lunedì 4 novembre 2013

Ti Fo censura

Una volta tanto mi trovo d'accordo - un po' - con Aldo Grasso riguardo a Dario Fo e alla censura che avrebbe praticato nei suoi confronti il Vaticano, di cui oltre pubblico l'articolo.

La censura: oggi è diversa, questa censura, almeno come la vivo e l'ho vissuta io. E' l'eliminazione, è il non esserci che stabilisce il potere nei tuoi confronti. Questa è la censura oggi.
E' negarti di far parte delle residenze teatrali, il toglierti tutti i soldi, lasciarti solo, non farti lavorare.
E' l'assenza della critica nei tuoi confronti, perché non sei un teatrante potente e famoso che va in televisione.
Ma per andare in televisione devi essere in possesso di certi crismi: essere un teatrante che fa ridere, che è particolare ma non 'pericoloso', non devi toccare certi temi, eccetera. Ma sono anche permessi certi temi, come per esempio fa la Littizzetto e altri, che fanno solo finta di essere 'contro'.

E' quell'essere 'contro' che piace tanto al cliente RAI o LA7.

La censura è mettere a capo di un teatro una persona che è politicamente consenziente, per esempio, che magari fa di mestiere un'altra cosa, e poi te la ritrovi a decidere su te e sulla tua vita in qualche ufficio cultura.

La censura è quella che ci fanno i grandi teatri quando ci ignorano il lavoro, quello che personalmente ho vissuto  con il Dramma intorno ai concubini di Prato, con il Laris Pulenas - dramma 'dannato' per la mia battaglia su Gonfienti - il Cafiero Lucchesi e altre opere che non sono state 'considerate', perché fastidiose o non alla moda, e che conseguentemente i giovani 'giornalisti' o 'maestri del gusto' hanno snobbato dal loro carnet, perché è più conveniente essere lecchini proprio nei confronti dei signori dei teatri censuratori...(che però guai a dir loro che lo sono!).

La censura va a braccetto spesso con l'invidia. L'invidia aiuta e favorisce la censura, e all'incontrario. Anche per questo ci sono in giro opere mediocri, artisti mediocri. (Guai a mostrare la bravura: in Italia non è facile trovare una artista brava come Paulina Garcia in un film importante, non potrebbe esistere, la fermerebbero prima...Nei teatri italiani, e anche alla televisione, recitano attori mediocricissimi e sempre gli stessi...).

Questa è la censura, la strategia del silenzio. Quella che vissero Fo e Franca Rame alla Rai era la vecchia censura, che poteva appunto portare fortuna.
Il potere ha imparato:con la censura sopraffina di oggi nessuno fa più fortuna, anzi sei schernito e puoi fare la fame.

Infine mi preme dire che anche i colleghi di Grasso praticano censura: infatti nessun articolista del Corriere della Sera presenta o recensisce un lavoro teatrale che non sia baciato dal potere dei circuiti alti o famosi o alla moda, esattamente come fanno Il Fatto Quotidiano  o La Repubblica eccetera.  Loro stessi sono quindi i primi censuratori.


"Fo e il teatro vaticano negato - L’eterno gioco della censura


I veti sono stati la sua fortuna da quando fu epurato dalla Rai
Dario Fo: «La Chiesa mi censura». È tornata la Santa Inquisizione? È pronto un rogo per bruciare i libri dell’illustre teatrante? Il problema pare più circoscritto. Secondo Fo, il Vaticano gli avrebbe negato l’Auditorium Conciliazione di Roma dove si sarebbe dovuto tenere un suo spettacolo tratto da un libro di Franca Rame: «Ora - ha dichiarato Fo - tanti teatri a Roma vorranno lo spettacolo. Com’è successo anche quando ci hanno cacciati dalla Rai. Siamo diventati una delle compagnie che faceva i maggiori incassi in Italia». 
Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, ha chiarito: «Nessuna autorità vaticana sapeva nulla: né la proprietà dell’Auditorium, né la Segreteria di Stato, né i pontifici consigli della cultura e delle comunicazioni sociali». 
A Fo piace giocare al censurato perché sa bene che la censura, questo demone insolente e capriccioso, è stata la sua fortuna. Fin dai tempi di Canzonissima 1962, quando se ne andò dalla Rai perché una sua gag sulla sicurezza nei cantieri edili era stata censurata. Se Fo e Rame avessero continuato, forse li avremmo confusi con Alberto Lionello e Lauretta Masiero, Corrado e Raffaella Carrà. Quella censura, invece, è stata la loro fortuna. Lontano dal video, Fo ha iniziato la sua battaglia contro il «potere», praticando quel teatro politico che gli è valso persino il premio Nobel. Del resto, come ammonisce Karl Kraus, «le satire che il censore capisce vengono giustamente proibite». 
Ma Fo, ora che i media fanno a gara per ospitarlo, non si rassegna: «Ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che papa Francesco ci sta regalando». Papa Bergoglio, poer nano. Nella democratica società dello spettacolo, la censura trasforma il consumo culturale in sfida, in creatività. La censura crea la vittima, e quindi l’eroe. Gli anni d’oro del cinema hollywoodiano coincidono con quelli in cui vigeva il «codice Hays». I libri si amano quando la lettura è negata, non quando li suggeriscono le Concite in tv. 
La censura, dalle nostre parti, basta un’ombra d’ironia per sconfiggerla. E poi a Roma, caro Fo, c’è sempre a disposizione la Fondazione Teatro Valle Bene Comune, dove si può persino aggirare la Siae, sacra dispensatrice di diritti d’autore. 

(Aldo Grasso)

domenica 3 novembre 2013

"Gloria", il film

L'ho visto a Firenze, a Prato è passato solo per una settimana.
"Gloria" è un film sorprendente per la semplice storia e fattura, ma grande affresco sulla solitudine contemporanea. E' un film cileno, anche questa è una sorpresa, la storia di una donna non ancora vecchia che decide di 'riprendersi' la vita, di ritornare a sperare nonostante i fallimenti della sua esistenza.
Pur sintomo di un periodo negativo, è un film pieno di speranza e di vitalità, l'opposto de "La grande bellezza", film decadente di una Italia decadente vittima di vent'anni di inconfessata dittatura culturale e politica berlusconiana, e proprio per questo incapace di altro fuorché esercizi di stile.

Bravissima Paulina Garcia. Scene di sesso non scontate con corpi ormai non più freschi ma molto sensuali, soprattutto quello di lei. Non bella, ma erotica nel senso primo del termine.

E' il Cile dove Pinochet è scomparso per sempre, e che potrebbe essere qualsiasi altra parte del mondo.  Il mondo fagocitato dal consumismo, da facebook e da twitter,  dalle e-mail, dai telefonini, ma profondamente solo e incapace di 'svoltare'.

Ma, e proprio il film "Gloria lo dice",  ora l'ottimismo abita altrove, non in Europa.

sabato 2 novembre 2013

Solo l'ipocrisia è al lavoro

Il costo del lavoro: ecco la chiave di volta di una buona parte della crisi. 
Qualcuno lo dice da anni, ma da questo orecchio i governanti non ci sentono. Serve una vera riforma in tal senso, il resto sono soltanto chiacchiere. E non è stata certo quella dell'ex-ministro Fornero.
Anche riguardo al lavoro nero dei cinesi, vale lo stesso. 
Date la possibilità di dare lavoro senza che chi lo offre sia del tutto depredato; si metta il datore di lavoro in condizioni di essere regolare, e lo si punisca severamente se non lo fa.
In questo paese solo l'ipocrisia è davvero al lavoro.
Anche le Regioni non aiutano affatto in tal senso e fanno finta di dare incentivi quando invece incentivano soltanto la loro esistenza politica, burocratica e amministrativa.


venerdì 1 novembre 2013

Calvana e Calvanina, gran moda

Sembra che si ritorni a mangiare la carne Calvanina, di cui recentemente ho mangiato un pezzo molto allevato male e sicuramente di fretta.

Ora va tutto bene, anche la retorica localistica e la filiera corta: l'importante è che, Calvanina o Chianina è uguale, la carne abbia il suo sapore, e non ricordi piuttosto il sapore della caramella Dofour.
Si dovrebbe infatti puntare soprattutto a questo, non a spot di insipido sapore elettorale, facendo finta di curare gli affarucci provinciali...
Infatti il punto è solo questo: la carne può essere di qualsiasi posto, ma ormai è difficile mangiarla buona e quindi sana. (Certo non la si mangia buona comprandola nei supermercati di Prato, ma nemmeno dai macellai volponi che spacciano specialità che non sono...).
Il resto sono discorsi, come si dice a Prato.

Fra Torri al Vento, passeggiate e carne, la Calvana è tornata di gran moda e di molto 'chiacchierata'.

giovedì 31 ottobre 2013

Educazione sessuale e sentimentale attraverso il Decameron

Nel mio lavoro didattico teatrale con i giovani, quest'anno con il "Progetto Decameron" con un saggio a dicembre, capisco l'occasione mancata della scuola quando i prof spiegano il Boccaccio.

In genere a scuola i ragazzi leggono (1) le novelle meno pruriginose e invece saltano a piè pari quelle che potrebbero prestarsi a un discorso sessuale e sentimentale che farebbe molto bene ai ragazzi.

I miei allievi, che metteranno in scena alcune novelle, reagiscono in maniera perfettamente matura, capiscono tutto, non fanno gli stupidi eccetera.

Quindi prof smettetela di saltare quelle novelle importantissime, come Masetto, tanto per fare un esempio fra i tanti, dove la facezia sessuale denuncia un abuso da parte della società nei confronti delle donne, ancora attualissimo in alcune parti del mondo.


(1). 'Leggono' no: si teme il linguaggio trecentesco del Boccaccio e non si affronta affatto, lo si 'spiega' oppure si utilizzano le terribili semplificazioni moderne, che non fanno altro che semplificare il cervello e il linguaggio ai ragazzi. Il Decameron lo si deve assolutamente far leggere così com'è, aiutandoli nella comprensione.

L'inganno dei tirocini

Una delle balle che girano in ambito lavorativo è il 'tirocinio formativo'.
In realtà questi tirocini sono creati soprattutto per avere dipendenti a basso costo dagli enti pubblici.
La Regione Toscana ne ha appena bandito uno, dove i neo-laureati possono svolgere i loro tirocini presso le strutture della Regione.
Che cosa vanno ad imparare presso questi enti pubblici? Sostanzialmente il nulla, non certo un mestiere.

I privati non sono invece agevolati. In questa regione, contrariamente ad altre, per avere un tirocinante bisogna essere dotati una struttura di certo calibro e addirittura dipendenti a tempo indeterminato.

Insomma, l'inganno è palese, lo sfruttamento certo, l'imparare quasi nullo - in particolare nelle strutture pubbliche dove nemmeno si impara un mestiere, casomai solo quello del servilismo - e direi che i giovani non dovrebbero abboccare così facilmente.

mercoledì 30 ottobre 2013

L'uso improprio del teatro: vi svegliate ora?

Alcuni si stupiscono, fra cui i 5Stelle di Prato capeggiati da Barosco, che sia stato dato il teatro Metastasio al Signor Gori per pubblicizzare o difendere la sua idea di Torre al Vento, alla presenza di Umberto Cecchi.
Come è possibile quest'uso diciamo privato del teatro pubblico?

La domanda non è pertinente, perché il teatro si può prendere in affitto. E allora, Pratoincontra al Metastasio, addirittura con i nostri soldi?

Credo che, comunque la si voglia pensare, ci sia una domanda ancora prima da fare riguardo a tutti i teatri: perché sono in gran parte utilizzati per 'uso privato', con una programmazione dove alla base c'è la convenienza e l'amicizia, lo scambio?

Insomma, come si scelgono gli spettacoli che vengono proposti? Non sanno questi signori dei 5 Stelle, alcuni dei quali hanno il loro abbonamentino regolare al teatro pubblico che criticano, che la gestione di molti teatri è 'personalizzata'?

Ma addirittura: come si scelgono i direttori artistici, i presidenti gli attori fissi (spesso capre vere e proprie o bambini balbettanti) e via discorrendo?

Di questo bisogna farsi domande, prima di tutto.
A volte basta salire su un palco in tempo elettorale al momento giusto per  diventare, all'improvviso, direttore, direttrice, attor di benedetta compagnia...

Ma di questo non mi sembra che nessuna opposizione si chieda o se lo sia chiesto. Qui o altrove.

Insomma, si svegliano ora, e sono in ritardo di qualche anno!, seguendo la 'moda notiziaria' del momento, ma mai entrando nel merito vero, invero per farsi pubblicità e mantenere l'assetto di guerra di facciata elettorale: in realtà gli inviti impropri spesso sono in linea con il resto improprio o insolito che accade.

Prato: Esselunga fa cappotto

Con la benedizione dell'opposizione, Esselunga a Prato fa cappotto.
Costruirà il gratta-cielino al posto di Pratilia e poi, se tutto va bene ma andrà bene, avrà anche la possibilità di rinnovare il supermercato di viale Galileo.
Sarà tutto 'riqualificato'.
Con una manciata di castagne, di cocomeri e di palle grosse e visionarie (oh come eravate contenti e come le avete esaltate...) eccoci sistemati, con tanto di parcheggi e assunzioni.
Dunque la giunta Cenni contribuisce a distruggere l'economia pratese, il vero sviluppo, le piccole realtà in favore delle grandi, esattamente come ha fatto la Sinistra con Parco Prato (peraltro ora in difficoltà).


L’INVESTIMENTO LA COMMISSIONE URBANISTICA HA APPROVATO IL PRELIMINARE
Esselunga, sì al nuovo negozio di viale Galilei- In arrivo tre rotonde e venti posti di lavoro
VIA LIBERA al piano di ampliamento dell’Esselunga di viale Galilei. Il progetto preliminare è stato approvato ieri mattina in commissione urbanistica, con 5 voti favorevoli e 4 astenuti. Il progetto prevede una totale riqualificazione dell’area, anche e soprattutto a livello di viabilità, e porterà il supermercato ad avere un doppio accesso: uno per la clientela sempre su viale Galilei, l’altro esclusivamente per il carico e scarico su via Bologna. In più sarebbero previste una ventina di assunzioni, anche se non subito, visto che il negozio sarà più grandi di quello attuale.
MA ANDIAMO con ordine. L’attuale supermercato, come aveva anticipato «La Nazione», sarà demolito per lasciare posto al parcheggio, e il nuovo punto vendita sarà edificato ancora più all’interno dell’area fra via Bologna e viale Galilei. La proprietà (la Elcos spa, che affitta anche l’attuale stabile ad Esselunga) ha infatti acquisito altri tre vecchi capannoni privati semidismessi (con ingresso su via Bologna), che verranno anch’essi demoliti per lasciare spazio ad un’unica nuova struttura. Dai 1500 metri quadri di superficie attuale si passerà a circa 2300 metri quadri. Aumenteranno leggermente i volumi, passando da 30.800 metri cubi a quasi 35mila. Nel piano preliminare è previsto anche un parcheggio interrato di circa 140 posti, destinato esclusivamente ai clienti del supermercato e con ingresso da viale Galilei. Il parcheggio esterno, di altri 260 posti circa, sarà gestito da Esselunga, ma rimarrà ad uso pubblico e a disposizione della cittadinanza anche nelle ore notturne; al momento, però, non sono previsti ingressi per gli utenti del supermercato in via Bologna.
GRANDI NOVITÀ previste anche per quanto riguarda la viabilità della zona. Su viale Galilei verranno realizzate due rotonde, una all’altezza di via Marradi (al posto dell’attuale svincolo, molto pericoloso), l’altra all’altezza degli Abatoni. Inoltre verranno sistemate e messe in sicurezza la ciclabile, i marciapiedi e il manto stradale. Su via Bologna verrà realizzata una rotonda all’altezza dell’intersezione con via della Sacca, e anche qui verranno rimessi a posto strada e marciapiedi.
Il progetto ora dovrà passare il vaglio del consiglio comunale, nella prima seduta disponibile. Poi ci saranno i tempi tecnici per la presentazione e l’accoglimento di eventuali osservazioni. All’inizio del prossimo anno, se tutto procederà senza intoppi, si arriverà all’approvazione del progetto definitivo e già prima dell’estate potrebbero partire i lavori, non appena verranno ultimati quelli dell’ex Pratilia. Esselunga conta di inaugurare il punto vendita nel 2015 e, visto l’ampliamento dei locali, prevede circa una ventina di nuove assunzioni. 

Leonardo Montaleni
(La Nazione, Prato)

lunedì 28 ottobre 2013

Matteo Renzi, ovvero quando le rane chiesero un re, anzi un granduchetto

In questi giorni non si fa altro che parlare e scrivere di Matteo Renzi, ormai incoronato 'granduchetto' alla Leopolda.
Come non pensare dunque al costruttore della Leopolda, il Granduca di Toscana Leopoldo II , il Re Travicello del Giusti, che si ispirò alla favola di Esopo Le rane che chiesero un re?

Ecco, tutti questi osannanti il Matteo dovrebbero studiare di più o ripassare un po' la letteratura, se mai l'hanno percorsa. E' già spiegato tutto lì.

Al Re Travicello
piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello
e piego i ginocchi;
lo predico anch'io
cascato da Dio:
oh comodo, oh bello
un Re Travicello!

Calò nel suo regno
con molto fracasso;
le teste di legno
fan sempre del chiasso:
ma subito tacque,
e al sommo dell'acque
rimase un corbello
il Re Travicello.

Da tutto il pantano
veduto quel coso,
«È questo il Sovrano
così rumoroso? »
(s'udì gracidare).
«Per farsi fischiare
fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato
avrà la corona?
O Giove ha sbagliato,
oppur ci minchiona:
sia dato lo sfratto
al Re mentecatto,
si mandi in appello
il Re Travicello».

Tacete, tacete;
lasciate il reame,
o bestie che siete,
a un Re di legname.
Non tira a pelare,
vi lascia cantare,
non apre macello
un Re Travicello.

Là là per la reggia
dal vento portato,
tentenna, galleggia,
e mai dello Stato
non pesca nel fondo:
che scienza di mondo!
che Re di cervello
è un Re Travicello!

Se a caso s'adopra
d'intingere il capo,
vedete? di sopra
lo porta daccapo
la sua leggerezza.
Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello
a un Re Travicello.

Volete il serpente
che il sonno vi scuota?
Dormite contente
costì nella mota,
o bestie impotenti:
per chi non ha denti,
è fatto a pennello
un Re Travicello!

Un popolo pieno
di tante fortune,
può farne di meno
del senso comune.
Che popolo ammodo,
che Principe sodo,
che santo modello
un Re Travicello!

domenica 27 ottobre 2013

Resoconto dell'ultima replica di "Gaetanina Bresci" e considerazioni finali

E' andata molto bene l'ultima replica di "Gaetanina Bresci", sia per pubblico che per riuscita dello spettacolo in sé. Forse, dopo la terza replica, la meglio riuscita nel suo complesso.
Quali sono gli aspetti interessanti da sottolineare:
1. che al Teatro La Baracca vengono anche persone che non vanno mai a teatro (e questo era  già stato notato in precedenza). Forse, oltre gli argomenti, il fatto che si tratti di un piccolo teatro, di periferia, che non incute timore (?)...
2. Che il dibattito, in particolare dopo certi spettacoli, è molto gradito, se non richiesto; lo spazio piccolo aiuta poi il dibattito;
3. Che il pubblico apprezza questo nostro sforzo di perseguire questa riflessione collettiva su alcuni argomenti cittadini o meno;
4. Che se avessimo avuto la 'macchina' di un 'grande' teatro, "Gaetanina Bresci" avrebbe avuto le folle di gente a vederlo. Noi siamo piccoli e con mezzi modesti, ma il risultato è stato comunque importante;
5. Ieri sera abbiamo parlato anche dell'attualità dell'opera, in particolare relativamente alla questione 'carcere' e all'impossibilità del cambiamento politico, così come il pubblico, in particolare alcuni spettatori più sensibili, hanno rilevato;
6. Che Gaetano Bresci è molto 'amato' a Prato, e direi non solo. E anche se la maggioranza non condivide il suo gesto, esso fa riflettere sulla situazione politica e sociale, e incute rispetto e attenzione. Il mezzo scelto da Bresci per 'cambiare' il mondo non è più attuale, ma sì la sua figura viene percepita in tutto il suo 'valore' in quanto persona che credeva nelle sue idee che, pur sbagliando, ha perseguito assumendosene le conseguenze. Tutto questo, se paragonato alla modernità politica, rifulge come diamante; 
7. Molto apprezzato il fatto che io abbia scelto di parlare del padre mettendo come protagonista la figlia. Uno spettatore ha detto che questo stimolava l'interesse;
8. Abbiamo visto a teatro persone che non ci aspettavamo di vedere; e invece non abbiamo visto chi, anche per il trascorso e l'attività politica attuale, ci aspettavamo invece di vedere.
9. Sono molto orgogliosa del mio testo, della regia e anche della mia interpretazione; ma anche di Gianfelice D'Accolti,   fior d'attore e non solo,  che, dopo una faticosissima estate, mi ha sostenuto e aiutato nella messa in scena.
10. Speriamo di poterlo fare presto anche a livello cittadino e non solo, che qualcuno abbia il coraggio di ospitare Gaetanina.

Tutti i commenti del Libro del Gradimento, inclusi quelli di ieri sera:

- Splendente e confortante (G.T.)
- Una parola piccola, ma importante: grazie! (non firmato)
- Molto bello e interessante questo nuovo spettacolo: il personaggio di Gaetanina è strepitoso per  
  l'intelligenza riflessiva, l'intransigenza, lo spessore umano. Bravi! (S.B)
- Bravi! Una serata di libertà (A.B)
- Sempre in tempo a riflettere sui fatti che si sono svolti nella nostra città e che si vorrebbe dimenticare.   
  Complimenti Maila! (M.B)
- Inquietante, emozionante. Bravi! (R.C.)
- Spettacolo intenso e commovente che rispecchi e ricostruisce la storia del pratese Bresci (G.G.)
- Un bellissimo spettacolo. Complimenti davvero! (S.Q.)
- Davvero bravi gli attori, la scelta coraggiosa del soggetto ha emozionato e tenuto attenti gli spettatori.   
  Complimenti! (A.S.)
- Spettacolo gradevole ed emozionante. Complimenti (T.P.)
- Complimenti per aver trattato una storia della nostra città con bravura coinvolgendo pienamente il 
  pubblico. Bravi.
- Due bravissimi attori di primo piano (N.L)
- Bravissimi (B.F)
- Complimenti per la messa in scena e grazie per aiutarci a ricordare la nostra storia (L.F.)
- Bellissimo spettacolo!...e bellissimo teatro...(S.P.)

sabato 26 ottobre 2013

SIETE TUTTI RESPONSABILI

Basta con le multisale delle multinazionali, i grandi teatroni superfinanziati dalla partitica, i grandi gruppi o 'sistemi della 'cultura'. Non potete essere contro le multisale e poi non frequentare i piccoli cinema, i piccoli teatri - quelli pochi ancora esistenti, come il mio, che non beccano che piccolissime briciole, quando va bene. 
Tutti questi cari 'rivoluzionari', che poi si ritrovano  ad avere il culetto sopra le poltrone comode e alla moda.
Siete tutti responsabili di quello che sta accadendo alla cultura, l'assoluto declino verso il nulla insensato del 'marketing' culturale (che produce danni gravissimi all'economia).


(Da La Nazione)
CINEMA LO STORICO GESTORE: «POCHI SPETTATORI E TANTE SPESE»
«Tre sere, ventisette biglietti- Il Borsi non va più avanti»
Martedì incontro sul da farsi. «Rischiamo di chiudere»
SOLO 27 SPETTATORI nello scorso fine settimana. E con un incasso pari a 160 euro. Il cinema Borsi lancia l’allarme: «Siamo a rischio chiusura». Lo storico schermo del centro storico - di proprietà della diocesi pratese - aperto dagli anni ’30 del secolo scorso, rischia di cessare l’attività per mancanza di introiti. I biglietti venduti sarebbero calati esponenzialmente proprio negli ultimi mesi, registrando il picco lo scorso weekend: 3 spettatori venerdì, 9 sabato e 15 domenica.
«ORMAI NON viene più nessuno — dichiara amareggiato Littorio Meucci, 80 anni, gestore del Borsi dal 1° novembre del 1975 — I pratesi frequentano solo le multisale e i cinema del centro vengono dimenticati».
Da quando anche l’Eden si è modernizzato con più sale e offerte per gli spettatori, in centro storico i cinema ‘vecchio stile’ rimasti sono soltanto due: il Terminale e, appunto, il Borsi. «Per potersi mettere al passo coi tempi occorre fare degli investimenti onerosi — spiega Meucci — e a questi dobbiamo aggiungerci le bollette della luce, dell’acqua, del riscaldamento e i costi del personale. Così non riusciamo ad andare avanti».
IL FUTURO è ancora da decidere, comunque. Mercoledì scorso, durante l’incontro con la Curia, sono stati presentati i bilanci relativi agli ultimi mesi e martedì della prossima settimana probabilmente verrà presa una decisione definitiva sulla sorte di quella che rappresenta una sorta di istituzione per la nostra città.
«Siamo stati i primi — continua lo storico gestore — a programmare i cineforum, ad inserire Prato in una cultura più ampia, scegliendo proposte profondamente attuali che però i pratesi di oggi non sembrano più apprezzare. La gente se ne frega e va da un’altra parte. Non chiediamo soldi a nessuno, chiediamo solo il pubblico».
PROFONDAMENTE dispiaciuto anche il nipote di Meucci, Daniele Melani, che spesso dà una mano al nonno nella gestione del cinema. «Il Borsi fa parte del patrimonio culturale della nostra città, non possiamo permetterci di perderlo. E’ uno dei pochi cinema rimasti aperti in centro e propone una programmazione particolare, soprattutto di cinema d’autore».
IN ATTESA di conoscere la futura sorte del Borsi, non mancano le proposte: «La gestione potrebbe essere diversificata — avanza l’idea Melani — Il cinema potrebbe ospitare mostre fotografiche, iniziative culturali ed esposizioni temporanee». D’accordo anche Meucci che il 1° novembre festeggerà i 38 anni di gestione. Speriamo senza brutte sorprese.Chiara Agostini

Ultima replica di "Gaetanina Bresci"

Stasera, sabato 26 ottobre ore 21, ultima replica di "Gaetanina Bresci".

Non perdetela.

venerdì 25 ottobre 2013

A Prato il festival del giornalismo?

E' del sito Pratosfera l'idea di raccogliere le firme per realizzare a Prato il prossimo International  Journalism Festival, visto che gli organizzatori non sanno dove andare per mancanza di fondi.

Prato non è adatta ad accogliere questo festival (1), non ha le strutture che ha per esempio una città come Perugia, dove si è appena tenuto quello del 2013: Perugia è città universitaria e internazionale, abituata da tanti anni a questo genere di manifestazioni e similari. Prato no. Dovrebbe investire parecchio per farci bella figura.

Scorrendo l'ultimo programma di questo festival però mi accorgo che il giornalismo in realtà riflette poco su sé stesso e piuttosto si autocelebra (che il giornalismo non racconti la realtà è dimostrato da Pratosfera stesso, per cui il Teatro La Baracca non esiste) e, fondamentale, non dice come i giornalisti siano in realtà sfruttati, sottopagati eccetera.

http://www.festivaldelgiornalismo.com/

(1) Il nome è sbagliato per una 'rassegna' sul giornalismo.  Infatti, sul Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia, alla voce 'festival' si legge: 1. Festa popolare, con musiche, luminarie, balli all'aperto;   2. Manifestazione di carattere artistico (musica, teatro, cinema, canzoni, ecc.) per lo più periodica, della durata di più giorni, che generalmente ha il carattere di competizione.

giovedì 24 ottobre 2013

Prospettive elettorali, un dé-jà-vu

Tristissime prospettive elettorali, parliamo di ambito locale.
Ritorno di Edoardo Nesi al PD, dopo che se n'era andato per Scelta Civica; ora ritorna 'a casa' perché Scelta Civica non c'è più.
Si paventa una sua candidatura a sindaco, nonostante lui l'abbia smentita.
La Destra ci riproverà con Cenni (e con chi sennò?) ma i malumori sono altissimi, specchio ormai del disfacimento nazionale.
I comitati si agitano un pochino (Torre al Vento, Soccorso, viabilità in zona del nuovo ospedale...), questa volta per la Sinistra. Il M5S è diviso e problematicissimo al suo interno.
Vecchie storie, un déjà-vu asfissiante. Le prossime elezioni si preannunciano 'vecchie', nonostante camaleontiche presenze e giovani messi sul campo.

mercoledì 23 ottobre 2013

Presentazione video di "Gaetanina Bresci"

Ecco il video di presentazione, durata 4 minuti circa, dello spettacolo "Gaetanina Bresci".


Le donne non possono essere 'maestri'

Fra i miei allievi, in passato, c'è stato chi ha avuto imbarazzo nel dirmi 'maestro', nel senso che era stato mio allievo o allieva di teatro in tutto e per tutto.

Sul curriculum non si sapeva come definirmi.

Mentre nessuna difficoltà nel definire 'maestro' un uomo insegnante o un semplice regista o attore insegnante eccetera.

Anche nella mia passata esperienza di candidata sindaco, gli imbarazzi sono stati palesi. Mentre ero stata scelta anche per il fatto che ero 'donna', e quindi il movimento poteva dimostrare la sua emancipazione eccetera, addirittura poteva dire che ero la prima candidata sindaco donna di Prato, in realtà i maschi hanno stretto i denti nell'avermi 'sopra'.

E ancora: nei confronti di questo blog, molto letto e seguito e anche scopiazzato, non si cita mai la fonte.

Si sa, le donne possono essere solo 'maestre', insegnanti di scuola curriculare, ma mai eventualmente 'maestri' nel senso di essere guida e modello per altri.


martedì 22 ottobre 2013

Gaetano Bresci per Schopenhauer? Sublime!

Dopo il dibattito dell'altra sera terminata la recita di Gaetanina Bresci, mi sono ricordata di questo passo di Schopenhauer, con cui egli, ante rem, giudica Gaetano Bresci, e che offre a noi e a chi vuole eliminare le vie a quest'ultimo intitolate, seri spunti per riflettere:

"Vediamo talora un uomo indignarsi così profondamente di cui sia stato vittima, o fors'anche soltanto spettatore, da fare, a sangue freddo, e senza riservarsi uno scampo, il sacrificio della propria vita; per colpire con la sua vendetta l'autore del delitto. Lo vediamo spiare per lunghi anni un potente oppressore, per infine assassinarlo; e poi morire sul patibolo, come aveva previsto ed anzi quasi senza aver tentato di evitarlo, perché la vita non aveva più valore per lui se non come, per mezzo di vendetta....Considerato con diligenza nel suo spirito, questo desiderio di reagire appare ben diverso dalla brama volgare di vendetta che cerca di addolcire il dolore sofferto con lo spettacolo del dolore inflitto; la sua mira non è la vendetta, ma la punizione; in quanto vuol dare un esempio efficace per l'avvenire; senza alcuna utilità egoistica, né per il vendicatore, che ne va di mezzo, né per la società, che alla sua sicurezza provvede con le leggi. La pena è compiuta da un singolo, non dallo Stato; e non per adempimento di una legge; anzi, colpisce sempre un'azione che lo Stato non vorrebbe o non potrebbe punire, e di cui disapprova la punizione. A me sembra che un'indignazione capace di spingere l'uomo così oltre i confini dell'amor proprio, scaturisca dalla profonda coscienza di essere tutt'uno con quella volontà di vivere che si manifesta in tutti gli essere e in tutti i tempi, L'uomo allora sente che il più lontano avvenire appartiene a lui come il presente, che nulla può dunque lasciarlo indifferente. Mentre afferma una tale volontà, esige tuttavia che nello spettacolo in ci se ne manifesta l'essenza più non appaiono mostruosità così esecrabili: vuole spaventare gli scellerati futuri con l'esempio di una vendetta contro di cui non c'è difesa possibile; infatti neppure il terrore della morte può trattenere il punitore. Così la volontà di vivere, benché si affermi ancora, non si attacca più al fenomeno particolare, all'individuo; abbraccia l'idea dell'umanità esige che la manifestazione di quest'idea si conservi pura da iniquità mostruosamente abominevoli. E' questo un tratto caratteristico raro e significativo, anzi sublime; per cui la creatura umana si sacrifica, e si sforza di divenire il braccio della giustizia eterna, di cui per altro ancora disconosce la vera natura." Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, par.64, traduzione dal tedesco di  Nicola Palanga.

Perché ho lasciato la scuola di musica Verdi

Visto che qualcuno me l'ha chiesto, rispondo pubblicamente, anche perché l'anno passato c'è stata una polemica, che io stessa ho condotto sugli aumenti delle rette di questa scuola.

Il motivo primo è perché avevo bisogno di un orario particolare che si adeguasse alle mie esigenze di lavoro di teatro, ma questo forse, se l'avessi chiesto, sarei riuscita a organizzarlo anche alla Verdi.

Il motivo secondo è sono voluta tornare con un maestro con cui sono trovata bene, valido, che prima appunto insegnava alla Verdi e poi non è rientrato nella riorganizzazione di qualche tempo fa ed è stato escluso dallo staff degli insegnanti.
Non perché quello che mi avevano assegnato non fosse valido, è validissimo, ma diciamo non adatto a me che cerco nello strumento, lo 'strumento' creativo; infatti io nel mio piccolo compongo musica e canzoni per il mio teatro e anche perché mi va quando mi va; alcuni insegnanti si standardizzano sui piccoli allievi e pensano che tutti hanno la stessa età o le stesse esigenze.
E' questo il difetto della scuola per gli adulti: ci si ritrova con i ragazzi e alla fine non va più bene, non va sentire le tiritere classiche, i modismi propri della vecchia scuola, le tirate di orecchi che fanno ai più piccoli perché non studiano, insomma, un sistema alla fine noioso e per nulla stimolante.
Non è ridicolo da adulti andare a scuola, anzi, ma solo se la scuola non te lo fa pesare; altrimenti diventa impossibile. Ma anche molti ragazzi si sono dichiarati smarriti, non sono debitamente seguiti nel calderone collettivo.
E poi, come per altre materie, non tutti gli strumentisti bravi sono altrettanto bravi nell'insegnare la musica.

Il motivo terzo, ma forse anche primo per cui me ne sono andata, è il costo alto per me della retta. Ma su questo ho già detto.

E poi andrebbero rivisti alcuni dettagli: la lezione di solfeggio, per esempio, collettiva di un'ora e mezza, serve poco; o anche la lezione di un'ora di strumento quando il maestro tra chiacchiere e cose varie la riduce per la metà eccetera. Basta meno, ma fatto meglio, concentrato. Gruppi più piccoli, e più attivi.

Mancano poi del tutto le sedute di suonate collettive, questo sì che servirebbe; ritrovarsi insieme a suonare, ogni tanto e nel limiti del possibile.

E' insomma tutto troppo indirizzato a favore del 'numero' degli iscritti.


lunedì 21 ottobre 2013

A Prato le fogne fanno acqua


Mentre si fanno manovrine elettorali e si sognano monumenti al vento, basta qualche forte temporale per mettere sott'acqua la città di Prato.

Il sistema fognario è disastrato, peggio che in altre città, vedi Firenze.
Nella zona ovest, stamani, non si circolava perché le strade erano fiumi. A questi periodici allagamenti è ormai soggetto il territorio della Piana almeno due volte l'anno.
La Piana è territorio a rischio alluvionale e lo si sa da secoli. Considerando la domus etrusca di Gonfienti (a proposito, come va la pulizia degli alberi infestanti?), si capisce che anche diversi secoli fa il problema dello smaltimento delle acque era 'sentito'. Ma lo potremo riconsiderare quando sarà riaperta per la visitina prossima (ci sarà?), magari condita con presenze importanti...
L'assessore Mondanelli, attuale non etrusco alla protezione civile, ha dichiarato, senza nessun problema circa un mese fa, quando a Prato abbiamo avuto un'altra piccola alluvione:

 "Possiamo dire molte cose anche giuste come la manutenzione o il fatto che abbiamo troppi sottopassi ma la realtà è che la nostra rete fognaria non è in grado di recepire una grossa quantità di acqua in poco tempo. Una situazione che non fa piacere a nessuno ma che è comune a molte altre città italiane, come Genova ad esempio. Anche intervenendo subito cercando di svuotare cìò che si era allagato non si trova soluzione perché l'acqua che si toglie va nella fognatura e da qui riesce".

Finora il problema delle fogne è un argomento che non rientra nelle cose fatte di questa né di altre giunte pratesi. Piuttosto si continua a cementificare, e quindi si rende ancora più difficile lo smaltimento delle acque senza danni...
Non ci pensano proprio ad affrontare il problema fognario; non è, come le torri al vento o le visionarie o le palle grosse, fra gli aspetti appariscenti e funzionali alla prossima tornata elettorale su cui ci si può mettere la carta dello sponsorino o sponsorone...
Si cerca di risolvere tutto mettendo i ballini di sabbia lungo gli argini, chiudendo le strade, i sottopassi, le ciclabili eccetera.

La gente nel pallone

Stamani ho visto il mio casellante preferito delle autostrade italiane senza voce, avvolto il collo dalla bandiera della Fiorentina.
Gli ho chiesto se fosse andata bene e lui, stupitissimo del fatto che io non fossi informata, mi ha detto che la Fiorentina aveva vinto la Juventus 4 a 2. Dagli occhi si capiva che non aveva dormito dalla gioia e infatti ha anche sbagliato a darmi il resto del pedaggio.

Il mondo del pallone e le sue gioie, ecco quello che del mondo mi è veramente indifferente.

Bene Benelli

Nel 1974 alla Pergola Carmelo Bene debuttò con La Cena delle Beffe di Sem Benelli, insieme alla sua attrice-schiava Lydia Mancinelli e a Gig...