mercoledì 4 novembre 2015

Nell' 'area vasta', vasto è lo sconforto

Insomma, quello che si prospetta nel piano strutturale presentato dall'assessore Barberis, è un assalto all’ancor più cemento sulla città di Prato,  almeno stando ai giornali. Condito e camuffato con le paroline arte, riuso, contemporaneità. Europa!
Intanto, nel luogo dove dicono di fare il parco, nell'area dell'ex ospedale che sarà abbattuto (e gli inerti si sa dove li porteranno, a Casale), ci costruiranno eccome, comunque! Il concorso l'hanno già fatto, tutto loro, lo scambio fra Regione e Comune - io pago questo e tu mi dai quello -  e il concorso che presenteranno al pubblico probabilmente riguarderà il decorativo e pittoresco. L'ininfluente.
Bisogna fermare in tempo gli architettismi dell'assessore Barberis e della sua giunta, che renderebbero Prato un orrore.
Altro che città alternativa, questa che si prospetta; è una città gabbia, asfissiante, delirante. Ancor più di adesso. Senza cercare di fermare la barbarie in atto,  si 'barberizza' in senso omologante, europeizzante. Già ne abbiamo abbastanza con questo agglomerato urbano reso volgare e 'veloce', dove la storia, e da più di cinquanta anni, è stata cancellata a favore della presunta modernità, e proprio da coloro che, gli eredi, celebrano pagliette e bozze. Capito?, lo specifico pratese!, quando lo specifico pratese è bell'e morto e sotterrato e ormai non c'è rimasto nemmeno l'ultimo ossicino; una città dove, per esempio, ci se ne  frega di veder crollare la Fattoria Medicea, quella di Lorenzo, per cui né sindaco né assessori si sbracciano; dove non solo si è distrutto l'area archeologica di Gonfienti, ma si è fatto morire anche una parte di città (la Querce), e di cittadini, soffocati come topi, separati dall'Interporto, eccetera eccetera; dove muoversi, soprattutto a piedi o in bici, lo si fa a rischio della propria vita. Altro che di velocità e di macchine abbiamo bisogno! Altro che di grattacieli o boulevard futuribili! Se si vuole essere europei, si deve quanto meno puntare a eliminare le macchine più possibile! E invece questo non si fa! Si blatera e basta al riguardo, o se ne intascano i soldi per i progetti, punto!

Sull'arte, be', lasciamo perdere: l'arte che vogliono è quella bendata, sugli occhi e sulla bocca, che devono aprirsi solo per bere e mangiare per gli sponsor futuri del loro housing sociale. Quell'arte che, come il soprammobile, possono mettere nella vetrinetta, come nei vecchi salotti alla pratese!

E meno male che celebrano Pasolini, lo celebrano senza averlo mai letto!

Nell'area vasta, vasto è lo sconforto.


"Sia come sia, le ventisei pagine di variante al Piano strutturale sono pronte (già passate una prima volta in commissione consiliare) e arriveranno in consiglio comunale il 12 novembre. Come vedono la Prato futura il sindaco Matteo Biffoni e l'assessore Barberis? Più che moderna, contemporanea: «E questo significa - spiega l’assessore - accentuare quelle caratteristiche che rendono già Prato interessante e affascinante, sicuramente centrale rispetto agli assi dell’area vasta». Dunque creativa, proiettata verso l’arte in particolare contemporanea, multiculturale, non timorosa di sperimentare e espandersi in verticale. Insomma europea. Cinque i capisaldi della variante: il riuso di edifici ed ex capannoni industriali («La vera specificità di Prato - dice Barberis - dal tessile, alla moda fino all’impianto di Gida che ricicla l’acqua»); la manifattura del XXI secolo declinata nel tessile-moda, nell’agroalimentare (400 aziende agricole nel comune, 700 in tutta la provincia), nelle 400 aziende hi-tech («Per la prima volta - spiega Caporaso - il Piano operativo prende in considerazione queste nuove attività, aprendo anche all’innovazione creativa e alle arti») e poi il piano casa come terzo snodo «con il quale verranno affrontati in modo sistematico - spiega Barberis - i problemi del territorio seguendo due percorsi: quello della case popolari e l’housing sociale». In pratica il primo settore è a carico del pubblico, l’altro con la partecipazione dei fondi di investimento privati. Quarto punto: lo spazio pubblico «inteso come cornice all’interno della quale c’è la vita quotidiana dei cittadino» e ultimo l’ambiente «che noi - prosegue Barberis - giudichiamo strategico anche per lo sviluppo dell’economia».
Al netto dei progetti sull’area del vecchio ospedale («dove realizzeremo un parco urbano e le idee verranno da un concorso internazionale») e del parco fluviale sul Bisenzio che fanno tutti parte della variante, un capitolo è dedicato alla Declassata: «Il boulevard della città che in prospettiva diventerà il vero asse di collegamento dell’area vasta». E’ la Declassata la porzione di città destinata a cambiare, con lo sviluppo in verticale, lo skyline della città. Dunque grattacieli (il primo - se si farà - quello di fianco a Esselunga), imprese, attività ed edifici destinati all’housing sociale con collegamenti snelli. Una fetta di città votata alla modernità e alla velocità." (Copiato da Il Tirreno, http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/11/04/news/ecco-la-prato-della-modernita-grattacieli-e-fattorie-dentro-i-capannoni-1.12386427?ref=hftiprea-1).


martedì 3 novembre 2015

GATTA AL LARDO, Ragionamento comico sui proverbi

Dopo il testo filosofico o politico o poetico, come variamente è stato definito Le tre vite del ragazzo di Tien An Men, di cui presto sarà pronto un video di presentazione, il cosiddetto promo, con Gatta al Lardo vado completamente da un altra parte; ma una parte che comunque conosco bene, e in cui mi trovo a mio agio lo stesso data la tradizione di famiglia. Da tempo pensavo di fare uno spettacolo sui proverbi e, credete, non è stato facile, perché la materia è infinitamente eterogenea e non si presta così di prima mano a mostrarsi sulla scena. Ma questa ricerca, questo sperimento comunque l'ho voluto provare, anche inserendo una manciata di canzoni antiche e nuove alla maniera popolare, e altre cose a sorpresa.

Io reputo che qualcosa di buono ne è venuto fuori.

Vi aspetto, sabato 7 novembre 2015 ore 21 al Teatro La Baracca di Prato (Via Virginia Frosini 8).
Per trovare il teatro, basta consultare le mappe internautiche.

Vi aspetto.


P.S. Purtroppo non ci sono sconti né omaggi - a parte gli allievi del teatro che come al solito pagano la metà - , perché come sa chi mi segue, il teatro La Baracca non riceve finanziamenti dalla Regione, siamo nelle lista dei 'cattivi'. Tanto per parlare di favole vere, quelle che il Rossi e la sua propaganda non raccontano.

lunedì 2 novembre 2015

Votare? Non serve più! (1: la Renzittatura)

Dacché Renzi è stato nominato Presidente del Consiglio, e non eletto, votare non serve più.

Quando voteremo la prossima volta? Boh! Mah!

Presto Renzi diventerà anche capo di Roma attraverso l'esile figura del Prefetto Tronca, e potrà gestire direttamente gli affari legati al Giubileo. Tu qua; lei là; e io qui. Qui!

I consigli, i parlamenti, le opposizioni? Ostacoli! Impicci! Paludi!

Silenzio, basta con le discussioni, ora si lavora! Vedete come si va bene senza elezioni?

Le elezioni? Ci saranno a primavera... Ah, maledetta primavera! Intanto il capo avrà tempo e modo di esercitarsi e dimostrare che in fondo, non solo per i romani, ma tutti per tutti gli italiani, le elezioni sono...inutili!  E quando ci saranno, quando quando?, tutti avranno dimenticato la figuraccia con l'ex sindaco Marino (intanto avrà avuto modo di annientare politicamente qualche consigliere firmaiolo), e nessuno le chiederà forse più. E potrà evitare il fracasso elettorale a causa di un gradimento un po' bassino. Non può uscire di scena, ora proprio no!

Siamo ufficialmente entrati nella fase in cui alla democrazia Renzi, o altri tramite lui, sta sostituendo qualcosa di diverso, di pinocchiescamente astuto: la democrazia bugiarda, la...Renzittatura.

domenica 1 novembre 2015

Appello per la Fattoria Medicea nel Parco delle Cascine di Tavola a Prato

Dopo la visita di ieri alle Cascine di Tavola, organizzata dal Prof. Giuseppe Centauro e dal Prof. David Fanfani,  lo sconforto è assoluto: vedere ormai ridotto a rudere, contornato dall'indifferenza delle cosiddette istituzioni, un patrimonio architettonico, storico culturale come la Fattoria di Lorenzo! 
Vergogna, Prato, Toscana, Italia.

Pubblico l'appello del Prof. Centauro, che contiene anche preziose informazioni sulla Fattoria stessa.


La Fattoria Medicea nel Parco delle Cascine di Tavola a Prato
La Fattoria Medicea si trova oggi in un deplorevole stato di conservazione a causa di una perdurante vicenda giudiziaria mossa nei confronti dei privati che stavano ristrutturando il complesso per usi ricettivi. Paradossalmente questo sequestro (solo da pochi mesi risolto), andato avanti per anni, è avvenuto in una delicata fase di riabilitazione funzionale che bruscamente interrotta ha procurato ampi crolli e un progressivo degrado delle strutture.  A distanza di un anno e mezzo dall’appello per salvare la Fattoria Medicea lanciato in occasione della mostra dei progetti elaborati dagli studenti del laboratorio di restauro  del Dipartimento di Architettura di Firenze (marzo 2014), il gruppo di docenti e del personale tecnico dell’Ateneo fiorentino in visita alle Cascine di Tavola, insieme a tanti comuni cittadini partecipi al sopralluogo, condivide l’appello di allora affinchè s’intervenga con un’immediata e risoluta azione di messa in sicurezza  sull’intero complesso, avendo una preoccupazione in più sulle sorti della fattoria per l’approssimarsi di un’altra inverno (l’ottavo consecutivo senza che si sia fatto nulla!) e con esso dell’avanzare inesorabile di un ulteriore inevitabile dissesto strutturale e di un’ancor più irreversibile disgregazione materica che andrà a colpire un’architettura già martoriata oltre ogni ragionevole misura.
Un j’accuse che coinvolge direttamente la società civile e le coscienze di tutti
S.O.S. FATTORIA LAURENZIANA
Per il restauro di una straordinaria emergenza architettonica, archetipo della ruralità toscana nel mondo.
Il complesso immobiliare, costituito dal nucleo storico della Fattoria voluta da Lorenzo il Magnifico nel 1477 e dagli annessi principalmente edificati tra il XVI e il XVII sec. (Magazzino dei Risi, Mulino, Pozzo Nuovo) con il grande stallone del XIX sec., riveste un’importanza storica e artistica rilevantissima.
La tenuta di Tavola, un esteso tratto di territorio posta sulla riva sinistra dell’Ombrone tra la frazione di Tavola a Nord-Ovest, il nucleo di Fontanelle a Nord–Est e di Poggio a Caiano a Sud, occupa la parte più bassa della piana pratese. Il complesso agricolo costituiva originariamente un insieme unitario con la vicina Villa Medicea di Poggio (dal 2013 quale “bene culturale” riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità - Unesco) e di questa rappresentava una parte integrante come pars rustica. La sua estensione andò gradualmente aumentando dalle prime acquisizioni, operate da Lorenzo de’ Medici, a partire dall’ultimo quarto del XV sec. fino al Novecento. Dopo l’Unità d’Italia, essa passò assieme alla Villa di Poggio a Caiano, alla famiglia Savoia, responsabile nel primo dopoguerra dello smembramento del complesso, con la separazione della Villa, rimasta poi allo Stato, dalla tenuta, ceduta prima ad un ente di assistenza ai reduci di guerra, e da questa, poi, a privati.
L’organizzazione spaziale del complesso di oltre 22.000 mq. risponde anche alle regole che Leon Battista Alberti aveva descritto pochi decenni anni prima dell’acquisizione da parte di Lorenzo, ne L’Architettura, per la realizzazione di un moderno complesso di villa rustica.  Al centro si trova la piscina, attorno a questa, sul retro e sui lati, vi sono le stalle; di fronte, a sinistra le stanze per la preparazione del formaggio e sulla destra le unità di abitazione. I vani sono identificati come “lattaia”, “caciaia”, “cucina”, “luogo dove si cuoce il cacio”, “sala”, “camera”, ecc.
Il complesso, pur presentando numerosi spazi per la residenza, aveva una vocazione principalmente produttiva; in esso le attività agricole e quelle di trasformazione del prodotto primario avevano certamente prevalenza su quelle abitative, che erano comunque necessarie per far funzionare l’insieme.
Insomma si realizzò un modello assoluto che non ebbe uguali sul suolo nazionale, orgoglio della famiglia de’ Medici; fu poi imitato dagli Sforza a Milano e da tutte le signorie dell’Italia Settentrionale e Centrale.
La peculiarità straordinaria è che tutte le fabbriche che compongono il quadrato centrale delle Cascine ha mantenuto nei secoli, una generale corrispondenza all’impianto originario.
La sfortunata vicenda di questi anni che ha portato al sequestro preventivo da parte del Tribunale di Prato su esposto dell’Associazione “Italia Nostra”, finalmente risolto dopo quattro anni di attesa, offre l’opportunità unica per la mano pubblica di riacquisire la titolarità del bene al fine di recuperare funzionalmente il complesso, di restaurarlo per riportarlo architettonicamente agli antichi splendori e magistralmente dotarlo di servizi adeguati al livello internazionale che compete a questa struttura.
Prato 31-10-2015

Prof. Giuseppe Alberto Centauro






venerdì 30 ottobre 2015

Interporto: com'è andato il convegno sugli Etruschi?

Qualche giorno fa c'è stato l'incontro su Gonfienti e Interporto dal meravOglioso titolo:

"L'area archeologica di Gonfienti: un'opportunità per la Toscana - Dalla città etrusca all'Interporto della Toscana Centrale: uno sguardo al passato per valorizzare il futuro" 

Ma Interporto, che aveva organizzato il tutto, a porte chiuse e con ospiti selezionatissimi, non ha inviato un comunicato stampa.

Sembra, da voci che sono trapelate, che se la siano cantata e suonata come avevamo previsto.

Che il signor Longo abbia detto  che Interporto è in salute, quando invece solo una società di quelle che gestisce Interporto è con i conti a posto: quella immobiliare. Le altre, no.
Come interporto, per cui è nato, continua a essere un totale fallimento. Eppure vuole continuare a crescere, a costruire, ad affittare, a vendere. Speculation!

La Soprintendenza ha detto poco e niente, ha fatto, sembra, sembra, la figura della Bella Addormentata. O della famosa scimmietta.

No alla terza corsia sull'A11

Ecco un'altra minaccia per la città di Prato.

Non basta un Interporto con cui è stata distrutta la parte est della città (la Querce e Gonfienti e zone limitrofe) e che ha compromesso una scoperta archeologica straordinaria;

non basta la minaccia dell'ampliamento dell'aeroporto di Firenze;

non bastano la tangenziale a ovest che ha compromesso la zona umida delle Pantanelle e distrutto tutti i campi limitrofi;

non basta il depuratore del Calice a Ovest; quello di Baciacavallo a Est;

non bastano le zone abitate con alto livello di inquinamento - prima fra tutta a Prato San Giorgio a Colonica - con fabbriche pericolose per la salute pubblica vicino alle case, e di cui nessuno parla, ma anche altre zone che si vogliono inquinare, come è il caso della Varvarito a Casale;

non basta il traffico impazzito e prepotente e la mancanza di un sistema viario che sia degno di questo nome, con marciapiedi e ciclabili, segnaletica, eccetera.

Ora sta all'orizzonte anche la terza corsia dell'Autostrada, per cui è vano davvero chiedere garanzie ambientali, come fa l'assessore Alessi.
Ed è oltremodo ridicolo, una presa per il c...allo, affermare che costruendo questa corsia, e lo stesso si dice per l'ampliamento di Interporto, si avranno ciclabili e altri vantaggi!


http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/10/29/news/terza-corsia-dell-a11-servono-garanzie-1.12346356?ref=hftiprec-3

giovedì 29 ottobre 2015

Un articolo su Maila Ermini di Pratosfera

 Pratosfera, rivista culturale di Prato e non solo, sta molto allargando i suoi orizzonti ripagata dall'interesse dei lettori, so che anche gli amici fiorentini e di Pistoia la seguono per esempio, oggi mi dedica un articolone, scritto da Stella Spinelli. Nonostante io stessa avessi colloquiato con la giornalista, mi trovo in questi casi sempre in grande difficoltà e ambascia.
Il primo risultato sicuro è che sarò ancor più detestata. Pace.
Forse alla mia età bisogna cominciare a smettere i colloqui?
Grazie comunque a Stella Spinelli, con la quale - noticina di colore - proprio durante l'incontro ci siamo scoperte lontane parenti. Il mio bisnonno Egidio Spinelli, anarchico e autodidatta e per me esempio di vita, conservo ancora alcuni libri della sua piccola ma bella biblioteca, era di Comeana, della zona di Carmignano, come Stella.

http://www.pratosfera.com/2015/10/29/la-baracca-e-il-teatro-civile-un-ritratto-di-maila-ermini/
“Questo spazio è nato nel ’93 da una rimessa agricola. C’era la legnaia, la piccionaia, il magazzino per gli attrezzi. Era una baracca, vera e propria, a rischio demolizione. La curia, a cui apparteneva il terreno, voleva raderla al suolo per rifare la chiesa. Poi cambiò idea, si limitò ad ampliare l’area ecclesiale destinata alle feste e la capanna con qualche metro di terra attorno venne messa in vendita. Anzi diciamo che fu svenduta. E io la presi. A poco. Iniziai col farci un laboratorio teatrale e poi ricavai un piccolo spazio per gli spettacoli”. Maila Ermini, drammaturga e attrice, direttrice artistica del Teatro La Baracca di Casale, racconta e si racconta con dolce determinazione. Il suo fare è pacato e semplice, voce profonda, senza nessuna inflessione dialettale. Si esprime con logica eleganza. Sguardo luminoso, spesso perso nel rievocare.
La Baracca è un luogo accogliente, raccolto, affascina. Sperduto fra le viuzze di Casale, visto da fuori ha un che d’informale, leggero. Basta entrare, però, e si respira un che di sacro nell’atmosfera seriosa, ma senza eccessi. Eppure, quel palco in legno, le sedute in tono, le pareti scure trasudano, goccia dopo goccia, tutta la cultura vista e trattenuta.
“Ho 54 anni, compiuti il 20 ottobre – riprende Maila, seduta alla scrivania sistemata su un lato del piccolo ingresso – e da che mi ricordi amo il teatro. Il mio percorso drammaturgico però lo perfezionai durante l’università, a Firenze, guidata dal professor Macrì. Non paga, mi lasciai coinvolgere in un corso di teatro che mi portò ad affrontare letture teatrali sin da subito. Il processo è stato irreversibile”. Di lì a poco, a 24 anni, l’artista pratese è a Roma, la città che più di ogni altra prometteva tutto a chi sognava le glorie del palcoscenico.
In realtà Roma le dà l’Amore, che poi finirà dopo qualche anno, e un premio, rinomato e copioso come drammaturgo. Maila Ermini, nel 1988 vince il Fondi La Pastora con “Matilda”, la storia di una professoressa di matematica in pensione, che decide di prostituirsi, anzi di continuare a prostituirsi dato che considera il suo percorso all’interno della scuola al pari di un atto di prostituzione. E Maila di come funzionino le scuole dall’altra parte della cattedra lo sa e bene. Sì perché prima di arrivare a ricevere questo rinomato premio, è costretta a una doppia vita degna di un romanzo: professoressa di lingue a Ostia e Tivoli di giorno, e teatrante la sera.
“Quel premio mi ha cambiato la vita. Mi ha costretto a scegliere, a uscire allo scoperto, a guardarmi allo specchio. E mi ha fatto capire cosa fosse in realtà quel patinato mondo dello spettacolo dal quale sono fuggita subito dopo. Iniziarono a chiamarmi personaggi famosi che avevo avuto modo di conoscere grazie al Premio. Si dicevano interessati a mettere in scena la mia Matilda e io ero piena di speranze. Fra questi c’era la moglie di De Sica, Maria Mercader, poi Antonio Salinas del teatro Belli. Ma i miei sogni si frantumarono quando capii che con Matilda volevano anche tutta la mia vincita. Una sorta di mazzetta. Rifiutai. Di cosa avrei vissuto altrimenti? Avevo lasciato prima il lavoro da professoressa, poi il posto di interprete al Ministero degli Interni, due lavori sicuri per il teatro. Dissi no”.
Inizia così uno dei suoi periodi più altalenanti, ma anche ricchi di stimoli professionali: Maila divorzia dal marito romano, abbandona quella città che “non mi ha mai dato nulla, in fondo”, e parte. Spagna, Inghilterra, Francia, teatro di strada, mimo, vita da nomade, poi rientra in Italia, a casa, dove il padre la convince a fermarsi, a mettere in piedi qualcosa di realmente suo.
“E’ il 1993. Ho 32 anni e tanta voglia di fermarmi e affermarmi. Era finalmente giunto il momento di fondare una mia compagnia, di fare il grande salto. Mi padre aveva ragione e unendo i soldi degli sborsi a quel che restava della vincita del premio acquistai la baracca di Casale che diventò la Baracca di Maila Ermini. Era isolata e sgangherata, assieme a mio padre lo trasformammo usando i materiali di risulta e pian piano sbocciò. I primi due anni mi limitai a laboratori teatrali, corsi di teatro e a prepararci spettacoli che mettevo in scena fuori. Poi decisi di iniziare a fare qua i miei spettacolini”. Il suo tono resta calmo, ma gli occhi si illuminano di questo ricordo. Fierezza e soddisfazione insieme. “E’ stato sempre tutto in salita, precisiamo, ma lo rifarei senza batter ciglio. Inizialmente era caldissimo d’estate, e freddo, molto freddo, in inverno. Pian piano però tutto è migliorato, mi sono messa a norma con l’impianto elettrico, con le uscite di sicurezza, ho azzerato le barriere architettoniche ed è emerso un teatro a tutti gli effetti che mai ha però perduto la propria identità. Baracca era e Baracca resta”.
Le stagioni teatrali iniziano nel 99-2000. Da allora tanto è cambiato ma non il ritmo del pubblico. “Alti e bassi – dice pacata -. Dipende dagli spettacoli. E da tante altre cose. Ma ormai ho smesso di pormi il problema di quante persone verranno. Ho scelto. Io e il mio compagno Gianfelice D’Accolti, attore e drammaturgo come me, gli spettacoli li facciamo qui per saggiarli e poi portarli fuori. Siamo sereni e convinti della strada intrapresa”.
Da due anni La Baracca ha anche smesso di ospitare compagnie da fuori. Eccetto chi vuol venire dietro a un piccolo compenso. “Non posso più permettermi i sostanziosi cachet che offrivo al tempo di Sipario Aperto, il circuito da cui ho tratto sostentamento per anni. Dopo che i politici lo hanno distrutto non ho avuto alternative. Da quando è stato deciso di classificare i teatri in base alla residenza teatrale regionale, i finanziamenti sono riservati soltanto ai teatri-azienda dagli alti ricavi. E certo non è il caso della Baracca che non è un teatro supermercato come tanti”, insiste Ermini.
La Baracca ha posti molto limitati e anche quando è sold out i ricavi restano sotto le cifre stabilite da questa nuova legge. “Poi ci sono le valutazioni politiche che incidono molto – dice con sorriso forzato -. Non è un teatro commerciale il nostro. Il nostro è un teatro di impegno civile. A volte è anche comico, ma resta impegnato. E a tanti rimane scomodo. Non piace”.
Si ferma un attimo. La pausa è silenziosa. Poi riprende: “I rapporti con questa Amministrazione però sono buoni. L’assessore Simone Mangani è venuto più volte qua da noi e mostra di apprezzarci. Ha anche comprato tre repliche de Lo Spettacolo della Città, una performance itinerante e irriverente che abbiamo fatto in estate raccogliendo grande successo – incalza con orgoglio -. Abbiamo già in programma di farlo anche a Pistoia e in Val Bisenzio”.
Poi Maila si lascia andare: “Sono però tante, troppe le persone dell’area pratese a non aver mai messo piede qui. Tanti assessori alla Cultura dei Comuni limitrofi fingono di non conoscerci. Seppur criticandoci. Mi son stati riferiti commenti di disprezzo del mio teatro usciti dalla bocca di personaggi che non si sono mai nemmeno avvicinati a Casale. Ecco, questo non lo accetto. E che dire degli abitanti della stessa Casale? I nuovi vengono, dei vecchi neppure l’ombra. E Prato non viene perché è periferico e non di moda”.
Ma lei va avanti, incorruttibile. “Il teatro civile non è ben visto e non paga. Ma è quello che amo e che continuerò a fare”. E precisa di aver assistito almeno una volta agli spettacoli di ogni singolo teatrante della zona: “L’ho fatto in maniera silenziosa, ma non me ne sono persa uno. Non posso invece dire altrettanto di loro nei miei confronti. Se mi rammenti un artista di Prato e dintorni, io l’ho visto. Loro invece? Magelli, ecco, lui sì. Venne appena nominato direttore del Metastasio. In scena c’era Anito Garibalda e si divertì molto. Poi purtroppo litigammo quando io gli dissi che tutti i soldi se li prendeva il Metastasio”.
Poi ammette: “L’unico teatro in cui non ho mai messo piede è quello del Bonechi, ma solo perché ultimamente son costretta a lavorare tanto”. Quindi tira fuori il quaderno del gradimento, un librone sul quale dopo lo spettacolo chi ha voglia annota critiche ed emozioni, anche negative. “Leggo e rileggo spesso questo quaderno per sapere cosa pensa il mio pubblico. La relazione con loro per me è fondamentale. Chiudiamo spesso gli spettacoli col dibattito, aperto e costruttivo. Certo è molto dura quando il pubblico non se ne va e tu sei stanca e vorresti solo uscire di scena. Ma quando il pubblico resta è una soddisfazione unica e un gran segno che lo spettacolo ha funzionato”.


http://www.pratosfera.com/2015/10/29/la-baracca-e-il-teatro-civile-un-ritratto-di-maila-ermini/

Perché i cinesi non sono venuti a vedere "Le tre vite del ragazzo di Tien An Men"

L'ho incontrata domenica scorsa e, davanti ad altri - presente anche Gianfelice - ha detto il che e il come. E' stata gentile, la donna cinese che vive a Prato.

Le ho fatto queste domande, che credo di ricostruire abbastanza fedelmente:

- Mi puoi dire perché i cinesi non sono potuti venire a vedere il mio spettacolo?
- Perché ambasciata leva passaporto se sanno. E problemi anche a casa. Non può venire, pericolo.

- In Cina sanno di Tien An Men?
- Sì, sanno. Ma non possono parlare.

- E secondo te quale può essere la fine che ha fatto quel ragazzo?
- Tutti e tre può essere (di quelle che ho supposto io).

L'altro giorno ho tolto le locandine dello spettacolo dalle bacheche. Una, mi è caduta, ed è finita ai piedi di un ragazzo cinese giovane che stava passando, ascoltava musica con un walkman. Lui si è fermato, ha letto, mi ha guardato impietrito.

In questi giorni di repliche non ho tentato nemmeno un po' di provocare la comunità cinese, anche se ho invitato alcuni rappresentanti di associazioni. Non ho nemmeno forzato la mano con gli attori cinesi, che in un primo momento avevo pensato di chiamare a recitare.

L'incontro con la ragazza, coraggiosa, è servito a chi non credeva che i cinesi non potessero assistere a uno spettacolo. Certo, se ci fosse stato il sostegno del Comune o di qualche suo rappresentante forse qualcuno si sarebbe fatto coraggio. Ma così non è stato.

Sono certa, nonostante tutti gli interessi del mondo e la codardia e la falsità dei nostri e la miseria dei loro governanti, che un giorno anche i cittadini cinesi potranno guardare in faccia la loro storia senza nascondersi o fuggire davanti a una locandina.

mercoledì 28 ottobre 2015

Io brando tu brandi egli branda

Mentre Prato crolla nei suoi punti fondamentali, economia cultura storia vivere civile, identità insomma, - è di oggi anche l'ennesimo comunicato sul disastro sulla Fattoria Medicea che il Comune, e ormai da anni, è incapace insieme alla Soprintendenza, di gestire e di risollevare dal fango in cui è immersa-, non si trova di meglio che cercare un 'brand' per Prato, per cui si annuncia un concorso pubblico, con questo obbiettivo:

"La finalità è quella di creare un brand territoriale per rendere la Città di Prato conoscibile, riconoscibile e attrattiva con il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, attivando processi dal basso, valorizzando realtà locali e contatti e contenuti già esistenti. Il servizio consiste nella conduzione di un processo partecipativo finalizzato alla costruzione di un’identità condivisa dalla città e necessaria all’elaborazione del brand territoriale". (1)

E giù un romanzetto senza fine per cui si dovrebbe, per la modica cifra di 20.000 euro, allestire quanto sopra.

Ma per creare un'identità condivisa è chiamato appunto il Comune e i suoi 'attori', per questo anche si va a votare, non solo per risolvere i problemi!

Se i suoi 'attori' sono assenti, se sono discriminanti, se si pensa di creare l'identità condivisa con questi bandi, o andando all'Expo' con la bozza pratese, condotta sul desco dalla sorridente pifferaia, allora Prato non sarà mai 'attrattiva'.

Intanto, alcuni elementi fondamentali per la creazione identitaria sono stati distrutti, non si fa niente per creare vere alternative al vivere in città, gli eventi sono tutti calati dall'alto e non condivisi e sono specchietto di propaganda. E certo non solo con questa giunta!

Insomma, delegare la creazione identitaria significa dichiarare il proprio fallimento rispetto a una realtà che ci sfugge di mano o per cui non ci vogliamo sporcare le mani. 
O forse che si vuole, ancora una volta, fare 'merchandising' della propria città, che diventerà sfacciatamente  'punto vendita', città-mercatone?

E poi, cominciamo intanto a usare l'italiano, che gli insulsi bandi contribuiscono a rovinare: 'brand' è 'marchio'.


(1) Qui il testo completo del bando: 
http://www.comune.prato.it/servizicomunali/gare/attivi/2015/brand-prato/

martedì 27 ottobre 2015

Ecosistema urbano: Prato nel 2009 era al 9° posto e ora...al 69°!

Nel  comunicato stampa del Comune di Prato dell'Assessore Alessi relativamente alla classifica di questo studio di Legambiente denominato Ecosistema Urbano, non si  dice che nel 2009 Prato era al 9° posto; ora è al 69° . Il lieve miglioramento di cui parla l'Assessore rispetto l'anno passato (la città era al 71° posto) è pura difesa di parte politica.

Un disastro ecologico urbano, praticamente.
____

Comunicato dell'Assessore Alessi

La situazione di Prato nel 2009:

Le città-mercatino

Con l'arrivo del Natale

i mercatini nelle città aumenteranno.

Previsioni dello spazio,

le città, ormai tutte città ristorante, città negozio

diventeranno città-mercatino.

Code in centro; problemi di parcheggio;

passeggiata in passeggino;

inquinamento; sporcizia. Barbarietà.

Ma bisogna, l'economia non gira.

L'economia non gira. Già.

Girano le scatole.

Pacchetti e sacchetti

nei sacchetti, oggetti.

Mi sento asfissiata.

Basta.

Non voglio questa vita comprata.

Non voglio questa vita regalata.

Basta.

Non voglio una vita-negozio,

camminare fra la folla per fare il regalino;

e invece si potrebbe fare

un Natale senza mercatino,

senza shopping, in ozio.

E perché no, abolire il Natale

tanto per provare;

veder crollare l'economia,

e, dopo aver fatto lo scherzo,

come bambini,

scappare via.


domenica 25 ottobre 2015

Il teatro libero fa paura (Le tre vite del ragazzo di Tien An Men)


L'ultima, la replica più bella.  Uno degli spettacoli più faticosi, di grande emozione che ho scritto e interpretato.

A conferma che la censura oggi si manifesta con la finta indifferenza, in queste cinque repliche non abbiamo visto alcun rappresentante di associazioni italo-cinesi, alcun assessore o consigliere locale, o cosiddetto ‘studioso’ di storia delle patrie universitudini.
Nonostante i ripetuti inviti mandati. Temono di compromettere equilibri politici e affari.

Il teatro, quello libero, fa paura.

Per questo sfido un teatro, un assessore che sia a proporre uno spettacolo come il mio, ne hanno paura come delle lebbra. A Prato e in Toscana, poi...

E invece dovrebbe poter essere visto da tante persone. Ma nessuno ci darà questa opportunità. Coloro che l’hanno visto sono stati privilegiati, hanno potuto assistere a qualcosa che non passerà mai nei teatri ufficiali; e non perché non ci siano artisti capaci, ma perché non li fanno arrivare a voi, o pubblico, se non raramente o per errore.

Chi è venuto l'ha potuto vedere perché esiste uno spazio, pur piccolo e periferico, dove certa gente non ci mette le sue scimmiette. Di spazi così, in Italia, ce ne sono pochissimi. Sostenendo noi, in realtà sostenete il pensiero e l'arte differente, quel poco che ancora rimane.

Abbiamo fatto la ripresa dello spettacolo, e appena possibile la condividerò. Intanto copio tutti commenti che sono stati scritti su Le tre vite del ragazzo di Tien An Men.


Ultima recita:

Nicola: "Siete stati bravissimi, persone rappresentate...quasi realistici. Peccato che questi politici  non vogliono mai farci scoprire la verità e non metterci la loro faccia"

Emiliano:  "Strepitoso!"

Graziano:  "Emozionante, complimenti.  I totalitarismi aumentano gli individui che non siedono 'diritti'; dobbiamo ringraziare chi ha avuto ed ha il coraggio di sedersi 'storto'.

Tiziano: "Spettacolo intenso ed emozionante, come sempre".

Miriam: "Come sempre siete bravissimi. Il vostro teatro fa pensare e riflettere. Stiamo con la schiena dritta."

Maura:  "Sono tornata a perché non è facile assistere a spettacoli che ti accompagnano e lasciano emozioni anche il giorno dopo!"

Luciano: "Da Milano e ritorno per ammirare due interpreti eccezionali".


Commenti delle precedenti recite:

Maura:    "Bravissimi! Una tragedia contemporanea che mi ha emozionata molto per il coinvolgente finale".

Piera:  "Siete grandissimi artisti. Spettacolo denso di contenuti e di emozioni! Da rivedere. Anzi da rivivere. Complimenti anche per l'allestimento, che sicuramente ha favorito la comunione tra attori e spettatori".

Moreno: "Avete affrontato un'argomento difficilissimo da portare in scena anche perché, non avendo informazioni sulla "vita attuale" del Rivoltoso Solitario, rischiavate di cadere in banalità e invece avete fatto un testo bellissimo e pieno di pathos, uno spettacolo davvero coinvolgente. Complimenti anche per l'allestimento". 

Francesca: "Non so se mi è piaciuto più il testo o la regia. Entrambi, e una grandissima emozione".

Annalisa:   "Spettacolo emozionante".

Beppe:  "Immersi in una dimensione...'evanescente' eppur tangibile che avvolge e prende la gola per le verità nascoste che contiene e snocciola nelle esperienze di un ragazzo, semplicemente un ragazzo ingenuo e carismatico suo malgrado; tre facce di una vita che rappresenta l'universo della scissione che un dramma vero ci racconta ogni volta che lo riscopriamo. E Maila e Gianfelice ce l'hanno fatto rivivere con una interpretazione che va al di là della messa in scena teatrale. Grandiosi! Indimenticabile!".

Iuri:  "Bravi! Interpretazione intensa e realistica. Dovrebbero vederlo le scolaresche".

Michele:"Ultime notizie: avvistati due 'istrioni' al Teatro La Baracca. Si consiglia vivamente la visione." 

Sylva e Gianluca: "Grazie del bellissimo spettacolo. Molto intenso profondo filosofico. Fa riflettere e farà riflettere". 

Massimo: "Ieri sera, serata diversa; abbiamo portato i nostri figli a teatro; l'intento era quello di strapparti per una sera dalle varie PS, cellulari e sempiterna televisione per cercare di capire qualcosa in relazione al RAGAZZO DI TIEN AN MEN; non so se lo ricordate, era quel ragazzo che più di 25 anni fa fu immortalato in una foto mentre stoppava l'avanzata dei carri armati che andavano a sedare la rivolta pacifica degli studenti; intento direi ben riuscito, probabilmente perché l'artista che ha portato in scena questo spettacolo è riuscita a trasmettere qualcosa anche a loro, tanto è vero che tornando a casa in auto si è aperto un dibattito fra noi; tante volte IMPORRE qualcosa serve! grazie a Maila Ermini e al suo degno compagno di teatro, ai collaboratori e al grande TEATRO LA BARACCA!...i ragazzi hanno fatto di tutto per non venire, ma durante lo spettacolo li ho visti molto interessati, non lo faccio sempre di essere rompi...oglioni con loro. "

Sabrina: "Spettacolo intenso ed emozionante che fa riflettere anche sulla società contemporanea e, soprattutto per i commenti finali sulla comunità cinese, lascia con l'amaro nel cuore!! Grazie a Maila e Gianfelice che, negli anni, non si sono piegati e asserviti alla logica del "guadagno" e continuano a proporre questo tipo di spettacolo a cui in tanti dovrebbero avere il privilegio di assistere!".

Edoardo: "Complimenti, molto bello, bravi".

Fiorella:"Bravissimi come attori. A Maila autrice il merito di aver ricordato a molti e a me un episodio importante del nostro recedente passato". 

Michele e Graziella: "Lo scorso venerdì sera (n.d.r, era sabato), al termine dello spettacolo, mi è stato difficile buttare giù, su due piedi, un pensiero più articolato su quanto avevamo appena visto. Ora, con un po più di calma, posso dirvi, anche a nome di Graziella,  che lo spettacolo che avete messo su, con tanto coraggio, è davvero notevole. All'uscita la prima cosa a cui ho pensato è che siete due istrioni, ma non nell'accezione del termine che un vocabolario definisce tale, bensì nella vostra capacità di calarvi nei panni dei personaggi così intensamente da sembrare una vera e propria metamorfosi, che è ben lungi dalla semplice rappresentazione o narrazione.Ancor più difficile se si pensa che era un uno e trino, insomma una bella prova di bravura. Complimenti! Per noi, che siamo praticanti del Falun Gong, è stato ancora più facile, e contemporaneamente più doloroso seguirvi, poiché leggiamo costantemente notizie riguardanti la persecuzione che i praticanti, nonostante il blocco internet imposto dal regime, riescono a far pervenire all'estero. Con questa vostra denuncia avete provato anche voi, per la prima volta, credo,  cosa vuol dire denunciare pubblicamente i misfatti del regime cinese e cosa pensano e come reagiscono i cinesi residenti di fronte a queste notizie".  

Qualche giorno fa mi è arrivato anche il commento di Laura:

"Ho riflettuto a lungo sul suo spettacolo. E’ qualcosa che si digerisce piano piano, come una medicina buona. Il testo e la scena, molto originali entrambi, sorprendono e invece di incupire, come si potrebbe supporre dal tema, scavano dentro di noi un solco buono. Un piccolo seme. Fa bene a moderare gli applausi, non servono. Oggi poi, che tutti applaudono senza nemmeno capire perché. Vado nei teatri e vedo che tutti applaudono mimeticamente, come scimmiette.Il suo spettacolo non ha bisogno di applauso, è qualcosa di nuovo, e la gente quando lo vede rimane attonita e sente che al dilemma posto non si risponde con l’applauso.Non basta dire che è bello, che merita, tutte queste frasi sono inutili. Dovreste continuare a farlo ,anche se lo so che non è possibile, perché non avete alcun sostegno." 

sabato 24 ottobre 2015

LE TRE VITE DEL RAGAZZO DI TIEN AN MEN, ultima replica


Stasera, ultima replica de Le tre vite del ragazzo di Tien An Men al Teatro La Baracca.
Sono un po' dispiaciuta, perché lo spettacolo ha suscitato in me e in tutti coloro che l'hanno visto tante emozioni, riflessioni.

Ringrazio le persone che sono venute a vederci in questo mese e che vengono stasera.

Quelle che ci sostengono sempre. E le persone nuove, che non conosciamo.

Abbiamo fatto questo spettacolo senza alcun finanziamento, senza alcun patrocinio, senza 
'benedizione'. Ma chi ci segue, lo sa.

Ogni testo da allestire, ogni regia da anni è una lotta con i soldi che non ci sono, e che acuisce a ogni spettacolo la ricerca, la sfida stessa, facendomi trovare soluzioni ogni volta diverse e, per quanto è possibile, inconsuete.

Costretti a far pagare un biglietto, se non alto, nemmeno irrisorio, con i tempi che (non) corrono.

Con una concorrenza che definire sleale è dire niente, visto anche che ci troviamo in periferia.

Insomma, sapevamo che non sarebbe stato uno spettacolo facile; e non lo è stato.  Uno spettacolo che nessun potere avrebbe voluto 'sposare'. E così è.

Trattati con finta indifferenza, senza ricevere risposte agli inviti; trattati da lebbrosi da coloro che maneggiano gli ultimi soldi rimasti, e che si fregiano delle poche coroncine da mercato da mettere in testa; che annunciano che ci saranno ricchi premi e cotillons, quando c'è penuria forte in giro.

Da tempo ormai chi vuole annullarci ha però perso la partita. E dunque rincara ogni volta il suo odio, e l'invidia.

Tenere un teatro aperto così, pur che sia piccolo, è dura, e psicologicamente arduo.

Non c'è mai riposo, sicurezza, non si pedala mai in pianura.

Ma anche stasera si va in scena. 

E dopo... la stagione al Teatro La Baracca continua. E con spettacoli tutti diversi.

venerdì 23 ottobre 2015

La toponomastica beghina del Comune di Prato

Continua, incessantemente, l'opera beghina in materia di toponomastica a Prato, nonostante la giunta sia cambiata.
Dopo aver assegnato il nome di una strada a Don Danilo Aiazzi, quello dei concubini di Prato,  e dopo aver santificato civilmente altri che vanno bene per la politica attuale, ecco che presto sarà assegnata un'altra via a un prete, al parroco di San Domenico, senza che vi sia un contraltare a certe scelte.

Naturalmente a gente come Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, i 'concubini' di Prato - che presto ricorderemo anche al Teatro La Baracca - non si assegna niente: primo perché questi giovanotti che stanno in giunta non ne sanno probabilmente nulla; secondo perché chi invece giovanotto o giovanotta non è, e forse ne sa qualcosa, fa finta che la Storia sia andata solo da una parte.

Assessori, informatevi,  studiate la storia della vostra città, ci sono stati tanti personaggi importanti e significativi, non solo parroci!





(COMUNICATO DI TV PRATO del 20 ottobre 2015) 

Due nuove strade a Prato: via dell’Orsa minore e via del Mulino del Cecchi

La giunta comunale questa mattina, su proposta dell’assessore Filippo Alessi, ha assegnato nuovi toponimi a due viabilità cittadine. Nello specifico la nuova via che collega via Traversa vicinale a via Traversa pistoiese, in zona Tobbiana – Casale si chiamerà “Via dell’Orsa Minore”. La scelta è stata fatta dagli studenti della vicina scuola “Ammannati” (Comprensorio “Don Milani”) e rispetta il proposito di continuità di zona, sempre auspicato dalla Commissione toponomastica, le nuove vie nella zona infatti si chiamano Orione, Sirio, delle Pleiadi. La decisione è stata presa dopo che gli studenti hanno partecipato ad una lezione, tenuta da Marco Morelli, direttore del Centro di Scienze planetarie di Prato, per volere dell’Amministrazione attraverso gli assessori Alessi e Ciambellotti, sull’universo e le costellazioni. Per il tratto breve di nuova viabilità che collega Viale dell’Unione europea e via Guilianti, dopo una consultazione dei documenti storici relativi alla zona, è stato scelto il toponimo “Via del Mulino del Cecchi”, che fa riferimento all’esistenza in zona di un mulino di proprietà della famiglia cittadina dei Cecchi, come risulta dall’esame del Plantario del XVIII sec. Al vaglio anche l’ipotesi di ricordare la figura e l’operato di Padre Giorgio Civinini, parroco della Chiesa di San Domenico per quasi 50 anni.



giovedì 22 ottobre 2015

Art Malus

Qualche giorno fa l'ex ormai sottosegretaria alla cultura Barracciu giunse a Prato nel corso del suo 'road show' per illustrare l'Art Bonus, insomma la possibilità di essere mecenati culturali e così aiutare a salvare i monumenti dalla rovina. I cittadini poterono anche seguire in diretta l'incontro.

Ieri abbiamo saputo che si è dimessa perché indagata: dovrà subire un processo per  peculato aggravato per l'uso dei fondi ai gruppi di consiglio regionale della Sardegna.

Che credibilità ha il Governo in questi suoi progetti culturali, giù di per sé lontani dalla gente, elaborati, selettivi, se chi li presenta poi si rivela così compromesso?

Certo, può venire il sospetto di un sistema di giustizia pilotato, magari per sbarazzarsi di qualcuno, e proprio all'interno di uno stesso gruppo o partito. 

Come ho avuto modo di verificare in denunce e ricorsi che ho presentato, la Giustizia troppo spesso c'è quando vuole esserci, e proprio in campo culturale io ne ho fatta una pessima esperienza (1); tuttavia il sistema politico è così guasto, che è irredimibile. 

Qui non solo non si salvano i monumenti, ma crolla tutto lo Stato, ormai evidentemente da rifondare, con tutte le sue istituzioni non più credibili.

E l'Art sta sempre più malus.



(1) Ho presentato due ricorsi: uno nel 2002, quando la Regione Toscana mi rifiutò i soldi per la produzione teatrale. Da notare che ho ricevuto 3 premi per la produzione drammaturgica dall'Ente Nazionale Scrittori e Artisti: nel 2002, 2005 e 20013. Il TAR mi rispose picche.  Il secondo ricorso nel 2014, perché il Teatro La Baracca non è stato inserito nelle Residenze Teatrali; la Regione con i suoi massimi esperti (?) ha stabilito che si tratta di un teatro troppo piccolo e non può avere i numeri di una azienda. Capito? Il teatro deve essere un'azienda! Anche in questo caso la giustizia mi ha risposto picche e ha dato ragione alla Regione. Dovremmo dire 'Sregione'.
Ricordo poi, scandaloso, che la denuncia presentata insieme ad altri nel 2009 per l'abbandono del sito archeologico di Gonfienti, è praticamente andata nel nulla, sepolta chissà dove. Insomma la stessa fine della Città Etrusca.

mercoledì 21 ottobre 2015

D'Ippolito al Metastasio

Che dire del signor Francesco d'Ippolito al Teatro Metastasio?

Intanto che la nomina ha lasciato la città indifferente. A parte le solite polemiche politiche o le partigianerie per Magelli costretto a lasciare, come anche accadde quando fu sbolognato Tiezzi.

E non poteva che essere così, indifferenza o rassegnazione?, perché il signor d'Ippolito è un manager del teatro,  come ormai lo sono anche altri pur giovani direttori teatrali, e dal suo curriculum non risulta che lo abbia mai praticato come attore, né come regista o drammaturgo.

A dirigere i teatri non ci sarà più il regista che organizza anche il suo spettacolo, la sua produzione, magari con la compagnia ruffiana e prediletta,  dando tuttavia uno stile al teatro, ma saranno chiamati soltanto manager.

La parola inglese deriva dal francese manager, e dal latino manu agere, 'guidare una bestia stando avanti a lei', che in italiano è diventato 'maneggiare' e 'maneggio' (recinto dove si addestrano i cavalli).

Il significato della parola inglese è cambiato poco rispetto al latino, perché il manager è  'colui che conduce gli altri'.

La nomina di D'Ippolito testimonia, se ce ne fosse bisogno, che si vuole trasformare i teatri in azienda, dove saranno proposti i soliti nomi noti con i quattro spettacoli sempre gli stessi che girano; o i nomi 'giovani', o i falsamente trasgressivi, gruppi e compagnie usati strumentalmente per mostrare aperture che non esistono affatto, ma tutto finalizzato alle quadrature di bilancio e  alla 'rinomanza'.

Ci saranno insomma, per i teatri-vetrina, i fuochi d'artificio, i nomi da vertigine, e le strategie d'incasso. 

Si ripete e amplifica la solita cultura d'esclusione e praticata dalla Regione Toscana, che ha decretato la morte di tutto quello che non è cultura aziendale o di partito o conforme. 

Tutto quello che è alternativo o almeno prova a esserlo, non può più vivere. 

Uno sterminio culturale, artistico, economico; altroché.

Gonfienti e Interporto, un convegno deja-vu

Ecco un altro convegno, ennesimo, come saggiamente allude il titolo dell’articolo de La Nazione. 
Convegno tragicomico: perché controllati e controllori sono insieme e c’è, repechage dal cilindro!, anche lo scrittore Nesi, quello che praticamente lasciò la sala stizzito davanti agli studenti del Cicognini quando ci invitarono a parlare insieme di Gonfienti, non ascoltando le altrui ragioni. Allora era assessore alla cultura della Provincia;  ora, invece, in quale veste o vestito è stato chiamato? Riproporrà Gonfienti virtuale?
Di nuovo, rispetto al già visto e rifritto, c’è l’esperto comunicatore di Expo David Rampello.
Come qualcuno ha detto, “purtroppo qui, per la città degli Etruschi, fin dal lontano 2001, il problema non è quello della comunicazione, bensì della preservazione dell’area archeologica e del rispetto paesaggistico dei luoghi".

Questo convegno sostituisce quello annullato un anno fa, che si intitolava come questo, ossia:
“L’area archeologica di Gonfienti: un’opportunità per la Toscana – Dalla città etrusca all’Interporto della Toscana Centrale: uno sguardo al passato per valorizzare il futuro".

Al termine della ridda di interventi, tutti di una voce, tutti una stessa opinione e senza contrasti, ci sarà  il ‘pranzo leggero’: finire così un articolo pervade il tutto di fine ironia.
Pranzo leggero che dovete digerire anche voi, cari concittadini, perché Interporto e tutta la teoria a tavola, li pagate voi, sì sulla carta vi appartiene, ma pagate senza poter decidere alcun menu, né assaggiare niente. Né fare domande, o toccare qualche briciola. Insomma, la pancia se la riempiono altri.

(Forse devono ammorbidire la pillolina per la V.A.S. che sono costretti a presentare?)

martedì 20 ottobre 2015

La canzone della puttana cinese di Prato

Oggi, in occasione del mio compleanno, mi regalo una poesia. Data l'attualità - il servizio di Striscia La Notizia di Canale 5 sulle puttane cinesi di Piazza Mercatale a Prato, di ieri -, non poteva mancare una poesia che ho scritto poco tempo fa, e che sembra invece composta apposta! Non s'aspettava certo il servizio televisivo per sapere quello che a Prato purtroppo sanno anche le pietre. Che città triste, oggetto e soggetto di continuo sabotaggio antropologico e culturale, oltre che di saccheggio economico!


Ehi, vecchio, vieni con me,

con venti euro starai da re!

Sono cinese è vero

ma che ti importa

la fica è la stessa

non guarda colore

non vuoi provare?

Sono dolce come il miele!

Che' ti fa schifo

venire con me?

Non prova schifo nemmeno il re!

Con me anche i ragazzini,

con  venti euro fo concorrenza

a tutte le puttane

con certa decenza.

Parlo male l'italiano

ma due parole mi bastano

per star con te sul divano!

Su', vecchio vieni con me,

prova il piacere che prova il re!

La tua signora non la dà più,

e allora è giusto che vivi frù frù

qualche minuto di soavità

con me, sì,  puttana cinese

pratese esotica cortese

e poi, che fa?

Si sa, la fica non ha

nazionalità.

(Vieni, per di qua,

seguimi a ruota;

l'appartamento

ce l'ho in affitto

da un tuo compatriota).




lunedì 19 ottobre 2015

Inside Out: ennesimo episodio della saga del conformismo

Confesso di avere un debole per i cartoni animati, anche se ormai, e da troppo tempo, sono lontani dalle favole e dalla immaginazione.
Con Inside Out  però sono rimasta disgustata. Da non vedere, non portate i vostri bambini a vedere questo ammasso di conformismo sociale, di buonismo, di fasullità. Di dolciastro estremo.
Lo spunto, buono, del mostrare l'interiorità dell'essere umano, è completamente annullato dalla storia e, in particolare, dal personaggio di 'Gioia',  oltre che dalla banalità di tutti gli altri.

Un ritmo forsennato, insostenibile, ansiolitico di tutto il primo tempo, e in parte anche del secondo, rende quasi inguardabile il tutto.

E poi basta con questi disegni, questi personaggi disegnati 'tondi' e a tutto tondo, forse eredi del esempio figurativo giapponese! Basta, da troppo tempo sono tutti fatti uguali.

Il cinema a volte mi delude talmente tanto, che penso che sia irredimibile, ormai votato alla distruzione di sé stesso, la vera arte del tutto compromessa e spacciata dai soldi. 

La distribuzione è ormai diventata distruzione cinematografica!

I bambini erano annoiati, e anche gli adulti delusi. Perché a una grande pubblicità e un sopraffino lavaggio di cervello con incluse critiche entusiaste, sembra, di trasmissioni tipo Hollywood Party, che ci hanno consigliato questo 'prodotto', corrisponde roba da voltastomaco.

Consiglio americano alla santa famiglia con prole: non buttate i vostri soldi e il vostro pomeriggio domenicale; provate ad andare in qualche bosco vicino alla vostra città, anche se piove (sarà meglio); portatevi qualche libro, se siete a corto di storie, e improvvisate letture fantastiche, stupendo i vostri bambini che non crederanno ai loro occhi nel vedervi in quella foggia. C'è poi sempre il vecchio rimedio del teatrino in casa (si faceva quando eravamo ammalati!), che si può fare con due seggiole, con personaggi bicchieri e posate di plastica, invitando amici con prole eccetera. L'entusiasmo è assicurato.

domenica 18 ottobre 2015

"Le tre vite del ragazzo di Tien An Men": quarta replica

In questa replica, andata molto bene, il dibattito è stato più lungo del solito.
Mi hanno chiesto perché ho scritto su Tien An Men!  Perché, mi ha risposto Gianfelice, è uno spettacolo che non piacerebbe a Fabio Fazio.

Ecco i commenti del pubblico alla quarta replica scritti sul Libro del Gradimento.:

"Complimenti, molto bello, bravi". E. Bettazzi
"Bravissimi come attori. A Maila autrice il merito di aver ricordato a molti e a me un episodio importante del nostro recedente passato". F. Ciardi.
"Democrazia!".

P.S. E' sempre un buon segno quando il pubblico non se ne vuole andare, non lascia subito il teatro.

Il mondo è pieno di automobili

Ieri sono andata in bici a Prato. Vado sempre in bici a Prato, che c'entra,  sono abituata al traffico, ma ieri m'è sembrato che sia...