giovedì 13 novembre 2025

A che serve Pasolini?

In realtà non serve a molto, sembra.

I Parlamenti che lo celebrano, poi non fanno niente per gli artisti, che se sono sinceri e appassionati, vengono perseguitati oppure oscurati. Direttamente spogliati. O lasciati nel sadico oblio degli organizzatori culturali.

Gli organizzatori di entità come mostre e teatri, pur presupponendo la loro buona volontà e dispiacere, non hanno altro modo di operare se non quello di fare i pappagalli di chi li ha messi là in vetrina.

E Pasolini va sempre trattato con le mollettine. 

Infatti, se guardate bene, se osservate attentamente le manifestazioni per il 50 anni dalla morte, sono quasi tutte fuori dai teatri o edulcorate. Qualche eccezione l'ha fatta il Comune di Roma, che è stato, per ovvie ragioni, il comune più attivo.

Ma nei teatri, come opere previste nei cartelloni, praticamente zero. E chi si azzarda?

E' vero che gli stabili devono programmare molto tempo prima e quindi all'ultimo momento non si può fare, ma in realtà questa obbligatorietà è una buona scusa per non fare, per escludere, per non rischiare...(Come puntualmente mi hanno ripetuto per anni i direttori, e l'ultimo è stato il signor Civica del Metastasio che pensava non avessi esperienza di balle burocratiche, quelle che si usano per tagliare le gambe agli artisti).

In questo cinquantenario della morte, anzi dell'assassinio, c'è stato un po' di movimento, ma soprattutto editoriale, ristampe, approfondimenti criminali, articoli su riviste gialle e arancioni, di cui anche i giornali importanti hanno dato notizia per motivi di interesse editoriale o di presenzialismo di qualche figura da omaggiare.

Ricordare Pasolini dunque è servito a questo, paradossalmente, a tenere lontano lo scandalo che suscita ancora oggi la sua opera e la sua esistenza, a renderlo celebrativo, appunto, memoria da rotocalco.

(La più tenera e forse più sincera è stata l'attrice Stefania Sandrelli, anche lei l'ha voluto ricordare, il poeta abitava vicino a casa sua..).

Celebrato lui, e in pace con la coscienza e con il compitino istituzionale, si può continuare a lasciare nella loro cacca gli isolati artisti e i miseri intellettuali che minimamente tentano di essere appassionati e disinteressati nel proprio obbiettivo artistico ed ideologico. (Come insegna appunto Pasolini).

Ecco forse anche questo il senso della carta igienica che mi hanno lasciato nel giardino del teatro. (Sta ancora lì, e ci rimane).



mercoledì 12 novembre 2025

Commenti su "Intervista a Pasolini" e solidarietà

Ricevo e volentieri trascrivo questi commenti sullo spettacolo, e sulla vicenda che ne è seguita.


Ero presente alla rappresentazione di ieri sera. Maila si è presentata da sola su un palco che aveva una scenografia scarna, essenziale; così come, ci sarà spiegato dopo, richiedeva il poeta per le sue rappresentazioni teatrali. A sipario aperto, si entra subito in un clima di complicità. Quello che mi ha colpito di questo testo, è stata appunto la grande complicità, la confidenza che Maila ha mostrato fin da subito nel dialogare con Pierpaolo. Una confidenza che a sua volta il poeta le ha riconosciuto, quasi autorizzandola, come se si conoscessero, come se ci fosse stata anche Maila, lì con lui sulle dune di Sabaudia a discutere con Moravia, Dacia Maraini, Vincenzo Cerami ed Elsa Morante. E questa complicità reciproca questa autorizzazione di Pasolini a Maila, sta tutta dentro quel luogo pasoliniano che, come detto, è il teatro la baracca; luogo dove si respira una grande e autentica libertà, così come dovrebbero essere e non sono, tutti i teatri. 
Consiglio dunque , a chi non c’era e a chi vorrà, di andare a La Baracca ad assistere alla rappresentazione di questo testo (non si può chiamare spettacolo) intensa emozionante, viva, vera e con un finale rivelatore.
Che non rivelo.
E poi c’è il dibattito, fondamentale e necessario.
Luca 

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Non sono solita fare commenti sugli spettacoli. Volevo solo dire che il rito culturale su Pasolini alla Baracca è stato comunque qualcosa di esemplare. Primo perché ti aspetti altro, e poi per il testo, come qualcuno ha detto nel dibattito, davvero profondo e come dire, scientifico e poetico al tempo stesso. Aggiungo la mia solidarietà per quello che è successo.

Lella

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Signora Ermini, 

non ho visto lo spettacolo su Pasolini, ma sul giornale ho letto che hanno buttato nel giardino del teatro due rotoli di carta igienica. Sono cose da non sottovalutare. Io penso che non sia un'azione di popolo, ma di gente di certo livello culturale. Travaglio offese Renzi con la carta igienica "decorata" col volto del politico fiorentino (Renzi denunciò, ma non vinse la causa), e anche Salvini fu offeso nello stesso modo. 

D'altronde non si va in giro con la carta igienica. Bisogna corredarsi di rotoli, l'azione si fa con intenzione, si parte da casa apposta. Questo vuole dire che: 1. Pasolini fa ancora paura 2. Che chi gestisce la Baracca infastidisce.

L'Italia è, come diceva lo stesso Pasolini, un paese profondamente fascista e invidioso. Fa benissimo a denunciare, e non demorda, e con lo spettacolo su Pasolini e con l'attività teatrale che evidentemente dà fastidio. Ma è anche questo che l'arte deve fare, altrimenti fa salotto.

Alla Baracca vidi (quando potevo muovermi!) il suo meraviglioso spettacolo sui celestini e a Firenze (era all'Isolotto mi sembra) quello non meno toccante sui concubini di Prato.

Giuseppe Rossetti, Lecore

martedì 11 novembre 2025

Indagine su un rotolo di carta igienica

 
Oggi La Nazione pubblica un articolo sull'ennesimo spregio di ieri alla Baracca. Grazie al giornale e a chi ci mostra solidarietà!
Qualcuno potrebbe dire: ma sono solo due rotoli di carta igienica! Certo. Proprio per questo.
E' soltanto uno spettacolo teatrale, Pasolini, che hanno voluto attaccare? Certo, e proprio per questo. In realtà colpiscono anche me e lo spazio, che è libero.
Ho fatto il conto degli attacchi che la Baracca ha ricevuto, e siamo sull'ordine di una quindicina almeno. (Di alcuni non ho nemmeno detto: per esempio, quello in coincidenza dello spettacolo La tessera verde di un anno fa, mi rigarono il plexiglas della bacheca ed fu necessario sostituirla. Non dissi nulla per non essere accusata poi di fare la solita "vetrina"!). 
Oltre ai quattro furti subiti, di cui uno molto sospetto!
Senza contare le offese e le denigrazioni verbali alla sottoscritta, come quelle per Gonfienti, per la Camminata, per la raccolta delle firme eccetera! 
 
Non ho alcuna intenzione di muovere i rotoli di carta igienica dal Pereto, vi rimarranno chissà per quanto tempo. Perché? Perché sto svolgendo un'indagine accurata sul tipo di carta, sulla posizione dei rotoli, su come e da dove sono stati lanciati eccetera. Vi terrò informati.

lunedì 10 novembre 2025

Pasolini, e arrivano gli spregi alla Baracca

Non è la prima volta che subiamo spregi (e anche sfregi), derisioni, offese in occasione di qualche spettacolo.

Ci furono per Matilda, L'infanzia negata dei celestini; per il Dramma intorno ai concubini di Prato, Le maschie, e in altre diverse occasioni.

Stanotte qualche decerebrato ha buttato due rotoli di carta igienica (puliti, almeno!) nel Pereto. A significare che Pasolini, è cacca, che noi che lo rappresentiamo, - è di questi giorni il debutto di Intervista a Pasolini -  lo siamo eccetera.

E' così facile e vigliacco colpire, umiliare il Teatro La Baracca.

Comunque sabato 15 novembre alle ore 21,15 replichiamo.


domenica 9 novembre 2025

Intervista a Pier Paolo Pasolini fa il bis


Caro Pier Paolo,

la serata ieri è stata per me così meravigliosa che replico. 

Nonostante tu fossi contrario alle repliche, ripresento il "rito culturale" dell'Intervista a Pier Paolo Pasolini sabato 15 novembre, sempre in quel luogo un po' pasoliniano che è la Baracca. 

Ieri sera, durante il dibattito, mi sono dimenticato di dire che questa definizione fu data alla Baracca da Fulvio Silvestrini che la frequentava assiduamente (La Baracca è pasoliniana!, mi ripeteva sempre). E infatti ieri sera abbiamo dedicato lo spettacolo a lui (che sono certa conoscerai benissimo).

Ripeto la definizione "pasoliniano" con gioia ma anche con certo dolore, com'è imprescindibile.

Oggi mantenere un luogo così, con la finta indifferenza se non piuttosto il disprezzo che lo circonda, è molto difficile: qui non ci sono "successi" se non nel senso di veri accadimenti.

venerdì 7 novembre 2025

Pasolini è Vulcano

In attesa della Intervista a Pier Paolo Pasolini (sabato 8 novembre, ore 21,15 alla Baracca).

Ricordo perfettamente la mia sconcertata scoperta, vedendo al Prado diversi anni fa il quadro di Velàzquez la Fucina di Vulcano, della straordinaria rassomiglianza fra il Vulcano rappresentato dal pittore spagnolo, sebbene con la barba, e Pasolini. Ancor di più stamani, guardando come tutte le mattine il quadro del pittore olandese Bastiaen Vries che ritrae il Pasolini-Giotto dal film Decameron,  vi ho rivisto, come in una illuminazione, la stessa immagine. Anche la stessa fascia che cinge la testa!

Non dico che il pittore olandese si sia ispirato a Velazquez; è Pasolini che si ispira a Velàzquez.  Tra l'altro, informandomi su La Fucina di Vulcano, scopro che lo spagnolo lo dipinse a Roma, e scelse i suoi modelli fra i ragazzi di borgata.

Meravigliose coincidenze. Pasolini Faber, Pasolini magico artigiano, il forgiatore di poesia. E Apollo che annuncia (o rivela?), lo conferma.




martedì 4 novembre 2025

Mieli su Pasolini, anche no

Continua la saga del conformismo televisivo e giornalistico ecc. su Pasolini.  Oggi Mieli, nella trasmissione che cura da troppo tempo, Passato e Presente, ne ha dedicata una sull' "ultimo Pasolini". Quello che sarebbe stato il più "pericoloso".

Corredato e aiutato al solito dai giovani storici, che non fanno altro che pronunciare le scontatezze del giorno, e solo quelle autorizzate, ospitava un docente di storia contemporanea, figlio di uno dei Taviani registi. Appariva molto cauto nel parlare. Cautissimo.

Vabbè. 

Ho notato come Mieli sia pronto a far morire ogni discorso che possa configurarsi come scivoloso, come ha fatto con Taviani quando ha accennato al conflitto fra Ferrara padre e Pasolini eccetera. L'ha subito fermato, forse per non irritare Ferrara figlio e non far sapere quanto certa sinistra, a suo tempo, l'abbia stigmatizzato.

Mieli ha citato Zeri, che paragonò la morte di Caravaggio e quella di Pasolini. 

Ma Zeri, che aveva molti numeri, era uomo di estrema cultura certamente più libero di molti bustoni di oggi e non conformista, e aveva titoli e sapeva per parlare e colpire, con ironia, alla televisione. E agli storicini, preferiva come spalla, per la sua performance, un personaggio della popolana.


 


domenica 2 novembre 2025

P.P.P. celebrato dal Palazzo

Fa un certo effetto vedere Pasolini celebrato dal Palazzo. Potremmo dire, filologicamente parlando, che non sono autorizzati dal poeta. Ma ovvio che quelli non ci sentono, da quell'orecchio. E continuano con le loro teorie propagandistiche, a tirarlo per la giacca.Tutti a metterci il cappellino, su quella tomba. 

Pochi lo conoscono, l'hanno letto, quei trionfatori del momento, strepitanti sugli scranni.

Preferisco copiare la poesia che Elsa Morante dedicò a Pasolini dopo la sua morte. Tutti ricordano che Pasolini recensì negativamente  La Storia, ma ne scrisse anche peggio del libro di Dacia Maraini, Donne mie.  Non faceva sconti a nessuno, PPP.  Concordo con le sue recensioni, in particolare sull'ultima. Elsa Morante non glielo perdonò e non lo volle più vedere; Dacia Maraini, non so. Pasolini deve molto a Morante, alla sua frequentazione. Ovvio che Morante viene catalogata nel settore scrittori serie b e, come donna, fra le pazze e schizzate.

A P.P.P.  In nessun posto, di Elsa Morante

E così,
tu – come si dice – hai tagliato la corda.
In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato
e alla fine te ne sei persuaso
anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.
I vecchi ti compativano dietro le spalle
pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami
e i “giovani” ti sputavano  in faccia
perché fascisti come i loro baffi:
(già, tu glielo avevi detto, però
avevi sbagliato in un punto:
questi sono più fascisti dei loro baffi)
ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro
ti chiedevano la propaganda per i loro volantini
e i soldi per le loro squadrette.
E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti davi
E loro pigliavano e poi: “lui dà”
– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –
“per amore di se stesso”. Viva, viva
chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.
Loro odiano gli altri come se stessi
e in tale giustizia magari si credono
di fondare una rivoluzione.
Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso
non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
Non ti curi più dei giornali
– [la] preghiera del mattino – con le crisi di governo
e i cali della lira, e decretoni e decretini
e leggi e leggione. Io spero
che un’ultima sola grazia terrena ti resti ancora – per poco –
ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei
– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto
dove ti trovi ora di passaggio –
che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc.
Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIVERSO, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro
Pier Paolo, amico mio

mercoledì 29 ottobre 2025

Pasolini: si continua a massacrare il poeta

Si sommano, in occasione di questo anniversario pasoliniano, le fesserie.

Ora, il Presidente della Commissione Cultura del Senato, Federico Mollicone, afferma che Pasolini era un fascista. ("E' un fatto che Pasolini fosse un fascista").

E' sempre Il Foglio che tiene il banco delle provocazioni. Questa in data di oggi.

Si buttano le parole come piccole bombe sull'inesistente. Si crea l'Irrealtà. 

Si continua a massacrare il poeta.








martedì 28 ottobre 2025

Pasolini, il teatro fuori dal teatro

Prima di questa Intervista a Pier Paolo Pasolini, 50 anni dopo,  che presenterò l'8 novembre prossimo alla Baracca, sono andata in scena, insieme a Gianfelice D'Accolti, con Non ci capiamo, dialogo impossibile fra Carla Lonzi e Pier Paolo Pasolini. Fu nel 2021.

In realtà avevo scritto prima questa Intervista, ma poi, riprendendo anche la figura di Carla Lonzi, decisi di presentare prima il dramma che li vedeva insieme sulla questione del femminismo e dell'aborto.

In Italia  Non ci capiamo non ha mai circolato nei teatri ufficiali, solo all'estero e alla Baracca.

Ormai il teatro La Baracca fa teatro soprattutto fuori dal teatro italiano poltronato, che è rimasto perfettamente come lo fotografò Pier Paolo Pasolini alla fine degli anni '60 nel suo Manifesto e in alcuni articoli: settario e chiuso, clientelare e furbesco. Ruffiano.

(Non mi consola il dover seguire le orme del poeta, che notoriamente fu messo fuori da quel teatro tartufesco e invidioso che ora lo celebra!)

E dopo aver fatto anche un'opera, un radiodramma su Carla Lonzi,  (Carla Lonzi sono io!) ecco che ora anche su Pasolini vado singolarmente.

Per Pasolini approfitto di questo triste, anzi tragico anniversario, ma nella Intervista non c'è niente di celebrativo, niente d'occasione.


 

lunedì 27 ottobre 2025

Marchetta fatale

Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, attribuisce la morte di Pier Paolo Pasolini a una "marchetta fatale".

Nell'articolo, uscito domenica 26 ottobre, dal titolo Midcult perbenista che tiene in vita Pasolini senza capirlo, il direttore si scaglia piccatissimo contro il generone culturale romano che in questi giorni si dà un gran daffare per ricordare il cinquantesimo della morte del poeta.

L'articolo - absit iniuria verbis - ha un tono lievemente teppistico e livoroso, quasi minaccioso, e ci ricorda che Pasolini non era uno stinco di santo della Sinistra che pure lo celebra; che compiva un sacco di errori; che era comunista sì, ma la sua vita lo era poco e detestava i "sinistri" (che lo ricambiavano) e ci ricorda che era contro l'aborto.

Come Ferrara, d'altronde. Non ce l'avrà ancora con Pasolini per via di quella poesia non poesia contro gli studenti che occuparono Valle Giulia a Roma? Ferrara era fra loro, sembra.

Nell'articolo Ferrara definisce Pasolini un abile trasformista, uno che conosceva bene, in modo inaudito, i codici della teatralità. Ovvio, in senso negativo.

Dobbiamo ringraziare il direttore per questa sua azione pasolinistica che vuole rifulgere contrario in questo levarsi conformistico di ricordi?

Mi intriga che ogni tanto qualcuno segua le movenze pasoliniane, d'altronde Ferrara si intende di trasformismi, ma forse spicciare la morte del poeta con la spiegazione della "marchetta fatale", significa non aver letto nemmeno un po' gli atti processuali, né essersi informato. Il che, per un giornalista, nonostante tutte le sue ideologie, le sue prese di posizione tronfie e sicure che sono lecite, narcisistiche come erano quelle di Pasolini eccetera, mica è tanto corretto.  Ma si che è informato, ma sì che ha letto!

Ferrara, oltre che piccato contro gli intellettualodi (così credo che li consideri) romani che- suppone lui- Pasolini detesterebbe al punto da rivoltarsi nella tomba, Ferrara dico vuole essere scorretto,  negare la vulgata che fu il Potere a uccidere Pasolini, e ribadire ancora una volta, come un vecchio gesuita,  che era un depravato e che a "tenerlo in vita", con tutte questi ricordi e appuntamenti, si fa molto male. E comunque che questa gente che lo celebra non l'ha capito.

Lo riferirò a Pasolini nella mia prossima intervista, e farò sapere cosa ne pensa. Tra l'altro Pasolini conosceva bene il padre di Giuliano, Maurizio Ferrara, comunista e antifascista e direttore di varie testate ecc. che sull'Unità, nel 1974, definì Pasolini un "reazionario". Seguì fra loro un feroce botta e risposta.


giovedì 23 ottobre 2025

Prossimamente alla Baracca (ottobre novembre 2025)


Ci sono due appuntamenti importanti alla Baracca, questo spazietto un po' strambo che vi ritrovate a Prato, ma facilmente raggiungibile da tutto il mondo:

sabato 25 ore 21,15 la replica di Scaramànzia, uno spettacolo parecchio ganzo (posso dirlo una volta tanto!) e forse anche poetico? sulla superstizione. E'  divertente,  sì sì, e se la spasseranno anche i ragazzi naturalmente se li portate...ma non li porterete,

che voi genitori portate soltanto a vedere spettacoli per bambini, chiedendo puntigliosi e timorosi assicurati per quale età è adatto lo spettacolo? eccetera, ma sbagliate, a teatro i bambini vanno portati appena lo gnègnero comincia a funzionare un po', perché poi crescendo per quindici anni non metteranno più piede in teatro, e ci torneranno dopo i trenta ricordando perfettamente l'esperienza passata come fantastica.

E ancora, per i 50 anni dalla morte di Pasolini (ucciso il 2 novembre 1975) ho pensato di riprendere uno scritto, una intervista impossibile  messa  da parte perché avevo da fare il dramma Lonzi-Pasolini (Non ci capiamo). La presento l'8 novembre che è un sabato: Intervista a Pasolini, 50 anni dopo.  Non l'ho detto prima perché temo che, come è successo per lo spettacolo su Monni o quello sulla Weil,  stizzoso qualcuno ne piazzerà uno simile o prima occome non so, per oscurare il bel lavoro che facciamo. Bello perché pulito. 



mercoledì 22 ottobre 2025

Terna, ovvero l'invasione dei tralicci

Continua l'invasione dei tralicci da parte di Terna sul territorio italiano.

Oggi ben 10 pagine su un giornale riguardano questo scempio, in Toscana - Chianti! - Umbria, Marche...

Informano che metteranno tralicci a 5 fasi, soluzione innovativa per la riduzione del campo magnetico su una bella parte dell'Italia Centrale! Allora, se annunciano questi "nuovi" tralicci, il problema esiste, non sono quelli come me che si inventano le patologie, la gente ride di noi quando passiamo sotto questi elettrodotti, pensano che siano effetti psicosomatici (roba da gente stramba!) e non capiscono proprio la sofferenza degli elettropatici!

Naturalmente la questione che pongo è anche paesaggistica, in Italia come altrove ci troviamo ad ammirare un paesaggio letteralmente rovinato dai bestioni dei sostegni e dai cavi. 

Un cielo riempito da cavi, un panorama di tralicci!

Perché nessuno ne parla? Ma non li vedete, quanti sono? Vi sembra normale invadere e rovinare così il mondo?

Basta basta, ci sarà pur altro modo per trasportare su e giù per il globo questa corrente elettrica! Perché non si incentiva e studia meglio la possibilità di produrre corrente in modo autonomo? 

E della questione ecologica, politici, non ve ne occupate più? 


 
La prima pagina delle 10 pubblicate oggi su La Nazione da Terna 


sabato 18 ottobre 2025

Com'è andato ScaramAnzia

Come al solito comunico come è andato il debutto, questa volta di ScaramAnzia: nonostante aleggiassero i soliti spiriti maligni e numeri contrari, è andato bene, anzi direi bene alla terza!


Vi saluto con il 5, per dirvi che ci vediamo alla Baracca il 5x5 ottobre, ovvero sabato prossimo, 25 10 `25,  stesso orario, per il bis di ScaramAnzia.


Alcuni commenti del pubblico, che ringrazio!:

 "Bellissima serata" (Fernanda Ferri).

"Serata particolare" (Luisa)

"Divertentissimo e veramente reale" (Franca Nardi).

"Bravissima, come sempre! (Mila)

"Come sempre molto bello!" (Patrizia Pacini)

"Sciamani, santoni, streghe...Grazie." (Davide Croci) 

"Complimenti, bravissima" (Lorella Rossi).

"Divertente, intelligente, brava. La Baracca è uno dei rari posti alternativi che conosco: riesce in periferia a fare centro". (Stefano).

Brava Maila e brava attrice, continua così, contro ogni avversità e contesto sociale. Di sicuro Tu non sei "...uno di quelli portati dalla piena..." (M. Paoli).

 

venerdì 17 ottobre 2025

ScaramAnzia

Cambio di programma:

la replica di SCARAMàNZIA di sabato 18 ottobre è spostata a sabato 25 ottobre.

Il debutto di stasera, venerdì 17 ottobre è confermato!




Agli scomparsi, grazie

In questi lunghi anni di teatro alla Baracca ho incontrato e incontrato tanta gente.

Gente che ha frequentato variamente il teatro, anche in maniera significativa, anche in maniera politica, o furono allievi o colleghi, insomma che furono più che spettatori o altro, ma poi, improvvisamente, è scomparsa.

Perché? In qualche caso il motivo è stato detto, va bene. Ma altre volte no.

Le persone si sono dissolte. Senza litigi. Senza rancori apparenti. Senza fastidi. Non hanno voluto spiegare, non mi hanno permesso di capire.

E quindi non ho potuto ringraziarle del tempo che mi hanno dedicato, e che io ho potuto dedicare loro.

Lo voglio fare qui: essere riconoscente con tutte quelle persone che, pur ormai introvabili o irriconoscibili, mi hanno permesso di entrare in contatto con la loro umanità. E lo scrivo senza ironia, senza astio. Senza scomodare la solita ingratitudine. La facile invidia. Senza queste cose qua.

Agli scomparsi, grazie: proprio così come si legge.

giovedì 16 ottobre 2025

E così resistiamo

Pubblico l'articolo apparso oggi su La Nazione, cronaca di Prato, e ringrazio chi si è preso la briga, ancora una volta, di scrivere della Baracca e qui del debutto di Scaramànzia.

E così questo minuscolo teatro resiste. 

Ora, a proposito di resistenza: ammetto di non essere più una grande appassionata di compleanni - sto prendendo il posto del mio babbo che, a proposito di scaramanzia, sosteneva ironicamente che il compleanno porta male e non permetteva di festeggiare il suo - ma lunedì saranno 36 anni che La Baracca resiste.  Non male come resistenza culturale di periferia, no?

P.s. La foto è di repertorio, ma il titolo dell'articolo è azzeccato. 


martedì 14 ottobre 2025

Che fortuna

Pensate che fortunata che sono stata: sono nata in Toscana. Nel tempo della democrazia, dove si può comandare anche se hai solo il 20% dei voti.

Dove decide l'illuminata Massoneria e la Consorteria di scambi di favori.

Sono anche capaci di cancellare il porcaio che è stato fatto recentemente qui a Prato, che ha portato al commissariamento del Comune.

Sono bravi. Sono forti. 

Che fortuna essere nati qui e ora: non mi metteranno mai in prigione per quello che scrivo o dico. Magari mi isoleranno un po', mi toglieranno il lavoro, come fanno e hanno fatto, per esempio quando andavo sulle barricate per la questione dell'area archeologica di Gonfienti, deridendomi un pochino chiamandomi - usando il titolo di una mia opera - stupida.

Ma sono cose che succedono in democrazia.  Ci sono abituata da tanti anni al loro disprezzo. Alle loro punizioni democratiche.

Però non mi faranno del male. 

Naturalmente oltre a togliermi il lavoro non verranno mai a vedere gli spettacoli al Teatro La Baracca, anche se magari abitano a cinquanta passi, perché mi associano a una lebbrosa politica, ma non mi faranno del male.

Mi hanno detto che il disprezzo è dovuto anche al fatto che sono donna. Ci sarebbe di mezzo il sessismo, il disgusto per la donna di cultura. L'invidia. 

Anche se sono stati miei allievi. O persone che hanno lavorato con me.

Anzi loro in particolare. 

Infatti certi non mettono mai nei loro curricula wikipediani che hanno lavorato con me, regolarmente stipendiati, anche se poi si armano di diritti umani. O recitano nei grandi teatri.

Che fortuna. Mi lasceranno vivere. Potrò scrivere le mie opere senza temere, come mai sarebbe successo in passato a una donna, avrei rischiato di essere considerata strega donnaccia o non so cosa.

Senza finire sul rogo, sarei comunque finita pugnalata, o morta di fame o malattia.

Se entreranno in teatro lo faranno solo con disgusto o con il solito sorrisetto ironico (quello che mostrò un assessore quando entrò nel Pereto qualche anno fa) e possibilmente caricando il cellulare a una delle spine disponibili. Come hanno fatto. Ma ce l'avevano scarico!

Ma poi non toccheranno nient'altro, non offenderanno il posto, materialmente lo rispetteranno.

Che fortuna. Hanno sempre mostrato una certa dose di civiltà.

Pensate a nascere in Corea del Nord; oppure durante il Nazismo, o nel regno di Stalin, nel baratro di Pinochet, o nel passato ancor più profondo e scuro.

Non potrei scrivere queste cose qui, su una piattaforma data gentilmente data in uso dal Potere Sommo (uso questo termine tanto per dare una sfumatura distopica, va).

Che gusto, in questo già lungo viaggio, vedere salva e integra la buccia e potersi consolare democraticamente ancora e sempre con la scrittura di queste storielline.

In fondo, in quanti le leggono? Ininfluenti. Di nicchia. Come disse l'inviato della Digos alla Baracca.

No, non mi faranno del male. Sto nella nicchia. Tanto basta. Mi salvo.

Vedete che fortunata che sono stata: sono nata in Toscana.


venerdì 10 ottobre 2025

ScaramAnzia

 

Questo il prossimo spettacolo alla Baracca, Scaramànzia, un monologhetto, comico, sulle superstizioni quotidiane.

La data del debutto è pericolosa, lo so, ma solo per me. 


lunedì 6 ottobre 2025

Laboratorio teatrale alla Baracca 2025-2026

Martedì 7 ottobre alle ore 21 inizia alla Baracca il nuovo laboratorio teatrale di Raccontare storie che avrà come argomento portante il mito, declinato in tutte le sue forme, anche moderne.

Il mito moderno, come aveva ben visto Roland Barthes, ha molto a che fare con la manipolazione, con gli affari, con la promozione di sé e con molte altri aspetti che analizzeremo e rappresenteremo insieme sulla scena.

Naturalmente non mancheranno gli aspetti della didattica teatrale che sono imprescindibili, in particolare affronteremo senso e tecnica di parola/storia e di corpo/geografia, non dimenticando al solito la geometria teatrale.

Speriamo di divertirci e di stare bene insieme, ovvio.

Bene Benelli

Nel 1974 Carmelo Bene mise in scena La Cena delle Beffe di Sem Benelli, insieme a Gigi Proietti. La versione di Carmelo fu un fiasco, come e...