato l'edilizia. L'ha indirizzata verso il recupero e verso il restauro."
Quali alternative suggerirebbe, Lei, per rilanciare in modo più “sensato” il settore edilizio?

I nostri immobili sono colabrodo. Consumano 20mc di metano al mq all'anno. Se si ipotizzasse una Grande Opera Pubblica, consistente nel recupero di tutto il patrimonio edilizio esistente rendendolo più efficiente dal punto di vista energetico e nel recupero dei molti angoli deturpati del territorio italiano da ecomostri, si rilancerebbe, eccome, l'edilizia. E sarebbe un investimento per il futuro. Per il turismo, per la cultura.

Il nostro Piano Regolatore, non ha fermato l'edilizia. L'ha indirizzata verso il recupero e verso il restauro. Corti, cortili, ville, cascine, ruderi. Certo non lavorano le grandi imprese immobiliari. Ma i piccoli artigiani. Specialisti del restauro e non quelli della speculazione.

Lei ha partecipato anche al libro L’anticasta: l'Italia che funziona, con altri autori quali Maurizio Pallante e Marco Boschini. Un libro che può risollevare gli animi degli italiani…

In Italia ci sono centinaia di persone che nell'ombra sperimentano quotidianamente un nuovo modo di fare politica. Difficilmente salgono alla ribalta dei talk show televisivi. Se fossero invitati a Ballarò o a Porta a Porta, renderebbero visibile un'altra Italia. Quella che non fa della politica un esercizio tattico. Ma che utilizza il potere per cercare nuove vie e rendendole praticabili anche per gli altri. Interpretando il significato dato alla politica da Aristotele. Lavorare per il bene comune. Il libro di Marco Boschini e Michele Dotti, raccoglie queste nostre storie e le mette a disposizione. Spero davvero molti Italiani sappiano prendere spunto per appassionarsi e per trovare tempo e spazio da dedicare alla rinascita di questo paese. A proposito di Pallante e Boschini, pensa che Associazioni come quella della Decrescita felice o dei Comuni Virtuosi, con le loro proposte che vanno oltre alla mera critica di ciò che non va, possano aiutare gli enti locali nella gestione della cosa pubblica?

Le esperienza virtuose sono a disposizione. Basta cercarle, copiarle e adattarle. E non ascoltare mai i “mestieranti” della politica. Quelli che ai cittadini che vorrebbero occuparsi del loro paese, del loro quartiere o della loro città, dicono: “Eh...la politica è difficile. Enormi responsabilità. Leggi, regolamenti, normativa. Ci pensiamo noi.
Non ti preoccupare. Tu continua a guardare la TV".

giovedì 25 giugno 2009

LA GUERRA DELLE DONNE COL BURQA O I JEANS

di Ketty Areddia


MILANO - Burqa. È diventato il simbolo universale di ogni negazione dei diritti della donna, il simbolo di un popolo, l'Afhanistan, "stuprato e brutalizzato", come ha detto Margherita Boniver, sottosegretario agli Affari Esteri nel suo intervento al convegno Burqa o blue jeans: la guerra delle donne non finisce mai, tenutosi al Circolo della stampa di Milano. Proprio i blue jeans, considerati invece l'emblema dell'emancipazione occidentale, dopo una sentenza della Cassazione recentemente annullata, hanno rappresentato per le donne italiane un ennesimo affronto alla loro libertà e dignità.
"Non è concepibile in un paese che si dice democratico - ha ricordato il sottosegretario - che una donna che va a denunciare una violenza si veda derisa e non tutelata perché i blue jeans 'sono di per sé stessi una corazza'. Sono esempi di idiozia e violenza". Al convegno sui diritti delle donne del mondo partecipano quasi esclusivamente donne. E anche gli interventi sono tutti femminili, quelli di signore che hanno vissuto gli anni Settanta e le lotte del femminismo, ancora impegnate nella vita politica e sociale, come l'assessore alle Politiche sociali di Milano, Tiziana Maiolo, Daniela Brancati della Fondazione Bellisario e le giornaliste Anselma dell'Olio, moglie di Giuliano Ferrara, Vera Montanari, direttore di "Gioia" e Marina Terragni, di "IO donna".
Tutte concordano nel denunciare che le donne anche in Italia hanno poco potere. Solo il 9 per cento di Parlamento e Governo è colorato di rosa e non siede mai in posti di prestigio. "Non mi sento distante dalle donne islamiche - ha affermato la 'battagliera' Anselma dell'Olio, come l'ha definita Margherita Boniver -. Dobbiamo respingere la persecuzione della donna islamica, ma anche quella perpetrata nei nostri confronti". Dell'Olio, però attribuisce delle responsabilità alle stesse donne: "Non abbiamo il potere che meritiamo, perché non facciamo branco. Nemmeno il movimento femminista ha sfiorato il problema: spesso noi donne ci mettiamo le une contro le altre".
Non è del tutto d'accordo Daniela Brancati, che sottolinea:: "Non siamo sempre allo stesso punto. Abbiamo conquistato molto per le nostre figlie". E aggiunge: "Dobbiamo però stare attente a non cedere di un passo agli atteggiamenti o alle affermazioni maschiliste, come 'Eh, grande civiltà quella del burqa', detto con un risolino ironico".
Emma Bonino, impegnata nel Satyagraha mondiale di digiuno e non violenza, ha inviato un messaggio alle colleghe: "Dopo l'11 settembre bisogna ammettere che la globalizzazione dei diritti e della libertà e della democrazia sono l'unica condizione di stabilità e di sicurezza per tutta la comunità internazionale. Noi chiediamo una rappresentanza femminile nel provvisorio governo afgano, non come riconoscimento simbolico delle offese subite dalle donne in Afghanistan, ma come condizione necessaria per la riforma, la modernizzazione e la civilizzazione del sistema politico di quel paese".
Il digiuno "di signore troppo pasciute e satolle, che si esercitano nelle varie diete per dimagrire", è duramente criticato dalla sociologa Ida Magli: "È un affronto per i popoli che digiunano perché hanno troppo poco da mangiare". Il pensiero corre ai popoli della Somalia, della Libia, dell'Iran, dove la lapidazione delle donne adultere è sancita dalla legge. A parlarne è l'unico esponente del sesso maschile, un giornalista di Mediaset, che ottiene la parola "anche se è uomo", come precisa Tiziana Maiolo. Racconta di una donna nigeriana condannata a morte e agli arresti domiciliari, per adulterio. "Verrà lapidata - dice, ma stiamo cercando di mandare appelli da tutto il mondo al presidente della Nigeria, per salvarla".

mercoledì 24 giugno 2009

Prego, andare in bicicletta!


Aspettiamo, a Prato, dalla nuova amministrazione, nuove piste ciclabili per la mobilità quotidiana. Per raggiungere il centro dalla periferia e viceversa. Non vogliamo più sentirci assediati dai camion e dalle macchine!

Sogno: un percorso ciclabile, da Pistoia a Firenze, passante per Prato.


Qui sopra Maila durante un felice giro etrusco-maremmano in bici .

venerdì 19 giugno 2009

La Primavera riparte

Dopo la parentesi elettorale, Primavera di Prato ripartirà nel suo viaggio di elaborazione politica, di lavoro e confronto sui temi che sono alla base del nostro programma.

mercoledì 17 giugno 2009

TRA GLI SCAVI I BRIGANTI


E a Gonfienti?

Certo, se emblemi nazionali come Pompei e Brera si trovano in queste condizioni, quale futuro ci può essere per Gonfienti (ma anche per le Cascine di Tavola e per altri tesori locali!), la cui 'scoperta', per noi cittadini, è tutta da iniziare?

Quale folle cecità, ignoranza, che scarsa avvedutezza (per essere ottimisti e non dire il peggio!), ha chi ci amministra!

Il panorama culturale italiano è sconfortante, misero, tragico. E' contro questo declino del nostro tempo, contro la corruzione mentale e materiale che Primavera di Prato si batte.

La battaglia per la Gonfienti antica è una battaglia per la civiltà e il benessere, anche materiale, della Prato di oggi.


Maila


Da Il Corriere, 17 giugno 2009


L'allarme di Mario Resca e Andrea Carandini: decennidi trascuratezza, visitatori in calo. Tra gli scavi i briganti
Brera: graffiti sulle statue nella chiesa sconsacrata di Santa Maria. Corroso da decenni d’indif­ferenza politica, avvinghia­to dall’edera della burocra­zia, come una venerabile ruina il ministero dei Beni culturali «muore un po’ ogni giorno». L’ar­cheologo è mestiere che ha a che fa­re con le civiltà scomparse, e dun­que l’allarme lanciato ieri dal presi­dente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, è di quelli da tenere in conto: «Dagli anni Ottanta calano i finanziamenti al ministero, gli introiti sono la me­tà delle necessità. Senza nuove as­sunzioni tra sette anni gli uffici sa­ranno chiusi. In compenso ci sono un miliardo e 200 milioni di euro non spesi». Attenzione: «Il ministe­ro dei Beni culturali rischia di esse­re come la milza: un organo del qua­le qualcuno un giorno potrebbe ve­nirci a dire che se ne può fare an­che a meno».
Il manager, invece, è un mestiere che ha a che fare con i conti. E Ma­rio Resca, appena nominato diretto­re generale per la valorizzazione dei Beni culturali (ma bisogna dargli ri­sorse e sostegno) fa due conti: «Nel 2008 il numero di visitatori dei no­stri musei è sceso del 3,8% e il pri­mo semestre di quest’anno è ancor più in calo. Gli stranieri vengono di meno. Gli Uffizi sono precipitati al 23˚posto dei musei più visitati del mondo. Abbiamo 4 mila musei, 2.500 siti archeologici e una sola possibilità per salvarli: valorizzarli per tutelarli. Perché ho timore, anzi­tutto, per l’attuale tutela. Ma prima della mia nomina sono state raccol­te 7 mila firme contro di me». La coppia dei due maggiori re­sponsabili dei Beni culturali, ieri a Milano su invito degli Amici di Bre­ra per celebrare il secolo dalla pri­ma grande legge sulla tutela in Ita­lia (legge Rosadi del giugno 1909, ne hanno parlato anche Aldo Basset­ti, Giulio Volpe e Fabrizio Lemme al­la Biblioteca nazionale Braidense di Milano), sono pronti a combattere «anche contro i tombaroli»; ma so­no partiti con esemplare onestà dal rilievo di un «foro» in rovina: quel­lo dei Beni culturali del Belpaese.
«Viaggio in incognito nei nostri musei - racconta Resca -: i custo­di sono avanti negli anni e non valo­rizzati, non ci sono sistemi tecnolo­gici di tutela, il Colosseo chiude alle 16, il ricavato dei biglietti e delle caf­fetterie va all’erario e non al museo, non c’è la defiscalizzazione per chi investe, gli allestimenti sono puniti­vi, non c’è nemmeno il posto per se­dersi ». E poi, come nelle cronache locali del Settecento, «a Pompei ci sono ancora forme direi di 'brigan­taggio': c’è chi vende e rivende l’ac­compagnamento di gruppi di visita­tori». Pompei è uno dei due malati fuo­ri controllo (l’altro è Brera)... Eppu­re, «si imparerebbe meglio la storia romana con poche gite a Pompei re­staurata - scriveva Chateaubriand nel suo Viaggio in Italia - che con la lettura di tutte le opere antiche». Invece «ogni giorno 10 centimetri di Pompei vanno in polvere - ag­giunge Carandini -; fra trent’anni sarà scomparsa. Bisognerebbe al­meno documentarla. Ma in Italia nessuno si è mai preoccupato di re­alizzare né musei paesistici né mu­sei di città: non c’è un museo di Mi­lano, Firenze o Roma. Non c’è tute­la del paesaggio; alcuni castelli sem­brano un Tiziano in un parcheggio. Spero che il codice dei Beni cultura­li per il paesaggio possa essere vara­to per dicembre (la presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, lo attende­va dal ministro per giugno, ndr), ma il problema è raccordarsi con le Regioni. Anche il problema di Bre­ra entro dicembre va risolto: si deve partire con il risanamento».
«A Brera - gli fa eco Resca - l’allestimento è inadeguato, non è narrativo, emozionale: il 'Cristo morto' di Mantegna è messo tra al­tre opere; bisogna aumentare i visi­tatori e si può fare dando vita a una fondazione pubblica e privata che gestisca il complesso senza esauto­rare la sovrintendenza». Del resto la stessa sovrintendente di Brera, Sandrina Bandera, ha scritto una let­tera di denuncia e disponibilità su questo: «Bisogna propendere per l’ampliamento della Pinacoteca di Brera, l’attuale allestimento non è convincente specie per la pittura ve­neta e per il ’900. Erano state pro­messe delle collezioni private a Bre­ra ma non arriveranno finché la pi­nacoteca non sarà adeguata negli spazi». Carandini-Resca, comunque, co­me una coppia di settecenteschi an­tiquari, stanno scavando nelle canti­ne per tirar fuori le antichità dome­stiche e stanno facendosi strada nel labirinto delle burocrazie e delle inefficienze di una pubblica ammi­nistrazione forse non ancora scossa dal metodo Brunetta. «È bastata una nuova comunicazione per au­mentare le presenze nella settima­na dei Beni culturali del 70%; abbia­mo portato una sola opera, per giunta poco nota, come il trittico di Beffi alla National Gallery di Washington, per sensibilizzare sul terremoto in Abruzzo, e l’hanno col­locata dove negli anni Sessanta fu posta la 'Gioconda'», racconta Re­sca.
Le restituzioni delle nostre ope­re? «Le nostre opere all’estero fan­no promozione per il nostro Pae­se ».«Al Consiglio ci siamo dati uno statuto e siamo riusciti a far reintegrare nel Piano Casa la possi­bilità per i soprintendenti di porre il vincolo sui beni che si vogliono tutelare», aggiunge Carandini. «Io sono favorevole alla direzione del­la valorizzazione. Dobbiamo supe­rare il concetto di una tutela bor­ghese e arrivare a una tutela di si­stema: l’articolo 9 della Costituzio­ne non incarica lo Stato della tute­la, ma la Repubblica, quindi tutti insieme». Si deve combattere in prima persona, in ogni deposito, centro storico, museo, anche se i nostri sovrintendenti sono tra i meno pa­gati del mondo. L’Italia è, nel mon­do globale, il territorio della me­moria: da noi le prime leggi di tu­tela risalgono al Codice di Giusti­niano del 554, che alla conserva­zione dei «pubblici edifici» riser­vava la terza parte dei pubblici pro­venti.



Pierluigi Panza, 17 giugno 2009

martedì 16 giugno 2009

Acqua


Durante la campagna elettorale come candidato sindaco ho puntato molto sull'acqua di qualità dal rubinetto.

Chi ha assistito al mio comizio in piazza Duomo di giovedì 4 giugno lo può testimoniare, ci fu anche una piccola discussione con un signore del pubblico, che sosteneva che a Prato l'acqua si può bere . Sì, si può bere, ma io intendevo che è organoletticamente cattiva.

Se l'acqua fosse buona di qualità, non ci sarebbero tutti questi cassonetti pieni di bottiglie di plastica che la gente va a comprare ai supermercati; i cassonetti blu in questi giorni di caldo si riempiono nel giro di pochi giorni e, come si vede nella foto, vanno ad ammassarsi altrove.

Così semplice, così banale.

Su questo punto voglio insistere e sollecitare l'attenzione di coloro che presto saranno chiamati a governare la città.

E' un piccolo grande passo verso un ambiente più pulito e umano.

Maila Ermini

lunedì 15 giugno 2009

COMUNICATO SU GONFIENTI

In merito all'articolo di oggi su IL TIRRENO : Interporto sulla pista di decollo.

Rimango allibita di come, nell'intervista del Dott. Napolitano, la città etrusca sia messa sul banco degli imputati per il mancato sviluppo dell'area interportuale.
La Gonfienti antica si vede, ancora una volta, 'offesa' dal copioso strato-miraggio di euro-promesse.
Addirittura è confermato che la città antica sarà -insieme all'Interporto in cui ormai è confusa e inghiottita- blindata da misure anti-terroristiche. Ma l'area non doveva essere blindata per dissuadere dal commercio sessuale?
E non si dice nulla della recinzione attorno alla zona degli scavi. E' stata autorizzata?Chi controlla tutto quello che la società Interporto sta costruendo e sui modi?
Come ex-candidata sindaco della Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune e come fondatrice del gruppo politico Primavera di Prato, sollecito tutti i cittadini a tenere alta l'attenzione su quanto sta drammaticamente avvenendo attorno a questo nostro bene comune, la città etrusca sul Bisenzio, diventato ormai -nonostante l'ordine del silenzio- scandalo nazionale.
Maila Ermini

Il mondo è pieno di automobili

Ieri sono andata in bici a Prato. Vado sempre in bici a Prato, che c'entra,  sono abituata al traffico, ma ieri m'è sembrato che sia...