E' bello questo viaggio all'indietro, in cui sto scoprendo molte cose di questa storia impossibile fra me e Carlo e che, comicamente, vi rivelerò venerdì e sabato prossimo.
Lo scavo funziona così: è il bello che viene dopo.
E' bello questo viaggio all'indietro, in cui sto scoprendo molte cose di questa storia impossibile fra me e Carlo e che, comicamente, vi rivelerò venerdì e sabato prossimo.
Lo scavo funziona così: è il bello che viene dopo.
Fra i tanti incontri sulla cultura, tavoli e tavolate prima delle elezioni regionali, ecco che qualcuno, traballandogli la sedia, invoca la cultura diffusa sul territorio.
Che vuol dire soldi, ovviamente.
E mi invita a partecipare, perché pensa - giustamente - che ho qualcosa da dire.
Certo che ho da dire, ed è questo: non posso partecipare perché ho parecchio daffare nel e per il mio teatro, a cui è stato tolto tutto: dignità (non ci sono riusciti), soldi (ci sono riusciti).
Al solito arrivate tardi e male.
Il Circuito dei Piccoli Teatri della Toscana era un sistema che funzionava poco, ma in qualcosa contribuiva per la cosiddetta cultura diffusa nel territorio. Tanto per fare un esempio.
Ma la Regione ha preferito il concetto di teatro-azienda e quindi i piccoli teatri sono andati a farsi benedire. Si è inventato le residenze, che poi sono tutte fallite. Voi applaudivate alle residenze.
Ma ora abbiamo davanti il vuoto cosmico, e anche i grandi teatri ed entità varie rischiano la fine.
Non è soltanto per mancanza di soldi. Si tratta anche di incapacità, di programmazioni insulse, di conformismo a cui sono obbligati poi i direttori artistici comandati dalla politica.
E poi, cosa volete? Nemmeno mai avete messo piede in un teatro o luogo periferico, non sapete nemmeno quello che significa e comporta.
E ora vi ergete a paladini delle "cultura diffusa", di cui non vi importa nulla, e sventolate bandiere per arginare il fallimento?
E in fondo la mia presenza o quella degli altri che chiamate a raccolta serve solo al mantenimento della vostra poltrona.
Andate al diavolo, con cultura parlando.
Quest'anno, al laboratorio teatrale alla Baracca, lavorerò sul mito.
Certamente Carlo Monni lo è stato per molti in Toscana.
Infatti, diverse locandine di quella che copio qui, che si riferisce alla seconda e terza replica di Leonardo, vita intima di un genio con Carlo Monni protagonista nel novembre 2011, furono ripetutamente "rubate".
Riuscii a salvarne solo due...Le scritte furono messe sul viso di Carlo - col suo permesso! - anche per evitare ulteriori furti di immagini e deliri.
Nella fotografia Carlo era molto nella parte.
Chi verrà venerdì 26 e sabato 27 settembre ore 21,15 alla Baracca credo che se la spasserà, e qualcos'altro.
Ecco la notiziona: a Gonfienti, a Prato hanno trovato un'altra casona etrusca. Ma va!
Grazie per la gentile concessione, Sovrintendenza, ma intanto, dove li porterete i reperti?
A Campi!
Ogni tanto farete le aperturine, con prenotazione obbligatoria, e poi qualche altro scavetto con gli studenti (non pagati, ovvio), e del Parco Archeologico nessuna ombra.
O sarà incluso nel fantomatico Parco della Piana, di cui si riparla ogni tanto come in questi giorni, che è una vera e propria presa per il cùculo?
In questi anni la classe politica pratese non ha fatto niente, ma proprio niente, anzi ha fatto di tutto per lasciarsi sfuggire Villa Niccolini come museo di Gonfienti, che sarebbe stato accanto all'area archeologica e avrebbe posto serie basi per il Parco; insomma è stato fatto il possibile per allontanare i reperti dalla città e non valorizzare il sito.
Se scavate ancora, troverete altre case, e altre case, o chissà cosa. Sembrerebbe proprio una città, no? Scavate ancora: finché non vi troverete davanti l'Interporto.
Su, facciamo un ripassino di quello che inutilmente abbiamo fatto, con il dileggio di molti, ovvio:
Video
E poi ancora tanto altro, fra cui: raccolte 1500 firme che l'ex sindaco definì, "con tutto l'amore che c'è", non valide:
L'ultima Camminata per Gonfienti, la decima, dell'anno scorso.
Preparando lo spettacolo Un mese con Carlo Monni ho rivisto le molte fotografie che scattai per lo spettacolo Leonardo diario intimo di un genio. Qui ne mostro due dell'agosto 2011 scattate alla Sartoria Monaco di Agliana, quando dovemmo decidere per il vestito. Carlo si faceva fotografare docilmente, ma non mi chiese mai di rivedere la sua immagine alla macchina fotografica.
Andiamo col prossimo spettacolo, Un mese con Carlo Monni.
Quest'anno alla Baracca parliamo di miti. E Carlo Monni, si sa, è un mito.
Ma pur comico, non vedrete uno spettacolo celebrativo. Sarà quello spettacolo che diversi anni fa io e lui recitammo lontano dal pubblico, dove si rise certo parecchio, si cantò, si ballò anche, ma qualche volta, per dirlo con Carlo, a qualcuno girarono parecchio.
Eravamo insieme alla Baracca per recitare un testo, ma poi ne interpretammo un altro, uno "vero": ed è questo, che nessuno ha visto, a cui assisterete.
Quando ero ragazza, e capitava che andassi qua e là dai parenti sparsi un po' per la Toscana, ecco che puntualmente risuonava la fatidica domanda: "Icché si dice a Prato?".
C'era sempre un che di dileggio, di curiosità, di poca considerazione per una città che secondo la vulgata aveva poco da dire ed era "brutta": invece è stata ed è una città importantissima, e non solo per la Toscana, piena di eventi strabilianti, di lotte incredibili, fra cui, tanto per citare un fatto, insieme alle grandi città del Nord culla di tutte le immigrazioni, di conflitti sociali e culturali, covo di battaglie fra seguaci di culti mariani e cintole, e figli del più feroce Illuminismo, assassini di re.
E' stato facile, diciamo naturale per me scrivere tutte quei testi teatrali su Prato. C'era materia.
Come si può leggere in questi giorni sui giornali, di cui copio un articolo de Il fatto quotidiano, a Prato si continua a dire molto. Moltissimo.
Domani si inizia la stagione alla Baracca con uno spettacolo di Gianfelice D'Accolti, che presenta un autore praticamente sconosciuto in Italia, Wolfgang Borchert.
Uno scrittore antinazista, uno scrittore contro la guerra.
Wolfgang Borchert fa parte del gruppo che voglio definire degli "artisti non servili", gruppo sempre poco affollato.
Gianfelice rappresenta alcune delle sue prose - mai prima rappresentate in teatro - , fra cui quelle più famose, Il pane e L'orologio da cucina, che mostrano in forme liriche essenziali e drammatiche, delicatissime, le conseguenze della guerra. Ma anche per esempio rappresenta Tutte le latterie si chiamano Hinsch, sulla violenza sessuale. Allora, quando Borchert la scrisse, proprio nessuno ne parlava. Come ho detto in altre occasioni, sono orgogliosa del fatto che nel piccolissimo spazio della Baracca trovino forma opere che altrove nessuno ha il coraggio di rappresentare. O di autori dimenticati.
E per favore nelle prossime elezioni a Prato (ora città commissariata e in preda agli scandali) non venite a cantarci la canzone che si vuole fare cultura in periferia: qui alla Baracca la si fa da più di trent'anni; e spesso ho visto che quelli che se ne lavano la bocca e la mettono nei programmi, invece la disertano o la ostacolano, o fanno finta che non esista , soprattutto se non è a servizio.
Siamo ancora qua, come un piccolo baluardo a difesa non si sa più nemmeno di cosa.
Come già comunicato i costi e gli orari e la determinazione sono rimasti invariati.
Martedì 7 ottobre avrà inizio anche il laboratorio teatrale, RACCONTARE STORIE che quest'anno avrà come tema il mito, declinato anche nelle sue forme e valenze attuali. Come sempre ci si vedrà il martedì sera.
Sarà dura - anche perché qui a Prato non tira buon vento e fuori non è affatto migliore - ma contiamo di farcela.
Venerdì 12 e sabato 13 settembre 2025, ore 21,15
PROSARE BORCHERT
interpretazione e regia di Gianfelice D'Accolti
Dalle novelle delle macerie o del punto zero
di Wolfgang Borchert
"Lo spettacolo è una interpretazione dalle prose di un autore tedesco non molto conosciuto in Italia, Wolfgang Borchert (1921-1947), ostinato poeta contro la guerra e antinazista, morto giovanissimo. È una assoluta novità. Di lui è famoso soltanto il testo teatrale Fuori davanti alla porta; Gianfelice invece interpreta le sue prose, sconosciute a tutti praticamente. Il titolo dello spettacolo, inizialmente “Borchert Konzert” è ora PrOsareBorchert, grazie all’acuto suggerimento della drammaturga Maila Ermini, per meglio enfatizzare sia la sfida di portare in scena prosa diretta che l'osare contro la guerra e il riarmo, concetti subdolamente imposti quanto supinamente accettati. In questi tempi sembra un autore oltremodo necessario".
Venerdì 26 e sabato 27 settembre 2025, ore 21,15
UN MESE CON CARLO MONNI
Appunti di vita e teatro
scritto e interpretato da Maila Ermini
Ho messo nel post precedente il video di un Gassman che recita il passo finale di Affabulazione di Pasolini "senza nulla", nemmeno il contrasto delle luci, nemmeno messi in ombra gli spettatori. Nemmeno un vestito di scena.
Oggi questa scelta, che allora si doveva giustificare come "non teatro" (e io stessa, denigrata, lo facevo), è assolutamente - almeno per me, l'unica possibile; e non solo per mia maturazione o scelta estetica, ma anche e soprattutto, ideologica e politica.
Contro il tutto esaurito, il successo, la spettacolarizzazione e la violenza del mondo, il teatro reso nulla ci rende tutto nella sua umanità, e parola e corpo e voce e pensiero.
Gassman recita Pasolini. Io non amo Gassman, ma non c'è bisogno di altro. Niente altro, quando c'è il testo e l'interpretazione.
Erano gli anni '70 quando fui visitata dal Professor Comèl, grazie a una segnalazione che il dottor Roberto Meoni di Prato fece a mia madre.
Il dottor Comel, triestino, insegnava ed esercitava a Pisa.
Avevo seri problemi di pelle.
Prima era stato l'omeopata Mattoli di Calenzano a curarmi, allora l'omeopatia era considerata stregoneria, ma morì purtroppo e allora mia madre mi portò a Pisa.
Comèl non era un omeopata, bensì fisiologo e dermatologo seguace dell'umanesimo medico, ed era stato in stretti rapporti con Attilio Mattoli, discendente della famosa famiglia di dottori omeopati originari di Bevagna in Umbria.
Comèl mi insegnò che, prima di ogni medicina, per stare bene, bisogna praticare le tre M: meditazione (ma non tanto nel senso orientale, ma come pratica di consapevolezza e riflessione), masticazione (a lungo più possibile) e movimento.
Ora invece i guru mediatici salutisti ci fanno credere di aver inventato tutto loro (ma non è così!) e imbandiscono ricette sui giornaloni; in realtà la visibilità che viene loro concessa è meramente propaganda editoriale.
Allora, quando nessuno ne parlava - inizio anni '70, anzi!, fu Comèl a vietarmi i grassi idrogenati, i conservanti, i coloranti e possibilmente ogni cibo confezionato. Allora il cibo confezionato era senza remore, oggi invece si presenta migliorato e attento alla qualità.
Guarii del tutto seguendo queste poche regole e altre - adatte specificamente a me - a cui ancora periodicamente devo attenermi se voglio stare bene.
https://www.domuscomeliana.com/chi-siamo/il-fondatore-professor-marcello-comel/
Venerdì 12 e sabato 13 settembre 2025
PROSARE BORCHERT
interpretazione e regia di Gianfelice D'Accolti
Dalle novelle delle macerie o del punto zero
di Wolfgang Borchert.
Venerdì 26 e sabato 27 settembre
UN
MESE CON CARLO MONNI
scrive e interpreta Maila Ermini
Venerdì 17 sabato 18 ottobre
SCARAMÀNZIA
Monologhetto di superstizioni quotidiane
scrive e interpreta Maila Ermini
Non scrivo tutti i commenti, che sono tantissimi: ho eliminato quasi tutti i "brava" e i "mi è piaciuto", ma non i giudizi degli spettatori-professori che mi valutano ma, che peccato! non mi danno il voto! Credo comunque di essere stata promossa.
Rappresentazione esaltante. (Silvia Amoruso)
Una vera delizia. Complimenti...(senza firma)
Avevo letto di Maila, ma non avevo avuto il piacere di partecipare come spettatrice. Direi deliziosa, complimenti. (Isabella Demuro).
Grazie per il garbo, la tessitura teatrale di temi non semplici . (Lucia Biti)
Grazie per avermi fatto conoscere la Gemma Donati così intima e nuova. (Alessia).
Grazie per la bellissima performance, non sapevo neanche che Dante fosse sposato. Ottimo il testo con le rime, una vera forza! (Edoardo)
Spettacolo interessante, divertente, molto brava (Maria Annzunziata...?)
Bellissima interpretazione, grazie (Laura Baroni).
Grazie per la gradevole e "colta" serata, recupero di donne importanti eppure dimenticate. (Renata Caruga).
Grande lezione di storia con poesia e sarcasmo (Diana Giudici)
Bellissimo, brava! Dante visto dalle donne...meno "pie", ma più vere! (Daniela Sesami).
Siamo tornati nel Medioevo in un'ora! Ottimo.
Intelligente, arguto e appassionata rilettura di Dante. (Gina e Luciano).
Ottima interpretazione, e molto carino.
Maila Ermini bravissima, preparata in storia e in poesia medievale. Molto preparata anche filosoficamente. (Valter Degli...?).
Ci hai tenuti tutti attenti per oltre un'ora! (Egisto Sbrezzi)
Brava nel ripetere la storia di Dante da una un po' dimenticata...(Francesca Dini).
Un monologo spettacoloso. (Donella Dresdi).
Mi ha emozionato, anche se era comico. (Grazia Micoli)
Bellissimo spettacolo condotto con una bella voce e proprio intonata alla commedia e a Dante, che me lo ha fatto conoscere anche da un'altro lato. (Annamaria Bisoni).
Testo originale, gradevole, divertente. (Anna di Serra Pistoiese).
Davvero originale, divertente. (Serena Incenzi).
Una rivisitazione degna di nota, originale e schietta. (Federica Dallai).
Articolo di oggi, mercoledì 13 agosto 2025, su La Nazione che parla della prossima attività, riprendiamo a settembre, e della mia polemica del mese, contro coloro che, dalle solite postazioni di privilegio, sentenziano sulla cultura di periferia. Li avete mai visti rimboccarsi le maniche?
Segue il commento immaginario di qualcuno dopo aver letto l'articolo:
La Baracca resiste. Già. E chissenefrega. Anzi, male. Perché resiste? Perché, come possiamo fare per togliere anche questo neo che ci ritroviamo qua che non possiamo controllare? Ora mannaggia non c'è neppure più la politica che comanda a Prato, c'è il Commissario Prefettizio, eh...ma tanto si torna, tanto ci rivedranno, sicuro! E allora vi sistemiamo noi!
Stiamo già allenando i nostri freschi cavallucci, per la prossima corsa!
Per anni abbiamo fatto finta che non esistesse, 'sta Baracca, abbiamo attuato la famosa politica dell'indifferenza-indifferenziato; altre volte abbiamo provato con il disprezzo, e nei confronti dello spazio (il teatro di campagna, che non è come dire i cugini di campagna) oppure nei confronti di lei, la fondatrice, l'autrice la... la...(quando per esempio quella là si occupava della zona archeologica di Prato che per fortuna è definitivamente morta e sepolta, o quando è andata a riesumare la vicenda dei celestini, o dei concubini ecc. ecc.). Ma tanto che importa, moriranno prima o poi. Lei e chi sta con lei. Lei e tutti quegli spettacoli che impanca. E in fondo, chi li vede? E' un teatro di nicchia. Però non è un teatro che nicchia. Ma chi si crede d'essere? Attuiamo la politica del chissenefrega. Che è la migliore, sempre. Non vediamo l'ora che il neo scompaia. Abbiamo dalla nostra i suoi colleghi che non verseranno una lacrimuccia, state sicuri, quando scomparirà. Perché questa è la nostra vera, profonda politica culturale. Baracca delenda est. Con gli altri ci siamo già riusciti, da tempo. E poi la cultura di periferia la facciamo organizzare a chi sta con noi, con qualche associazione amica di "spartito" ecc. ecc. ecc.
Eccoci, di nuovo contro i vecchi.
Leggo ovunque sui giornali che dopo una certa età bisognerebbe che smettessero di guidare, perché non hanno più le capacità fisiche e mentali per farlo. Perché qualche vecchio ha purtroppo imboccato l'autostrada contromano causando morti.
Ma nessuno che alzi una voce (signor Ministro?) su quanto sono pericolosi i giovani e meno giovani con il cellulare in mano, ubriachi o sotto l'effetto di droghe, quanti incidenti causano; nessuno che abbia da ridire contro l'alta velocità alla guida; pochi fanno notare che non rispettiamo il codice della strada (basterebbe vedere quanti pochi automobilisti usano la freccia); che le macchine sono costruite dentro e fuori come fortini, come armi, prepotenti e aggressive, tecnologicamente mortifere; che ci sono troppe automobili in giro.
Non esiste alcun serio piano di mobilità alternativa, solo con le macchine ci vogliono sfrecciare. La propaganda è solo per le auto, l'economia si basa su queste!
Ma, dati alla mano, alla guida sono molto più prudenti i vecchi che i giovani, causano molti più incidenti!
Dice: i vecchi non sanno affrontare il traffico! Ma proviamo a fare un ragionamento inverso: il traffico nella città o altrove è accettabile?
Basta camminare o andare in bici per le città per rendersene conto. No, non si cerca di cambiare prospettiva e vita, si chiede alle persone di stare a quel livello di traffico, che bisogna essere all'altezza del disastro ecologico e umano!
Io leggo i giornali. La mattina.
Come Lucio Dalla. Che non poteva iniziare la sua giornata senza leggere il giornale.
Come Fulvio Silvestrini, che gli articoli per lui interessanti me li leggeva al telefono. Che tempi.
Generazione antica, oppure figli di insegnanti che hanno giocato a scuola alla maniera antica.
Ne leggo in media tre, a volte quattro. Di solito sfoglio indietro. A volte ritorno sugli articoli che non ho letto. Magari in giornata, quando posso in questa mia vita piena di impegni.
Stamani leggevo anche Il Foglio, e mi ha catturato l'attenzione un articolo su Guido Ceronetti, che viveva a Cetona: cittadina toscana, che nello scritto viene collocato decisamente in Umbria.
Che dire? Io sono sensibile alla geografia, ai confini, al nord e al sud, e soprattutto all'est e all'ovest, e non accetto che si lasci passare un errore simile su un giornale così classista e puntiglioso.
Anche perché a compierlo è la compagna del fu molto mister-fascinoso Roberto Calasso, la scrittrice Anna Katharina Fröhlich, la quale di recente ha pubblicato con Mondadori le sue memorie d'amore con il fondatore di Adelphi.
Vedi dove conduce l'errore di geografia, come un tom tom ostinato che ti riporta sempre allo stesso luogo, dove comandano -scrivono promuovono indirizzano - solo i gruppi editoriali.
Da anni gestiscono il monopolio culturale e ora, dopo i ripetuti fallimenti, chiamano a raccolta per trovare solidarietà, salvezza per le loro carriere, e idee fresche.
Dopo che hanno bruciato tutta la cultura intorno, dopo che hanno investito zero per cambiare l'orizzonte eccetera, ecco che gridano: - Veniteci a salvare!
Eh no. Io non ci sarò al convegnone.
E non mi viene nemmeno la curiosità di ascoltare i discorsi edificanti che farete.
Siete lupi travestiti da nonnine.
Gli sciocchi e gli illusi e i soliti mestatori, i vostri amici ci saranno, uh quanta gente ci sarà. Si ricreerà per qualche ora la rete della solidarietà, il teatro sarà, almeno per una volta, ancora pieno.
Non vi salverete lo stesso. Il vostro declino è segnato. I vostri prodotti culturali sono ormai poco attraenti, oltreché totalmente insulsi.
Sarete spazzati via: se non dai prossimi politici, dai numeri in rosso, dal meno davanti.
Su voi, al servizio della peggiore politica, aveva ben visto il solito Pasolini.
Sabato 11 luglio 2026, alle ore 18,30, nel Pereto del Teatro La Baracca va in scena CASA MINESTRA un giallo psicologico di e con Maila Ermin...