sabato 18 aprile 2020

Riflessioni virali

Ricevo una lettera di solidarietà del Prof. Centauro, che condivido del tutto.

Buongiorno, Maila

Sto leggendo  e rileggendo del tue amarissime riflessioni sul mondo della cultura e, in particolare,  sul mondo del teatro e dello spettacolo, con gli artisti, attori, musicisti completamente dimenticati,  semmai ancor più emarginati e vessati fdi prima, ad eccezione naturalmente dei "fortunati" protagonisti dello star system. Le tue sono considerazioni che, in un momento di paura ed angoscia quale quello che stiamo vivendo, potrebbero sembrare troppo cupe per la speranza che vogliamo a tutti i costi coltivate per il futuro. Sono parole che pesano come pietre, che fanno pensare ma che trovano riscontro in quello che vediamo accadere intorno a noi. Non ci sono azioni di sostegno per la cultura, dall'alto stanno trattando lo status di centinaia di uomini e donne, ormai ridotti sul lastrico, come un effetto collaterale della forzosa decrescita. 
Si perdono migliaia di posti di lavoro, figuriamoci se i piccoli numeri degli artisti e della piccola imprenditoria dell'arte e dell'editoria alternativa, possono incidere in questo processo selettivo che ruota intorno alla finanza, all'utile, al profitto.  Del resto, al di là dei sogni, conta solamente tutto ciò che è funzionale al riassetto del PIL,  alla faccia dello stucchevolmente annunciato nuovo Rinascimento. La cura dell'ambiente in primis, da quale tutto è partito, può ancora una volta aspettare e la svolta green è sempre di più in mano all'industria globale che è essa  stessa causa diretta e indiretta del dissesto mondiale e  persino della pandemia, prima occultata poi dichiarata sulla pelle dei diseredati, degli anziani che non producono e della libertà degli individui. Tuttavia, per il dopo il coronavirus, la governance continua ad evocare e fare credere per tutti un futuro migliore, per la cultura come per la scuola, per il lavoro e per il welfare sociale.  In realtà l'establishment è quello che da tempo conosciamo, che non modificherà il suo modo di essere e quindi un bel niente, costituzionalmente  incapace non solo di cambiare rotta rispetto alle politiche vissute del prima contagio,  ma anche di prestare per il dopo la benché minima attenzione verso le istanze che adesso  si muovono dal basso e lasciano intravedere orizzonti di vita migliori. La grande solidarietà sociale ora  indotta dall'emergenza di certo non basterà ad invertire le cose  e sarà presto dimenticata, relegata a quel ruolo sussidiario di paracadute sociale. Temo che in mancanza di risorse e di mirate scelte politiche (ma chi, oggi, è davvero in grado concretamente di muovere?) si perderanno una ad una anche le possibili alternative, comprese quelle faticosamente conquistate con le esperienze prodotte sul campo del libero pensiero,specie quelle mosse nel segno dell'arte e della cultura.

Giuseppe Alberto Centauro

giovedì 16 aprile 2020

I teatri aiutare gli artisti? Ma non avranno alcuna pietà se non per i soliti!

In questi tempi difficili cosa dovrebbero fare i teatri locali e i circuiti regionali quando potranno riaprire?
Aiutare i propri artisti. Compiere un atto di generosità e farli recitare all'interno della prossima stagione.

Invece non sarà così, i direttori artistici non ci pensano proprio! La Fondazione Toscana Spettacolo farà circolare i soliti nomi; e così faranno gli altri teatri.
Il Teatro Metastasio, tanto per citare l'illustre pratese, come anche gli altri vicini, non avranno alcuna pietà.

La cosiddetta politica, anche quella che un tempo si poneva scapigliata, ne avrà come sempre un grande piacere, e dirà: - Io non posso intervenire...Eh, ma quelli, come si fa...Decidono loro.

E il Teatro La Baracca, essendo un teatro eretico, indipendente e che fa politica, sarà come ogni anno bruciato sul rogo della finta indifferenza.

DOPO QUASI TRENT'ANNI, COME SE MAI FOSSIMO ESISTITI.

E dopo averci tolto ogni finanziamento (eravamo un piccolo teatro della Toscana, una minuscola realtà ma eravamo), dopo averci screditato letteralmente, dopo aver dato credito solo a certi teatri e realtà, ora sperano di toglierci di mezzo per sempre.  E probabilmente il virus li aiuterà nell'opera!

mercoledì 15 aprile 2020

Continua il silenzio del Ministro Franceschini





A un mese da questo appello, il Ministro alla Cultura Dario Franceschini non ha profferito parola.

Basta con il quotidiano "Autodafé" della Protezione Civile

La conferenza stampa della Protezione Civile, che ogni giorno, a las seis de la tarde,  "processa" i malati da coronavirus, mi ricorda  l'auto da fé  dell'Inquisizione spagnola del '600, la cerimonia del peccato e della colpa eretica.
Direi che anche basta, che non è più tollerabile questo snocciolare morti come numeri, il diuturno macabro spettacolo per terrorizzare, colpevolizzare, bloccare il mondo.

Francisco Rizi, Auto da Fé  (Atto di Fede).

lunedì 13 aprile 2020

Un'altra aggressione dal balcone

Ieri sono stata aggredita verbalmente un'altra volta mentre camminavo a pochi metri da casa (cinquanta?): mi hanno gridato che infrangevo la legge.
Ero con Gianfelice, indossavo la mascherina; lui però, andando un po' distanziati, non era stato visto dall'aggressore, che ce l'aveva con me.
Contrariamente all'altro giorno, ho risposto, risentita, che non infrangevo proprio nulla.
Gianfelice ha capito e molto arrabbiato è andato a litigare con il tipo, e son volate parole. 

A questo ci hanno condotto, a latrare come cani fra di noi. Pur se a debita distanza. A distanza di legge!

Ma le aggressioni che ricevo (e da molto tempo prima del virus) non sono causate solo dalla paura del contagio, indotta da una propaganda martellante che ha portato ciascuno di noi a rinunciare alla propria libertà individuale e vedere nell'altro un pericolo eccetera:  riconosco in certi atteggiamenti la volontà di offendere e ferirmi, perché donna, intellettuale, artista. Il gusto di trovarmi in fallo per attuare il linciaggio. Non vedevano l'ora di poterlo fare un po'!

Il virus è una grande opportunità per fare esercizi di cattiveria in piccolo e di nascosto, permette di manifestare le proprie invidie, rivalità, le insofferenze verso le persone, l'indistruttibile e inconffessata superstizione, la propria mentalità gretta; concede lo sfogo alla propria rabbia e insoddisfazione, e non solo con il beneplacito della cosiddetta legge si può urlare contro il pedone o spiare il vicino senza sentirsi in colpa,  ma anche con il vantaggio dell'amor proprio rafforzato, perché abbiamo avuto il coraggio di farlo e con la certezza che la maggioranza è con noi, che noi siamo la maggioranza...

Il virus giustifica, a tutti i livelli; è non solo una "entità" che causa e rappresenta il male fisico, ma anche uno morale, etico, che si presta comodamente a trasformarsi in un facile pretesto a uso e consumo di vari livelli e necessità.

Seguo (almeno per ora) le regole anche se non le condivido affatto, e soprattutto non mi faccio intimidire.


domenica 12 aprile 2020

La Morte diventa un numero

In questi giorni
anche la Morte è stata uccisa.
La Morte
diventata un numero senza storia
una astrazione
una percentuale
un grafico.
Dati snocciolati
nel sospetto
nel terrore.

Chissà se ci diranno
quante imprese falliranno
quanti posti di lavoro andranno persi
quanti saranno i malati di solitudine
quante donne quanti bambini quanti vecchi 
verranno picchiati 
nell'isolamento forzato
quanti riprenderanno a bere, a drogarsi, 
riprenderanno le solite dipendenze...

No, questo non ce lo diranno
nelle conferenze stampa
nelle dirette
nei telegiornali
nei dibattiti
nei servizi...




sabato 11 aprile 2020

Questioni per la spesa dell'anima


Prima questione:
Conte, Presidente del Consiglio, in uno dei suoi tanti spettacoli serali in diretta, ci dice che possiamo andare in libreria. Se vado in libreria immagino che dovrò scrivere sul permesso che vado in giro per un bene necessario: scriverò che vado a far la spesa per l'anima? Dunque... la cultura è diventata per decreto un bene fondamentale in questo paese? Peccato che nel frattempo le librerie siano quasi del tutto scomparse, lasciate in balia e annientate dal grande sistema editoriale e dal web.
In realtà quello che forse interessava era proprio riaprire le librerie gestite dai grandi gruppi editoriali, uniche rimaste appunto, visto che le piccole sono state lasciate a morire perché non collegate a nessun potentato.
(Un po' come succede con altri aspetti culturali, come il teatro,  hanno lasciato vivere i grandi circuiti e basta).


Seconda questione:

Perché i virologi, questa entità apparsa da un mese come una divinità della scienza, non indossano le mascherine?
Nemmeno Borrelli, il capo della Protezione Civile, le indossa. E così altri ad alti livelli.  Loro affermano che mantengono la distanza.
Perché soltanto noi, la cosiddetta gente comune, le dobbiamo mettere e soffocarci dentro?
Certo loro possono mantenere le distanze, hanno scorte e poliziotti attorno, possono cautelarsi, noi poveracci no; eppure è importante che si mostrino  indossandole, visto che ci tengono così tanto alla nostra salute e le considerano essenziali!
O ci devono sempre far sentire popolo?

Terza questione:

Parlo del 5G.  In questo periodo si parla molto del 5G anche in relazione al virus.
Io sono una elettrosensibile; quando mi avvicino a un elettrodotto o a ripetitori soffro vari sintomi come nausea, prurito, brividi, mal di testa, giramenti, irritabilità, acufene eccetera, e lo può ben testimoniare chi mi vive accanto.   Ora, dopo aver subito PER ANNI sberleffi da tutti, dopo essermi vergognata come una ladra, dopo aver sentito la solfa della psicosomatica, so che questa patologia esiste, finalmente ho scoperto di non essere sola al mondo, per cui sto aspettando uno studio serio sulle questione, e quindi anche anche per questo mi interessa la tecnologia 5G: non parlo di complotti, fine del mondo o simili, o dall'altro lato di scienziati denigranti che sentenziano sicuri  che le famose e ormai imprescindibili onde elettromagnetiche non fanno male. Credo che oggi siamo in grado di poter fare questo studio, ci sono le competenze e ci sarebbero i competenti, ma non sembra volerlo poi nessuno. Nemmeno gli scienziati. 

Quarta questione:
tutti lodano i ragazzi, che sanno reggere di più che gli anziani alla chiusura del mondo.
Viene da sorridere, ma piuttosto piango. Gli anziani sono stati terrorizzati, letteralmente. So di molti anziani che a Milano hanno taciuto i sintomi e se ne sono rimasti chiusi in casa per giorni. Letteralmente immobilizzati dal rischio di morire intubati e soli in ospedale. Altri hanno chiamato aiuto troppo tardi, sempre per questa paura.
E poi mettiamo, gli anziani, che negli anni 60 erano giovani, se fossero stati giovani oggi con lo spirito di allora, sarebbero stati così buoni come i bravi giovani di oggi? Avrebbero accettato tutto quello che ci raccontano come alunni disciplinati imparandolo a memoria? Oggi molti vecchi si sono mostrati, davanti alla pandemia più ribelli, infastiditi, dubbiosi, polemici, ingestibili, insomma molto più giovani e irrequieti dei giovani, che diciamolo apertamente, appaiono nella loro maggioranza  conformisti, silenziosi e acquiescenti.

venerdì 10 aprile 2020

Ma a piedi lei ci va!

Ieri pomeriggio passeggiavo in via Don Giulio Facibeni a Prato. Ossia a cinquanta metri da casa mia. Naturalmente indossavo la prescritta mascherina.
Un giro attorno ai palazzi, come è lecito fare in questo nuovo sistema carcerario collettivo.
A un certo punto un uomo mi urla dal balcone, dopo che ero passata:
-A casa, stai a casa...Davanti alla Baracca non ci si può parcheggiare, ma lei a piedi ci va!
Stavo per voltarmi, rispondere per le rime, ma non l'ho fatto. Non per paura, ma per non cogliere la provocazione del coglione. Ho capito da dove veniva la voce, da quale palazzo, credo di sapere anche chi è, ma dalla voce un po' attutita ho capito che l'uomo urlava da dentro, nascosto.

Continuerò a camminare attorno ai palazzi vicino, come il decreto carcerario collettivo mi permette di fare. 

Riguardo alla Baracca, be' mi dispiace, ma è un teatro anche se di campagna, e davanti non ci si può parcheggiare.  Nemmeno io ci parcheggio la mia macchina, rigorosamente. Nessuno parcheggia davanti al Metastasio o alla Pergola, e nessuno protesta per non poterlo fare. 
E così continuerà a essere quando i teatri saranno riaperti. Ora che è chiuso, qualcuno ogni tanto lo fa, e nessuno va a gridare contro coloro che lo fanno.

Un fare da vigliacchi, perché urlare nascondendosi dietro le finestre contro una donna sola è facile; è da gente ignorante e pericolosa i cui antenati permisero che i Torquemada bruciassero streghe e stregoni, che i dittatori i libri sulle pubbliche piazze.


Fine del presente

Ci troviamo nel futuro, il presente non c'è più, o non è più qui, non si può più vivere, è inservibile.

Del passato, a cui ancora fino a ieri ci siamo attaccati, dei vecchi, loro sono stati fatti morire. Una generazione spazzata via, in silenzio. I vecchi non  hanno avuto nemmeno il tempo di lasciarci una parola, un pensiero, il loro testamento.
Di questa antica umanità, a cui io ero visceralmente attaccata, non rimane più niente, tolta ogni incertezza o velleità.
L'altro passato, quello della Storia, era già stato messo in dubbio da un pezzo, e ora solo è concesso a chi, autorizzato, può presentarlo in forma di video-romanzo, di passeggiata fantastica, amenità erudita. Di intrattenimento fra gli altri.


Rimane il futuro da vivere,  non rimane altro, e ci stiamo dentro confinati, forse a breve soffocati, come dal coronavirus.
Viviamo nel futuro perché si aspetta, umanità in attesa ci illudiamo che il presente torni, sospesi e proiettati nell'incertezza; e viviamo il futuro perché facciamo cruda esperienza della distopia, vivendo le funeste predizioni che i visionari e i preveggenti, i folli disegnarono e scrissero già molti anni fa.
Furono loro i veri storici, storici all'inverso, quelli del tempo a venire, storici che testimoniarono di noi prima che diventassimo il loro vivo documento inconfutabile.

mercoledì 8 aprile 2020

Ne usciremo più cattivi, passivi, schiavi

Rimbalza a gran voce il mantra: "Ne usciremo migliorati". 
Come da una palestra, dopo una bella ora di allenamento o di camminata sui monti, dopo l'epidemia noi saremo...migliori.
Di questo in particolare cercano di convincerci gli psicologi e i presunti filosofi al soldo dei grandi gruppi editoriali nelle loro dirette "positive" e rincuoranti.

Non più psicologi in azienda, nel cerchio ristretto del lavoro di un tempo, ora gli psicologi servono la collettività trasformata in azienda, per cui spiegano e rendono razionale comprensibile accettabile buono e addirittura esteticamente bello il disastro, e tutti devono ascoltare sintonizzati il verbo positivo, tutti si devono preparare per la nuova vita in cui rinasceremo.

La psiche dovrà andare in una certa direzione, e guai a sbagliare strada, sarà opportuno cogliere l'attimo della rigenerazione collettiva, dopo la quale, tu,  UOMO, SARAI PIU' BUONO.

Hai già a disposizione la versione del lavoro "smart" (per l'uso epidemico dei termini della lingua inglese all'interno dell'italiano non sarà mai trovato vaccino), sei connesso col mondo, sei ormai homo technologicus, non puoi più tornare indietro, anche se certo, tornerai a sbevazzare e a stordirti nella movida"

E tuttavia, nonostante la propaganda politica (in questo periodo tra l'altro si registra la nascita di due tipi di sindaci-babbi: quelli buoni, versione babbino di Collodi o Re Travicello alla Giusti, che ti mettono le mascherine nella cassetta della posta, e quelli cattivi, versione brigante di Cilento e Murge, che minacciano gli indisciplinati con i lanciafiamme...), nonostante il lavaggio del cervello costante e diuturno, ahinoi, senza lavoro, senza prospettive, senza soldi, intimoriti e diffidenti, con alle spalle ore e ore di fila per comprare un cesto d'insalata, messi a un metro e mezzo gli uni dagli altri, con il volto semicoperto dalla mascherina, col rischio di essere multati e "segnalati" una volta girato l'angolo di casa, anche i rapporti umani (o almeno quelli di un tempo) andranno a farsi benedire e saremo certamente (e già lo siamo basta vedere le frotte di spioni repressi che urlano dai balconi contro coloro che osano camminare!), saremo alla fine di questa grande totalizzante macabra appareillage, più diffidenti verso i diversi, rabbiosi verso chi non la pensa come noi, incerti, confusi o vacanti di pensiero,  nudi e derisi se solitari, resi primitivi, immobili e compatti nella massa, insomma ne usciremo PIU' CATTIVI, PASSIVI, SCHIAVI.

martedì 7 aprile 2020

Ma quanti sciacalli "smart"!

Ma quanti sciacalli "smart", pronti ad afferrare questa nuova opportunità offerta dal COVID 19!
E quante minacce a coloro che non si piegano a questo modo di pensare fare, agire nel commercio e negli affari:
"Se non vi convertite allo smart-working" non ce la farete".
Continue minacce che rimbalzano sui giornali, tele-on o dove stanno, ormai tutti infettati dal pensiero unico.

Si sono già messi il tovagliolo, 'sti polifemi del mondo, pronti poi a pagare ancor meno tasse possibile per le loro schifezze globali.

A proposito di lezioni a distanza


Pubblico un contributo del Prof. Centauro sulla didattica a distanza. La sottolineatura in neretto è mia.

"Ad un mese dall'inizio di questa modalità di somministrazione delle lezioni video-audio registrate, credo si possa fare una prima riflessione e dare un'informazione più corretta di cosa vuole dire il distanziamento nella didattica di laboratorio, anche perchè questa solfa potrebbe essere l'anticamera per ridurre ulteriormente il numero dei docenti nella scuola pubblica, specialmente nelle università, mettendo a regime quello che stiamo facendo in regime di emergenza da coronavirus.

PRIMO MESE DI DIDATTICA A DISTANZA
Il 26 febbraio il contagio da coronavirus accertato per lo studente norvegese (considerabile come “paziente 1” per l’università fiorentina) ha scosso il dipartimento di architettura a tal punto che il veloce passa parola sui social ha fatto sì che le aule fossero quasi subito disertate, ancor prima delle disposizioni del Rettore susseguenti al Dpcm del 4 marzo. Infatti, il giorno successivo che segnava anche l’inizio delle attività del secondo semestre, l’aula era vuota con l’obbligo per noi docenti di attendere in classe eventuali istruzioni. Le iscrizioni ai corsi e alle lezioni erano di colpo svanite nell’aere. Sapevamo che con la piattaforma Moodle (acroninmo di Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment), messa a disposizione dall’Ateneo fiorentino avremmo potuto sopperire all’emergenza, così com’è stato fatto in via ordinaria da qualche anno a questa parte.  Tuttavia, mai prima di allora l’e.learning  (ovvero la “lezione a distanza”) avrebbe sostituito in tutto e per tutto il contatto diretto con gli studenti.  Un problema non di poco conto, ma anche un’occasione per i docenti, specie per i meno tecnologici, di rimettersi in gioco, aggiornarsi e stabilire tutti insieme una comune linea di condotta. Se la solidarietà tra docenti è apparsa subito una gradevole sorpresa non altrettanto poteva dirsi dell’applicazione subitanea per l’emergenza pandemica della didattica online. Mai si era registrato uno svolgimento così tanto esteso dello “smart working” applicato non per l’azienda bensì alla scuola. Soprattutto difficoltose apparivano le attività di laboratorio sia per gli insegnanti sia per gli allievi, pur se avvezzi al mondo digitale. Carenze di collegamenti in rete e di dotazioni personali e non solo, laddove per i docenti il rapporto con gli studenti non poteva più di tanto prescindere dallo svolgimento di un lavoro condotto a stretto contatto con gli allievi. Un lavoro di studi e di ricerca da condividere collegialmente sui banchi o negli stage esterni. L’e-learning è uno dei tanti strumenti didattici, con accesso ed utilizzo interamente web, che supporta la tradizionale didattica d'aula e permette al docente di pubblicare e rendere accessibile agli studenti il materiale didattico delle lezioni, di veicolare comunicazioni, di pubblicare informazioni sul corso e sulle lezioni, di somministrare compiti/esercitazioni, test ed altro ancora, ma non di sostituire - come ci si attende da uno studio universitario - la trasmissione delle esperienze, da uomo a  uomo, dal maestro didatta all’assise raccolta degli allievi. E non basta la parola dettata a distanza o la video conferenza a modificare lo scenario. Nel tempo la didattica online, nata per preparare il singolo a sostenere una prova individuale, magari in corsi di recupero, mostra tutti i suoi limiti non tanto negli strumenti tecnologici quanto piuttosto nella filosofia stessa alla base dell’apprendimento di primo e secondo livello. Dopo un mese di webinar (seminari a distanza) siamo adesso in procinto di affrontare gli esami e le discussioni di tesi. Ancor prima di sperimentare gioco-forza modalità di presentazione in remoto si è capito che la connessione non potrà in alcun modo sostituire l’interlocuzione diretta che resta il fondamento della trasmissione del sapere, delle relazioni interpersonali, della valutazione, con buona pace per tutti coloro che invocano una modernizzazione radicale in un mondo di robot".
4 aprile 2020 Giuseppe Centauro
Prima del Corona virus - Foto GAC
Dopo il Corona virus - Foto GAC


lunedì 6 aprile 2020

A proposito di "complottismo"


A me sembra che la critica sarcastica e ossessiva al "complottismo" venga utilizzata per annullare ogni processo e azione critica con cui si intenda spiegare diversamente i fatti raccontati, sia dalla cosiddetta informazione "mainstream", sia dalla presunta contro-informazione, ché probabilmente entrambe mirano verso gli stessi obbiettivi di "mantenimento" o sono gestiti dagli stessi. (Altro complottismo?).

domenica 5 aprile 2020

NON VOGLIO VIVERE BENE LA PANDEMIA

Dunque, chi ha il privilegio di ricevere il proprio stipendio a fine mese, in fondo sta abbastanza, dico abbastanza tranquillo.
Noi che non l'abbiamo, da sempre non siamo mai abbastanza tranquilli, ma come contropartita abbiamo sempre avuto l'illusione della libertà. Di seguire il nostro dèmone, la nostra passione e via dicendo.
Ora però questa contropartita, che mi non mi faceva invidiare il privilegio di coloro che vivono con stipendio fisso o con la pensione, è tolta, anche se non mi è impedito ancora di scrivere o di comunicare, come faccio ora attraverso questa piattaforma per gentile concessione di Google, ma in gran parte mi è preclusa perché il teatro, che è il mio mestiere, non funziona su questo mezzo su cui scrivo appunto ora. E per fortuna!
Il teatro, e non parlo certo di quello in gran parte falsato che si mostra nei grandi circuiti,  come le arti in genere, va libero per il mondo, e non ha bisogno di piattaforme date e calate dall'alto, o di speculatori o sciacalli!

L'aver tolto ogni possibilità di contropartita mi fa sentire non solo imprigionata, ma anche violentata, e davvero nulla sarà come prima per me, anche quando fra qualche mese forse qualcosa certamente tornerà come prima, perché il Leviatano si è mostrato in tutta la sua mostruosità, e ha dimostrato quanto risibile è questa contropartita che ho accettato e perseguito, che è stata levata con un colpo di decreto dall'alto e che avrebbe la finalità di tutelare la salute di tutti!
Se questa non è violenza, cos'è? Perché i filosofi e gli psicologi e gli altri professori cantanti, se non i medici che vengono licenziati se pensano diversamente!,  invece di darci consigli su come vivere bene la pandemia (non voglio questi consigli che vomitate nelle vostre dirette che puzzano di cadavere!), non svolgono il proprio mestiere critico, perché non esercitano il dubbio? Perché sono prezzolati dai grandi sistemi editoriali, magari?
O quelli poi che cantano della bellezza e salvezza del tele-lavoro, o coloro tra i professori che innalzano lodi alle tele-lezioni (le faccio anch'io e voglio smettere!), io li considero, nella migliore delle ipotesi, degli sciocchi panglossisti. 
Il virus ha ucciso, oltre che fisicamente, anche la libertà e la dignità di tutti.

NON VOGLIO VIVERE BENE LA PANDEMIA!


Della serie NIENTE SARA' COME PRIMA

Niente sarà come prima?
Infatti, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati.

sabato 4 aprile 2020

Il re è nudo

Riguardo al virus gli scienziati sembrano vagare nella nebbia. Un giorno raccontano che le mascherine sì, un giorno no. E così daccapo e altre storie e presunte "scientificienze".
Ieri, dopo aver snocciolato al solito la diuturna conferenza stampa della morte, sui mezzi di informazione (?) girava la notizia che addirittura il virus volteggi nell'aria, come un Ariele cattivo, e soprattutto al chiuso, mentre nei parchi invece sarebbe annientato dal vento…Ma allora, stare al chiuso non va bene?
Le contraddizioni di questa "scientificienza", che va per ipotesi e incertezze, sono oggi più che mai pericolose, perché le si dà così tanto credito e importanza da condizionare totalmente le scelte politiche ed economiche.
Ciò che appare invece chiaro, almeno a me certo, è che certe misure segreganti dettate per il bene della salute pubblica siano state messe in campo non solo perché la sanità rischia di trovarsi al collasso, dato che in questi ultimi vent'anni s'è fatto di tutto per distruggerla e trarne profitto privato, ma anche al fine di autotutelare la classe dirigente.

I sindaci,  lanciando le loro grida, e anche quelle provenienti da più alte sfere con dirette giornaliere e ansiogene,  dichiarano la necessità di proteggere sé stessi, non solo la cittadinanza. E chiamano a sostegno e conforto virologi e "protettori civili".

Ecco che sorgono ovunque le tende di campo, gli accampamenti sono allestiti sessanta di qua, sessanta di là. E anche nelle carceri, dove in realtà ci si organizza contro le possibili sommosse.

Detto in parole povere: siamo obbligati in casa perché il sistema non si può assumere decisioni diverse, pena la rovina di sé.

Intanto la gente comincia a stancarsi di questa stretta asfissiante sulla propria vita, perché dopo i "picchi" annunciati, il contagio non sembra scendere, i numeri sono confusi e non si sa poi come vengano calcolati.
A Prato, per esempio scriveva Il Tirreno, i morti di marzo dello scorso anno sono uguali o poco meno a quelli del marzo di quest'anno.  
La gente disobbedisce, esce e fa quello che può, e quindi è prevedibile che, se non sono peggioramenti, il governo sarà costretto ad allentare la presa.

Anche perché la miseria è alle porte per molti di noi, non solo per gli industriali!, per cui nel prossimo futuro sono prevedibili altri morti. E non solo eccellenti, come il Ministro delle Finanze dell'Assia in Germania Thomas Schafer, che alcuni giorni fa, a causa del grande stress causato dal corona virus ( nella sua lettera d'addio avrebbe detto che il futuro del Land è senza speranza), si è suicidato. Notizia che il Frankfurter Allgemeine Zeitung ha fatto scivolare fra le sepolte e tabu. Ricorda un po' la morte di Rossi del Monte dei Paschi.

Mentre nulla si è fatto per esempio davanti al dilagare delle malattie come il cancro a causa dell'inquinamento, forse perché il tempo che intercorre fra quando ci si ammala e quando si muore è molto lungo, si tratta di anni, invece col virus il sistema s'è messo subito in allarme, perché intasa gli ospedali e mette la fragilità di una Nazione allo scoperto.
Il virus mostra che il Re è Nudo, e che i sarti che lo vestono, come nella favola, sono degli impostori, perché la tela non c'è.

Al momento sono negate di fatto due diritti fondamentali, che stanno alla base del patto del cittadino con lo Stato democratico: il diritto al sostentamento e il diritto alla partecipazione al vivere civile e politico.

Ma Hobbes avrebbe sorriso perfido, mostrando che non siamo niente, che non contiamo niente, che la democrazia al momento è una parola, i cittadini per anni sono stati allevati al consumismo, che sono privi di coscienza critica, di capacità organizzativa, che hanno demandato tutto per poter correre il fine settimana al centro commerciale senza rendersi conto che nel frattempo il Leviatano è cresciuto e se li sta mangiando.

venerdì 3 aprile 2020

Lo sfruttamento delle donne, ancora di più al tempo dell'epidemia


In Svezia le domestiche le passa lo Stato.
Non solo in quel paese stanno vivendo il dramma dell'epidemia con più leggerezza e saggezza (ma questa è solo la mia opinione), ma ora anche questo aiuto alle famiglie, salvifico, quando le donne, soprattutto in questo periodo più che sempre e in tutto il mondo, subiscono la pressione degli obblighi domestici.

Non solo la brutale solita violenza nei confronti di tante donne è quindi ancor di più ahimè "liberata" dalle norme antiepidemia dell'Italia, ma anche lo sfruttamento del lavoro domestico, com'è noto e risaputo, anche se nessuno per ipocrisia e quieto vivere lo dice, si rotola come un enorme macigno sulle spalle delle donne.

E il governo italiano non attua in nulla misure per le pari opportunità, e non prende provvedimenti per questa continua quotidiana e varia azione pregiudizievole nei confronti di tante donne, che ora ancor più tacciono e subiscono per non litigare in casa!

Di queste misure sociali (che alla fine sarebbe per il benessere e la guarigione di tutti!) avremmo bisogno in questi giorni, non solo delle continue comunicazioni bio-terroristiche o di quelle fallimentari messe in campo tramite  l'inaccessibile INPS!

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/03/12/news/svezia_basta_lavori_di_casa_soltanto_alle_donne_ora_lo_stato_paga_la_colf-251121351/

mercoledì 1 aprile 2020

SIAE: CHIEDIAMO SOSPENSIONE QUOTA ANNUALE PER GLI AUTORI

SIAE: come la mettiamo con la quota annuale? La vogliamo sospendere, visto che gli autori sono col cùculo per terra? 

Le misure prese da SIAE non sono efficaci, caro MOGOL, per gli autori; solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, quando invece ci prendete, a ogni rappresentazione eccetera, un'alta percentuale. 


VIVETE SU DI NOI O NO? 


E' l'ora di cambiare, ma qui in realtà non si cambia affatto. Rinunciare alla quota annuale è veramente un atto significativo, semplice, immediato, trasparente.



martedì 31 marzo 2020

L'uomo crudo (nel tempo dei vampiri)

Sto vivendo una mutazione. Come molti, credo. Sto diventando una bestia, un animale.
Ma non a causa della paura, a causa della rabbia, dell'impotenza. Non ho mai avuto paura di questo virus, nonostante segua le regole imposte, nonostante il virus sia più che temibile visto che si contano già 10 mila morti, e solo in Italia,  per cui nessuno poi alla fine sarà dichiarato responsabile.

D'altronde si tratta di vecchi: quasi tutti, per lo stato attuale del mondo, un peso per il sistema economico che conta, quello delle borse e giochi di numeri (la borsa mai chiusa!), un peso per il sistema di assistenza.

Il virus si è trasformato in un facile meccanismo per il controllo di massa. Di intimidazione. Di blocco umano. Culturale.

Fra tutti i controllori cito i sindaci, in virale, temibile florilegio, e ridicoli per molti aspetti nel loro inseguire propaganda e "ossequienza",  che minacciano o consigliano perentosi la cittadinanza, babbi internautici tutelanti dai loro uffici, o che girano per le strade che controllano come gringos, urlanti: "Vai a casa!".

E poi vicini di casa trasformati in agenti della pubblica sicurezza, spioni vecchio stile (ah, finalmente si può fare!, si può denunciare!) pronti alla delazione anche se cammini solitario nel tuo insonne notturno girovagare.

Al pedone, al pedone!

Nessuno, o pochissimi, parla dei soldi che tutti i governi hanno voluto risparmiare per la sanità, dei letti in meno, degli ospedali cancellati, dei fallimentari ospedali "smart", come quelli che hanno costruito in Toscana, della prolificazione della sanità privata e pasciuta; nessuno,  o pochissimi, di quegli scienziatoni su cui il controllo politico basa la sua giustificazione d'essere imposizione, che punti il dito sul disastro sociale, umano, economico che è stato perseguito con la revisione di spesa; nessuno che dichiari la propria complicità, il proprio bieco interesse in questo gioco al massacro umano.

E ogni assembramento, ogni riunione, ogni evento sarà considerato a rischio per molto tempo. Solo le fabbriche, le produttive, riapriranno subito: spingono gli industriali e i politici loro emissari.
Gli operai non potranno opporsi, gli scioperi sono impediti, e potranno eventualmente morire, ché certo saranno rimpiazzati in questa morìa di lavoro senza troppa difficoltà.

Sarà la grossa economia che farà riaprire il mondo, come probabilmente l'ha fatto chiudere attraverso una sagace e feroce destabilizzazione (ma sì, siamo complottisti!), un terremoto sanitario che ha riportato alla dimensione cruda dell'uomo, all'uomo bestia, l'uomo nudo; alla sua primitiva essenza preculturale. Ecco la metamorfosi. E com'è stata rapida!
E non servono più cultura, sapienza, pensiero, saggezza, poesia, arte, politica, niente serve più, tutto cancellato e distrutto con un colpaccio di virus. E con molto effetto mediatico, tam tam infinito e assordante ammorbante asfissiante.
Non si parla d'altro che di malattia, di corpi, di contagi. Di respiratori.
Vedo solo l'uomo crudo, fermo, bloccato, compromesso nella sua carne, che chiede aiuto per la sua sopravvivenza di bestia. Cito a memoria Levi: gli aguzzini trasformano gli essere umani in bestie per sentirsi meno colpevoli.

Quando dall'astuto magico laboratorio arriverà il vaccino per la nostra carne, ancora una volta e ancor di più ci troveremo sotto tutela e controllo;  anzi saremo noi ad abbracciarlo, il liquido salvifico, ad andargli incontro come al nostro sommo benefattore, definitivamente trasformati in animali con mascherina, ancora di più uomini nudi e crudi dai cui corpi spillare sangue, e su, con cui mangiare.
E' il tempo dei vampiri, come, ma ciò per nulla mi consola, avevo predetto.






Il laboratTorio

Oltre agli spettacoli e alle interviste, alla Baracca terrò un corso che ho chiamato il  IL  LABOR A TT O RIO Sarà un percorso teatrale  tec...