venerdì 19 febbraio 2021

Verso la scuola confeziona-schiavitù


Sarà abolito l'esame scritto alla maturità,  canta oggi il neo ministro Bianchi, (quello del "Ieri sera l'ho imparato!"), in linea con  quanto dichiarato al Parlamento dal dittatore neo-liberista Draghi.

Una misura che si presenta ghiotta, liberatoria per gli studenti, ma che poi si rivela per quello che è, un preludio verso una ulteriore stretta sul loro futuro.

In questo XXI la scuola, e si sa da tempo, non deve preparare più gli uomini, ma specialisti schiavi per un futuro digitalizzato e brutale, a potenziamento del capitale. 

Di questo scenario erano state già messe le prime impalcature con la legge del 2003, l'alternanza scuola-lavoro uscita dai capelloni della Moratti e dalla legge Biagi sull'apprendistato: in buona sostanza lo studente frequenta la scuola in alcune ore e lavora in azienda per un’altra parte della giornata, ma a Draghi e chi lo ha messo in sella questo non poteva bastare, ossia al grande capitale alle imprese, e subito si è affrettato a mettere nero su bianco, accordando una accelerazione al processo di asservimento scolastico, rendendolo più marcato,  anzi più "mercato", e a tal fine ha voluto stabilirne un potenziamento dall'interno con la menzione programmatica delle scuole "pilastro" del suo governo, ossia le scuole tecniche, che devono essere rese più allettanti ed efficienti, pronte alla "forneria".

Il progetto della trasformazione scolastica, che subito parte con l'eliminazione dell'esame scritto alla maturità, che si lega al programma tecnicista, digitalista e strumentale della scuola, non incontra alcuna opposizione, e non una voce si è levata contro finora da qualche parte: primo perché non ce n'è una al Parlamento (la Meloni all'opposizione è recita, e infatti ha citato Berthold Brecht), secondo perché la pandemia autorizza lo stato di eccezione e lo trasforma in normalità: dunque si ha campo libero per fare riforme e trasformazioni radicali con apparente giustificato motivo.

Ma, banalmente, perché sarebbe così grave togliere la prova scritta dall'esame di maturità? Perché uno degli aspetti fondamentali di quell'esame è questo, che induce lo studente non solo ad approfondire certe materie, ma anche a leggere e non solo manuali, ma per esempio giornali e riviste, o ad approfondire argomenti e scrittori e pensatori o quanto altro. 

Inoltre, costretti, i ragazzi si esercitano nella scrittura, dedicano un periodo, circa due tre mesi intensi prima della prova, a praticare composizione di temi svolgendoli secondo possibili titoli, creando vari scenari.

Senza volerlo santificare, per carità, è comunque un'azione creativa, che presuppone ricerca e studio ed esercizio pratico. Attenzione. Toglierlo significa compromettere quest'azione personale di crescita, di critica e di approfondimento. Quali altre possibilità hanno gli studenti di cimentarsi così seriamente con il pensiero ragionato e con i sentimenti? Certamente non lo potranno più fare, una volta lasciata la scuola professionale, che sta tanto a cuore al signor Draghi, il quale deve provvedere a sfornare operai specializzati per l'industria!

Dove potranno scrivere imparare a formulare e comunicare i loro "pensieri", i ragazzi che lasciano la scuola con la maturità? Su whatsapp, sulle piattaforme per noi dominati che sono in mano ai potenti? Non altrove, e sempre meno a scuola dunque.

Non certo saranno indotti a scrivere una opinione su I sepolcri di Ugo Foscolo, o a fingere di scrivere opinioni sull'attualità, tutto questo non è economico, non serve, e costituisce ormai un pessimo esempio! 

Dovranno solo essere capaci di scrivere qualche frasetta sui social, scopiazzando qua e là. E conviene aggressivi, brevi e concisi. Dovranno al massimo comporre frasette per darsi appuntamento magari in un centro commerciale. O  per magari a mandare affan il principale?

Solo una piccola casta avrà la possibilità di accedere alla cultura alta, anche quella classica, in scuole precise e selezionate per la  classe dirigente destinata a domaniare. Al popolo, quello che basta e che deve.

Insomma l'esame di maturità senza prova scritta si lega perfettamente al progetto di scuola confeziona-schiavitù: e i ragazzi del popolo, chiamamoli così in maggioranza, e ciò anche riguarderà anche i figli della classe media sempre più impoverita, saranno costretti a scegliere una scuola, ancor più di oggi sulla base dell'opportunità e del lavoro, che non si curerà che distrattamente della loro formazione personale e umana, che invece dovrebbe essere anche alla base di un buon tecnico! Tutti i filosofi antichi lo sostengono, e a ragione.

Se fossero saggi e liberi, studenti e professori si dovrebbero opporre, dovrebbero manifestare contro questo facilitazione che ipocritamente il neo ministro Bianchi già preannuncia brindando alla salvezza della loro salute.

Ipocriti e disonesti.

Si tratta di un altro passo verso la distruzione della figura dello studente e del professore (c'è di mezzo anche lui, sempre più umiliano e schiavo di conseguenza), fra i quali ormai è annullata la feconda dialettica oppositiva di un tempo.

Ma, più terra terra, è la fine della scuola democratica, quella del miglioramento della qualità della vita nel suo complesso, quella che io, figlia di gente semplice e non acculturata, ho potuto sfruttare a mio vantaggio umano.

Si tratta di un altro piccolo passo verso la disumanità, in sostanza l'infelicità collettiva.

giovedì 18 febbraio 2021

Commento al discorso del "procuratore" Draghi



Mario Draghi, nuovo Presidente del Consiglio -figlio e patron della Grande Finanza- , nel suo discorso per chiedere formalmente la fiducia al governo, non fa menzione né della Costituzione Italiana, né della parola cultura.

La parola principale è transizione, trasformazione tecnologica anche della scuola, che si deve allineare agli standard europei. Bisogna finirla con gli studi classici e la filologia (per non parlare della filosofia!) e passare, tramite la valorizzazione degli istituti tecnici - per sfornare manodopera evidentemente come in Germania - , al tecnicismo e multilinguismo. Così sostiene Draghi.

Il multilinguismo è orizzontale, come è noto, non verticale. Ciò significa espansione e commercio e scambio, ed è quello che è utile,  non il pensiero, l'approfondimento.  Il multilinguismo perfetto è un mito, si può conoscere bene un'altra o più lingue straniere solo se si è padroni di una, la cosiddetta lingua-madre, che è la lingua della radice. Ogni essere umano deve avere la sua lingua-madre, o lingua-radice. Se si tende al multilinguismo si tende alla conoscenza superficiale delle lingue, e in questo modo alla madre, dopo averle tolto il cognome, si può facilmente togliere anche questa specificità, che costruisce il pensiero e quindi  la possibile libertà.

Per questo invocando il multilinguismo si è contro la donna, e quindi è evidente che è in una prospettiva distorta e falsa che Draghi introduce il discorso sulla parità di genere. Non bisogna farsi ingannare: in realtà si tratta di parità di sfruttamento e dominio, e  di utilizzo dell'ideologia femminista in senso capitalista. Le donne non si vedranno in casa e fuori in modo più rispettato e dovuto, bensì più sfruttate e malmenate e vessate. Ancora di più. 

La cosiddetta politica della parità di genere è un comodo  cuscinetto che avalla e rafforza in realtà l'oppressione della casta attuale (anche di sesso), e mentre si fa finta di inorridire e si organizzano sit-in contro la violenza, in realtà proprio quella politica confina le donne ancor più nello sfruttamento! 

Lo stesso gioco è stato compiuto per la libertà sessuale e la falsa tolleranza dell'omosessualità e simili.

Nel suo discorso Draghi parla anche di transizione ecologica, ma si tratta di un ecologismo che nasconde la volontà di digitalizzare il mondo e quindi di toglierlo alla libera trasformazione della politica e dell'economia del reale, ossia "dal basso", e probabilmente di svendere quello che rimane dell'industria italiana, vedi ENI.

Draghi sembra piuttosto un esecutore di volontà esterne e infatti parla di Europeismo e di Atlantismo, dimenticando completamente il riferimento alla nostra Costituzione, "la più bella di tutte",  e probabilmente sì perché essa pone al centro il rispetto dell'individuo e della sua cultura in senso ampio, il che non si legge nelle parole del neo-presidente.

Il suo appare il discorso di un procuratore che voglia portare a compimento la distruzione della cultura politica ed economica italiana per condurla definitivamente a una forma vassalla e in sostanza misera e sradicata.

https://ilmanifesto.it/il-discorso-integrale-di-mario-draghi-alla-ricerca-della-fiducia-in-senato/


P.S. Draghi ha poi parlato di cultura solo in risposta al discorso del senatore Pittoni della Lega, Presidente della Commissione Cultura del Senato, ma il mio commento non cambia, anzi è rafforzato dalle stesse sue parole, che menzionano, riguardo alla cultura e al suo sostegno, proprio le nuove tecnologie. Ahinoi. 

https://www.finestresullarte.info/politica/draghi-dobbiamo-sostenere-cultura-rischiamo-perdere-patrimonio?fbclid=IwAR3CQHgXvM1Y1ITp1uQFAzwz16iPbevFzyrUJiUMBjTaT04WcEnHl-nABrQ

Lager sanità

Ieri ho fatto la mammografia,  come faccio ogni due anni nel Centro di Prevenzione Oncologica di Prato.

All'arrivo, subito dopo la procedura anticovid,  sono entrata in un vortice di sgarberie:  voci perentorie, confusione, misurazioni, dichiarazioni, uso spiccio del corpo; insomma, ho capito di trovarmi un piccolo lager.

In questa situazione il quiproquo è stato, come dire, "naturale",  e nella fretta poi mi hanno mandato da una parte sbagliata. Nessun problema. Mi sono ritrovata davanti a un bel dottore che sembrava perduto nei corridoi del vecchio ospedale, e che però si è svegliato all'articolarsi della mia voce, e guardandomi profondamente, ci ha pensato parecchio su, ha detto..."Mammografia? No, qui nessuna mammografia...".

Il dottore, smarrito o indifferente, mi ha rimandato dove prima.

Mi ha ricordato un vecchio funzionario che vagava negli uffici della Prefettura Romana e di cui divenni, giovanissima, una buona conoscente per questioni di lavoro, che vagava dissociato fra i vecchi androni, entrando negli uffici degli altri per sbaglio... 

Mi sono ritrovata di nuovo fra sgarberie, fretta, nervosismi di infermieri e infermiere, tutti frettolosi.

E così sono finita davanti alla macchina, seduta davanti a me una infermiera di chissà quale paese, parlava che a malapena la capivo.

-Lei è arrivata in ritardo!

-Be', mi hanno mandata nel posto sbagliato.

-Chi è stato?

-No, niente di grave, c'è stato un fraintendimento, ma il ritardo è solo di dieci minuti, un quarto d'ora...

-Mi dica chi è stato...

-E' stata colpa mia.

Non era vero, l'ho detto per chiudere la questione, ho capito che l'infermiera era pronta a combattere con le colleghe del piano di sopra.

All'uscita, dopo l'esame, nemmeno un saluto.

-Vada nel camerino e si rivesta. La mascherina, mi raccomando! Non si dimentichi la mascherina... Avanti un'altra! Chi è qua che deve fare la mammografia?

Sono tornata a casa spaventata. Ho pensato che  fortuna essere sani, anche perché si è liberi da questo sistema disumano - che dai politici diventati capo infermieri viene così ipocritamente lodato dopo essere stato abbandonato a sé -,  e non cadere maltrattati, vessati, condotti fra dottori assenti e indifferenti e infermiere stressate, cattive (proprio come in una commedia cliché!), tutti infelici, scavati, lasciati a coltivare la più raffinata e indicibile cattiveria.

Sì, il tratto umano più diffuso fra gli umani sembra ormai essere la brutalità, e triste a chi tocca cadere nei piccoli o grandi inferni del lager sanità.

mercoledì 17 febbraio 2021

La cultura muore: La Nazione parla della Baracca

Un articolo a tutta pagina su La Nazione sul Teatro La Baracca in questo grande momento di difficoltà.

Ringrazio Anna Beltrame che firma il primo articolo e che mi ha intervistato, che ha voluto dare spazio ai problemi che i teatri e tutta la cultura sta vivendo, anzi per cui tutta la cultura muore. Il secondo articolo è mio, ed è tratto da un articolo di questo diario del 30 dicembre scorso.








Sos per La Baracca, il teatro libero di Casale

II lockdown sta mettendo in ginocchio anche quello spazio di cultura e di ricerca. Nonostante la grande tenacia di Maila Ermini

Ermini ha tre lauree, parla quattro lingue. Ha fatto l'insegnante. la traduttrice e l’interprete, é soprattutto attrice e drammaturga. E' una donna libera. tenace. appassionata. Rigorosa e onesta. A metå degli anni Novanta, dopo aver lavorato a Roma. ha deciso di tornare a Prato e far nascere un teatro. E' La Baracca di Casale, che ha costruito con l'aiuto del padre, trasformando una baracca usata dai contadini come deposito di attrezzi. Doveva essere demolita per lasciare posto a un parcheggio; in piccolo, la sorte che sarebbe toccata al Politeama, un altro teatro oggi chiuso e in

grandi difficoltå. II nome é anche un omaggio a «La Barraca», il teatro viaggiante con cui Garcia Lorca allestiva i suoi spettacoli nelle campagne della Spagna prefranchista. Da 25 anni La

Baracca non é solo un teatro, ma un presidio di libertå, un luogo di ricerca. Con il lockdown

degli spazi di cultura rischia pero la resa, Conoscendo la tempra di Maila Ermini non succederå, ma i tempi sono durissimi,

per lei e per i tanti artisti che non godono di sussidi e prote Zioni. a cui manca non solo il sostegno economico, ma soprattutto la possibilitå di fare ciò che amano e a cui hanno dedicato la vita, davanti a un pubblico in carne ed ossa.

A La Baracca sono andati in scena spettacoli a terna politico e civile, su storie scomode della città, tutti scritti e interpretati da Ermini. Qualche titolo: l’in fanzia negata dei celestini (sull'orfanotrofio scandalo negli anni '60); Dramma intorno ai concubini: Karl Laqua (sui Martiri di Figline); Prato nel Sacco; Gaetanina Bresci, mio padre i'regicide; Le tre vite del ragazzo di Tien An Men: Laris pulenas, messa in scena per porre attenZione Sulla scoperta della cittå etrusca di Gonfienti. In repertcrio anche Ie cornmedie al femminile come Matilda (testo vincito re del prestigioso Premio Fondi La pastoral' Cenerentola é andata via; bignamino dene donne; Stupida, una vita in trappola. E gli per ragazzi, spes creati rielaborando Ia tradizione bcale e i modi della commedia dell'arte. Con GianfeliceD'Acco'ti, I 'attorecon cui condivide vita e lavoro, in tutti questi  anni Maila Ermini ha portato i suoi spettacoli in giro I'ltalia, soprattutto al Nord. Centinaia e centinaia di repliche, per migliaia di pagine sctitte, di parole pensate. studiate. recitate, anche per sollecitare Ia coscienza degli spettatoti, spesso con il gusto dell'ironia. L'attrice e dramrnaturga pratese in questi mesi infiniti di lockdown sta scrivendo nuovi testi ed pronta a mettere in scena una trilogia sulIe streghe, perché é un mondo in cui c'é bisogno di dar voce a chi fuori dal Coro. La Baracca non chiuderå. non deve farlo. E Ia cittå non deve dimenticare quello spazio libero.

 

PROTAGONISTA

Ha tre lauree, é drammaturga, regista e attrice. E non si vuole arrendere

 Anna Beltrame

          

«QuegIi spettacoli on line senza carnet privi di artigli»

L'attrice: «ll teatro, reso digitale, sarà insignificante. Dove andremo a cercare l'emozione e il sentimento? E chisså se ce ne sarà ancora bisogno...». Perché attori e musicisti e ballerini e registi non Si sono ribellati ai decreti che impongono Ia loro morte e vinsignificanza, non hanno occupato i teatri come fecero gli attori col Teatro Valle a Roma, per scongiurarne la Chiusura? In quella occasione avevano un partito di Sinistra alle spalIe, che Ii proteggeva, e anche un sistema mediatico, e quindi opinione pubblica. Oggi, se rioccupassero il teatro, Ia Sinistra non starebbe certo dalla loro pane ché é proprio la parte politica piü fondamentalista sulle chiusure dei teatri a causa del Covid, come dimostra il ministro Franceschini. L 'insignificanza politica degli artisti in questo contesto drammatico é in parte ben scusata dalla precarietè delIoro lavoro intermittente, non é <<normale>> non é continuo. L’attore, il musicista, il ballerino difficilmente lavorano stabilmente in un teatro, se non per certi periodi, con qualche regista o sisterna politico locale che li protegge e che Ii porta in in tournée. La gran parte di loro non ha che deboli sindacati e politica alle spalle, che ora ha elargito una manciatina di soldi e ha finanziato progetti di teatro digitale, in sostanza umiliando gli artisti, perché il teatro digitale non 1o guarda quasi nessuno. Ma c'å altro un altro elemento che ostacola la lotta: una Componente umanissima, la rivalitå. Gli artisti fra di loro (certo non solo loro!) sono di solito nemici, perché ognuno pensa di essere l'Artista e non vuole che l’altro 10 sia. Ecco perché, dopo aver bandito questi concorsi per il teatro digitale, tutti vi si sono gettati a copofitto, preferendo questa azione piü agile con un po' di spiccioli in acquisto, piuttosto di quella che sarebbe Stata piü difficile e magra, ma certamente significativa e propria del teatro, di occuparne I luoghi salvandone il future. E poi molti hanno paura, e non tanto del virus. Se si pongono in prima persona a lottare concretamente, se fanno dichiarazioni discord, perdono tutto. Magari gli ingaggi per la pubblicitå della compagnia di assicurazioni. 

Le proteste in maschera e funerali vari celebrati nelle piazza per protestare contro le chiusure non sono serviti a niente. Nel frattempo molti singoli o compagnie o gruppi che non potranno «trasformarsi» moriranno artisticamente, e moriranno, nonostante i sussidi, che non sono sufficienti. Dopo la moria di buona parte dell’arte performative, e non solo, il teatro riaprirå i battenti, ma intanto il passo al digitale sarå stato compiuto. Fra due o tre generazioni lo spetta colo dal vivo, se non scomparso del tutto, sarå solo per pochi privilegiati, gestito da enti o sistemi centralizzati che andranno anche sulle piattaforme digitali, sulle Netflix, indifferentemente. Anche i grandi concerti rock. E con griglie e modalitå ben più rigide dell'attuale sistema. Nessuno potrå più permettersi il lusso di avere uno spazio proprio, o pensare al Teatro di Periferia.Nessuno penserà più nemmeno possibile. L'arte performativa amatoriale potrebbe estinguersi, anzi al momento é estinta, è quindi con essa anche la sua vitalità, i suoi vizi, e l’osmosi con quella professionale. Tutto finito. Del cinema non parliamo, le sale cinematografiche molto prima dei teatri potrebbero non esistere più. II teatro, reso digitale, perderå la sua carne e non sarå più munito d'artigli. Sarå insignificante. E l’emozione, il sentimento dove li andremo a cercare? Ce ne sarå ancora bisogno? Carte tornerå del tutto inoffensiva, come 10 in gran parte or mai, e solo celebrativa.

Ho provato anch'io a fare un concorso per il teatro digitale. Si chiama <<Cosi lontani, cosi vicini>>, bandito dalla Fondazione Toscana Spettacolo, con ben 10 mila euro a progetto. II mio progetto probabilmente non era un gran ché, e tuttavia anche se 10 fosse stato, mi avrebbero detto di no 10 stesso. E cosi e stato. Perché chi dissente non trova e non troverå spazio nel teatro futuro. E per me va bene cosi, anche se la mia fine é certa. Direte che sono una apocalittica, una catastrofista. Ma ho esperienza di teatro, di arte, di spazi gestiti. Sono ormai trentanni che sono qua a combattere. A questo punto la salvezza dell’arte, nelle for, me attuali, potrebbe essere affi data solo allo spettatore disgustato dall'uniformitå e dall'insensatezza di quella proposta dal futuro presente. Difficile. Si pub solo sperare che dall'annientamento dell'arte attuale forse ne risorga una ora non immaginata. Chisså che il compito oggi dell'artista non sia quello di Iasciare un filo, una traccia fine e nascosta di altri sensi e modi di espressione umana, affinché qualcuno domani li raccolga.

Attrice. regista. drammaturga

                                

               

                   

               

               

               

Sos for La Baracca, the free theater of Casale

The lockdown is also bringing that space of culture and research to its knees. Despite the great tenacity of Maila Ermini

Ermini has three degrees, speaks four languages. She was a teacher. she is the translator and interpreter, she is above all an actress and playwright. She is a free woman. tenacious. passionate. Strict and honest. In the mid-nineties, after working in Rome. she decided to return to Prato and create a theater. She is La Baracca di Casale, which she built with the help of her father, transforming a shack used by farmers as a tool shed. It had to be demolished to make way for a parking lot; in small, the fate that would befall the Politeama, another theater now closed and in great difficulties. The name is also a tribute to "La Barraca", the traveling theater with which Garcia Lorca staged his shows in the countryside of pre-Franchist Spain. For 25 years La Baracca is not just a theater, but a garrison of freedom, a place of research. With the lockdown of the spaces of culture, however, risks surrender, Knowing Maila Ermini's temperament it will not happen, but times are very hard, for her and for the many artists who do not enjoy subsidies and protections. who lack not only financial support, but above all the possibility of doing what they love and to which they have dedicated their lives, in front of a real public.

In La Baracca, political and civil triad shows were staged on uncomfortable stories of the city, all written and performed by Ermini. A few titles: the denied childhood of celestines (on the orphanage scandal in the 1960s); Drama about the concubines: Karl Laqua (on the Martyrs of Figline); Prato nel Sacco; Gaetanina Bresci, my father i'regicide; The three lives of the boy from Tien An Men: Laris pulenas, staged to focus attention on the discovery of the Etruscan city of Gonfienti. In the repertoire also the feminine cornmedie like Matilda (winning text of the prestigious Fondi Prize La pastoral 'Cenerentola is gone; bignamino dene women; Stupid, a life in trap. children, often created by reworking the BC tradition and the ways of the commedia dell'arte. With Gianfelice D'Acco'ti, the actor with whom he shares life and work, in all these years Maila Ermini led i she shows her around Italy, especially in the North. Hundreds and hundreds of repeats, for thousands of written pages, of thought out words. studied. recite, also to solicit the conscience of the spectators, often with the taste for irony. The actress and playwright from Prato in these endless months of lockdown is writing new lyrics and ready to stage a trilogy on witches, because it is a world in which there is a need to give a voice to those outside the Chorus. La Baracca will not close. he doesn't have to. And the city must not forget that free space.

 

 

 

 

PROTAGONIST

She has three degrees, she is a playwright, director and actress. And you don't want to give up

 

 "QuegIi online shows without carnet without claws"

The actress: «The theater, made digital, will be insignificant. Where will we look for the emotion and the feeling? And who knows if there will still be a need ... ". Because actors and musicians and dancers and directors did not rebel against the decrees that impose the lo- ro death or insignificance, did they not occupy the theaters as did the actors with the Teatro Valle in Rome, to avoid their closure? On that occasion they had a Left party behind them, which they protected, and also a media system, and therefore public opinion. Today, if they reoccupied the theater, the Left would certainly not stand by their bread as it is precisely the most fundamentalist political part on the closures of theaters due to Covid, as Minister Franceschini demonstrates. The political insignificance of the artists in this dramatic context is partly excused by the precariousness of Their intermittent work is not <<normal>> it is not continuous. The actor, the musician, the dancer hardly work permanently in a theater, if not for certain periods, with some director or local political system that protects them and takes them on tour. Most of them have nothing but weak unions and politics behind them, which have now given a handful of money and have funded digital theater projects, essentially humiliating the artists, because digital theater almost nobody watches. But there is another other element that hinders the struggle: a very human component, rivalry. The artists among themselves (certainly not only them!) Are usually enemies, because each thinks he is the Artist and does not want the other 10 to be. That is why, after banning these competitions for digital theater, everyone threw themselves into them, preferring this more agile action with a little change in purchase, rather than the one that would have been more difficult and lean, but certainly significant and typical of the theater, to occupy the places and save the future. And then many are afraid, and not so much of the virus. If they put themselves in the first person to fight concretely, if they make discord declarations, they lose everything. Maybe the advertising gigs for the insurance company. The disguised protests and various funerals celebrated in the square to protest against the closures did not help. In the meantime, many individuals or companies or groups who cannot "transform" will die artistically, and will die, despite the subsidies, which are not sufficient. After the death of a large part of performative art, and not only that, the theater will reopen its doors, but in the meantime the step to digital will have been made. In two or three generations it will be live, if not completely disappeared, it will be only for a privileged few, managed by centralized bodies or systems that will also go to digital platforms, to Netflix, indifferently. Even the great rock concerts. And with grids and modes much more rigid than the current system. No one will be able to afford the luxury of having their own space, or think of the Periphery Theater. Nobody will think even possible anymore. The amateur performing art could become extinct, indeed at the moment it is extinct, so with it also its vitality, its vices, and the osmosis with the professional one. All finished. We are not talking about cinema, cinemas long before theaters may no longer exist. The theater, made digital, will lose its flesh and will no longer be equipped with claws. It will be insignificant. And the emotion, the feeling, where will we go to look for them? Will it still be needed? Cards will return completely harmless, like 10 mostly now, and only celebratory. I also tried to do a competition for digital theater. It's called << So far, so close >>, banned by the Toscana Spettacolo Foundation, with 10 thousand euros per project. My project was probably not that great, and yet even if it had been, I would have been told no 10 itself. And so it was. Because those who disagree do not find and will not find space in the future theater. And that's okay for me, even if my end is certain. You will say that I am an apocalyptic, a catastrophist. But I have experience of theater, art, managed spaces. I've been fighting here for thirty years now. At this point the salvation of art, in the present forms, could only be entrusted to the viewer disgusted by the uniformity and senselessness of that proposed by the future present. Difficult. One can only hope that from the annihilation of current art perhaps an unimagined hour will rise again. Who knows that the artist's task today is not to leave a thread, a fine and hidden trace of other senses and ways of human expression, for someone to pick them up tomorrow.

 

 

 


Actress. film director, playwright

 


martedì 16 febbraio 2021

Avanti il prossimo...lockdown!

Si può scrivere senza tema di essere smentiti, che è in atto un nuovo modo di governare, repressivo e fascista, e si chiama "lockdown".

Presto ne sarà annunciato un altro, fino alla Pasqua, quando ci daranno poi un po' di via libera per la stagione buona. E così via, fino a quando servirà. Nuove varianti del virus, nuovi vaccini. Certamente fino alle prossime elezioni. E sperano di farcela, a renderci tutti totalmente schiavi, e poveri. Pochi ricchi molti poveri.

Siamo in guerra, e non è un modo di dire.

lunedì 15 febbraio 2021

Ma questo governo è legale?

Questo governo che ci terrorizza, che ci limita, che ci prescrive la vita, che la ordina, che ci chiude il mondo e ce lo apre a suo piacimento o discrezione, che basa insomma il suo potere sul terrore sanitario dettato dalla pandemia del corona-virus, è legale o, detto diversamente, è democratico?

domenica 14 febbraio 2021

Carnevale in smaschera: perché musei aperti e teatro e cinema chiusi?

Una vecchia inchiesta di Repubblica (2016) dal titolo :"Chi ci guadagna con l'arte italiana" (vedi sotto il link) può chiarire perché il ministro Franceschini ha permesso l'apertura dei musei mentre invece tenga chiusi teatri e cinema.

L'inchiesta, molto articolata, fa capire chi li gestisce, chi ci guadagna, e quindi può anche chiarire sul perché invece il ministro in questione tenga chiusi i teatri e i cinema: sul circuito delle sale cinematografiche, ormai in smantellamento, girano ormai pochi interessi economici; sul teatro non ne parliamo, essi sono irrilevanti e le persone che vi gravitano o sono tutti a busta paga o sono sottomesse alla politica.

Qui, dell'inchiesta, copio solo l'intervento di Tomaso Montanari.

"Dal danno civico alla beffa economica di TOMASO MONTANARI

 ROMA - "Il problema non è / industria sì oppure industria no /ma industria come /... /e chi guadagna, e quanto". Questi versi di Danilo Dolci (da Limone lunare. Poema per la radio dei poveri cristi, 1970) sono perfetti per descrivere sinteticamente l'enorme e spinosa questione della gestione privata del patrimonio «storico e artistico della Nazione» (art. 9 Cost.). Il problema non è privato sì o privato no: ma privato come, e chi si prende i soldi. L'inchiesta di Repubblica risponde a questa domanda, demistificando alcuni luoghi comuni.

Il primo è: “il patrimonio culturale deve sottostare alle regole del mercato”. Personalmente sono in radicale disaccordo con questo dogma (perché il fine ultimo del patrimonio è il pieno sviluppo della persona umana, un valore che non deve stare sul mercato), ma questa inchiesta ci dice che, in ogni caso, qua il mercato non c'entra. L'economia delle concessioni del patrimonio non è basata sulla libera concorrenza, ma sulla spartizione tra pochi oligopolisti con connessioni fortissime con la politica. L'uomo chiave del governo Berlusconi che, nel 2008, dimezzò in un colpo il bilancio pubblico dei musei è lo stesso che oggi presiede la matrioska che contiene la società numero uno nella classifica dei concessionari privati. Un caso? Basta scorrere i cognomi dei membri di presidenze, cda, consigli scientifici per scoprire che il gruppo dirigente di queste 'imprese' è direttamente connesso alla politica e all'amministrazione del patrimonio culturale da un efficiente sistema di porte girevoli a rotazione continua: il risultato è che i nostri maggiori musei affogano in una sabbia mobile di interessi privati, nel più completo disinteresse di chi dovrebbe garantire le regole antitrust. Un sistema così potente da riuscire a bloccare le gare, permettendo che, da anni, la torta sia spartita tra i soliti noti.

Il secondo è: “con la gestione privata i musei si modernizzano, e si aprono ai cittadini”. Dopo vent'anni abbondanti di privatizzazione all'italiana chi può davvero sostenere che qualcosa si sia modernizzato? O che i nostri musei siano diventati luoghi più accoglienti per gli italiani? Al contrario, si sono trasformati in turistifici di bassa qualità, carne da messa a reddito (privato), un tanto al chilo. E i residenti, che pagando tasse tengono in piedi la baracca? Per loro non c'è alcuna politica, anzi sono a stento tollerati.

Se a questo si somma il fatto che, contemporaneamente, lo Stato si è ritirato dal fronte della tutela, il risultato è che i nostri musei non sono più centri di produzione e redistribuzione della conoscenza (come invece il Louvre, o il British Museum, o il Prado), ma fatiscenti “discount della bellezza”, proni ad un turismo mordi e fuggi.

 Il ministro Franceschini dice che tutto ciò è inammissibile, e che lo Stato non può lasciare gli utili a questa pletora di parassiti. Lodevole intenzione: ma, nei fatti, egli ha messo le premesse perché tutto rimanga così. La sua riforma del Mibact - che in questi giorni conosce una convulsa fase due che comporta la morte della tutela archeologica e la sottomissione delle soprintendenze ai prefetti - ha separato radicalmente tutela e valorizzazione, e ha inteso quest'ultima in modo puramente commerciale (sfilate di moda nei musei, trasformazione del Colosseo in location e via di seguito). E, soprattutto, il meccanismo di reclutamento dei nuovi 'superdirettori' li sottopone direttamente alla politica, secondo un modello che ricorda molto quello del cda della Rai.

E quando la politica mette le mani sul patrimonio, il sottobosco dei concessionari tira un sospiro di sollievo: finché la rendita va, lasciala andare.

https://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/02/03/news/la_grande_rapina_ai_musei-131170754/?fbclid=IwAR0j4PsaEm7gK1BCoySJ0fadGp9SjimV8fNbMuPlEs2NBiRdL49hUmrhpc8#:~:text=Oggi%20infatti%20la%20biglietteria%20%C3%A8,arrivano%20fino%20a%204%20euro

Dal danno civico alla beffa ec

sabato 13 febbraio 2021

Teatro, cinema?, archeologia!

Tra le novità del governo Draghi c'è i il "Ministero della Transizione Digitale" con a capo mister telefono, Colao. Presto, quando e se tornerete a teatro e forse anche al cinema senza timore d'essere beccati come delinquenti, sarà come andare a visitare un sito archeologico.

Per questo sono da sempre appassionata d'archeologia, avevo capito in anticipo il mio futuro specifico e mi sono portata avanti e, anche se in materia ho combattutto battaglie perdenti, vedi Gonfienti Etrusca eccetera, mi sono comunque fatta le ossa e ora posso dire di essere preparata per condurvi con competenza nel mio sito archeologico.


Piove, Governo Drago!

Il Governo Draghi non ha opposizione. Quella della Meloni è finta o al massimo funzionale al suo partito, per raccattare qualche voto in più.

Re Francesflix è stato riconfermato, con tutto quello che ne consegue, anche per la distribuzione di soldi alla solite lobbies.

E' tornato Brunetta, come in un incubo, soprattutto per gli impiegati statali. E quindi è tornato Berlusconi. Da vecchio vincitore, con le casse molto in spolvero, da quando c'è la pandemia.

E sono stati confermati quasi tutti gli altri ministri; Lamorgese al ministero dell'inferno, vera donna dura poliziotto (ah, la parità e le quote al rosa!); Speranza, il mediocre, alla Sanità; Di Maio, il nulla agli esteri. In questo caso, come per Vanity Conte, il ministro degli esteri lo farà Draghi. Conosce tutti fuori confine ed è da tutti conosciuto. Per Draghi sarà insomma, come ritrovarsi in famiglia. O sul Britannia.




giovedì 11 febbraio 2021

Fine del M5S

Dopo il buffonesco sì a Draghi sulla piattaforma Rousseau (tanto democratica che qualcuno ha soprannominato Truffò), il M5S è finito.

Aveva avuto in questo l'ultima possibilità di riscattarsi, ma ormai si è smascherato, da solo.

Com'era obliqua la faccia di Beppe Grillo che cercava di convincere gli iscritti tramite i suoi finti discorsi in video! Una farsa anche il Ministero Green...Che cosa stanno per svendere, l'Eni ai francesi? Che triste parabola di illusioni, che tradimento assoluto.

Ora quale forza politica potrà più illudere sul futuro, sul cambiamento, sulla forza dal basso, chi avrà il coraggio, il potere di far rinascere queste macerie?

La colpa più grande è proprio il tradimento alle illusioni, alle speranze.

Ma da tempo era chiaro a cosa servisse il M5S,  a virare verso il fascio-liberismo di cui l'Europa è ormai impregnata. 

Portare la massa, condurla, stringere in pugno il consenso, e poi schiacciarla.



mercoledì 10 febbraio 2021

Un po' di cinema

 


Pillole avvelenate (1)

Se siete deboli di stomaco o offensibili non leggetemi più.

Ringrazio chi in questi difficilissimi giorni mi-ci è  vicino, si dimostra amico e coraggioso. So che non è facile. Nonè una frase fatta: non lo dimenticherò.

Naturalmente che molta gente sia impossibilitata a lavorare, o che sia sul lastrico o in vario altro pessimo modo che non sia in condizione virale, non interessa ai politici (sic!), che hanno a caro solo chi si è virussizzato o chi va a vaccinarsi. E poco interessa anche a chi ha il sederino al caldo. Pace che non c'è questo, pace che non c'è quest'altro. C'è il virus, bisogna aspettare. Ma intanto loro lavorano. Lo capisco lo capisco.

Le difficoltà che vivo, se pure le supererò, non potranno che rimanere indelebili. 

Nulla sarà più come prima, inevitabilmente. Ma proprio nulla. E' una certezza. Anche se domani il virus scomparisse, anche se domani tutto tornasse, naturalmente dall'alto con la magica bacchettona del drago, come era.

La dittatura virotica durerà ancora, probabilmente fino alle prossime finte elezioni, e lo spettacolo disgustoso del corporativismo politico di stile fascio-liberista è qualcosa di intollerabile da guardare, da sostenere, che offende tutti i cittadini, anche per chi sta al caldo, e sarà necessario darsi da fare, anche nel  piccolissimo, contro.

Whatever it takes. 

Quindi, o porci, state alla larga.


martedì 9 febbraio 2021

Io cane da guerra

In questi giorni si parla di cani anticovid, utilizzati per individuare gli infetti. Inutile dire cosa ne penso. Ho anche scritto un racconto, più volte rivisto e rimaneggiato, Io cane da guerra, che mi piacerebbe presentare presto a teatro, dove ne immagino i retroscena, anche nel tempo. Ne copio alcuni stralci.


 "Se pensate che questa sia una storia triste, vi sbagliate di grosso. Non voglio intristirvi, soprattutto in questi tempi...

Sono un cane, anzi dovrei dire una cagna ma il mio padrone ha detto non sta bene, mi ha consigliato di tenermi al maschile...Dicevo che sono un cane addestrato, un cane addestrato per la guerra.

Un cane importante, insomma. La razza la potete immaginare, una razza da guerra.

Mi hanno allenato, in questi anni, anche per individuare gli infetti e i malati, e devo dire che ne sono molto orgoglioso.

Finora mi hanno utilizzato  per combattere il nemico, sul campo, e ancora lo fanno, quando è necessario. Anche all'estero. In missioni segrete. Come i miei avi, da tempi immemori...

Vi racconterò la storia di qualcuno di loro, ci fu chi prese medaglie...

(...)

In questi giorni mi portano spesso all'aeroporto o alla stazione. Addirittura nelle scuole. Devo individuare gli infetti. I malati. I furbi.

Perché c'è gente, furba appunto, che prende la pasticca per abbassarsi la temperatura o cambiarsi l'odore. Ma a me non la fanno. Io annuso, e quando annuso, niente mi inganna...

All'aeroporto di B...ne ho beccati tre.  Stavano per imbarcarsi. Sembravano cascare dalle nuvole...Grazie a me li hanno portati via, credo all'ospedale o chissà dove.

I tipi malati, tra l'altro, si notano subito. Sono di solito più agitati degli altri. E questo non fa che evidenziare il loro odore, per me inconfondibile...

(...)

Devo parlare del mio padrone?  Dicono che non lo posso fare. Che è meglio di no. Ovviamente io ne sono innamorata. Altrimenti non potrei fare quello che mi costringe a volte a fare. Io per lui andrei in capo al mondo...A volte, per mettermi in mostra davanti a lui, confesso, ho fatto anche di più. Be', a dispetto del suo ordine di tacere, qualcosa vi racconterò.

(Da Io cane da guerra  di Maila Ermini).

venerdì 5 febbraio 2021

"Quando torneranno i re"

Se vivi tu, vivo anch'io

Che squallido spettacolo, tutti i politici in fila per il posto davanti a Draghi il liquidatore. E vi aspettate di risolvere qualche vostro problema, con questa gente? Che cosa volete che gliene importi che voi, magari senza lavoro, senza prospettive, la pandemia!, siete con il cucù per terra? Senza opposizione, con questo consenso e sostegno, Draghi farà poi quello che vuole o "deve". Come nelle dittature, brutalmente, tutti l'appoggeranno, perché 'se vivi tu vivo anch'io'.


giovedì 4 febbraio 2021

Mandate via Franceschini dalla Cultura

Gli artisti sono alla fame e disperati, perché il Ministro tiene caparbiamente tutta la cultura serrata - ASSURDO E ANTICOSTITUZIONALE -, non sa dare dare prospettive di alcun genere, non sappiamo quando potremo riprendere a lavorare, e si parla di riproporlo, con Draghi, come Ministro della Cultura? Ha badato piuttosto agli affari di partito, alle trame di palazzo, non alla cultura, e lo dicono, timidamente e con troppa bontà al solito, anche nello stralcio di articolo che copio sotto. Non si può servire due padroni, non tutti sono bravi come Arlecchino! Magari al prossimo doppio incarico che gli daranno, si legga Goldoni, può servire!

Alla base di tutto si percepisce il solito antico disprezzo, che non muore mai, il disprezzo per gli artisti, ora più che mai, dopo che hanno resa serva e a libro paga tutta la cultura, schiavi e sottomessi e muti. Sì, cultura, ma del potere.

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"UN POSSIBILE FRANCESCHINI TER

Già in questo governo, il Conte Due, Franceschini ha interpretato il suo ruolo al Ministero della Cultura in maniera molto politica, lasciando più spazio alle figure di sua fiducia per il disbrigo dell’operatività. Per Giuseppe Conte, Franceschini è stato per certi versi più un vicepremier che un Ministro dei Beni Culturali. Per carità, il Ministero non è stato trascurato e molti progetti sono stati portati avanti incluse le misure di ristoro a seguito della crisi pandemica, ma la sensazione è sempre stata di una sostanziale differenza tra il primo Franceschini al Collegio Romano e il secondo Franceschini. Per un motivo molto semplice: il secondo Franceschini sedeva al Collegio Romano pensando ad un altro scranno: il più alto.

UN PONTE VERSO IL QUIRINALE

La partita per il Quirinale è apertissima e i nomi in ballo sono vari. Non ultimo lo stesso Mario Draghi che potrebbe governare un anno, sistemare il paese e poi sull’onda del sostegno popolare venire eletto come Capo dello Stato. Nel gioco però Franceschini continua e continuerà ad avere un ruolo più che significativo. Per continuare ad esercitarlo difficile immaginare una posizione migliore di quella del Ministero della Cultura. Ecco perché le probabilità che Dario Franceschini resti al suo posto anche del Governo Draghi – ove questo riuscisse a comporsi – sono a nostro avviso molto molto alte.

https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2021/02/governo-draghi-mibact/?fbclid=IwAR1TXSmeUSQ9aGqzvDatapUPJmucTHBxZQ-obxZ5UcAi8x5YmRobLiVMr3I

mercoledì 3 febbraio 2021

Dov'è San Giorgio?

I 5 Stelle hanno una sola possibilità di salvarsi come Movimento: votare NO al drago arrivato al castello...del conte. 

Dal conte al drago...

Ma comunque voteranno sì Berlusconi, Salvini eccetera. E naturalmente Renzi, l'operatore MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).

Una delle peggiori favole italiane, parte seconda: ora l'Europa è a casa nostra, e il drago è pronto a sputare fuoco.

Ma si sapeva.

Dov'è San Giorgio?



martedì 2 febbraio 2021

Dimissioni per un ministro che affama gli artisti

Mandate a casa Franceschini, non è capace di gestire il suo ministero, è causa della  morte degli artisti. 

Non è stato capace di pensare a un piano di riapertura, a una ripartenza di teatri,  cinema, i luoghi della cultura. 

E basta con lo streaming, NON LO VOGLIAMO. Non lo vede nessuno.

Vogliamo fare lo spettacolo dal vivo, non dal morto.

Si può, si deve convivere con la pandemia, e non c'è niente di male a dirlo (mi risulta che l'abbia detto anche un filosofo intransigente come Galimberti, o voi che storcete il nasuccio, che se la prese a suo tempo con i cosiddetti "negazionisti" ecc. ); contro la pandemia non ci sono solo i vaccini, ma anche la prevenzione e la cura. CI SONO ANCHE QUELLE!

Basta usare il virus per restare al comando, per tenere chiuso e imbavagliato il mondo; basta snocciolare i numeri per il consenso e la "salvezza", (solo del governo, non tanto della gente che si è ammalata e morta, tanta anche per la cattiva gestione del sistema sanitario!).


Pubblico un articolo de La Nazione di oggi:

Primo Piano

Gli artisti contro il governo «Folle stop al dl Ristori»

Appello del mondo dello spettacolo: «Crisi insensata, sbloccare subito i soldi» L’attrice Cardaci: «In un anno 5.600 euro. E il piano ripartenza non c’è»

di Alessandro Belardetti ROMA Un miliardo e 800 milioni di introiti persi, 380mila lavoratori rimasti fermi per mesi e mesi, un milione e mezzo di eventi annullati e il crollo del 73% della spesa da parte degli italiani. É il bollettino di guerra del mondo dello spettacolo nei (soli) primi sei mesi del 2020: l’invasione del nuovo Coronavirus ha distrutto il settore.


In sei mesi persi 1,8 miliardi


Un miliardo e 800 milioni di perdite, 380mila lavoratori al palo mesi e mesi, 1,5 milioni di eventi annullati e il crollo del 73% della spesa degli appassionati. Sono i drammatici numeri del mondo dello spettacolo nei primi sei mesi del 2020: la pandemia ha messo in ginocchio il settore dell’intrattenimento. dell’intrattenimento. E ora anche la crisi di governo col blocco .

del nuovo decreto Ristori mette il bastone tra le ruote di cinema, teatro, televisione, musica e spettacoli vari. «Sbloccare subito le risorse per garantire la sopravvivenza di migliaia di lavoratori dello spettacolo. Le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, storicamente poco tutelati, sono tra quelli che hanno maggiormente subito gli effetti devastanti della pandemia sul lavoro, con un fermo di larga parte del settore che dura ormai da un anno», è l’appello di oltre 50 associazioni di operatori della musica e della danza, del teatro e del cinema, insieme ai sindacati del settore: artisti, autori e tecnici che «si appellano al senso di responsabilità». «Noi siamo in una situazione di imbarazzo – spiega l’attrice Giorgia Cardaci, vice presidente di Unita (Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo), 43 anni, regina delle serie tv italiane e interprete nel film ’Io, lei e Lara’ di Verdone e di ’Ex’ di Fausto Brizzi – : in un anno di pandemia dallo Stato abbiamo ricevuto 5.600 euro, così una famiglia non ci campa. Capiamo le ragioni politiche di questa crisi, ma purtroppo non coincidono con i bisogni delle famiglie italiane. I teatri sono chiusi, l’audiovisivo è ripartito ma molto azzoppato perché nonostante i protocolli, spuntano comunque focolai. La gente del settore non ce la fa più, così ci è sembrato necessario convergere tutti insieme e tirarci dietro le sigle sindacali per sostenere un’istanza importante: siamo cittadini, il Covid esiste ed è un’emergenza, ma ci aspettiamo stabilità da un governo che faccia ragionamenti lungimiranti sul mondo dello spettacolo. Invece fino adesso non si è parlato mai di sanificazione delle sale cinematografiche, di riapertura dei teatri, di un modo per aprire in sicurezza. E questo ci preoccupa: non vogliamo assistenzialismo, ma chiediamo riferimenti chiari». E l’attrice torinese che nel suo primo film è stata diretta da Lina Wertmuller conclude: «La ripartenza non può essere solo la riapertura, bisogna progettarla e attivare una campagna politica per incentivare la gente a tornare le sale. Noi di Unita non abbiamo una formula magica, ma il dialogo col Mibact c’è. Io posso ammortizzare con il mio lavoro di audiovisivo: non penso a cambiare lavoro perché ho studiato per fare l’attrice». In campo qualche proposta c’è, ma per il mondo i protocolli di sicurezza applicati al pubblico con distanziamento e tamponi, sono troppo costosi. «Una platea dimezzata nei biglietti e nei costi influisce molto – racconta l’attore e regista 51enne Francesco Bolo Rossini, consigliere di Unita –, soprattutto nelle compagnie private che vengono molto penalizzate. In termini di ripartenza siamo molto in alto mare: il ministero, che mira alla sicurezza, è comprensibile. Ci ha proposto gli spettacoli on line in streaming con piattaforme di Stato che si rivolgono ai teatri perché hanno bisogno di contenuti: è una frontiera importante, soprattutto in tema di diritti. Noi siamo pronti, ma servono tutele chiare. Anche se il teatro è un’esperienza dal vivo da 2.500 anni: si immagini di mettere in pausa lo spettacolo perché si sta bruciando il soffritto». 




E cosa dite di questa pubblicità?




lunedì 1 febbraio 2021

Prato è diventata una città di furti d'arte?

Scomparsa misteriosamente dalla Tangenziale un'opera di Bolano, poi ricollocata altrettanto misteriosamente; scomparsa dall'ex-ospedale in disfacimento la lunetta della scuola del Tintori - io non credo che sia stata distrutta, ridotta in macerie dal ruspista di turno;  oggi risulta anche scomparsa dal centro storico una installazione, "Tuttescapate" di Eleonora Santanni, che fa parte di una mostra d'arte contemporanea organizzata fra gli altri anche dal Comune. 

Ma Prato è diventata una città di furti di opere d'arte?




I comizi delle streghe

 


Una triLLogia, qui in presentazione noir: comica la prima, drammatica la seconda, tecnica mista la terza. Approfondimenti solo in privato.

Il laboratTorio

Oltre agli spettacoli e alle interviste, alla Baracca terrò un corso che ho chiamato il  IL  LABOR A TT O RIO Sarà un percorso teatrale  tec...