lunedì 7 marzo 2016

Il bignamino delle donne. Tournée di marzo 2016: romanzo di commenti

A tournée non ancora terminata, scrivo alcuni dei tantissimi commenti scritti dal pubblico su Il bignamino delle donne.  
Qui alla Rocca Estense, Sala d'Aragona, di S.Martino in Rio (RE)
"Incantevole, grazie!"(Manola B).
"Molto brava, molto divertente". (Franca).
"Brava, anche se un po' amaro".
"Grazie, le donne trovano sempre il motivo per divertirsi".
"Molto interessante e una riflessione ulteriore sul ruolo della donna!" (Terry e Bobby)
"Brava! Brava! Bravissima. Grande, continua così. E' stato un piacere conoscerti". (Wilma e Luciano).
"Ricordo Maila in uno spettacolo qualche anno fa a Guastalla. Brava allora e brava pur adesso". "Compimenti...una bravissima attrice e uno spettacolo intenso". (Anna C.).
"Grazie, Maila, il tuo monologo è stato delicato, gradevole, graffiante...femminile". (Laura)
"Complimenti per aver descritto in modo rispettoso, ma molto realista la donna dalla preistoria ad oggi, grazie". (Betti).
"Grazie per la simpatica e allegra serata. Complimenti a Maila, continua così". (Carmela M.)
"Grazie, perché ho riso, perché quando vedi una donna come te sul palcoscenico sei orgogliosa di essere donna, perché dici cose, perché speriamo di non arrivare alla 'donna del futuro'. (Veronica).
"Brillante, simpatica, brava!".
"Complimenti per la sottile e simpatica ironia. Bravissima". 
"Bellissimo spettacolo, con intelligente autoironia".
"Tanti complimenti per la grande capacità interpretativa".
"Un grazie dall'amministrazione di Albenga. Abbiamo apprezzato la nostra storia ironica del consiglio comunale... Ottima interpretazione."
"Molto coinvolgente, grazie!"
"Bravissima. Non pensavo che un monologo fosse così coinvolgente ed incisivo".
"Complimenti. Ha veramente azzeccato la condizione femminile nei secoli, fino al nostro tempo e nel futuro. Continui così. A far sentire la sua voce ironica e irriverente"
"Super donna, super brava!"
"Complimenti, un modo spensierato per esprimere qualcosa di pesante".
"Congratulazioni per le emozioni che ha saputo trasmettere".
"Complimenti, si vede la tua professionalità" (Giorgia).



"Brava. Spettacolo interessante. Abbiamo capito che dobbiamo fare ancora tanta strada". (Margherita)
"Sei stata molto brava" (Maria).
"Siamo un gruppo di amiche, e ti ammiriamo per come hai interpretato il valore di noi donne".
"Bellissimi i questionari, sono il riepilogo della vita delle donne. Sarebbe divertente rispondere" (Ester).
"Spettacolo ilare, ironico, riflessivo. Nonostante siano passati secoli, molte cose non sono purtroppo cambiate. Noi lavoreremo perché ciò avvenga".
"Come uomo pensavo di annoiarmi a uno spettacolo al femminile, e invece mi sono divertito parecchio come non mi capitava da tanto tempo. Grazie."

"Quanto l'ho rivisto volentieri. Dura la vita della donna. Solo la tua bravura poteva interpretarle tutte. "Sei nata donna o lo sei diventata? - Date una spiegazione" Forte".  (Silvia)
"E' stato bello. Le imitazioni di più" (Sofia, 10 anni).
"Bravissima. Da 1 a 10 sono contenta 10 di essere donna, anche perché ci sono donne come te. Grazie!" (Maura).
"Brava, complimenti, sei una donna che ha tante cose da dire. A presto". (Elisabetta). 

venerdì 4 marzo 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (2-3)

Seconda puntata
"Dopo l’autorizzazione rilasciata nel novembre 2006, si avviano il lavori per l’ampliamento dello scalo merci dell’interporto che è stato documentato nella prima puntata, hanno già procurato l’interramento del decumano, adesso si prosegue, tra il gennaio e il febbraio del 2007, con il progressivo ammassarsi ed abbandono delle cassette dei reperti laterizi di coppi, embrici e altri manufatti di copertura dei tetti dell’antico insediamento etrusco, o peggio  si procede direttamente alla discarica diretta degli stessi, appena fuori dal recinto di scavo dell’interporto..."

Terza puntata
"La tristissima vicenda patita nella primavera-estate del 2007 dall’area archeologica di Gonfienti prosegue purtroppo con risvolti a dir poco paradossali.
Nei nove mesi intercorsi tra la data del rilascio del nulla osta ministeriale e la consegna definitiva del cantiere (settembre 2007) per dar corso alle opere progettate per lo scalo merci interportuale, succede l’irreparabile.
Le foto aeree lo testimoniano con grande precisione (vedi immagine datata 7 settembre 2007, tratta da Google Earth) l’affannosa attività di scavo all’interno del sito. Un vasta necropoli dell’età del Bronzo, dal medio al finale, come dire dal 1650 ca al 1150 a. C., si palesa nella parte più orientale del lotto, agli archeologhi preposti a bonificare il terreno prima che vi si costruisca sopra l’abnorme magazzino di 200.000 mc. e la piattaforma in cemento armato  su plinti estesa su di una superficie di oltre 120.000 mq.
Un ritrovamento eccezionale, quello dell’età del Bronzo,  che pure si accompagna al sacrificio non meno penoso della parte più settentrionale dell’insediamento etrusco che sfortunatamente era posto al di qua del piazzale di interscambio, a ridosso del tracciato dei binari del treno. Non staremo più a ricordare le sorti della grande arteria glareata ascrivibile alla prima età del ferro, già illustrata nella seconda puntata. Pur tuttavia la straordinarietà dei reperti del bronzo qui ritrovati in decine e decine di tombe e classificati tra i più belli del periodo, poi pubblicati sin tempi non sospetti dalla stessa Soprintendenza, nonché l’importanza scientifica di avere constatato come, pure a distanza di secoli, la città etrusca di nuovo insediamento sia stata fondata in prossimità di questa “magnifica” necropoli di possibile ascendenza micenea, rende talmente dolorosa l’obliterazione archeologica da far impallidire qualsiasi uomo di cultura. La disinformazione e la superficialità degli atteggiamenti tenuti in quella circostanza rendono fin troppo palese l’enormità dello scempio e l’ombra gettata sugli scavi. Il tutto, o fattaccio che dir si voglia, si consuma in pochi mesi, caratterizzati da un inutile, quanto improba gara contro il tempo certamente sostenuta dagli archeologi nel condurre in così poco tempo  scavi troppo estesi e così ricchi di reperti che avrebbero richiesto almeno due/tre anni di una suppletiva campagna di studio.
C’è da dire che dopo tanto sforzo, non ci saranno in assoluto altre indagini archeologiche nel sito, non ci saranno altri saggi di scavo, non ci saranno altre occasioni e forse denari. Le ragioni non le sapremo mai ma, forse, si sarà preferito, c’è da immaginarselo, allontanarsi il più possibile da tale incresciosa situazione."



giovedì 3 marzo 2016

Fior di crematori

Qualche giorno fa un articolo de La Nazione sul futuro - ma  forse no - forno crematorio a Prato.  Lo vogliono fare a tutti i costi. E la fioritura di questi crematori non si ferma in Italia. Uno qua, uno là. Mai tanti affari come ora, con Signora Morte.
I forni crematori sono altamente inquinanti, come ci ricorda anche un articolo su un altro inceneritore dei morti che vogliono costruire a Rocca Priora (RM), e e che vi potete leggere all'indirizzo che copio sotto.
Pensiamoci prima di decidere che fine farà la nostra carcassa.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/02/forno-crematorio-a-rocca-priora-senza-bando-di-gara-e-a-costi-spropositati-i-contrari-chiedono-apertura-indagine/2512387/


mercoledì 2 marzo 2016

"Il bignamino delle donne", tournée di marzo 2016

Mi chiedono dove sarò in tournée prossimamente con il Bignamino delle donne. Ecco qua. A presto!

Venerdì 5 marzo, ore 21, SAN MARTINO IN RIO - Sala d'Aragona, Rocca Estense;
Sabato 6 marzo, ore 17,30, ALBENGA (SV), Auditorium San Carlo;
Domenica 7 marzo, ore 17,30, MONSELICE (PD), Palazzo della Loggetta;
Martedì 8 marzo, ore 21,  MUGGIO' (MB), Cascina Faipò;
Sabato 12 marzo, ore 21, TEATRO LA BARACCA (PO).

lunedì 29 febbraio 2016

Sulla maternità surrogata rivendico il mio femminismo (da Cenerentola a Uterentola?)

In merito alla questione della maternità surrogata, di cui Vendola si è fatto paladino in Italia con il suo figlio fresco fresco portato dal Canada (per cui già si è cambiata la canzoncina "aveva una casetta piccolina in Canadà" in "aveva un figlioletto piccolino in Canadà"), ho alcune cose da dire.

Voglio innanzi tutto togliere via dal campo tutta la retorica della maternità, che non mi appartiene.
Tuttavia, prima oppure, se vi piace, oltre a pensare a una eventuale maternità surrogata, bisognerebbe tentare di rendere più agevole la vita delle donne che decidono di diventare mamme o lo diventano senza cedere figli a nessuno, con strutture adeguate, sostegni e ammennicoli vari, di cui l'Italia è profondamente carente.
Insomma è urgente non tanto preoccuparsi del loro libero utero (sic!), quanto della fatica delle donne nella gestione della figliolanza in questo nostro santo paese.

'La fica è mia e me la gestisco io'  delle femministe di un tempo non invocava affatto la possibilità di affittare l'utero, ma veniva gridato per vivere consapevolmente la propria sessualità e partorire figlioli voluti, per non essere più meri 'oggetti' sessuali e riproduttivi, e non lasciare pargoli ai vari orfanotrofi. E qui si aprirebbe poi il capitolo dell'adozione, quasi impossibile in Italia.

Senza poi considerare - scusate se ho il momento femminista, ormai nemmeno a Sinistra è tollerato, e le donne sono al completo servizio del fare-pensare politico maschile-, senza considerare dicevo la drammatica condizione sociale della donna in Italia e in troppe parti del mondo, e forse ovunque con varie sfumature e con l'esclusione di dieci privilegiate, dove le femminucce sono ancora sguattere e badanti tuttofare di casa e famiglia.  Oltre ai figli, anche gli anziani sono a carico delle donne. Non è così, razza di ipocriti, che sguazzate nel silenzio più comodo e assoluto?

Se non si affronta la vecchia questione femminile, penso che non si possa nemmeno pensare a una maternità surrogata. Altrimenti questa nuova 'pratica' che viene sbandierata come 'atto di libertà' rischia di costituire un altro tassello che completa il percorso della falsa liberazione della donna, nel mondo occidentale concessa e tollerata solo per finalità consumo-edonistiche.

In Canada - dove per alcuni si troverebbe l'Eldorado, ma in realtà si tratta di luogo a capitalismo avanzato - è sì possibile la pratica della maternità surrogata, ma i maschi, e con la propria figliolanza e in casa, sono collaborativi, e le donne fanno molti figli senza troppa fatica anche grazie a un sistema sociale diverso dal nostro.

E comunque chi presta il proprio utero, anche in Canada o forse proprio lì, lo fa perché ha bisogno di o vuole soldi. E quindi, appartiene alla classe sociale più svantaggiata e di livello culturale inferiore. E' essere umano a basso costo.

Insomma, con la favola della maternità surrogata, raccontataci dai maschi sempre protagonisti, la donna rischia di raggiungere la summa di tutti gli sfruttamenti possibili. Diventa l'essere umano più mercificabile.

Cenerentola diventa 'Uterentola' nell'ultimo romanzo distopico che è ormai la nostra realtà.

Teatro La Baracca, appuntamenti di marzo 2016

Questi gli appuntamenti di marzo al Teatro La Baracca:

Sabato 12 marzo, ore 21, IL BIGNAMINO DELLE DONNE, spettacolo comico.  http://primaveradiprato.blogspot.it/2015/03/il-bignamino-delle-donne-un-piccolo.html

Sabato 19 marzo, ore 21, FESTA DELLA POESIA (quarto anno).  La Festa della Poesia di quest'anno sarà l'occasione per riflettere sulla frase di Pasolini: "La poesia richiede che ci sia una società (ossia un destinatario) capace di dialogare con il povero poeta. In Italia una tale società non c'è".
Le altre date sono annullate: è marzo di tournée e cambiamenti.

domenica 28 febbraio 2016

sabato 27 febbraio 2016

Doppio appuntamento alla Baracca

Stasera 27 febbraio e domani domenica 28 febbraio doppio appuntamento al Teatro La Baracca.

Stasera, BLOCCO NERO (Puzzi come un cane) ore 21
Domani PRATOPEZZA, ore 16,30, per ragazzi e famiglie, che festeggia i suoi 5 anni di vita.

Non è esatto che abbiamo replicato BLOCCO NERO per  'grande successo di pubblico', come gentilmente riporta La Nazione, ma solo perché lo riteniamo uno spettacolo significativo. Di solito gli spettacoli 'difficili' non hanno molto pubblico e la gente preferisce dirigersi in pizzeria e dopo sorbirsi il filmone. O viceversa.

Vi aspettiamo.

venerdì 26 febbraio 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (1)

Tra pochi giorni inizierà la mostra tristemente intitolata "L'ombra degli Etruschi" a Palazzo Pretorio di Prato. Che cosa mostrerà la mostra? Cippi etruschi fiesolani o poco più (come fu annunciato qualche mese fa dalle stesse curatrici) e qualcosina della nostra seppellita Gonfienti.  Il solito contentino elargitoci dalle solite signore delle ex ormai Soprintendenze, peraltro alcune già in pensione,  che pure rivedremo fresche e saltellanti, rimodellate dalla politica che se le tiene accanto come Sandokan la Perla di Labuan.

Dopo aver seppellito tutto con l'Interporto della Toscana Centrale, come sapete, miei cari lettori, è rimasto un lenzuolino di ex scavo con il perimetro della famosa domus. L'area archeologica è notoriamente chiusa, e ogni tanto l'aprono per dare qualche contentino. Ma in realtà l'obbiettivo è quello di distruggere tutto e passare alla fase oblio. Con la valida scusa che mancano i soldi per proteggere e mettere in sicurezza il sito.

Tra l'altro, la signora delle culture toscane, Barni, in una visita recente nella città di Prato, ha detto ancora una volta - mamma che noia - che Prato è una città destinata alla contemporaneità, e il Museo Pecci rinnovato, con tutti quei soldi spesi per rinnovarlo non significa che questo: non tanto valorizzare l'arte contemporanea, di cui ai nostri capetti toscani non gliene può fregare di meno, ma valorizzare i loro commerci e le loro industrie, i loro soldi. Punto. A questo serve il Pecci.
E degli Etruschi proprio, non solo non si curano, ma vorrebbero far profondare tutto, e imputano a questo ritrovamento archeologico il fallimento dell'Interporto della Toscana Centrale stesso. Il che non è.

Ora qui e nei prossimi giorni si mostrerà la vera mostra: ossia quello che hanno seppellito questi signori, in barba alla nostra storia, alla cittadinanza, alla nostra possibile ricchezza culturale e reale.

Hanno pensato, certi signori e con la complicità di buona parte della classe politica, solo al proprio interesse, al guadagno.

Seguiranno altre notizie e 'ricordi'. Intanto, inizia la mostra:

il decumano seppellito. Ora sopra c'è il parcheggio dei TIR dell'Interporto della Toscana Centrale.




Italiani americani

Con la legge firmata da Obama, la protezione del privato "non solo ai cittadini americani ma anche a quelli stranieri" dei Paesi alleati, che potranno fare causa al governo degli Stati Uniti se i loro dati saranno svelati in modo illegale (vedi il caso di Berlusconi controllato  dallo spionaggio americano), gli italiani sono ufficialmente entrati nell'impero americano.

giovedì 25 febbraio 2016

Sull'esercizio della memoria - 2

Cara Maila,

la tua riflessione sull’importanza di esercitare la memoria è un pezzo davvero da incorniciare.
MEMORIA COME SALUTARE ESERCIZIO, MEMORIA COME VALORE CULTURALE.
Sul tema ho anch’io un ben radicato pensiero, non solo come didatta bensì come architetto restauratore, o per meglio dire “conservatore”, anche se nell’accezione corrente,  il termine “conservazione”, fuori dalla scienza, si confonde con un’impropria attribuzione politica più che con un metodo, un metro di lettura dei valori culturali del passato che deriva da un libero pensiero e dalla storia. Errore grave, frutto dell’ignoranza. 

La tua riflessione, cara Maila, è talmente importante, significativa perché mette insieme la memoria, intesa come ginnastica della mente che purtroppo oggi non si pratica più come salutare esercizio di base a valere per tutti con altri aspetti . Basti pensare ai racconti al focolare dei nostri vecchi, tratti da una memoria perpetuata non solo con le letture ma anche e soprattutto con l’ascolto. Poi c’è la memoria intesa come trascorso di vita, esperienza vitale che ricorre dal passato, eredità preziosa lontana nel tempo che ci proviene da  generazioni e generazioni. Purtroppo nella barbarie culturale odierna che tutto appiattisce e riduce a mera espressione virtuale, la memoria appare talvolta come un bagaglio inutile, se non pericoloso o addirittura dannoso per il progredire “consumistico” dello sviluppo, del presente e del domani. Senza volere così facendo trattiamo il genere umano come una sottospecie animale costretta a reinventarsi ogni volta. Questa è anche la filosofia della rottamazione, che poi è la stessa che autorizza politicamente a dire, ad esempio, che Prato non ha un passato sul quale investire,  protesa come appare all’effimero della contemporaneità, dimenticando che la città affonda, tra le più antiche in Europa, le proprie radici nella protostoria, con il grande insediamento etrusco arcaico di Gonfienti (da obliterare), che racchiude le più altre espressioni delle idealità e del simbolismo medioevale, ben rappresentate dal castello federiciano (icona monumentale che vive sradicata dalla storia), dell’arte, dell’urbanistica (di una perduta città policentrica) e dell’architettura storica toscana (testimone di una grande tradizione costruttiva), delle bellezze neo-platoniche dell’Umanesimo che ha ispirato i grandi monumenti cittadini, le imprese filantropiche di un Lorenzo il Magnifico, quali la Cascina e i suoi appoderamenti (archetipi della ruralità toscana), ed ancora, le straordinarie campiture pittoriche di un Lippi, o scultoree di un Donatello, protagonisti di un Rinascimento pratese, poco valorizzato. Non staremo qui a  contare i primati raggiunti in campo sociale, fin dall’Illuminismo ecc. ecc. 
Oggi si fa con un semplice annuncio piazza pulita di tutto ciò, con poco rispetto si nega l’esistenza di questi valori, forse perché tutto ciò non è il “brand” giusto per il futuro? Ma come tu hai ben sottolineato, cara Maila, riportando a mo’ di epigrafe,  una frase che racchiude una verità incontestabile per chiunque guardi con consapevolezza alle dinamiche di trasformazione che stanno attraversando questi anni, una frase che ci ha lasciato un grande conoscitore ed ispirato modernista, protagonista della scena architettonica del ‘900 quale fu Le Corbusier   : “Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".
Prof. Giuseppe Alberto Centauro

mercoledì 24 febbraio 2016

Studiare a memoria

Ora, morto il semiologo Umberto Eco, molti ricordano il suo scritto sulla memoria pubblicato su L'Espresso: Impara la vispa Teresa.  E' in forma di lettera al nipote e tratta della necessità di imparare a memoria.

Invitando a studiare a memoria, per anni sono stata maltrattata, e quando facevo l'insegnante con i miei allievi nelle scuole, ormai tanti tanti anni fa, e ora in teatro, dove studiare a memoria è prassi comune.

Pochi capiscono la bellezza e la salute nello studio a memoria, sia per la salute fisico mentale, che per quella etico-morale, dato che ognuno di noi è passaggio fra passato e futuro.

Quasi tutti gli allievi vivono lo studio della memoria come tormento, perché studiare a memoria è faticoso, certo; implica disciplina, attenzione, esercizio della logica quando si mettono in pratica le basilari regole memotecniche.
Invito ciascuno di loro a imparare una poesia a memoria.  E continuerò a farlo. Oltre a ciò, consiglio di usare un quaderno dove scrivere i propri appunti e riflessioni, e magari calcoli fatti a mano.

Quando ero ragazza, i primi tempi che studiavo un copione, impiegavo molti giorni. Ora, donna matura, impiego la metà del tempo e con migliori risultati. Mediamente, in una settimana, riesco a imparare un copione di una ventina di pagine. 
Una volta imparato a memoria un copione, se dopo un periodo lo si riprende per recitarne il testo, la memoria è subito recuperata. Non è quindi impossibile avere in testa vari copioni insieme e rappresentarli.

Il senso del mio, nostro teatro è proprio quello dell'esercitare la memoria; sia quello di praticarla con l'esercizio personale, sia, ancora di più, in quello più ampio di praticare la memoria nel senso di Storia.

La memoria è il braccio armato del passato, e il nutrimento per il futuro.

Faccio mie le parole dell'intellettuale architetto Le Corbusier: "Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".

Aggiungo: il Teatro La Baracca è proprio questo, con tutti i suoi molti limiti e piccolezze: un luogo della memoria.

martedì 23 febbraio 2016

La vetrina del funerale

Osservando i funerali delle persone importanti si è a volte percorsi da un brivido.
Ma non è il brivido spaventoso della morte.

Lo dà la vita, che si mostra incosciente nella sua morte.

E lo spavento sta in questo, che la vita morta piega anche la morte a esser sua serva, e la vuole viva come pensa di essere la vita stessa, nella vetrina.


Prato: Cenerentola della cultura

Monica Barni, vicepresidente della Regione con delega alla cultura, è venuta a Prato per la prima volta, ma ha risposto al momento picche su altri finanziamenti alla cultura pratese. Sul sito etrusco, poi, come si può leggere, e sulla sua acquisizione, siamo proprio lontani.  Ma la chiave di volta per capire il futuro del sito archeologico sta tutta nelle sue parole: Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità.
Insomma, la prossima mostra la Pretorio, la vetrina etrusca, sarà un altro epitaffio scritto sulla lapide di Gonfienti.
Per il resto, che  la professoressa senese Barni, non ami il passato lo ha ribadito discutendo del futuro del Metastasio, che rimarrà teatro di serie b rispetto alla Pergola, chiedendo di  «smetterla con le dietrologie», per cui la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione sarebbe storia passata.
I nostri diretti governanti, dello stesso partito di quelli in Regione, in totale scacco e per la città  nonostante mostrassero il compitino appena fatto con la Festa delle Luci e la retorica dell'integrazione, non possono affrontare la questione culturale vera, se non rischiando la propria carriera politica. Cosa che nessuno farà.
Se nell'articolo de Il Tirreno citato sotto le dichiarazioni fra virgolette sono corrette, la vicepresidente ha utilizzato toni perentori. Insomma, un chiaro invito a non infastidire, a subire il destino imposto, e a stare tutti zitti e mosca!
Ancora una volta si dimostra come quella Toscana sia una nemmeno tanto velata dittatura di un partito affatto 'plurale'.

PRATO. «Ho trovato grande vivacità dal punto di vista culturale. Mi dispiace però non poter dare garanzie sul fronte dei contributi perché la Regione dovrà prima capire se avrà da fare i conti con altri tagli nei trasferimenti». E’ la sintesi della giornata pratese di Monica Barni , vicepresidente della Regione con delega alla Cultura, che in quarantotto ore ha passato in rassegne tutte le maggiori istituzioni culturali cittadine: il Pretorio domenica in occasione dell’ultimo giorno della “Festa delle Luci” (alla quale per altro è andata) ieri, lunedì 22 febbraio, al Pecci, Gonfienti, Museo del Tessuto, Metastasio e Politema.
Quasi un tour de force iniziato alle 14,30 e terminato cinque ore più tardi, organizzato dalla consigliera regionaleo Ilaria Bugetti , vice presidente della commissione cultura: «E’ l’esempio - spiega - del nuovo rapporto tra la Regione e Prato. Avere conoscenza diretta delle istituzioni che l’ente sostiene servirà a meglio indirizzare le risorse. Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità».Non a caso il giro è iniziato proprio dal museo Pecci «una struttura meravigliosa» è stato il commento di Barni che per la prima volta è entrata nell’ala nuova firmata dall’architetto Maurice Nio e che verrà inaugurata il 16 ottobre. Buone notizie, l’assessore regionale - accompagnata, tra gli altri, dal consigliere regionaleMaurizio Ciolini e dall’assessore alla Cultura del Comune Simone Mangani - ha confermato il contributo regionale straordinario di un milione di euro «per quest’anno - ha affermato Barni - e come impegno forte per la riapertura del museo». Ma proprio per garantire “puntelli” forti al museo di arte contemporanea che riparte con la mostra “La fine del mondo”il Comune sta facendo pressing per strappare qualcosa di più: almeno altri duecentomila euro per arrivare alla cifra che garantisce, appunto, il Comune. Operazione che non sarà facile.
Anche Gonfienti è in stand-by: «Le poste in bilancio ci sono - ribadisce Barni - ma c’è da risolvere la questione con il ministero del Beni e delle attività culturali (Mibact) che dovrà diventare l’ultimo proprietario dell’area». In altre parole, il passaggio di proprietà del sito etrusco da Interporto alla Regione che ha messo sul piatto 3 milione e 200.000 euro, andrà a conclusione solo quando sarà trovato l’accordo a Roma sull’ulteriore acquisizione.
Altra questione “calda” è quella che riguarda il Metastasio. Nell’incontro con il presidente Massimo Bressan e con il direttore Franco D’Ippolito è stata nuovamente affrontata - da parte dei consiglieri regionali di Prato - la questione teatro nazionale e teatro di rilevante interesse culturale (Tric). In particolare è stato chiesto se in futuro il Metastasio avrà il sostegno della Regione per ambire al ruolo della Pergola (teatro nazionale). La vicepresidente Barni, pur confermando il sostegno pieno della Regione al teatro pratese «certamente importantissimo nel panorama toscano» ha però chiesto di «smetterla con le dietrologie». Insomma la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione è storia passata. «Quello su cui noi dobbiamo puntare oggi - ha precisato Bressan - è avere la conferma dei contributi regionali (650.000 euro ndr) anche per i prossimi anni».Fatto non scontato.
Un giro al Museo del Tessuto in compagnia del presidente Francesco Marinie del direttore Filippo Guarini e al Politema insieme alla Presidente Roberta Betti hanno concluso la giornata della vicepresidente della Regione. Betti ha fatto presente la difficoltà forte a portare avanti il teatro, i vertici del Museo del Tessuto si sono riservati di spiegare la situazione (problemi sulla parte corrente) in un incontro da fissare in tempi stretti. (c.o.)

domenica 21 febbraio 2016

"Blocco Nero (Puzzi come un cane)": considerazioni e commenti dopo il debutto


Ieri, nel debutto, mi è stato chiaro che lo spettacolo è sì un'opera contro la violenza, ma soprattutto produce il vero effetto catartico di cui parla Aristotele nella sua Poetica.

Al dibattito non ho voluto specificare, per non fare poi una lezione. E' stato bene che abbia parlato il pubblico il quale, come ha annotato anche Beppe nel suo commento, ha vissuto appieno la catarsi.

L'effetto catartico a teatro è sempre più raro, perché si è smarrito il senso del sacro.

Catarsi, dal grego katharsis, κἁθαρσις, "purificazione". Nel contesto drammatico è una purificazione dalle passioni tramite la rappresentazione delle passioni stesse, che nel teatro contemporaneo viene bandita, come anche in altre tecniche rappresentative, vedi nel cinema o sceneggiati televisivi ('fiction'), dove le passioni producono violenza senza causare alcuna catarsi, perché si sceglie di produrre effetti patetici o altro al solo fine di aumentare l 'udienza'.
Nel cinema il disastro è evidentissimo, perché è l'arte più compromessa dal danaro.
In questo senso, e solo in questo, Blocco nero è uno spettacolo dunque pedagogico, ma senza volerlo essere.
Qui ho ritrovato chiaro il senso del teatro, il dramma che purifica e lascia un senso profondo di quiete e riflessione.
Non fosse altro che per questo, grazie a Gianfelice che ha tanto insistito per farlo.

Questi i commenti del pubblico, dopo un intenso dibattito:
"Molto bello"  (Rossella C.)
"Ora sono senza parole, ma ancora carica di emozioni, grazie. Bellissimo!" (Maura S.)
"Bravissimi...". 
"Dopo questo spettacolo tutti gli spettatori si affratellano e parlano fra loro (è bellissimo). (Beppe).


Si replica il prossimo sabato 27 febbraio ore 21 al Teatro La Baracca.

sabato 20 febbraio 2016

Ma fa ridere?

Nel film di Ettore Scola La terrazza il produttore cinematografico interpretato da Tognazzi rivolge questa domanda al regista, interpretato da Trintignant: "Ma fa ridere?". Il regista reagisce violentemente alla domanda, che  dice, ha rovinato la sua carriera.

Ecco, anche a me rivolgono spesso questa domanda quando si tratta del mio teatro.

"Ma fa ridere?"

I teatri spesso, e quindi anche La Baracca,  si riempiono solo quando si fa ridere. E non da oggi, evidentemente. Ma in questi tempi foschi  e privi di grandi speranze la tendenza è diventata più marcata.

Per questo il teatro, e anche il cinema s'intende e ancor di più, è diventato così asfittico e conformista. Con questo giudizio non intendo affatto sminuire la commedia, che io adoro e pratico con molto piacere.

D'altronde praticare l'arte e l'intellettualità senza essere inseriti in un 'sistema protetto' è quasi impossibile. Senza scomodare l'ostilità della politica, per cui l'arte è finanziata e protetta e quindi vivi solo se sei strumentale, basti considerare l'invidia che un teatro indipendente come La Baracca può scatenare. E quindi l'isolamento è sempre in agguato dietro l'angolo. 

Se non proponi opere 'piacione', sei nei guai.

Potremmo ovviare il problema appunto presentando solo commedie o compagnie amatoriali, che di solito fanno registrare il pienone e alto gradimento, ma per quanto e come ci è ancora possibile, cerchiamo di non seguire questa implacabile tendenza e di offrire anche opere che non facciano necessariamente ridere ma, come si diceva una volta a scuola, riflettere.

Come appunto stasera con "Blocco nero". Chi verrà, spero, porterà a casa belle emozioni.

giovedì 18 febbraio 2016

BLOCCO NERO (Puzzi come un cane)

Sabato 20 febbraio debuttiamo con BLOCCO NERO (Puzzi come un cane) al Teatro La Baracca (ore 21)


Blocco nero racconta dell'incontro-scontro fra un poliziotto e una manifestante durante una manifestazione di piazza, qui simbolo della guerra non dichiarata nel mondo occidentale e della democrazia impossibile.

E nello svolgersi della lotta politica e umana, si tenta la strada di una vita contraddistinta dallo scontro e dall'odio, che però non giunge mai a tramutarsi nel suo opposto. L'amore non trova più luogo se non nel sogno, finché il sogno sarà ancora possibile.

Da un punto di vista teatrale, il testo presenta la particolarità, credo non comune, del dialogo-monologo dei due personaggi, due monadi che aprono le loro 'finestre' per incontrarsi veramente solo in un sogno peregrino, uscendo da schemi e 'formalità'. 

La democrazia insomma vi appare come miraggio.


mercoledì 17 febbraio 2016

Lo Stato oppressore e ladro

In questi giorni sono impegnata per ottenere quanto dovuto per i miei due spettacoli di dicembre e gennaio per il Comune di Prato.
Prima mi dicono che a livello di INPS c'è da regolarizzare un inserimento (ci sono stati problemi perché l'ENPALS è stato abolito), e che l'INAIL è regolare (con tanto di documento ufficiale). 

Stasera mi dicono che è all'incontrario!

Fatto sta che ancora e chissà quando potrò ricevere il mio cachet.

Mi rimbalzano fra impiegati di Comune, di INPS e ora di INAIL.
Un mare di gente che opprime chi lavora, fatica e che paga le tasse per camparli.  Oltre al tempo perso, quanto tempo perso e sottratto al vero lavoro!

Sono giunta alla conclusione che per lavorare autonomamente ormai bisogna essere ricchi, avere persone che puoi pagare per strapagare lo Stato.

Una spesa enorme di tempo e soldi per pagare chi? Per pagare una macchina enorme che poi finisce per opprimerti, o a livello politico o a livello amministrativo e burocratico!

Senza contare che i soldi pubblici che ricevo per questi spettacoli - che dovevano almeno essere pagati il doppio -  sono solo una miserrima regalia da parte di un potere politico ipocrita che pensa di mettersi a posto la coscienza con pochi spiccioli, e non ripaga minimamente il grosso lavoro che faccio da anni sul territorio. Ipocriti, beghini e bugiardi, come vorrebbero far sprofondare il Teatro La Baracca!

BASTA TASSE, BASTA BUROCRAZIA NEI CONFRONTI DI CHI LAVORA E NON RUBA!


P.S. 17 febbraio 1600: Giordano Bruno bruciato a Campo de' Fiori a Roma.

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